Articoli marcati con tag ‘corruzione’

Uno spettro si aggira per l’europa, per l’america, per il mondo e non è il partito comunista, com’era scritto nel “Manifesto del Partito Comunista” scritto da Marx ed Engels nel 1848 e che stiamo parafrasando.

Questo spettro profondamente inquietante e pericoloso si chiama israele, lo stato d’israele ( che, come spesso ripetiamo, non ha nulla a che fare con l’ebraismo e tanti ebrei in disaccordo con la politica devastante israeliana), lo stato d’israele a guida sionista.

E’ uno spettro tremendamente minaccioso per la pace e il rapporto mondiale tra i popoli, come ci fa capire il primo importantissimo  articolo che segue scritto da un testimone d’eccezione: un ex agente della CIA.  E scritto anche a suo pericolo… 

Uno spettro che agisce ovunque con i suoi due servizi segreti implacabili: il Mossad ( per l’estero) e lo Shin Bet ( per l’interno).

Uno spettro che agisce con la ferocia delle armi in Palestina e Gaza e con il guinzaglio delle sue lobby nel mondo, negli stati, nelle organizzazioni mondiali, nel mondo finanziario internazionale, nella grande industria.

Uno spettro che  corrompe, ricatta e minaccia e che ha i suoi piedi proprio dentro l’aristocrazia finanziario-usuraia ( l’èlite di stra-miliardari che è la vera padrona del mondo e che è all’origine del progetto criminale globale chiamato Grande Reset, in corso dal 2020 ma iniziato praticamente l’11 settembre 2001 con il misterioso  attacco alle torri gemelle di New York).

Un’èlite composta fondamentalmente da famiglie ebraiche-sioniste, come l’uomo più potente del mondo, larry fink, il padrone della società d’investimenti più potente del mondo, BlackRock, con un patrimonio di 11.500 miliardi di dollari con cui si può comprare tutto e tutti .

Speriamo che l’articolo complessivo che vi proponiamo oggi ci sia d’aiuto per capire chi è il vero nemico che dovremmo temere e a cui opporci, anche perchè non è nemico solo dei Palestinesi ma di tutti noi e degli ebrei onesti in primis. (GLR)

Per aiutarci a capire cosa sono le “lobby” possiamo leggere qui:

Con il termine “lobby” si è soliti fare riferimento a un gruppo di persone, portatrici di un medesimo interesse in comune, normalmente di tipo economico, le quali tentano di influenzare i processi decisionali pubblici. Lo scopo di tale attività è quello di far sì che i provvedimenti normativi e amministrativi adottati dai funzionari pubblici siano in linea con l’interesse comune della lobby. L’attività in questione non è di per sé vietata, ma è particolarmente rischiosa, potendo dare luogo a fenomeni corruttivi.

Leggi anche:  Chi comanda nel mondo

Il potere di BlackRock

 

 

 

Se non si libera della lobby ebraica, l’America è perduta

Ho lauree in storia antica, medievale e moderna, ma per quanto cerchi, non riesco a trovare un altro esempio di un piccolo stato scarsamente popolato e privo di risorse naturali che sia stato in grado di dominare la politica e le politiche di una grande potenza molto più grande, al punto che Israele controlla molti aspetti del governo americano, la sua economia, il suo sistema educativo, i suoi media e, soprattutto, la sua politica estera e di sicurezza nazionale. Il piccolo Israele comanda e la superpotenza Stati Uniti obbedisce.. eliminare un possibile stato palestinese.

Certo, Israele dispone di risorse che potrebbero essere considerate non convenzionali per la maggior parte degli stati nazionali in tutto il mondo, costituite da una vasta e sorprendentemente ricca rete di correligionari della “diaspora” pronti a corrompere i governi dei paesi in cui vivono effettivamente per avvantaggiare lo stato ebraico in ogni modo possibile.

I politici possono essere facilmente comprati dai miliardari ebrei, come nel caso del presidente Donald Trump che, secondo quanto riferito, ha ricevuto 100 milioni di dollari come donazione per la campagna elettorale dalla magnate israeliana dei casinò di Las Vegas Miriam Adelson, plausibilmente in cambio della libertà d’azione di Israele in Cisgiordania, fino all’annessione totale e alla deportazione degli abitanti per eliminare un possibile stato palestinese.

Negli Stati Uniti, questo potere della lobby sionista ha prodotto una serie di presidenti terrorizzati dall’idea di opporsi a ciò che Israele dichiara essere i suoi interessi, oltre a un Congresso che è stato comprato e manipolato fino alla totale sottomissione a criminali di guerra come l’orribile Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

Persino la Costituzione degli Stati Uniti non può difendersi dagli interessi di Israele, con il diritto alla libertà di parola sancito dal Primo Emendamento che viene limitato dall’interpretazione secondo cui qualsiasi critica al sedicente Stato ebraico è ipso facto un crimine d’odio, che è un reato. L’abuso insito in questa relazione, che è estremamente costoso per gli Stati Uniti e lesivo dei suoi reali interessi, sta fortunatamente iniziando a essere così visibile che una reazione all’accordo sta iniziando a raggiungere il livello dell’elettorato medio.

I sondaggi d’opinione suggeriscono che la maggior parte degli americani si oppone a ciò che Israele sta facendo ai palestinesi, ma il presidente Donald Trump e i pagliacci da lui nominati alle alte cariche, tutti sionisti, sono impassibili. Si spera che vedano la luce se verrà inviato un messaggio forte durante le prossime elezioni di novembre.

