Articoli marcati con tag ‘repubblica’

 

 

Il 12 aprile del 46 a.C. muore suicida ad Utica (Tunisia) MARCO PORCIO CATONE (46 anni, detto UTICENSE) politico, scrittore, militare e magistrato romano.

 

Vedi:  Il coraggio di un Repubblicano: MARCO PORCIO CATONE UTICENSE

 

 

Il 10 aprile 1890 muore a Forlì dopo una breve malattia AURELIO SAFFI (70 anni) politico, scrittore, Patriota Risorgimentale e Triumviro della Repubblica Romana del 1849.

 

Vedi:  La passione di un Repubblicano: AURELIO SAFFI

Alle origini del populismo

Molti giovani d’oggi, e non solo negli Stati Uniti, guardano alla democrazia sotto la luce delle identità. Non si considerano cittadini democratici, ma individui, ciascuno con una propria identità che li rende diversi dagli altri. Oggi molti giovani negli Stati Uniti circoscrivono il proprio impegno politico ai problemi sociali che ritengono facciano riferimento alla loro identità. Leggi il resto di questo articolo »

Intervento del professor Ivano Dionigi tenuto a “Saperi pubblici”, l’iniziativa del 1 e 2 ottobre 2018  in piazza Verdi a Bologna.

Viviamo in un’epoca di paradossi: a fronte della globalizzazione e del suo profeta, Internet, reagiamo con un apparato di veti, blocchi, muri di cemento e di pregiudizi; a fronte della moltiplicazione dei problemi economici, sociali e morali operiamo una riduzione e un impoverimento delle parole; a fronte del maximum dei mezzi di comunicazione sperimentiamo il minimum di comprensione, come se le parole subissero una sciagurata autonomia rispetto alle cose. Leggi il resto di questo articolo »

Soltanto la persona moralmente libera, vale a dire la persona che ha senso del dovere, può servire bene la Repubblica. Chi non ha senso del dovere è una persona banale o una persona d’animo servile. Le persone banali possono obbedire con zelo e svolgere le loro mansioni con molta efficienza. Poiché non hanno convinzioni profonde sono però disponibili a servire qualsiasi regime: il terzo reich o la libera repubblica fa poca differenza. Leggi il resto di questo articolo »

Il richiamo a Simone Weil fatto dal ministro Salvini durante il suo discorso di domenica a Pontida è frutto di un uso perverso e mistificatorio del linguaggio dei doveri e di un’evidente ed inaccettabile manipolazione del pensiero di una delle più grandi pensatrici del Novecento. Quando Simone Weil, nella sua opera L’enracinement, parlava della priorità dei doveri sui diritti si riferiva al fatto che solo i doveri hanno la capacità di garantire i diritti, i quali altrimenti hanno bisogno della forza per essere attuati. Leggi il resto di questo articolo »

La proposta di Liberi e Uguali di abolire le tasse universitarie non sarebbe difficile da comprendere e da far propria se noi italiani, oltre a vivere e usufruire dei benefici che la Repubblica ci garantisce, fossimo anche repubblicani.

L’educazione è, per chi ama la repubblica e ne comprende appieno il significato, diritto inalienabile della persona umana come il lavoro, la salute, la sicurezza. Noi lottiamo perché ciascuno abbia il diritto di usufruire di cure adeguate e di buona qualità (mai ci è passato per la mente di dire che chi è ricco non deve usufruire della sanità pubblica o del medico di base). Leggi il resto di questo articolo »

 

Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu

Le leggi dell’educazione saranno dunque diverse in ogni specie di governo. Nelle monarchie avranno per oggetto l’onore; nelle repubbliche, la virtù; nel dispotismo, la paura. (…) È nel governo repubblicano che si ha bisogno di tutta la potenza dell’educazione. Negli Stati dispotici la paura nasce da sola tra le minacce e le punizioni; l’onore delle monarchie è favorito dalle passioni, e le favorisce a sua volta; ma la virtù politica è una rinuncia a sé, cosa che è sempre molto penosa. Leggi il resto di questo articolo »

Una serie di libri dedicati alla Costituzione italiana, per Carocci editore, in cui storici, teorici, giuristi di diversa formazione rileggono i suoi articoli

È certo che il prossimo anno non si mancherà di festeggiare il settantesimo compleanno della costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948. Con il rischio, implicito in ogni ricorrenza, di assistere a stucchevoli discorsi di circostanza, magari espressi in malafede da chi, in cuor suo, vorrebbe porre fine all’anomalia costituzionale italiana. L’anniversario può però essere anche un’occasione per discutere dei principi fondamentali che sostanziano la nostra democrazia, per tornare a riflettere su quel particolare assetto politico-sociale che è stato definito dai nostri padri costituenti e che oggi appare in forte sofferenza.

