Articoli marcati con tag ‘responsabilità’

Il progetto di regime sanitario per condurre verso la dittatura digitale e una società del controllo non riguarda solo l’Italia ma tutto il mondo. Il progetto di una “nuova normalità” all’interno di futuri “stati terapeutici” non riguarda solo l’Italia ma tutto il mondo. E in questi progetti il ruolo dei media per propagandare il pensiero unico sul virus e la conseguente paura permanente è fondamentale.  Ma c’è (e ci deve essere) “chi resiste” e non si adegua! (GLR)

 

Il ministro Azzolina impone la mascherina degli Elkann ai bambini. Obbliga insegnanti ed educatori a diventare dei cyborg dell’istruzione, a vigilare costantemente nel reprimere e punire l’impulso di vita che hanno bambini e ragazzi. Leggi il resto di questo articolo »

Verbali del CTS: non c’era il lockdown totale, Conte ha mentito agli italiani

Habemus verbali. La Fondazione Einaudi chiede alla Presidenza del Consiglio dei ministri/Dipartimento Protezione Civile 5 verbali del Comitato tecnico-scientifico sui quali si fondano i Dpcm di Conte, emanati tra marzo e aprile. Il governo nega l’accesso e la Fondazione fa ricorso al Tar del Lazio.

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“È possibiledata l’inconsistenza etica dei nostri governanti, che queste disposizioni siano dettate in chi le ha prese dalla stessa paura che esse intendono provocarema è difficile non pensare che la situazione che esse creano è esattamente quella che chi ci governa ha più volte cercato di realizzare: che si chiudano una buona volta le università e le scuole e si facciano lezioni solo on line, che si smetta di riunirsi e di parlare per ragioni politiche o culturali e ci si scambino soltanto messaggi digitali, che ovunque è possibile le macchine sostituiscano ogni contatto – ogni contagio – fra gli esseri umani.”

Giorgio Agamben, filosofo   in  Contagio

 

 

La spallata finale alla scuola

Condivido completamente questo articolo del professore e nostro collaboratore, Salvatore A. Bravo. Si rende assolutamente necessaria una mobilitazione di tutto il mondo della scuola, studenti, docenti e genitori per fermare questo “progetto” di demolizione della scuola che il ministro Azzolina sta portando avanti con solerzia. Aggiungo (anche per esperienza personale diretta) che la Dad (Didattica a distanza) può servire tutt’al più per una breve fase emergenziale ma NON può certamente diventare la normalità.

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Sara Cunial: «R2020 è un appello per uscire dall’emergenza democratica»

Il 30 giugno la neonata R2020, la Rete costituita da Sara Cunial (parlamentare ex 5 Stelle ora al gruppo Misto), Davide Barillari (consigliere della Regione Lazio, anch’egli ex 5 Stelle) e Ivan Catalano (ex deputato, già vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’uso dell’uranio impoverito), si incontrerà per la prima volta con i cittadini che hanno aderito all’appello lanciato qualche settimana fa sul web. L’evento sarà “duplicato” l’1 luglio, dato il numero elevato di adesioni.

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Repubblica: res publica: la “cosa”comune a tutti e proprietà di nessuno. Lo spirito che anima dall’interno ogni interesse particolare, ogni professione, gli affetti e le idee di ciascuno, senza che nessun carattere possa imprigionarlo in sé, presumere di esserne l’incarnazione. Leggi il resto di questo articolo »

(traduzione dall’inglese)

Naomi Klein: il Coronavirus è il disastro perfetto per il “capitalismo dei disastri”

Naomi Klein spiega come i governi e le élite globali sfrutteranno la pandemia.


Il Coronavirus è ufficialmente una pandemia globale che ha contagiato, finora, 10 volte il numero di persone colpite da SARS. Scuole, università, musei e teatri stanno chiudendo in tutti gli Stati Uniti e presto potrebbero fare lo stesso intere città. Gli esperti avvertono che alcune persone, pur sospettando di essere affette da Covid-19, stanno continuando la loro routine quotidiana, sia perché non hanno accesso a misure sussidiarie di reddito, sia a causa del collasso sistemico del sistema sanitario privatizzato. Leggi il resto di questo articolo »

“Se la legalità è l’essenza del governo non tirannico e l’illegalità quella della tirannide, il terrore è l’essenza del potere totalitario.”