In una recente intervista, ho dichiarato che l’unica vera minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti proviene da Israele, in quanto ha ripetutamente spinto l’America a compiere scelte politiche sbagliate per servire i propri interessi. Ciò significa che i politici, alla ricerca del “nemico americano” numero uno al mondo, non dovrebbero guardare oltre Israele e dovrebbero immediatamente prendere le distanze dalle iniziative israeliane.

Per quanto riguarda altre presunte minacce agli Stati Uniti, bisogna ammettere che la maggior parte delle analisi provenienti da Washington sono essenzialmente fasulle, progettate per distogliere l’attenzione dai problemi reali, tra cui cosa fare con Israele e l’onnipotente lobby israeliana, rafforzata dai sionisti cristiani “in attesa del rapimento” che hanno preso il controllo di gran parte del governo.

Mi dispiace Marco Rubio, ma Russia, Cina, Iran e Venezuela non minacciano gli Stati Uniti d’America. Al contrario, la continuazione della danza della morte con gli israeliani porterà probabilmente alla rovina degli americani. La triste verità è che gli Stati Uniti non guadagnano assolutamente nulla dalla loro schiavitù a Israele, anzi.

Quando ero al governo nelle stazioni e basi della CIA in Europa e in Medio Oriente, sentivo i politici statunitensi proclamare come Israele (il Mossad) condividesse meravigliose informazioni di intelligence che rendevano l’America più sicura. La verità era ben diversa, perché ero solito leggere i rapporti prodotti da Israele, che erano costantemente articoli gonfiati volti a mettere in cattiva luce arabi e iraniani inventando “minacce”.

Fu quel tipo di informazione, ovvero la presunta esistenza di armi di distruzione di massa, promossa dai neoconservatori ebrei sui media, così come nel Dipartimento della Difesa e nell’ufficio del Vicepresidente, a portare alla guerra contro un Iraq completamente innocuo, che uccise fino a 600.000 iracheni.

Sviluppi più recenti evidenziano quanto siano avvelenate le relazioni con Israele, sebbene si possa anche osare menzionare antiche perfidie dello Stato ebraico, come l’attacco alla USS Liberty nel 1967, in cui persero la vita 34 marinai, e i sospetti sul coinvolgimento israeliano sia nell’uccisione di JFK che nell’11 settembre, tutti eventi oggetto di deliberati insabbiamenti da parte del governo statunitense e di indagini maldestre. Israele non esita a uccidere americani, come dimostrano i casi della manifestante Rachel Corrie e della giornalista Shireen Abu Akleh, entrambe assassinate dall’esercito israeliano. In nessuno dei due casi l’ambasciata statunitense ha chiesto spiegazioni agli israeliani.

Lo scorso giugno, Israele ha deciso di attaccare l’Iran e ha convinto Donald Trump a unirsi al gioco, sostenendo che l’Iran sta costruendo segretamente armi nucleari, il che non è vero. Israele, ovviamente, possiede un proprio arsenale nucleare segreto e ha persino minacciato di usare le armi nell’ambito dell’opzione Sansone, ma sia Tel Aviv che Washington apparentemente lo considerano perfettamente accettabile. Così gli Stati Uniti, per compiacere Israele, hanno dato seguito all’attacco israeliano e hanno colpito obiettivi selezionati in Iran. Questo ha portato a un Trump bugiardo o ignorante, a vostra scelta, che si vantava di aver “distrutto” i siti di sviluppo nucleare iraniani, il che non era vero.

Quindi cosa si è guadagnato? Di nuovo “nulla”, se non che gli Stati Uniti sono entrati in guerra, un crimine di guerra, solo per compiacere Israele e hanno speso qualcosa come 1 miliardo di dollari per portare a termine la missione.

Più recentemente, Israele ha bombardato un edificio residenziale a Doha, la capitale del Qatar, nel tentativo di uccidere i funzionari di Hamas che si trovavano in città per negoziare un cessate il fuoco a Gaza con gli israeliani. L’incontro sarebbe stato sostenuto e “garantito” da Washington, ma ora sembra che, allo stesso tempo, Trump o i suoi collaboratori stessero cospirando con Israele per assassinare i rappresentanti di Hamas.

Gli Stati Uniti hanno la loro più grande base aerea in Medio Oriente in Qatar, ad Al Udeid, con 10.000 militari americani sul posto. Misteriosamente, il radar e il sistema di difesa aerea della base sembrano essere stati spenti quando gli aerei israeliani si stavano avvicinando al bersaglio. Viene da chiedersi chi abbia ordinato

E poi c’è il genocidio a Gaza.

Se c’è ancora qualche dubbio sulle vere intenzioni di Trump, si potrebbe citare Netanyahu, che ha affermato di avere il completo sostegno americano per fare ciò che vuole a Gaza: “niente accordi parziali con Hamas, andiamo con tutte le nostre forze”.

È tuttavia difficile immaginare come l’americano medio possa trarre vantaggio dal permettere che il crimine contro l’umanità continui all’infinito, qualcosa che potrebbe essere fermato con una telefonata se Donald Trump avesse anche solo un briciolo di compassione nascosto da qualche parte in quella testa vuota che porta. Purtroppo, gli Stati Uniti sono completamente complici delle atrocità che si stanno verificando a Gaza, chiaramente visibili al mondo intero.