Potremmo così finalmente prendere sul serio la costituzione uscendo dalla retorica che di recente ha caratterizzato il suo uso troppo spesso prevalentemente strumentale. Se, dunque, vogliamo veramente onorare la ricorrenza dovremmo auspicare meno eventi spettacolari e più studi ponderati. Leggi il resto di questo articolo »

Diario. 1939-1945, gli anni che hanno segnato l’Italia repubblicana. «L’eredità» di Corrado Stajano

Si può camminare sull’orlo di un precipizio senza neppure accorgersene. Ci si può avviare verso una catastrofe a occhi chiusi, senza neppur coglierne i segni. Ci sono voluti gli occhi di un bambino e i ricordi di un anziano, compresi in un’unica voce narrante, per darci la misura di questa nostra maledizione (personale e nazionale). È questa la sensazione attualissima – sconvolgente – che ho provato leggendo il più recente libro di Corrado Stajano, appena pubblicato dal Saggiatore. L’Eredità (pp. 165, euro 18) di cui parla – e che dà il titolo al libro – è appunto questa storia depositata dentro di noi, costellata di tragedie reali e di normalità virtuali. D’illusioni attese e di rovine concrete. La demagogia della politica (meglio: del Potere) e le dure repliche della Storia. Leggi il resto di questo articolo »

Piero Calamandrei era uomo dalla vista lunga e acuta. Il tormento della sua esistenza fu il futuro della Repubblica che usciva da vent’anni di fascismo e da una guerra rovinosa. Si ha quest’impressione anche leggendo i testi appena usciti in un piccolo libro, Patologia della corruzione parlamentare (Edizioni di Storia e Letteratura), che riunisce un saggio pubblicato sulla rivista «Il Ponte», il 10 ottobre 1947, e una lunga lettera a Ugo Guido Mondolfo, il politico socialista, apparsa su «Critica Sociale» il 5 ottobre 1956. Correda i testi calamandreiani un corposo scritto introduttivo di Gianfranco Pasquino, illustre professore di Scienza politica, coautore, con Norberto Bobbio e Nicola Matteucci, del fondamentale Dizionario di politica della Utet e di opere di rilievo, tra le altre, Cittadini senza scettro (Università Bocconi Editore), L’Europa in trenta lezioni (Utet). Leggi il resto di questo articolo »

Di certo non era sua intenzione, ma l’articolo di Antonio Padellaro, (Il Fatto Quotidiano, 14 luglio 2017) pare un invito alla rassegnazione di fronte all’avanzata del fascismo del terzo millennio. “Il fascismo del presente, osserva Padellaro, vive e lotta a pieno titolo nelle istituzioni democratiche”, e dunque, “vorremmo chiedere pacatamente a Fiano come sia possibile oggi impedire ai corpi militarizzati di Casa Pound di esibire labari e braccia tese nelle sfilate per le strade di Roma o di Milano”.

Ha un senso, si chiede Padellaro, chiudere la stalla quando i buoi sono scappati da quel dì, e ci riferiamo ai tanti giovanotti e giovanotte che in quei lugubri raduni inneggiano al duce senza averne la minima cognizione storica?”. Non solo ha un senso, ma è dovere preciso di chi governa e di chi ci rappresenta rispettare il dettato esplicitamente antifascista della nostra Costituzione, e dotare la Repubblica delle leggi necessarie per cacciare in carcere chiunque esibisca un simbolo fascista o saluti romanamente. Non farlo vorrebbe dire ripetere un errore simile a quello di quell’inetto di re Vittorio Emanuele III che rifiutò di firmare la dichiarazione dello stato di guerra per fermare la marcia su Roma. Leggi il resto di questo articolo »

  • Se un condannato per mafia e stragi come Giuseppe Graviano avesse dichiarato che ho pesanti responsabilità per attività terroristiche e sono colluso con la criminalità organizzata, sarei io ad esigere un contraddittorio davanti a un giudice e, per essere sicuro che la mia onorabilità fosse agli occhi della pubblica opinione più chiara del sole, farei di tutto affinché televisioni e giornali assistessero al dibattimento.

