RASSEGNA STAMPA

«Tempo di paura, tempo di autoritarismi», sintetizzava qualche giorno fa su queste pagine Gustavo Zagrebelsky: più si ha paura, più si teme il diverso da sé, più si è disposti in cambio di protezione a rinunciare a diritti e libertà. Un accostamento – questo tra semina della paura e rischio di involuzione autoritaria – presente anche nelle parole di papa Francesco, quando sul volo dal Marocco ha ricordato l’ ascesa al potere di Hitler nella crisi della Repubblica di Weimar. Leggi il resto di questo articolo »

La gente ha paura. La gente ha paura degli autobus. Si incendiano. Oppure non arrivano. La gente ha paura delle scale mobili della metropolitana. I gradini sono pericolosi per le gambe. La gente ha paura delle banche: chi ha detto che i soldi lì siano al sicuro? La gente ha paura degli alberi. Durante le tempeste cadono. La gente ha paura delle case. Cadono i cornicioni. La gente ha paura delle scuole. La caduta dei controsoffitti è frequente, i gradini delle vecchie scale senza manutenzione si spezzano. Leggi il resto di questo articolo »

La lotta elettorale è il luogo dove si mostrano al meglio le culture (e le non culture) politiche e chi le rappresenta. Senza esclusione di colpi, alleati di governo si prendono a male parole, come se fossero nemici per la pelle: non su temi secondari o pratici, ma su fondamenti e principi. Nella speranza che coloro che assistono allo spettacolo, i cittadini potenziali elettori, ignorino che gli antagonisti governano insieme. Leggi il resto di questo articolo »

I politici parlano poco degli adempimenti dei quali tutti devono farsi carico che costituiscono la condizione per le prerogative dei singoli.

Se riavvolgete il nastro delle dichiarazioni di politici, professori, giornalisti, laici, religiosi e così via degli ultimi anni scoprirete che la parola più usata è «diritto», seguita da «lotta alle disuguaglianze», «non lasceremo indietro nessuno» e «eliminare o ridurre la povertà»; la parola meno usata è «dovere» seguita da «rafforziamo le nostre coscienze». Eppure se ci riflettiamo bene non possono esistere i diritti senza i doveri. Leggi il resto di questo articolo »

Sabato scorso ho partecipato al Sum, la manifestazione che ogni anno l’Associazione Gianroberto Casaleggio dedica al fondatore, insieme a Grillo, del Movimento 5 Stelle. L’intera manifestazione ruotava intorno all’“innovazione”, soprattutto tecnologica, da cui ci si attende un futuro meraviglioso, sempre che si sia capaci di orientarla e di governarla. Leggi il resto di questo articolo »

Siamo tutti spiati. Veniamo sorvegliati e schedati, in ogni momento della nostra giornata, dai nostri telefonini e dai nostri computer, dalle nostre auto e persino dai nostri elettrodomestici. Siamo oggetto delle attenzioni costanti non di servizi segreti o di apparati statali, ma di un’industria globale che trasforma le informazioni sui nostri comportamenti in profìtti miliardari. Leggi il resto di questo articolo »

L’ultima frontiera è stata travolta, l’ultima protezione della vita privata è saltata. La diffusione di foto hard attribuite a una parlamentare del Movimento 5 stelle sancisce simbolicamente la fine della dimensione privata della vita così come era stata concepita, difesa, idealizzata, vissuta, tutelata nei secoli borghesi e nell’esperienza delle città: quando si diceva che «l’aria della città rende liberi», lontana dalle invadenze del villaggio pettegolo e prepotente, in cui tutti sanno tutto di tutti. Leggi il resto di questo articolo »

Da sempre la Storia si alimenta dei nostri terrori, dai grandi conflitti in Europa fino ai sovranismi attuali. Anche lo Stato, diceva Hobbes (188- 1679), nasce così Per questo dobbiamo usare l’antidoto più potente e meno buonista: la fiducia

 

La paura è il filo conduttore della nostra storia, dal tempo dei grandi conflitti in Europa, della “guerra civile di religione”, dei conflitti di classe e della cosiddetta guerra civile europea del secolo scorso fino a noi e alla rinascita del nazionalismo, del cosiddetto sovranismo e del razzismo, che si denomina “suprematismo bianco”. Leggi il resto di questo articolo »

Lo spettacolo d’arte varia di un ministro dell’Interno che irride e fa il bullo con un ragazzino di tredici anni sembra la plastica rappresentazione dei meccanismi psicologici che spingono tanta gente a votarlo. Forte con i deboli, morbido con i forti, basta con tutta quella faccenda complicata che è l’etica, tutti quei discorsi teorici da professoroni o da buonisti. Qui si fanno i fatti, si menano le mani, si stringe la mascella, si querelano gli scrittori, si bullizzano i ragazzini, non ce n’è per nessuno. E questo piace. Leggi il resto di questo articolo »