E gli Stati Uniti stanno persino pagando e fornendo le armi per il massacro. C’è una certa ironia nel fatto che Washington finanzi la guerra per Israele, che offre sia assistenza medica gratuita che istruzione superiore gratuita per i suoi cittadini ebrei, qualcosa con cui molti cittadini americani, a quanto pare, stanno lottando. Si potrebbe ben definirla una priorità fuori luogo, ma in realtà è l’ennesimo sintomo del potere che Israele esercita sul governo degli Stati Uniti, dall’alto in basso.

Infine, se fossero necessarie ulteriori prove per dimostrare il potere di Israele sugli Stati Uniti, il recente blocco da parte di Washington al rilascio dei visti per la partecipazione palestinese alla sessione di apertura delle Nazioni Unite a New York, così come il divieto generale di accettare passaporti rilasciati dall’Autorità Nazionale Palestinese, sono misure richieste da Israele per impedire ai palestinesi di sostenere la propria causa per l’indipendenza e un trattamento dignitoso nei consessi internazionali.

E cosa ci guadagnano gli Stati Uniti, nonostante in teoria sostengano una soluzione a due stati per Israele/Palestina? Nulla. Tale è il livello di pura malvagità che emana da Israele che molti sono arrivati ​​a credere che sia capace di qualsiasi crimine, il che è molto probabilmente vero.L’attivista conservatore Charlie Kirk, assassinato mercoledì, avrebbe iniziato a nutrire alcune critiche nei confronti di Israele, che si sono tradotte in minacce che lo hanno portato ad assumere guardie del corpo.

Come risultato di questo e di altri sviluppi, sta crescendo la spinta a fare qualcosa contro Israele, che è chiaramente considerato una minaccia per il mondo intero, completamente sconsiderato nel suo comportamento e dotato di armi nucleari “segrete” che molto probabilmente è pronto a usare.

La sospensione dall’ONU e l’invio di una forza di protezione internazionale a Gaza per fermare il genocidio sono in discussione nell’ambito della risoluzione “Uniting for Peace”, che autorizza l’Assemblea Generale a raccomandare tali misure da adottare quando il Consiglio di Sicurezza non è in grado di agire a causa del previsto veto degli Stati Uniti.

Si chiede anche che la presenza e i privilegi di Israele all’interno del sistema ONU vengano sospesi fino al ripristino di un cessate il fuoco a Gaza e del pieno accesso umanitario alla Striscia.

Ma niente paura, Donald Trump riceverà ordini da Benjamin Netanyahu e gli Stati Uniti faranno tutto ciò che è in loro potere, in quanto stato canaglia, per fermare qualsiasi azione del genere, comprese minacce di sanzioni e persino violenze contro coloro che promuovono tali azioni, proprio come hanno fatto con la Corte Penale Internazionale e altri organismi che chiedono la fine dei crimini di guerra israeliani.

Questa è la triste realtà.

Philip M. Giraldi, Ph.D.,  11/9/2025

Fonte: If the United States Wants to Survive It Must Free Itself from Israel

Philip M. Giraldi, Ph.D., (1946) è direttore esecutivo del Consiglio per l’interesse nazionale, In precedenza, ha lavorato come agente di intelligence per la CIA, prima di passare alla consulenza privata. Per anni è stato ufficiale CIA all’ambasciata americana a Roma. Scrive su vari organi d’informazione.

 

 

Trump il pacifondaio cede all’americana “Israel lobby”

Vedremo se il bombardamento dei siti nucleari iraniani, come sembrerebbe, anziché l’inizio di una guerra d’invasione è stata più una mossa alla Trump: tirare il sasso e nascondere la mano. Aver messo fin da ora le mani avanti, con quel riferimento in maiuscolo alla “pace” nel messaggio su Truth, potrebbe essere in questo senso un indizio. Inoltre, lo stabilimento di Fardow pare non abbia subìto danni, sempre che gli insediamenti atomici degli ayatollah non fossero stati spostati per tempo. Quel che è certo, è che a sfregarsi le mani per l’attacco deciso dal pacifondaio della Casa Bianca non è solo il criminale Bibi Netanyahu, o il suo pseudo-oppositore interno Yair Lapid (“Bisogna impedire all’Iran di diventare una potenza nucleare”). Sono anche, ovviamente, le forze organizzate che negli Stati Uniti premono per dare soddisfazione alla politica guerrafondaia di Israele, e che possono essere riunite sotto un nome preciso: lobby israeliana….

Continuate la lettura qui:  Trump e le lobby israeliane.

 

 

IL DENARO DELLA LOBBY ISRAELIANA DOMINA E CORROMPE LE ELEZIONI AMERICANE

Una volta gli Stati Uniti d’America erano una repubblica costituzionale che, per sua stessa concezione, era stata concepita con pesi e contrappesi per limitare la corruzione e la capacità di ogni ramo del governo di avviare certe azioni potenzialmente dannose, come entrare in guerra, che richiedeva l’approvazione sia del Congresso che del ramo esecutivo. Naturalmente, questo accadeva 261 anni fa e le cose col tempo cambiano.