Se un galantuomo e giornalista stimato come Ferruccio De Bortoli avesse scritto in un libro che ho esercitato pressioni indebite affinché un importante istituto bancario intervenisse per salvare una banca a rischio di collasso per la mala gestione di mio padre e di altri, raccoglierei i miei risparmi per querelare il De Bortoli e, prima ancora che la giustizia completasse il suo lungo e lento iter, lo sfiderei a un pubblico contraddittorio davanti a televisioni e alla presenza di giornalisti al fine, ancora una volta, di difendere il mio onore. Leggi il resto di questo articolo »

Le personalità come la sua una volta venivano definite en réserve de la République: autorevoli uomini pubblici a cui ricorrere tutte le volte che la democrazia ne avesse avuto bisogno. La vicenda umana di un grande giurista e di un grande protagonista della sinistra italiana, ci racconta invece degli ostacoli che furono frapposti fra Stefano Rodotà e la Repubblica che egli non poté sempre servire come sarebbe stato necessario. Il suo peccato originale? Essere l’uomo del sì sì no no, costretto a nuotare nelle acque spesso paludose della politica italiana, ben più adatte ai maestri delle ambiguità e dei colpi proibiti. Leggi il resto di questo articolo »

Nel vuoto di sovranità seguito all’8 settembre elaborarono un insieme di norme che prefigurò il nuovo ordine democratico

L’8 settembre 1943 il vuoto di sovranità aperto dalla dissoluzione dello Stato regio fa del Centro-Nord una terra di nessuno giuridica nella quale, come nello stato di natura di Hobbes, non c’è ordine, non c’è legalità, c’è solo paura della morte. Paura che nasce sia dalla violenza predatrice e terroristica esercitata in modo organizzato dai nazifascisti, sia dall’arbitrio sregolato e illimitato dei singoli militi e poliziotti tedeschi e repubblichini. E di ritorno allo stato di natura parla la migliore storiografia degli ultimi decenni, da Claudio Pavone a Giovanni De Luna, per la quale, venuta meno la sovranità statale, ogni italiano si trova nella condizione di poter scegliere di far valere la propria sovranità individuale. Leggi il resto di questo articolo »

Il 12 aprile del 46 a.C. muore suicida ad Utica (Tunisia) MARCO PORCIO CATONE (46 anni, detto UTICENSE) politico, scrittore, militare e magistrato romano.

Catone nacque a Roma  nel 95 a. C. in una famiglia di grande importanza politica e sociale. Suo nonno era Marco Porcio Catone detto il Censore (234- 149 a.C.) e fin da giovane si mostrò austero, sobrio, moralmente e fisicamente forte, così come ci attesta lo storico greco Plutarco (46 d.C.- 125 d.C.) in una biografia a lui dedicata nella sua opera Vite parallele. Inoltre mostrò da subito anche un deciso rifiuto di ogni adulazione che la potenza della sua famiglia attirava. Leggi il resto di questo articolo »

Il 10 aprile 1890 muore a Forlì dopo una breve malattia AURELIO SAFFI (70 anni) politico, avvocato, scrittore, Patriota Risorgimentale e Triumviro della Repubblica Romana del 1849.

Saffi nacque in una famiglia dell’antica buona borghesia forlivese. Si laureò in giurisprudenza a Ferrara nel 1841 e si trasferì subito dopo a Roma per esercitare l’attività di avvocato. Contemporaneamente si dedicò a profondi studi letterari e storici. Tornato a Forlì ( che si trovava nello Stato della Chiesa) nel 1844 iniziò la sua attività politica come consigliere comunale e segretario provinciale. Leggi il resto di questo articolo »

Il 10 marzo del 1872 muore a Pisa dopo una lunga malattia GIUSEPPE MAZZINI (67 anni) educatore, avvocato, giornalista, filosofo, scrittore, politico, animatore risorgimentale, Padre della Patria, Padre della Repubblica Romana del 1849.

Mazzini nacque a Genova in una famiglia della buona borghesia. Suo padre era GIACOMO (1767- 1848) medico e patriota attivo durante la Repubblica Ligure (1797- 1805) e in epoca napoleonica. La madre era MARIA DRAGO (1774- 1852) donna di grande cultura, di forti principi morali e di forte religiosità, che fu la principale educatrice di Giuseppe e sua amica e confidente per tutta la sua vita. Inoltre Maria Drago trasformò la sua casa di Genova in un rifugio per ogni perseguitato politico.  La famiglia aveva altre tre figlie che non ebbero mai un ruolo nel Risorgimento. Leggi il resto di questo articolo »

Maurizio Viroli – Il politologo, il crepuscolo delle istituzioni democratiche repubblicane e il rischio del sopravvento dei demagoghi