Hannah Arendt (1906- 1975), politologa, filosofa e storica tedesca

 

 

 

Italia fatta a pezzi dalla psicosi. Terrore giacobino nemico del Pil

Dopo mesi di decreti che hanno abolito diritti fondamentali, il Paese prova a ripartire fiaccato da una lunga dittatura che ha trovato nell’isteria dei media la sua grancassa. I cittadini sono però così spaventati che ora è dura pensare a una vera ripresa Leggi il resto di questo articolo »

Una domanda

 

La peste segnò per la città l’inizio della corruzione… Nessuno era più disposto a perseverare in quello che prima giudicava essere il bene, perché credeva che poteva forse morire prima di raggiungerlo.

Tucidide, La guerra del Peloponneso, II, 53

 

Vorrei condividere con chi ne ha voglia una domanda su cui ormai da più di un mese non cesso di riflettere. Com’è potuto avvenire che un intero paese sia senza accorgersene eticamente e politicamente crollato di fronte a una malattia? Le parole che ho usato per formulare questa domanda sono state una per una attentamente valutate. Leggi il resto di questo articolo »

Come farla finita con il fascismo. Abbiamo ripreso il titolo di un volume a cui siamo molto affezionati, che raccoglie scritti dell’azionista e partigiano Ferruccio Parri perché continua a sembrarci fondamentale e più necessaria che mai la sua lezione di antifascista concreto e appassionato, non incline a ideologismi e a liturgie di partito. Leggi il resto di questo articolo »

Secondo i dati dell’Associazione Italiana Editori, nel 2018 quattro italiani su dieci non hanno letto neanche un libro; e di quella parte della popolazione che legge, invece, il 41% non arriva comunque a tre libri letti in un anno. Il dato è drammatico ed è dovuto a un insieme di concause di diversa natura. È evidente che, in una situazione del genere, per molti la lettura resti un’esperienza collegata per lo più al periodo scolastico. Leggi il resto di questo articolo »

Oltre le ideologie rancorose

Si dice che con il 1989 sono finite le ideologie. Ma non è così. Siamo pieni di ideologie. Il sovranismo è la controideologia del cosmopolitismo. Il populismo è la controideologia dell’elitismo. Il fondamentalismo è la controideologia del nichilismo. Leggi il resto di questo articolo »

Aldo Moro, all’epoca ( 27 anni) libero docente presso l’Università di Bari, venne colto dall’8 settembre 1943 mentre stava partendo per prendere servizio a Roma come ufficiale dell’aeronautica. Invece rimase a Bari e fu aggregato all’ufficio stampa del governo del Regno del Sud. Già attivo nella vita pubblica, ex presidente degli universitari cattolici della Fuci, prese a scrivere e pronunciare discorsi radiofonici da Radio Bariallora unica voce dell’Italia libera. Questo è il discorso effettuato nel settembre 1943, subito dopo l’armistizio dell’8 settembre.

 

Aldo Moro nel 1941

Radio Fascio ha impostato di recente il problema dei traditori. L’elenco dei miserabili che hanno partecipato al tradimento — così sconsolatamente confessa — è lungo, lunghissimo. Purtroppo vi sono — continua — traditori di grosso calibro, i quali costituiscono un gruppo non eccessivamente numeroso e accanto ad essi una fila interminabile di personaggi minori. Leggi il resto di questo articolo »

Oggi, con il taglio dei parlamentari, siamo davanti a una riforma che sceglie la popolarità e mette in secondo piano la responsabilità

Una riforma che è molto popolare è per forza di cose anche automaticamente giusta? In tempi di crisi della rappresentanza, con gli elettori che si sentono delusi e lontani dalle istituzioni e si rifugiano nell’astensione, incrociare il sentimento prevalente nei cittadini è più che mai indispensabile per i partiti. Leggi il resto di questo articolo »

Gli italiani sono stati gioiosamente fascisti in massa per anni e sono diventati in massa rapidamente anti o non fascisti

Passati i decenni, il fascismo torna di moda, sia nelle vesti del passato, sia in nuove, più sottili e inquietanti divise e mitologie