L’America di oggi, che pretende di essere sia una democrazia che colei che detta e ordina di applicare le regole e le norme internazionali, è probabilmente uno dei Paesi più corrotti e detestati del pianeta, con un sistema politico eccezionalmente vulnerabile da parte di coloro che hanno tasche profonde e la volontà di spendere senza limiti per ottenere favori da politici e burocrati di professione che ormai proliferano in tutto il sistema.

Se si misurano le conseguenze di tutta la corruzione, non c’è esempio migliore della relazione pesantemente sbilanciata con Israele che si è prodotta grazie alla distribuzione di centinaia di miliardi di dollari provenienti principalmente da fonti miliardarie e di grandi aziende ebraiche….

Continua la lettura qui: Il denaro delle lobby israeliane

 

 

IL POTERE OCCULTO: DA DOVE NASCE L’IMPUNITA’ DI ISRAELE?

La grande complicità internazionale con i massacri periodici israeliani non si creano per paura di Israele ma per paura di quello che lo stato ebraico rappresenta. Israele è il simbolo più emblematico, la patria territoriale del sionismo capitalista che controlla il mondo senza frontiere dagli uffici direttivi di banche e corporazioni transnazionali. Israele è fondamentalmente la rappresentazione nazionale di un potere globale sionista, che è padrone dello Stato di Israele tanto quanto degli Stati Uniti e degli altri Stati con le loro risorse naturali e sistemi economico-produttivi. E che controlla il pianeta attraverso le banche centrali, le grandi catene mediatiche e gli arsenali nucleari militari

Continua la lettura qui:   L’impunità d’Israele

 

 

 

MINISTRO DEGLI ESTERI ITALIANO LOBBYSTA PER ISRAELE

Franco Fracassi

Ascolta e vedi  QUI:  Ministro italiano lobbysta per israele

 

 

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Altre mode, altri idoli,

la massa, non il popolo, la massa

decisa a farsi corrompere

al mondo ora si affaccia, Leggi il resto di questo articolo »

Le scelte su intercettazioni e giustizia dimostrano che la china populista non è una distrazione momentanea, ma il frutto della lunga semina del ’92-93. Altrimenti niente di tutto questo sarebbe stato possibile, e nemmeno pensabile.

Non è facile stabilire se sia più grave la decisione di consentire l’uso di intercettazioni ottenute attraverso trojan anche per altri reati per i quali non siano state autorizzate da alcun giudice, la scelta di estendere l’uso di tali intercettazioni anche ai reati di corruzione contenuta nella cosiddetta legge «spazzacorrotti» o il fatto che nell’Italia del 2020 esista una legge chiamata «spazzacorrotti». Leggi il resto di questo articolo »

Appello

Il momento è serio: è il momento di essere seri. Non possiamo dire che c’è un pericolo fascista, e subito dopo annegare in quelle incomprensibili miserie di partito che hanno così tanto contribuito al discredito della politica e alla diffusa voglia del ritorno di un capo con “pieni poteri”. I limiti del Movimento 5 Stelle e del Partito democratico sono tanti, gravi ed evidenti. Ma se, per entrambi, può esistere il momento del riscatto: ebbene, è questo. Leggi il resto di questo articolo »

Cosi il direttore d’orchestra trasformò Mani pulite in un processo di piazza.

Francesco Saverio Borrelli aveva trascorso discosto i primi sessantadue anni di vita e i primi mesi di Mani pulite. Il padre, pure magistrato, era stato ufficiale di cavalleria di indole dannunziana. Magistrato fu il nonno, e Francesco Saverio era cresciuto in una raffìnata famiglia napoletana in cui i genitori si intrattenevano in francese, soprattutto se non volevano farsi intendere dalla servitù e dai figli. Era diplomato al conservatorio. Leggi il resto di questo articolo »

In Italia esisteva un argine che valeva tanto per la Lega di Bossi quanto per quella di Salvini, almeno fino all’anno scorso. Entrambi potevano raggiungere la doppia cifra al Nord, tenere saldamente il Veneto ed essere l’ago della bilancia per la tenuta dei governi di centrodestra, ma non superavano la linea simbolica che passando per Roma divideva il sopra dal sotto. Quell’argine di memoria, orgoglio e appartenenza territoriale resisteva da oltre vent’anni, ma ora è crollato. Il Sud ha dimenticato. Leggi il resto di questo articolo »

Evasione fiscale. Corruzione. Eccesso di burocrazia. Lentezza della giustizia. Crollo demografico. Divario tra Nord e Sud. Difficoltà a convivere con l’euro. Questi I sette peccati capitali dell’economia italiana (Feltrinelli) secondo la diagnosi di Carlo Cottarelli, uno dei nostri economisti più competenti e meno sospettabili di partigianeria politica. Leggi il resto di questo articolo »

Piero Calamandrei

Altra causa del discredito del Parlamento è la propaganda di tipo squisitamente fascista che certi giornali e certi partiti continuano a fare anche oggi contro le istituzioni democratiche e più in generale contro ogni forma di libera attività politica: il qualunquismo, prima di diventare un partito che mostra riprodotte in se stesso e ingrandite le pecche e i travagli che quando sorse rimproverava agli altri partiti, non ebbe da principio altro programma che quello, essenzialmente negativo, della insofferenza e della cieca ostilità alla politica, ed ebbe qualche fortuna in certi ceti proprio perché, invece di affaticare il pubblico col forzarlo a pensare a difficili problemi d’ordine generale, lo chiamava allo spassoso tirassegno (tre palle un soldo), consistente nel ricoprire di fango e di contumelie personali gli uomini politici di tutti i partiti al potere. Leggi il resto di questo articolo »

I leader dell’attuale governo italiano sono orgogliosi di definirsi “populisti”. Non sono gli unici a rivendicare quel titolo. Il populismo è in ascesa ovunque. Nel 2017, il Cambridge Dictionary lo definì la parola dell’anno. Eppure non c’è un consenso sulle cause che lo hanno generato e diffuso.