Jacinda Ardern, primo ministro di Nuova Zelanda, ha stabilito un esempio, con la sua risposta al massacro di Christchurch, in cui 50 islamici sono stati uccisi in due moschee da un suprematista bianco australiano e dai suoi complici. Jacinda Ardern ha creato, nel suo Paese, un contesto di lutto nazionale con il suo gesto di abbracciare la comunità degli immigrati e nel dire in modo chiaro e fermo: le vittime sono parte della nostra comunità islamica neozelandese. La Nuova Zelanda è la loro casa. Loro sono noi”. Leggi il resto di questo articolo »

Sì, confermo la notizia. Verrò processato. Verrò processato per aver definito il ministro dell’Interno “ministro della Mala Vita”. Ribadisco pienamente la mia definizione, ne difendo la legittimità e vado con serenità e con certa fierezza a farmi processare. Io, cittadino come tanti, come tutti, sarò processato; il ministro, invece, ha deciso di sottrarsi al processo, seriamente e giustamente spaventato dal fatto che la sua condotta nel caso Diciotti possa farlo condannare. Ha usato lo schermo e il ricatto politico per ottenere l’appoggio del suo alleato di governo, quel M5S che doveva fare da argine ai movimenti xenofobi e che ha finito per essere la loro stampella al Governo. Leggi il resto di questo articolo »

Prima di Donald Trump, i cittadini americani non avevano mai eletto un demagogo presidente della Repubblica. Lo sostiene Jeffrey Tulis in The Rhetorical Presidency che Princeton University Press ha di recente ripubblicato nella collana dedicata ai libri che hanno segnato una svolta negli studi e sono particolarmente importanti nel dibattito pubblico. Leggi il resto di questo articolo »

Esistono dei libri straordinariamente profetici, perfino al di là delle intenzioni dei loro autori. E, in questo senso, il grande George Orwell (pseudonimo di Eric Arthur Blair, 1903-1950) è stato un autentico «sensitivo» del futuro. Omaggio alla Catalogna (1938), il suo reportage in presa diretta della Guerra civile spagnola (1936-1939), è stato la preconizzazione del naufragio delle illusioni rivoluzionarie del Novecento e dell’eterna lotta intestina alla sinistra, che ne ha dilapidato parecchie delle energie tra violenze, ortodossie e conformismi. Leggi il resto di questo articolo »

Pochi anni prima della sua scomparsa, dopo aver già pubblicato tutte le sue opere principali, Gilles Deleuze (1925- 1995) scrisse un saggio intitolato Poscritto sulle società di controllo, pubblicato prima ne L’autre journal, poi in Pourparler, nel 1990. L’intenzione era quella di commentare e aggiungere qualcosa al lavoro dei due teorici del potere Michael Foucault (1926- 1984)  e William S. Burroughs ( 1914- 1997), padre spirituale della Beat Generation, ma anche alle opere che lui stesso scrisse in collaborazione con Felix Guattari (1930- 1992). Lo scopo era quello di descrivere e prevedere il ruolo del potere e del controllo nel tardo capitalismo. Leggi il resto di questo articolo »

Il populismo ha realizzato, a sua insaputa, una delle profezie dell’autore del “Capitale”. Viviamo infatti in un mondo in cui i governanti sono schiavi degli umori e dell’applausometro dei follower: un insieme di monadi cariche di odio. Le persone possono finalmente esprimere le loro opinioni, hanno gli strumenti e il tempo per farlo, e queste opinioni sono per lo più manifestazioni di paura, odio, invidia. Leggi il resto di questo articolo »

I gilet gialli, i taxisti, i separatisti, i maestri, le femministe, i licenziati, i consumatori, la gente, in generale, scende in piazza nelle città europee. A volte in modo ordinato e rispettoso, a volte in modo tumultuoso. Combattono con le forze dell’ordine, attaccano i negozi, bruciano i cassonetti, vandalizzano gli arredi urbani, o semplicemente sfilano sventolando bandiere e gridando slogan non sempre rispettabili. Leggi il resto di questo articolo »