Molto gentilmente un’associazione della Resistenza imperiese mi aveva chiesto un intervento per il 25 aprile. Non avendo potuto farlo per ragioni familiari, provo a scrivere qui cosa avrei detto in quella circostanza. Come molti osservatori hanno notato, quanto più la festa del 25 aprile si allontana dall’evento storico che rievoca, tanto più ha bisogno di mantenere e anzi di incrementarci significati simbolici che la giustificano. Leggi il resto di questo articolo »

«Tempo di paura, tempo di autoritarismi», sintetizzava qualche giorno fa su queste pagine Gustavo Zagrebelsky: più si ha paura, più si teme il diverso da sé, più si è disposti in cambio di protezione a rinunciare a diritti e libertà. Un accostamento – questo tra semina della paura e rischio di involuzione autoritaria – presente anche nelle parole di papa Francesco, quando sul volo dal Marocco ha ricordato l’ ascesa al potere di Hitler nella crisi della Repubblica di Weimar. Leggi il resto di questo articolo »

Il quarantesimo anniversario dell’assassinio di Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979, è stato accompagnato da un profluvio di retorica che, anche non volendo, annulla il significato della storia. Come se una morte infame fosse il suo unico merito. Bisogna allora ricordare l’esempio che Guido Rossa ha dato da vivo. Leggi il resto di questo articolo »

Ognuno vuole che suo figlio sia un winner (vincitore), non perché sia un lupo, ma perché crediamo che ci sia solo questa alternativa.

La nostra è una società che ha paura, che si sente in trappola, che teme il futuro, non più agognato come promessa ma temuto come minaccia. In questo clima di sfiducia e di rottura del legame sociale, si è scelto di trasformare la trasmissione pedagogica in una educazione attraverso l’informazione, per competenze. Leggi il resto di questo articolo »

“Professore, nell’alternanza scuola-lavoro sono stato a fare fotocopie negli uffici di un cantiere che da quasi trent’anni prepara il traforo di una montagna per farci passare un treno veloce per spostare verso un pascolo alpino merci che non ci sono. Mi pare che tutto ciò sia un po’ insensato, e anche contro l’articolo 9 della Costituzione, che tutela l’ambiente. Ho imparato che si possono avere contratti (e dunque diritti) diversissimi per fare lo stesso, identico lavoro: ho il sospetto che questo violi l’articolo 3, quello che mi piace di più perché dice che tutti siamo uguali. Leggi il resto di questo articolo »

Noi siamo la memoria che abbiamo e la responsabilità che ci assumiamo. Senza memoria non esistiamo e senza responsabilità forse non meritiamo di esistere.

“Oggi è oggi, domani è un altro giorno, e io la responsabilità ce l’ho oggi, non domani, se sarò cieca. Responsabilità di cosa? La responsabilità di avere gli occhi quando gli altri li hanno perduti. Non puoi guidare o dare da mangiare a tutti i ciechi del mondo. Dovrei, ma non puoi. Aiuterò per quanto sarà nelle mie possibilità.” ( da Cecità, 1995)

Josè Saramago (1922- 2010), scrittore, giornalista. premio Nobel  portoghese

 

Vedi:  La memoria non è un optional

Il mancato lavoro della memoria

Responsabilità

La peste della memoria inutile

Guido Rossa, un “eroe borghese” come Ambrosoli


Nel 1994, quando Berlusconi arrivò in politica e vinse, con lui era sceso in campo il ceto medio, il mondo delle partite Iva, la piccola imprenditoria, vogliosi di mettersi in proprio e di costruirsi una loro proiezione pubblica, diventando protagonisti. Era una specie di istinto di classe (difensivo e aggressivo nello stesso tempo) che si faceva partito, prendendo forma politica e cambiando il paesaggio dell’intero sistema. Ventiquattro anni dopo non c’è un blocco sociale che porta i suoi interessi dentro il gioco istituzionale, non c’è un ceto che aspira alla guida della cosa pubblica. Quella che è in atto è una cosa diversa: una grande sostituzione. Leggi il resto di questo articolo »

Oggi nessuno vuole più rispondere di nulla ma chi scarica sugli altri ogni fardello nei fatti si dichiara sostituibile e superfluo

«Non ne rispondo io — mi spiace». «Che si assuma la responsabilità chi di dovere!». «Sarà il caso di passare la palla ad altri». Quante volte al giorno capita di ascoltare frasi del genere? O persino di pronunciarle? Sfuggire alla responsabilità è una prassi diffusa nella vita privata come nella sfera pubblica.