Per alcuni, il populismo ha dato voce all’ansia economica prodotta dal processo di globalizzazione in settori della popolazione penalizzati da quest’ultima. Per altri, è stato la reazione alla messa in discussione delle identità culturali tradizionali da parte delle innovazioni indotte dal processo di globalizzazione. Per altri ancora, è nato dalla frustrazione di una globalizzazione che ha reso i governi nazionali responsabili verso i mercati internazionali piuttosto che verso i loro elettorati domestici. Leggi il resto di questo articolo »

Prendetevi tutti i canti popolari di identificazione e di orgoglio che hanno a che fare con la solidarietà. Il popolo è sempre uno. Quale popolo? È il popolo di cui fai parte tu e di cui facciamo parte tutti. L’umanità è una sola. Persino se ci sono confini (nella mente di alcuni le condizioni del mondo sono ancora arretrate), la gente di là è la stessa della gente di qua. È il popolo, che vuole pace, giustizia e – quando c’è un po’ di smobilitazione dalla celebrazione del popolo in quanto luogo giusto per proteggere ed essere protetti – fare l’amore. Leggi il resto di questo articolo »

Oltre alle promesse di politiche assistenziali, sul voto meridionale ha pesato la sfiducia (giustificata) verso i potentati politici tradizionali

Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni politiche in Italia? È fin troppo chiaro e le percentuali sono sotto gli occhi di tutti, quindi non partirei dai numeri per raccontare cosa questo voto significhi. Preferisco partire da quella parte di Italia dove spesso le cose si riescono a leggere in maniera più chiara, quella parte di Italia che meno è entrata in questa campagna elettorale e che meno entra in tutte le campagne elettorali ormai da moltissimo tempo.

Quella parte di Italia dove le forze politiche amano dragare voti, ma che, finché possono, evitano come la peste. Partiamo dal Sud Italia che ci siamo abituati a considerare feudo di Berlusconi e, allo stesso tempo, sede di un forte consenso al Partito democratico retto da ras locali che per decenni hanno assicurato valanghe di voti. Leggi il resto di questo articolo »

Oggi nessuno vuole più rispondere di nulla ma chi scarica sugli altri ogni fardello nei fatti si dichiara sostituibile e superfluo

«Non ne rispondo io — mi spiace». «Che si assuma la responsabilità chi di dovere!». «Sarà il caso di passare la palla ad altri». Quante volte al giorno capita di ascoltare frasi del genere? O persino di pronunciarle? Sfuggire alla responsabilità è una prassi diffusa nella vita privata come nella sfera pubblica.

Dai piccoli gesti della quotidianità ai rapporti affettivi, dai legami sociali all’agire politico: non c’è ambito che non sia pervaso da una rinuncia sistematica alle risposte che ciascuno è chiamato a dare. E la rinuncia finisce per volgersi in vera abdicazione là dove le responsabilità aumentano. Leggi il resto di questo articolo »

La libertà non fa per noi: siamo troppo ignoranti, boriosi, presuntuosi, codardi, vili e corrotti, siamo troppo legati ai piaceri e all’ozio, siamo schiavi della fortuna a tal punto da non conoscere affatto il prezzo della libertà.

Jean Paul Marat (1743- 1793),  medico e rivoluzionario francese

 

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Il cognitivista Albert Bandura analizza il disimpegno morale, il meccanismo che si adotta per commettere il male invocando attenuanti

C’è una ragione se il kantiano “legno storto” non si raddrizza. Siamo circondati dal risentimento verso politici corrotti e ce n’è ben qualche ragione. Ecco che i tribuni che invocano purezza ideale e morale guadagnano punti, ma trovano presto un limite alla loro espansione elettorale, perché l’idea di un “popolo” puro contrapposto a un manipolo di cattivi non sta in piedi, dal momento che la politica inquinata affonda le radici (e svolge la sua attività) in quel medesimo popolo, con scambio di favori, dati e ricevuti.

Al raddrizzamento totale tocca rinunciare a causa della “natura della natura umana”; quella è cosa da lasciare a orrende dittature, sempre fallimentari, ma la conoscenza sottile della “stortura” mostra che migliorare è possibile. Leggi il resto di questo articolo »

Ho denunciato il mio capo che aveva usato 500 mila € dell’azienda (soldi pubblici) per le sue spese. Intorno a me, dopo, terra bruciata: trasferito, ho cambiato lavoro.