Sicurezza è una parola truccata. Infatti i politici adesso la usano come garanzia per i cittadini, facendo credere che, ora che comandano loro, hanno steso una rete che cattura i malfattori all’istante, se necessario li tiene a lungo in mare (il gelo e un mare in tempesta con onde di dieci metri non sono una gran punizione per chi sta andando a minacciare i cittadini, o come aggressore o come terrorista), se necessario ti autorizza a sparare in casa al primo segno di pericolo, e se muore qualcuno vuol dire che stava nel posto sbagliato, nel momento sbagliato. Leggi il resto di questo articolo »

Maurizio Viroli – Il politologo sul nuovo doppio conflitto politica-giustizia: “Per servire la Repubblica non bastano buone intenzioni, serve buona cultura”

 

Che il rapporto tra politica e giustizia nel nostro Paese fosse complicato lo sapevamo. Per vent’anni abbiamo ascoltato gli improperi di Berlusconi contro “certi magistrati” “antropologicamente diversi dal resto della razza umana”, “mentalmente disturbati”… Non potevamo immaginare che la storia si ripetesse, con toni diversi ma con la stessa morale. Ne abbiamo parlato con il professr Maurizio Viroli, Leggi il resto di questo articolo »

L’Italia è un paese ammorbato da molteplici retoriche, da un tasso patologico di falsa coscienza e per converso da un livello bassissimo di onestà intellettuale e di senso della memoria. Per questo è estremamente impervio affrontare il tema delle foibe senza intossicazioni ideologiche strumentali. Personalmente non ho la pretesa di farlo in modo obiettivo, ma spero di mantenere un ragionevole equilibrio.

Io considero ogni violenza perpetrata deliberatamente contro un essere umano innocente un crimine ingiustificabile. Anche in tempo di guerra. Ritengo che un colpevole e persino un grande criminale non possano essere puniti senza un giusto processo, sono contrario alla pena di morte, che nessun tribunale dovrebbe avere il diritto di comminare neppure al più feroce dei carnefici. Leggi il resto di questo articolo »

Il 14 gennaio 1919 nasceva a Roma Giulio Andreotti, sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della Difesa, cinque degli Esteri; un senatorato a vita e diversi epiteti – il Divo, Belfagor, il Gobbo, la Volpe, Belzebù. Oggi sarebbe stato il suo centesimo compleanno. La sua è una figura che, nella maggior parte dei casi, viene definita come “controversa”; un aggettivo che suona tanto democristiano quanto il soggetto a cui è riferito. Leggi il resto di questo articolo »

Il quarantesimo anniversario dell’assassinio di Guido Rossa, ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979, è stato accompagnato da un profluvio di retorica che, anche non volendo, annulla il significato della storia. Come se una morte infame fosse il suo unico merito. Bisogna allora ricordare l’esempio che Guido Rossa ha dato da vivo. Leggi il resto di questo articolo »

Il nuovo anno politico porta in dote due tendenze speculari: leader che si dichiarano “popolo” e moltitudini che rifiutano di essere rappresentate come popolo dai leader. Leader e masse in isolamento reciproco. L’Italia è un libro di testo del primo fenomeno. La Francia del secondo. L’Europa che dovrà rinnovare il suo Parlamento è come stretta in una tenaglia: tra leader nazional-populisti e un “orizzontalismo moltitudinario”. Leggi il resto di questo articolo »

Il giorno della memoria è diventato con il procedere degli anni sempre di più un topos della cultura celebrativa del mondo occidentale e, a misura che i testimoni diretti dello sterminio ci lasciano per ragioni anagrafiche, la responsabilità delle nuove generazioni si configura come una sfida a tenere fermo e adamantino il senso autentico di quella memoria. Il rischio che incombe sul futuro si presenta con molteplici aspetti fra i quali: la retorica, la falsa coscienza, il negazionismo, la banalizzazione, la ridondanza, l’uso strumentale, la sacralizzazione. Primo Levi, pose al più celebre e diffuso volume della sua opera di testimonianza e di riflessione sul genocidio e sul sistema concentrazionario della morte, il titolo «Se questo è un uomo».

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La Shoah, persecuzione e tentativo di sterminio di tutti i cittadini ebrei di Italia, Germania e di tutta Europa, si può celebrare con un bellissimo discorso alla Scala di Liliana Segre, con un ritrovarsi intorno al presidente della Repubblica, con un convegno nella “Sala dei Gruppi” a Montecitorio con la Comunità ebrea romana. Oppure con il riunirsi dei giornalisti sotto minaccia fascista alla Casa della Cultura ebraica, nel Ghetto di Roma. Ma non tutti sono all’altezza. Per esempio il Governo. Leggi il resto di questo articolo »

Ognuno vuole che suo figlio sia un winner (vincitore), non perché sia un lupo, ma perché crediamo che ci sia solo questa alternativa.