Dai piccoli gesti della quotidianità ai rapporti affettivi, dai legami sociali all’agire politico: non c’è ambito che non sia pervaso da una rinuncia sistematica alle risposte che ciascuno è chiamato a dare. E la rinuncia finisce per volgersi in vera abdicazione là dove le responsabilità aumentano. Leggi il resto di questo articolo »

Il cognitivista Albert Bandura analizza il disimpegno morale, il meccanismo che si adotta per commettere il male invocando attenuanti

C’è una ragione se il kantiano “legno storto” non si raddrizza. Siamo circondati dal risentimento verso politici corrotti e ce n’è ben qualche ragione. Ecco che i tribuni che invocano purezza ideale e morale guadagnano punti, ma trovano presto un limite alla loro espansione elettorale, perché l’idea di un “popolo” puro contrapposto a un manipolo di cattivi non sta in piedi, dal momento che la politica inquinata affonda le radici (e svolge la sua attività) in quel medesimo popolo, con scambio di favori, dati e ricevuti.

Al raddrizzamento totale tocca rinunciare a causa della “natura della natura umana”; quella è cosa da lasciare a orrende dittature, sempre fallimentari, ma la conoscenza sottile della “stortura” mostra che migliorare è possibile. Leggi il resto di questo articolo »

 

Gaetano Salvemini

… Molte volte per spiegare, o peggio ancora per giustificare, gli spropositi e le porcherie fatti ieri e oggi dai politicanti italiani di ogni denominazione, si ripete che “gli italiani son fatti così” e la botte non può dare che il vino che ha. Giolitti ai suoi tempi diceva che il popolo italiano era gobbo e – lui – non poteva fare a un gobbo altro che un abito da gobbo. E certo il popolo italiano era gobbo.

Ma Giolitti invece di tentare quanto sarebbe stato possibile per farlo, non dico dritto come un fuso, ma un gobbo meno gobbo di quanto egli aveva trovato, lo rese più gobbo di quanto fosse prima. Poi venne Mussolini e disse che il popolo italiano era buono a nulla. Poi sono venuti molti – troppi – antifascisti e anch’essi dicono che il popolo italiano è fatto così. Dove tutti sono responsabili, nessuno è responsabile… Leggi il resto di questo articolo »

Si è discusso molto del terremoto di Ischia. Nonostante la magnitudo bassa ci sono stati crolli e vittime, di chi è la colpa? Dei cittadini? Della politica? Della natura matrigna? Molti hanno citato Benedetto Croce perché finì sotto le macerie del terremoto di Casamicciola nel 1883 perdendo il padre, la madre e la sorella. In verità la riflessione filosofica sui terremoti viene da lontano e porta con sé (anche) interessanti considerazioni sul “male”. Non solo Rousseau. A Leibniz che diceva di “armonie prestabilite”, che “viviamo nel migliore dei mondi possibili”, rispose Voltaire in occasione del terremoto di Lisbona; significò l’abbandono dell’ottimismo e una riflessione sulla miseria dell’uomo e la dimensione del dolore (cfr. Poema sul disastro di Lisbona, 1756). Leggi il resto di questo articolo »

C’È qualcosa che ferisce nella divisione che sembra attraversare il Paese in queste ore, dopo la tragedia di Ischia. Con la contrapposizione esasperata dai social fra parti diverse e contrapposte, fra Nord e Sud. Con chi dice che lo Stato non dovrebbe pagare la ricostruzione delle case abusive o di quelle costruite dai camorristi, e con le urla contro i “giornalisti sciacalli”. E con una polemica politica che è incentrata non sull’analisi ma sulle colpe da rinfacciare all’avversario. Né sembrano esservi stati in queste ore veri moti di solidarietà. Leggi il resto di questo articolo »

Nel vuoto di sovranità seguito all’8 settembre elaborarono un insieme di norme che prefigurò il nuovo ordine democratico

L’8 settembre 1943 il vuoto di sovranità aperto dalla dissoluzione dello Stato regio fa del Centro-Nord una terra di nessuno giuridica nella quale, come nello stato di natura di Hobbes, non c’è ordine, non c’è legalità, c’è solo paura della morte. Paura che nasce sia dalla violenza predatrice e terroristica esercitata in modo organizzato dai nazifascisti, sia dall’arbitrio sregolato e illimitato dei singoli militi e poliziotti tedeschi e repubblichini. E di ritorno allo stato di natura parla la migliore storiografia degli ultimi decenni, da Claudio Pavone a Giovanni De Luna, per la quale, venuta meno la sovranità statale, ogni italiano si trova nella condizione di poter scegliere di far valere la propria sovranità individuale. Leggi il resto di questo articolo »

La grande illusione – Dalla caduta del Muro alle primavere arabe addio alle speranze .