Dal libro di Andrea Franzoso,  Il disobbediente,  ed. PaperFirst 2017  € 12

“Usa quelle informazioni a tuo vantaggio”, mi suggerì l’allora capo del collegio sindacale della società per la quale lavoravo: Ferrovie Nord Milano. Si riferiva alle spese pazze dell’allora presidente Norberto Achille. Io, invece, andai dai carabinieri e denunciai le ruberie. Avevo scoperto che il presidente addebitava all’azienda le proprie spese personali e quella della sua famiglia: abiti firmati, argenteria, elettrodomestici, serate in locali notturni, viaggi, il noleggio di un’auto in California, pranzi e le cene al ristorante in località di villeggiatura, la spesa al supermercato, la benzina, gli abbonamenti alla PayTV – compreso l’acquisto di film porno –, le scommesse sportive e il poker online, la toelettatura del cane, articoli di profumeria, 125 mila euro di telefonate fatte dai suoi familiari con i cellulari di servizio, oltre 180 mila euro di multe accumulate da suo figlio con l’auto aziendale e così via. In totale, circa mezzo milione di euro. Leggi il resto di questo articolo »

Ci troviamo d’accordo nel dire che il nostro è un Paese fermo, al quale vengono troppo spesso promesse e rinnegate quasi sull’istante “grandi riforme”. Proprio in questi giorni, grandi cervelloni della politica stanno discutendo la prossima legge elettorale che per l’ennesima volta risuona di inciuci e incostituzionalità. Ci ritroveremo alleanze e coalizioni in Parlamento e soprattutto partitini che, come sempre, continueranno a importare “personaggi” che alla fine vedremo andare a ricoprire ruoli tra le più alte cariche di governo. Ci sarebbe da esclamare: che schifezza! Ecco, è proprio sul piano di questa schifezza che le domando come dei “politici” possano ancora continuare, in periodi così delicati, ad abusare della nostra morale. Leggi il resto di questo articolo »

Italia, paese di porci e di mascalzoni.

Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utili­taria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di ba­gnini (che aspettano l’estate) un paese che vi­ve per le lotterie e il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate.

Un paese che conserva tutti i suoi escrementi.

 

Ennio Flaiano (1910- 1972),  in Diario degli errori, 1969 Leggi il resto di questo articolo »

Piero Calamandrei era uomo dalla vista lunga e acuta. Il tormento della sua esistenza fu il futuro della Repubblica che usciva da vent’anni di fascismo e da una guerra rovinosa. Si ha quest’impressione anche leggendo i testi appena usciti in un piccolo libro, Patologia della corruzione parlamentare (Edizioni di Storia e Letteratura), che riunisce un saggio pubblicato sulla rivista «Il Ponte», il 10 ottobre 1947, e una lunga lettera a Ugo Guido Mondolfo, il politico socialista, apparsa su «Critica Sociale» il 5 ottobre 1956. Correda i testi calamandreiani un corposo scritto introduttivo di Gianfranco Pasquino, illustre professore di Scienza politica, coautore, con Norberto Bobbio e Nicola Matteucci, del fondamentale Dizionario di politica della Utet e di opere di rilievo, tra le altre, Cittadini senza scettro (Università Bocconi Editore), L’Europa in trenta lezioni (Utet). Leggi il resto di questo articolo »

Prima di Mani pulite lo scritto su tangenti e politica – 1991

Pubblichiamo un’ampia sintesi della prefazione che Stefano Rodotà nel 1991 scrisse per il libro “Milano degli scandali”

Sono, queste, cronache di ordinaria corruzione. In esse non si riflette una patologia, ma quella che ormai sta diventando (è già diventata ?) la fisiologia dell’intero sistema politico – amministrativo dell’Italia repubblicana. Non sono cronache di una lontana provincia, isolate e dissonate, ma del centro produttivo del Paese (…) La corruzione si è fatta da tempo metodo di governo. Negli ultimi anni è divenuta qualcosa di più: cultura diffusa, che ispira comportamenti politici e stili di vita di un’intera classe dirigente politica, amministrativa, imprenditoriale, la quale ostenta con durezza i panni del realismo e disprezza il moralismo. Leggi il resto di questo articolo »

«La corruzione spuzza, la società corrotta spuzza». «E un cristiano che fa entrare dentro di sé la corruzione non è cristiano, spuzza». Le parole pronunciate da Papa Francesco il 21 marzo di due anni fa davanti ai giovani di Scampia risuonano ancora nelle nostre menti e nei nostri cuori. «Peccatori sì, corrotti no», cioè il peccato si può perdonare, la corruzione no, aveva già detto il pontefice, con ancora maggiore asprezza, l’11 novembre 2013, durante la messa celebrata nella cappella di Santa Marta, puntando l’indice sui corrotti, uomini dalla «doppia vita», simili una «putredine verniciata». Leggi il resto di questo articolo »

Rileggere i Classici è piacevole e utile. Calvino: “Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”. Dunque. Era il 1974 e la casa editrice Einaudi pubblicava Todo modo di Leonardo Sciascia. Libro su un pittore di successo che arriva, per caso, in un eremo-albergo dove sta per iniziare un “ritiro spirituale”. Vi partecipano “vescovi, cardinali, uomini politici, industriali, notabili d’ogni genere, tutti vincolati dalla stessa trama di intrallazzi e complicità”. Sciascia mostra che gli esercizi spirituali “offrono una copertura a traffici e trattative che hanno come scopo una più lucrosa spartizione del potere”. Leggi il resto di questo articolo »

