Articoli marcati con tag ‘disumanizzazione’

 

 

Nella logica del piano criminale del Grande Reset la mascherina, prima di tutto, è un segno di sottomissione, di addomesticamento, di sudditanza e di disumanizzazione che si deve portare ovunque per ricordarsi che uno stato terapeutico ha preso possesso della tua vita.

Secondariamente la mascherina è fonte di guadagni stratosferici ( alla nostra faccia… mascherata) per le aziende che le producono, colluse con i governucoli ( ricordiamo il contratto miliardario che il nostro governucolo ha fatto con elkan per produrre mascherine.).

Infine, ma non ultimo, la mascherina ha lo scopo d’indebolirci fisicamente e mentalmente, dimezzando il respiro, deprimendoci e rendendoci socialmente distanti e irriconoscibili ( vedi i piani del Grande Reset negli articoli a questo link: http://www.gruppolaico.it/category/rassegna-stampa/emergenza-rassegna-stampa/ ).

E tanti articoli ( come questo proposto oggi) sul nostro sito dimostrano ( clicca sul “tag” mascherina in fondo alla pagina), Leggi il resto di questo articolo »

 

 

Perdonateci se in apertura poniamo una frase di hitler ma egli fu, purtroppo, un grande esperto di propaganda di stato e censura per manipolare la gente. Ogni regime fascista e regime comunista faranno la stessa cosa. Anche le democrazie diventate democrature malate useranno la propaganda di stato e la censura per occultare verità scomode, anche se con qualche cautela ipocrita. In Italia ne sappiamo bene qualcosa…

D’altra parte anche l’ideologo e mentore del Grande Reset Klaus Schwab ha buoni legami con l’ideologia nazista, leggete qui: Il Grande Reset. La Grande Risistemazione (15). Si stanno preoccupando per noi.... E approfondite leggendo Leggi il resto di questo articolo »

 

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Oggi proponiamo a tutti noi quattro video per poter riascoltare più volte ciò che ci viene proposto. E la domanda che il filosofo Agamben ha posto nell’immagine qui sopra aleggia su tutto: Come è possibile che…? ( vedi: Considerazioni al tempo del regime sanitario (11). Si sta facendo notte...)

Com’è possibile che ci facciamo calpestare come uomini/donne, come cittadini, come esseri pensanti? Com’è possibile che siamo così paurosi, manipolabili, condizionabili, manovrabili, maneggiabili? Ma quanto è imperfetta la nostra natura umana, proprio come la storia ci mostra, non solo oggi? Leggi il resto di questo articolo »

 

 

Gli animi di servi hanno permesso le dittature e i totalitarismi di ogni tempo. La storia lo insegna. Anche questa nuova ( ma vecchia…) dittatura sanitaria è possibile a causa di milioni di anime di servi impauriti e irrazionali come il covidiota. E solo con gli animi di servi che il criminale progetto globale del Grande Reset ( nascosto dietro il paravento del virus) potrà andare avanti rendendo il nostro povero mondo un inferno per gli uomini liberi dentro sé stessi. Leggi il resto di questo articolo »

Il progetto di regime sanitario per condurre verso la dittatura digitale e una società del controllo non riguarda solo l’Italia ma tutto il mondo. Il progetto di una “nuova normalità” all’interno di futuri “stati terapeutici” non riguarda solo l’Italia ma tutto il mondo. E in questi progetti il ruolo dei media per propagandare il pensiero unico sul virus e la conseguente paura permanente è fondamentale.  Ma c’è (e ci deve essere) “chi resiste” e non si adegua! (GLR)

 

Vandana Shiva – L’agenda globale di Bill Gates e come possiamo resistere alla sua guerra alla vita

Il ” funding” (finanziamento, ndr) di Gates si traduce in una cancellazione della democrazia e della biodiversità, della natura e della cultura. La sua ‘filantropia’ non è solo filantropia. È filantroperialismo. Leggi il resto di questo articolo »

“Io non sono convinto che in questi mesi gli italiani abbiano dimostrato “responsabilità”, “disciplina”, “senso civico”. I nostri concittadini si sono fatti prendere dal panico, si sono lasciati convincere da un’informazione (soprattutto televisiva) sensazionalista, parziale, ispirata al ‘pensiero unico” del male assoluto.”