Stiamo vivendo un tornante storico, è cominciata l’Età della Regressione. Scordate le speranze suscitate dal crollo del Muro di Berlino, la straordinaria sera del 9 novembre 1989. È tramontata l’era della Grande Illusione: la democrazia ovunque, le “primavere”, le rivoluzioni arancioni… oggi il colore che predomina è quello nero. Leggi il resto di questo articolo »

Egregio direttore, le scrivo in merito all’articolo comparso sulla prima pagina del suo giornale del 17 Febbraio con il titolo: Gli zaini pieni contano più delle parole, a firma del signor Paolo Rossi. Mi spiace dirlo, ma a me è sembrato come il festival dell’ovvietà, del qualunquismo e di quell’antico approccio ideologico che il signor Rossi vorrebbe che la sua parte politica accantonasse, recuperando un suo ruolo identitario, innovandolo, senza rifugiarsi in un passato che non c’é più (parole sue). Leggi il resto di questo articolo »

Lucio Anneo Seneca 4 a.C.- 65 d.C.

La responsabilità, il male, la felicità. E i luoghi comuni da rovesciare. Così la lingua tagliente del filosofo mostra che siamo membra di un unico corpo

Riappropiarci di ciò che siamo: non è facile restare noi stessi quando intorno tutto cambia vorticosamente, eliminando punti di riferimento o appigli. Viene quasi da pensare che non esista qualcosa di autenticamente nostro, che possiamo chiamare legittimamente «io», perché siamo il prodotto delle interazioni sociali, il risultato della combinazione casuale degli eventi fortuiti che ci capitano. Nel mondo antico lo stoicismo è il movimento che più decisamente si è opposto a queste idee: possiamo decidere di non ascoltarla, ma dentro ciascuno c’è una coscienza morale, che parla. Siamo noi. Leggi il resto di questo articolo »

1805- 1872

Questo brano è tratto dall’articolo intitolato “COSTITUENTE E PATTO NAZIONALE” pubblicato nell’ultimo giornale politico fondato da Giuseppe Mazzini: La Roma del Popolo ( N. 47  18 gennaio 1872). Il giornale iniziò le sue pubblicazioni a Roma nel 1871 e venne diretto da Giuseppe Petroni, patriota e difensore della Repubblica Romana. Le pubblicazioni durarono dal 9 febbraio 1871 al 21 marzo 1872, poco dopo la morte di Mazzini avvenuta a Pisa il 10 marzo. Petroni figurava come direttore in nome di Mazzini, costretto all’esilio permanente tra Lugano, Londra e brevi viaggi in Italia sotto falso nome. Gli articoli di fondo del giornale, tutti firmati da Mazzini, sono la summa del suo pensiero politico, sociale e umano più alto e affascinante, Ma soprattutto colpisce la preveggenza che Mazzini esprime sul futuro di un’Italia da lui sempre amatissima ma che non accettava per come si andava configurando politicamente e, soprattutto, moralmente. La sua drammatica riflessione sull’indifferenza, in questo articolo, anticipa di decenni quella di un altro grande italiano, Antonio Gramsci ( vedi il link a piè di pagina), che scrisse un accorato testo contro gli indifferenti nel 1917. I due Maestri ci aiutano a capire ( se lo vogliamo) che il vero devastante pericolo per la nostra società prima della corruzione, dell’incapacità dei politici, delle forme di “democratura” ritornante è la massa d’indifferenti che ci abitano intorno, che forse vivono con noi, che forse siamo noi stessi. Leggi il resto di questo articolo »

Il risultato del referendum britannico è la vendetta della realtà sulle astrazioni e i calcoli errati dei burocrati comunitari

 