La nostra è una società che ha paura, che si sente in trappola, che teme il futuro, non più agognato come promessa ma temuto come minaccia. In questo clima di sfiducia e di rottura del legame sociale, si è scelto di trasformare la trasmissione pedagogica in una educazione attraverso l’informazione, per competenze. Leggi il resto di questo articolo »

Ha impressionato vedere ad Afragola il gesto di sottomissione verso un uomo simbolo di un partito che ha sempre odiato il Meridione, convinto che i meridionali fossero il male. Il Mezzogiorno ancora una volta — come sempre — diventa solo il luogo dal quale dragare preferenze e clientele. Ma la stessa terra farà rovinosamente cadere il governo del cambiamento

Sono cresciuto in una terra dove vedere baciare le mani di un uomo era cosa comune, nessuno si stupiva, è antica sintassi mafiosa. Vedevo i boss soprattutto durante le festività – prima che cadessero in latitanza o avessero, in clima di faida, paura di uscire in strada — salutare e girare per negozi ricevendo spesso come omaggio il bacio sulle nocche. Il baciamano mi creava disagio quando a farlo era un anziano che si piegava verso la mano di in giovane capo. Leggi il resto di questo articolo »

Istituzioni a confronto

La disobbedienza civile non vale solo nei regimi dispotici. È, anzi, il sale della democrazia. A provocarla è, come ha scritto Hannah Arendt nel 1970, «l’incapacità del governo di funzionare adeguatamente». I cittadini sono assaliti dal dubbio sulla legittimità di una legge. Non sanno, però, come esprimerlo, perché l’opposizione è affievolita o tace del tutto. Il timore è di restare inascoltati, mentre il governo insiste in quelle iniziative «la cui legalità e costituzionalità suscitano molti interrogativi». Leggi il resto di questo articolo »

Alle origini del populismo

Molti giovani d’oggi, e non solo negli Stati Uniti, guardano alla democrazia sotto la luce delle identità. Non si considerano cittadini democratici, ma individui, ciascuno con una propria identità che li rende diversi dagli altri. Oggi molti giovani negli Stati Uniti circoscrivono il proprio impegno politico ai problemi sociali che ritengono facciano riferimento alla loro identità. Leggi il resto di questo articolo »

L’oscura pericolosa magia del muoversi insieme, verso l’ignoto, che dava moto agli alberi stecchiti, alle capanne di lamiera, alle luride piste di sabbia, non si ripeterà. Eppure, così, i giovani facevano la Storia camminando, la loro vita era un’epopea, un’odissea. Erano l’Inizio assoluto. L’Africa intera affronta il primo anno senza Migrazione.

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Il cambiamento, dopo tanti tumulti di parole e di mani, è avvenuto. Per esempio, tutti gli immigrati perderanno protezione, ospedali, scuole e persino luoghi per vivere. Lo prescrive la nuova legge detta “sicurezza” che trasformerà in vagabondi decine di migliaia di adulti e bambini. Se non vi va bene, siete dei “traditori”, dice il ministro dell’Interno ai sindaci che dissentono. Leggi il resto di questo articolo »

Mentre il nostro ministro dell’Interno è impegnato in una polemica a colpi di baci via social, è in atto una disobbedienza politica, una rivolta dei sindaci che sta prendendo piede in tutto il Paese. L’oggetto del contenzioso è il Decreto Sicurezza, che rischia concretamente di riversare per le strade delle città persone senza nome, senza protezione e senza futuro. Quanto di più lontano possa esserci dalla “sicurezza”. Leggi il resto di questo articolo »

Diciamolo subito, per disarmare i numerosi cantori del sovranismo in servizio permanente effettivo. Ovviamente nessuno si sogna di accostare Leoluca Orlando a Gandhi e Danilo Dolci, o Luigi de Magistris a Martin Luther King e Aldo Capitini. Ma mai come stavolta, senza scomodare Sartre, si può dire che «ribellarsi è giusto». In questa Italia passata con troppa fretta dal rancore alla cattiveria (come dice il Censis), “l’atto sedizioso” dei sindaci di Palermo, Napoli e altre città è una benedizione politica, oltre che una ribellione etica. In quel rifiuto di applicare il decreto sicurezza non si può non vedere un sano embrione di quella «disobbedienza civile» che Gustavo Zagrebelsky auspicava giusto un mese fa, proprio su questo giornale. Leggi il resto di questo articolo »

Negli spazi pubblici delle nostre città si moltiplicano in questi giorni i presepi. Nella mia Firenze, il presidente del consiglio regionale della Toscana, Eugenio Giani (Pd), ne ha fatto realizzare una mostra nella sede del Consiglio, e ha teorizzato: “Con la mostra dei presepi in Consiglio regionale lanciamo un messaggio politico istituzionale, perché il presepe è al centro della nostra tradizione e deve caratterizzare gli spazi pubblici”.