(da:  Terrore sanitario e la gente comune. )

 

Gli italiani, animali spaventati

Eccoli, a piede libero e mente prigioniera. Fanno tenerezza gli italiani come animali spaventati che si riaffacciano all’aperto guardinghi e mascherati, fuggitivi, pronti a evitare ogni vicinanza o assembramento. Portano finalmente a spasso l’animale che si portano dentro e che era dentro fino a ieri, con la minaccia di tornarci domani. Vivete l’oggi perché del doman non c’è certezza. Leggi il resto di questo articolo »

Mentre ci misuriamo a distanza e ci adattiamo a ‘cenare senza come Dio’ (E. Dickinson), mentre ci abituiamo a vedere spegnersi, un lume per volta, la cultura (la cultura sì, nessuna Mostra, nemmeno la più discreta, nessuna scuola, nemmeno la più piccola, resta aperta; teatri, cinema e librerie sono vuoti – ma le palestre, dove mani appiccicose stringono strumenti sudati, quelle continuano ad assembrare), mentre un metro di circonferenza virtuale ci isola dal mondo come un cane da guardia, vicino a noi, a pochi altri metri, avviene forse l’evento di più asettica ferocia avvenuto sulla terra: centinaia di migliaia di persone vengono spinte e guidate sul mare e per terra verso le frontiere di un paese che li aspetta con bastoni e fucili e distrugge il cibo che li terrebbe in vita, e quando cercano di tornare indietro alle loro prigioni, quelli stessi che li hanno spinti fuori li fermano tenendoli a forza nella non-terra di mezzo che hanno creato per loro. Leggi il resto di questo articolo »

La società, una volta raggiunto lo stadio avanzato della produzione di massa, produce la propria distruzione. La natura viene snaturata. Sradicato, castrato nella sua creatività, l’uomo è rinserrato nella propria capsula indivi­duale. (…) L’affannosa ricerca di modelli e prodotti sempre nuovi, cancro del tessuto sociale, accelera a tal punto il mutamento da escludere ogni ricorso ai precedenti come guida per l’azione. Il monopolio del modo di produzione industriale riduce gli uomini a materia prima lavorata dagli strumenti. E tut­to questo in misura non più tollerabile. Poco importa che si tratti di un mo­nopolio privato o pubblico: la degradazione della natura, la distruzione dei legami sociali, la disintegrazione dell’uomo non potranno mai servire a uno scopo sociale.

Ivan Illich (1996- 2002) scrittore e pedagogista austriaco,   in “Convivialità”, 1973

 

vedi:  La natura è maligna ma la colpa è solo dell’uomo


Nel grande frastuono e nel chiacchiericcio mediatico, nella pletora di discorsi che si fanno con la scusa dell’emergenza, credo che l’emergenza sia già una forma di costruzione del potere per giustificare cose altrimenti ingiustificabili, ma se c’è l’emergenza, allora dobbiamo giustificare, allora si continua a parlare di questa emergenza, si dicono cifre, dati, il lavoro, la disoccupazione e si è smesso tendenzialmente, ammesso che lo si sia mai fatto, di parlare delle questioni di fondo, delle questioni che attengono all’essere umano, nessuno si fa più le domande sulle questioni di senso, credo che una delle grandi devastazioni fatta alla nostra società, è la distruzione del senso, noi siamo affidati a una deriva di significati che non hanno più un orizzonte ampio, tutto è asfittico, tutto fluisce e credo che questa sia invece la grande questione, cos’è vivere una vita? Che significato ha l’esistenza di un essere umano, di una società di esseri umani su questa terra? Perché siamo qui? Come possiamo starci?

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Che cosa è oggi la disumanizzazione, quel congedo dall’umano il cui timore ricorre nei mille titoli di una letteratura che analizza le derive verso questo esito fatale? Il futuro prende le forme di un corpo innervato e trasformato dalle tecnologie, annuncia il cyborg, lascia intravedere una inquietante “natura” robotica. La ragione tecnologica prende il sopravvento, l’uomo diviene “antiquato”, il diritto viene espropriato della sua “causa finale”, la tutela della persona.

E proprio il conflitto tra l’immagine dell’uomo espressa dalle costituzioni e il sapere tecnico-scientifico venne precocemente segnalato non da un giurista, ma da Paul Valéry. Molte voci s’intrecciano. Ascoltiamo quella di Kazuo Ishiguro in Non lasciarmi. «Mentre ti osservavo ballare quel giorno, ho visto qualcos’altro. Ho visto un nuovo mondo che si avvicinava a grandi passi. Più scientifico, più efficiente, certo. Più cure per le vecchie malattie. Splendido. E tuttavia un mondo duro, crudele. Ho visto una ragazzina, con gli occhi chiusi, stringere al petto il vecchio mondo gentile, quello che nel suo cuore sapeva che non sarebbe durato per sempre, e lei lo teneva fra le braccia e implorava che non la abbandonasse».

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