Nel Parlamento europeo di cui sono membro, quel che innanzitutto colpisce, osservando la reazione alla Brexit, è la diffusa assenza di autocritica, di memoria storica, di allarme profondo – e anche di qualsiasi curiosità – di fronte al manifestarsi delle volontà elettorali di un Paese membro. (Perché non va dimenticato che stiamo parlando di un Paese ancora membro dell’Unione). Una rimozione collettiva che si rivela quanto mai grottesca e catastrofica, ma che dura da decenni. Meriterebbe studi molto accurati; mi limiterò a menzionare alcuni punti essenziali. Leggi il resto di questo articolo »

Nel marzo di trentasei anni fa Italo Calvino pubblicava su questo giornale un articolo intitolato Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti. Vale la pena di rileggerlo (o leggerlo) non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”. Per cercar di rispondere a questa domanda, bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde. Leggi il resto di questo articolo »

La ricetta dello studioso francese Pierre Rosanvallon: “La democraticità delle elezioni va unita alla democraticità dell’azione di governo”.
Intervista di Fabio Gambaro

PARIGI «Inostri regimi possono essere considerati democratici, noi però non siamo governati democraticamente». Parte da questa amara constatazione il nuovo utilissimo saggio di Pierre Rosanvallon, “Le bon gouvernement” (Seuil), ultimo capitolo della sua ormai più che decennale riflessione sulle forme e i caratteri della democrazia. In queste pagine lo studioso francese che insegna al Collège de France parte dall’insoddisfazione dei cittadini di fronte a governi che non rispettano le regole della trasparenza e della responsabilità, proponendo oltretutto politiche confuse e illeggibili. Motivo per cui considera urgente tracciare una mappa delle regole del buongoverno e delle modalità che consentano ai cittadini di esercitare un controllo più stringente sulle azioni della politica. Solo il buon governo, infatti, può battere il disincanto democratico. Leggi il resto di questo articolo »

TIZIANO TERZANI  (1938- 2004) AD ORIANA FALLACI (1929- 2006)

 

7 OTTOBRE 2001. LETTERA DA FIRENZE

Il Sultano e San Francesco

Non possiamo rinunciare alla speranza

 

Tiziano Terzani

Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Leggi il resto di questo articolo »

Si dice che le categorie del Novecento non siano in grado di capire il presente. Falso. Solo il Novecento ci fa capire il dopo; solo chi lo ha attraversato e sofferto, tutto intero, può interpretare il presente con strumenti affilati. Mario Tronti, che il XX secolo l’ha vissuto da protagonista intellettuale – da marxista eretico – e ne è uscito sconfitto, non ha rinunciato all’esigenza, e al dovere, di capire. Oggi la libertà di pensiero è garantita, ma non è concesso un pensiero di libertà: il capitale ha conquistato tutto il mondo, e così è arrivato a conquistare anche tutto l’uomo. Non solo trattato di filosofia politica, “Dello spirito libero” è anche e soprattutto un capolavoro di resistenza: un’opera composta di frammenti, perché “non si può ormai pensare e scrivere che per frammenti, essendo esploso il mondo di ieri in mille pezzi”. Un libro matto e disperatissimo, profondamente autentico. Scegliendo il procedimento analogico e lo stile metaforico, senza mai cedere all’autobiografia o alla confessione, Tronti richiama e contempla tragicamente i grandi temi della storia e dell’uomo: il Moderno occupato dal capitalismo e la concezione borghese della vita, la Rivoluzione d’ottobre e l’errore del socialismo subito, il crollo del comunismo e la fine della storia; la memoria, le classi, il feticcio della merce, la critica della democrazia, l’autonomia della politica.

Il libro:  Mario Tronti,  Dello spirito libero, ed. Il Saggiatore   2015,  € 20 Leggi il resto di questo articolo »

Così fu ucciso Bonhoeffer teologo devoto a Dio e al mondo. Settant’anni fa fu giustiziato dai nazisti il grande studioso protestante. Che fece dell’amore per la vita il centro della sua fede

 

ESATTAMENTE 70 anni fa, all’alba del 9 aprile 1945, completamente nudo, veniva giustiziato nel lager nazista di Flossenbürg il teologo protestante Dietrich Bonhoeffer che scontava così la sua partecipazione alla Resistenza. Nel 1955 il medico del lager H. Fischer-Hüllstrung rilasciò una testimonianza, da allora ripetutamente citata, secondo cui il condannato prima di svestirsi si era raccolto in preghiera: «La preghiera così devota e fiduciosa di quell’uomo straordinariamente simpatico mi ha scosso profondamente; anche al luogo del supplizio egli fece una breve preghiera, quindi salì coraggioso e rassegnato la scala del patibolo, la morte giunse dopo pochi secondi». Leggi il resto di questo articolo »