D’altra parte, l’esempio viene dal vertice della Repubblica: il 12 dicembre il presidente Sergio Mattarella ha inaugurato al Quirinale, la casa di tutti gli italiani, un grandioso presepe materano. E durante il discorso alla nazione del 2015, alle spalle di Mattarella era stato disposto a favore di telecamera un presepe napoletano sotto una campana di vetro. Leggi il resto di questo articolo »

Mi è capitato di trovarmi in Paesi in cui stava per avvenire un colpo di Stato. Grecia, 1967, Perù 1990. Vedi soldati di certi reparti speciali (divise e dotazioni diverse) presidiare certi punti ritenuti cruciali, vedi masse di soldati in silenzio e in ordine in strade laterali. Vedi i carri armati, a volte in lunghe file, come per occupare un Paese straniero. Questo ti colpisce se ti accade di vedere il Paese in cui sta per compiersi un colpo di Stato: quel Paese è diventato nemico di se stesso. O, se volete, quel Paese ha generato un comportamento così intollerabile che bisogna rimuoverlo con le armi, come un invasore. Leggi il resto di questo articolo »

Sono trascorsi settant’anni dall’approvazione della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, il 10 dicembre 1948. Un documento che nasce dalla consapevolezza che il «disconoscimento e il disprezzo dei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienza dell’umanità». E dalla convinzione che solo superando la logica del nazionalismo, e di quello che oggi si chiama “sovranismo”, sarà possibile porre fine alla guerra, alla discriminazione razziale, allo sfruttamento, garantendo a ogni essere umano, indipendentemente dal luogo in cui è nato, un insieme irrinunciabile di diritti civili, politici e sociali. Leggi il resto di questo articolo »

Che rapporto può esserci tra un’Italia che vuol dare subito un reddito ai più poveri e un’Italia, la stessa, che caccia con ruspe e truppe armate quelli ancora più poveri dai rifugi “di fortuna” che si erano trovati? Che legame si può trovare tra un’Italia che vuol essere creduta e rispettata e la frase umiliante “Prima gli italiani” che racconta di gente rozza e prepotente, che vuole comunque passare avanti non per merito ma per “razza”? Come non vedere che non si può volere il reddito di cittadinanza per evitare che qualcuno patisca la fame e poi decretare la fame quotidiana per i bambini non italiani delle scuole di Lodi? Leggi il resto di questo articolo »

Giusto preoccuparsi che si imparino fin da bambini le regole della convivenza civile, quindi innanzitutto del rispetto per gli altri, dell’impegno per il bene comune, e che si arrivi all’età adulta avendo una conoscenza degli istituti che regolano la nostra democrazia e dei princìpi fondamentali della Costituzione. Leggi il resto di questo articolo »

La fotografia del Censis.

Dobbiamo deciderci ad aggiornare la fotografia buonista della società italiana. Lo chiede il Censis che pure ha raccontato negli anni con continuità e compiacimento la capacità adattiva degli italiani, il ventre molle che li portava ad essere protagonisti riluttanti della modernizzazione del Paese. Proprio per questa sottolineatura Giuseppe De Rita ha attirato su di sé l’accusa di essere indulgente con le pigrizie italiane, se non addirittura di giustificarle. Leggi il resto di questo articolo »

Gli italiani sono prevalentemente cattolici – nonostante un forte calo di fedeli negli ultimi anni, dal 79% del 2000 al 60% attuale. Eppure c’è una stonatura di fondo, una voce collettiva che stride con il cattolicesimo e i suoi precetti. La gente che va in chiesa, che bacia il santino prima di andare a dormire e che tiene il Vangelo sul comodino, per larghi tratti è la stessa che impacchetterebbe i migranti per spedirli su Marte, o il più lontano possibile dalla propria vista.

Purtroppo a questi sfugge un piccolo particolare: anche Gesù era un profugo. Leggi il resto di questo articolo »

I “loro” ragazzi sono decisi a difenderli ad ogni costo. «Dovrete espellere anche noi», dicono le Famiglie accoglienti di Bologna, quelle che da due o tre anni, aderendo ad un progetto del Comune, hanno accolto a casa loro un minore migrante e poi, al compimento del diciottesimo anno e dunque alla conclusione del progetto, hanno deciso di tenerlo con loro. Leggi il resto di questo articolo »

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