Se B. torna ci sta bene-

Io mi auguro che Silvio Berlusconi possa presentarsi alle prossime elezioni politiche e le vinca. Un premier pregiudicato, “delinquente naturale” come l’ha definito il Tribunale di Milano, darebbe l’esatta fotografia, all’interno e all’esterno, di cos’è diventato realmente il nostro Paese. Dove sono corrotti tutti. Politici, amministratori, funzionari pubblici, militari, finanzieri, cooperative, imprenditori, grandi, medi e piccoli, giornalisti, avvocati, magistrati e anche coloro che dovrebbero controllare il malaffare e che invece ne fanno parte, vescovi, arcivescovi, preti e le varie emanazioni del Vaticano. Leggi il resto di questo articolo »

Se oggi accettiamo ricette che un tempo avremmo giudicato inaccettabili – dall’austerità ai muri – è perché abbiamo perso ogni spinta collettiva, siamo animati da egoismi che stanno soffocando la democrazia

Quando uomini e donne s’impegnano nell’azione politica e sociale, lo fanno guidati da passioni generose: l’amore della libertà, la compassione per i deboli, i poveri, gli oppressi, lo sdegno contro l’ingiustizia; o da passioni maligne: l’odio, il disprezzo per chi è diverso da noi per razza, cultura e religione, l’avidità di guadagno, l’ambizione sfrenata per il potere. Anche se abbondano esempi di persone che agiscono stimolate da nobili passioni, il nostro tempo è dominato dalle passioni meschine. Se non cambia il modo di sentire, non ci sarà alcun nuovo inizio, non sarà possibile alcuna iniziativa politica e sociale capace di cambiare modo di vivere. Leggi il resto di questo articolo »

Questa è la vita italiana sotto il fascismo: la cancrena si estende. La tragedia generale dell’Italia è proprio questa generale putrefazione morale, questa indifferenza, questa unica vigliaccheria che va diventando un sistema. Mentre a Praga si fucilano gli studenti che difendono la libertà della loro patria, gli studenti italiani non hanno un moto di sdegno, un i battito di sensibilità. Leggi il resto di questo articolo »

Un bel giorno, in un paesino della Sicilia, capita che il sindaco ridens e corrotto Patanè venga portato via dalla Finanza per una sfilza di reati contro la Pubblica amministrazione (ma anche per abigeato) alla vigilia delle elezioni. Così vince l’altro candidato, dato per sconfitto: quello onesto, che predica legalità e – incredibile a dirsi – la pratica pure: da cittadino e da sindaco. Sulle prime, i cittadini che avevano sempre votato dall’altra parte (“Vota Patanè senza chiederti perché”), saltano sul carro del vincitore (“Io non salgo sul carro: io lo guido”), inneggiando al “cambiamento”, all’“onestà”, alle “regole”. Leggi il resto di questo articolo »

…   “Non è già un teorema di economia politica o una tesi filosofica, quale che ne sia in definitiva  l’efficacia chiarificatrice, ciò che spinge gli uomini a combattere, a sacrificarsi e, se è necessario, a morire per un ideale, ma un impulso morale. Leggi il resto di questo articolo »

È malato un Paese che dopo l’ennesimo, prevedibile terremoto, con centinaia di morti e tante distruzioni, deve destinare le pagine dei suoi giornali per metà alle storie dei morti e dei sopravvissuti e agli annunci della ricostruzione, che questa volta sì, si farà sul serio. E l’altra metà delle pagine alle indagini di una procura della Repubblica, alla loro ampiezza e alla diffusione di illeciti e reati, che quasi sembrano costituire la normalità. Ancora una volta il ricorso alle consulenze esterne è il sospetto strumento di favoritismi, ruberie, finanziamento degli sponsor politici. Leggi il resto di questo articolo »

Nel marzo di trentasei anni fa Italo Calvino pubblicava su questo giornale un articolo intitolato Apologo sull’onestà nel paese dei corrotti. Vale la pena di rileggerlo (o leggerlo) non solo per coglierne amaramente i tratti di attualità, ma per chiedersi quale significato possa essere attribuito oggi a parole come “onestà” e “corruzione”. Per cercar di rispondere a questa domanda, bisogna partire dall’articolo 54 della Costituzione, passare poi ad un detto di un giudice della Corte Suprema americana e ad un fulminante pensiero di Ennio Flaiano, per concludere registrando il fatale ritorno dell’accusa di moralismo a chi si ostina a ricordare che senza una forte moralità civile la stessa democrazia si perde. Leggi il resto di questo articolo »

Matteo Renzi si è scandalizzato perché le opposizioni, all’ultimo passaggio della sua “riforma” costituzionale alla Camera, sono uscite dall’aula al momento del voto, lasciando che la sua maggioranza Pd-Ncd-Sc-Verdini (che è minoranza nel Paese) se l’approvasse da sola: “Dopo che per 30 anni queste riforme sono state discusse e mai realizzate, era una questione di serietà votare e vedere chi aveva i numeri. Questa è democrazia”. A parte la bizzarria di un premier che invita i cittadini a disertare le urne del referendum sulle trivelle (commettendo fra l’altro un reato) e poi si meraviglia se le opposizioni disertano l’aula, va detto che lì il voto era ormai scontato e inutile: la legge non consente di emendare un testo costituzionale nelle ultime due letture, ma solo di approvarlo o di respingerlo in blocco, e a Montecitorio la maggioranza è blindata anche senza il soccorso verdino.