In questo nostro tempo, dove sono i maestri e chi, nella vita civile, userebbe questa parola senza almeno una punta d’ ironia, se non anche di dileggio? Maître sopravvive senza discredito in francese, nel settore culinario, alberghiero e forense, mentre il femminile, maîtresse, sembra un residuo di romanzo ottocentesco. Il maître de conférence è semplicemente un aiutante del professore che svolge quelle che noi avremmo definito un tempo “esercitazioni”, prima di diventare agrégé. Ma chi si lascerebbe oggi definire impunemente maître à penser, espressione che suona pretenziosa e gonfia, allo stesso modo di “maestro di vita”? Leggi il resto di questo articolo »

Sul vero/falso e sulla svolta mediatica del potere oligarchico in Italia.

Ci troviamo all’inizio della fase definitiva dell’ingresso dell’Italia nel mondo reale. Reale, qui, sta per attuale. Nel senso di ciò che sta accadendo.
Essendo un paese arretrato, la nostra nazione gode di un incredibile e paradossale vantaggio rispetto a tutte le altre (e’ il senso positivo della vicenda): non deve fare i conti con le resistenze della modernità, con i trucchi del capitalismo avanzato, e con i consueti impedimenti che i cosiddetti poteri forti tentano di costruire per impedire l’affermazione di un mondo nuovo. In quanto nazione medioevale, che ha da sempre mantenuto una oligarchia aristocratica più o meno mascherata, più o meno dichiarata, che ha fatto di tutto per impedire la genesi e lo sviluppo di un capitalismo efficace ed efficiente, ha oggi la possibilità di saltare direttamente nel mondo post-moderno, ponendosi addirittura come avanguardia; fatto questo che -in verità- si sta già verificando. Come nel mondo asiatico è la Cina: l’unica grande nazione al mondo che si è catapultata dal loro medioevo nella post-modernità, senza aver mai nè attraversato nè vissuto l’epica della società moderna. Leggi il resto di questo articolo »

Un’azione è omologata quando è conforme a una norma che la prescrive, quindi, quando non è un’azione, ma una conform-azione. E conformazioni sono tutte le azioni che si compiono  in un apparato e in funzione dell’apparato (…). Gli scopi che l’apparato si propone non rientrano nelle competenze del singolo individuo e talvolta, stante l’alta sofisticazione tecnica, nelle possibilità della sua competenza (…). Ciò che si richiede è solo la responsabilità della buona esecuzione, non le responsabilità dello scopo.  Ora privare un’attività del suo scopo significa privare che vi prende parte di un vero rapporto con il futuro, e senza futuro l’agire si muove in quell’orizzonte senza tempo che lo trasforma in un fare senza senso, pura risposta alle richieste dell’apparato, non dissimile dalla rigida risposta che ogni animale dà agli stimoli che provengono dal suo ambiente.

Umberto Galimberti, filosofo,   2007

 

Vedi:  Nulla è più anarchico del potere.


Da Abu Ghraib ai reporter sgozzati. Cosa resta di un principio che infonde leggi e costituzioni.

Lo spirito del nostro tempo è orientato alla dignità, come un tempo lo fu alla libertà, all’uguaglianza davanti alla legge, alla giustizia sociale. Tutti s’ispirano, o dicono d’ispirarsi, alla dignità degli esseri umani, soprattutto dopo lo scempio che ne hanno fatto i regimi totalitari del secolo scorso. Tutto bene, allora? Finalmente un concetto e una concezione dell’essere umano – un’antropologia – in cui si esprime un valore sul quale tutti non possiamo che concordare? Un pilastro sul quale un mondo nuovo può essere costruito? Cerchiamo di darci una risposta, lasciando da parte le buone intenzioni, le illusioni. La legge fondamentale tedesca inizia proclamando la dignità umana «intoccabile». La nostra Costituzione la nomina a diversi propositi. La Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo del dicembre 1948 si apre con la “considerazione” che «il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo». Leggi il resto di questo articolo »

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