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“Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti, re e tetrarchi sono divenuti vassalli loro, a loro popoli e nazioni pagano tributi: noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero. Ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze e che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti, e che a noi manchi il necessario per vivere? Che essi si vadan costruendo case e case l’una appresso all’altra e che noi non si abbia in nessun angolo un tetto per la nostra famiglia? Leggi il resto di questo articolo »

DA qualche tempo a questa parte il tema della corruzione occupa le prime pagine dei nostri giornali e attira l’attenzione, e lo sdegno, dell’opinione pubblica. Non mancano i cinici che, autodefinendosi realisti, fanno notare che la corruzione è sempre esistita. Deplorano quello che definiscono moralismo e denunciano le campagne anti-corruzione come sempre tendenti a squalificare l’avversario politico. Invece occuparsi, e preoccuparsi della corruzione, oggi convertita in una perversa normalità, non è moralismo, ma una oggettiva necessità sia politica che culturale. Leggi il resto di questo articolo »

In vista del quarantennale della sua morte violenta, lunedì prossimo, Pier Paolo Pasolini è stato tirato fuori dai cassetti con largo anticipo in una profluvie di iniziative: si sa come avviene ormai nei media, bisogna bruciare i concorrenti sullo scatto di memoria e così tutto avviene prima. Si è detto e scritto più dell’assassinio del poeta, che di lui e delle sue opere. Normale: il primo è ancora nebuloso, le seconde sono lì a disposizione in ogni momento, non è l’anniversario che le espone. Che omicidio è stato quello dell’Idroscalo? Una “semplice” faccenda da “marchettari”? Marchettari su commissione? Ed eventualmente “politica”? E da parte dei fascisti o del potere democristiano generico e specifico attaccato nei suoi scritti da Pier Paolo? Oppure (cfr. il suo amico pittore Zigaina) un “suicidio per delega” in un contesto paleocristiano della psiche di Pasolini? Leggi il resto di questo articolo »

La sfiducia nella poltica indebolisce la forma di governo.Ecco l’analisi del nuovo saggio di Zagrebelsky.
È forse libera una società in cui tutti hanno il diritto di voto ma non lo esercitano?
Se ai cittadini si sostituiscono i consumatori finisce per prevalere il plebiscito del mercato.

IL LIBRO:  Anticipiamo una sintesi da:      Moscacieca di Gustavo Zagrebelsky   (Laterza, pagg. 114, euro 14).


Tra le tante insidie linguistiche che fanno presa nel nostro tempo c’è la “governabilità”, una parola venuta dal tempo dei discorsi sulla “grande riforma” costituzionale che hanno preso campo alla fine degli anni Settanta e, da allora, ci accompagnano tutti i giorni. Cerchiamo di rimettere le cose a posto, a incominciare dal vocabolario. I sostantivi e gli aggettivi modali in “…abilità”, “…ibilità”, “…abile”, “… ibile”, ecc. esprimono tutti un significato passivo: amabilità è il dono di saper farsi amare; invivibile è la condizione che non può essere vissuta; incorreggibile è colui che non si lascia correggere. Leggi il resto di questo articolo »

Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fìsica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.

Karl Marx,  Miseria della filosofia, 1847

 

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Un sottile filo collega gli arresti di «Mafia capitale» di giovedì scorso e le sanzioni – per complessivi 12,5 miliardi di dollari – comminate poche ore prima, da un tribunale canadese a tre «grandi» del tabacco mondiale per aver occultato gli effetti nocivi del fumo. Unisce altri arresti italiani recenti, quelli per manipolazione delle partite in Lega Pro e in Serie B, i 5,6 miliardi di multa patteggiati, anch’essi recentemente, da sei grandi banche internazionali per aver manipolato le quotazioni dei mercati mondiali dei cambi, l’inchiesta sulle tangenti Fifa per i campionati mondiali di calcio e tanto altro ancora. Questo filo sottile che avvolge sia affari di quartiere sia affari del pianeta, si chiama disonestà: dobbiamo riconoscere che una disonestà diffusa e persistente caratterizza l’attuale fase del capitalismo globale. Leggi il resto di questo articolo »

di Giuseppe Oddo     Il Sole Domenica   12.4.15

Il malgoverno, l’illegalità, il saccheggio delle risorse pubbliche sono divenuti in Italia una condizione permanente realizzatasi a partire dagli anni ’70 con un “golpe invisibile” che ha segnato la storia della prima repubblica, condizionato lo svolgersi della seconda e che lascia appese a un filo di speranza le sorti della terza. Gli artefici di questo degrado materiale, morale e civile del Paese, che hanno reso la democrazia un “simulacro”, sono, a giudizio di Giorgio Galli, la borghesia finanzario-speculativa e i ceti burocratico-parassitari che già quarantinque anni fa si erano impadroniti della Dc. Il politologo ottantasettenne autore di una produzione saggistica tra le più vaste ed originali osserva come a metà degli anni ’70 si fossero create le condizioni per una svolta che sbarrasse la strada alla finanza d’assalto dei Sindona e dei Calvi e all’avanzata della borghesia di Stato allora rappresentata da Eugenio Cefis. Alle politiche del 20 giugno 1976 il Pci aveva raggiunto il massimo storico del 34,4 per cento. La Dc, al 38,7%, non disponeva più di una maggioranza. Il responso delle urne rendeva attuale una svolta riformista. Leggi il resto di questo articolo »