Spiega in incipit l’autore: “Tre grandi opere a me care mi hanno suggerito il titolo: Autunno del Medioevo di Johan Huizinga, Autunno del Rinascimento di Carlo Ossola, e Autunno del Risorgimento di Giovanni Spadolini”. E infatti il libro di cui andiamo a parlare s’intitola L’autunno della Repubblica. Potrebbe anche intitolarsi, parafrasando un verso di Shakespeare, “L’autunno del nostro scontento”: il cahier de doléances è lungo. Maurizio Viroli, politologo e professore emerito a Princeton, i lettori del Fatto lo conoscono bene per essere una delle firme del giornale. Leggi il resto di questo articolo »

Piero Calamandrei 1889- 1956

Piero Calamandrei, Padre della Costituzione italiana, “Cantore” della Resistenza, Combattente per la giustizia come giurista, come uomo politico, come uomo di cultura moriva a Firenze sessanta anni fa. Ne vogliamo fare memoria riproponendo questo articolo.

 

Oggi più che mai è necessario parlare di Piero Calamandrei. Non solo perché il 27 settembre del 1956 lasciava questa terra. Ma soprattutto perché si avverte la sua mancanza ogni volta che vengono calpestate le principali regole del vivere civile, unitamente alla decadenza delle istituzioni, dei partiti e della politica. Tutto è sceso di livello. Siamo alla deriva e il riferimento ai principali valori ispirati dalla Costituzione sono assolutamente necessari per ripristinare l’agibilità costituzionale per consentire a questo Paese di continuare a definirsi civile. Un senso di civiltà che deve sussistere per tornare a sperare in un futuro migliore, decoroso nel quale possa abitare il cittadino degno di questo nome. Leggi il resto di questo articolo »

È malato un Paese che dopo l’ennesimo, prevedibile terremoto, con centinaia di morti e tante distruzioni, deve destinare le pagine dei suoi giornali per metà alle storie dei morti e dei sopravvissuti e agli annunci della ricostruzione, che questa volta sì, si farà sul serio. E l’altra metà delle pagine alle indagini di una procura della Repubblica, alla loro ampiezza e alla diffusione di illeciti e reati, che quasi sembrano costituire la normalità. Ancora una volta il ricorso alle consulenze esterne è il sospetto strumento di favoritismi, ruberie, finanziamento degli sponsor politici. Leggi il resto di questo articolo »

Quelle insidie alla sovranità popolare. Settanta anni fa la Repubblica nasceva da un forte coinvolgimento dei cittadini. Oggi l’adesione alla cosa pubblica incontra molti ostacoli e chi parla deve farlo non solo alla pancia del Paese

Questo testo è un’anticipazione dell’intervento di Emilio Gentile al Festival della partecipazione, dove l’8 luglio ha dialogato con Geminello Preterossi sul tema «Il capo e la folla. La genesi della democrazia recitativa»

 

La partecipazione libera e consapevole dei cittadini alla scelta dei governanti e alle loro decisioni è il fondamento della democrazia contemporanea. In Italia, la prima grande partecipazione democratica del popolo italiano avvenne settanta anni fa. Il 25 giugno 1946 si riunì a Roma, in prima seduta, l’Assemblea costituente eletta con suffragio universale maschile e femminile il 2 giugno, insieme alla scelta referendaria per la repubblica. La campagna elettorale era stata turbolenta, ma le votazioni si svolsero nell’ordine e con entusiasmo, come fu dimostrato dalla larghissima e imprevista partecipazione al voto. Gli elettori furono 28.005.409, pari al 67 per cento della popolazione complessiva, e la percentuale dei votanti fu dell’89,1 per cento. Le elettrici furono 1.216.241 in più degli uomini, anche se le donne elette alla Costituente furono soltanto 21 su 556 deputati. Leggi il resto di questo articolo »

Per decisione di Renzi, il referendum di ottobre sarà di fatto un plebiscito sulla sua leadership. E se vincerà, Renzi potrà vantare di avere il consenso diretto (senza la mediazione del Pd) ed esplicito del popolo da lui chiamato a pronunciarsi. L’Italia diventerà così una democrazia plebiscitaria. La posta in gioco non è trasformare il Senato in un’accozzaglia di nominati e modificare il rapporto Stato-regioni, ma cambiare la Repubblica democratica in una democrazia plebiscitaria con Renzi padrone assoluto. Leggi il resto di questo articolo »

Tutti gli altri tentativi di modifica sono falliti perché i partiti erano troppo ingombranti, mentre oggi si realizza per la loro debolezza
Nel saggio di Nadia Urbinati dubbi e rischi della riforma della nostra Carta

Quali sono i rischi che la riforma Boschi, sulla quale gli italiani si esprimeranno con un referendum in autunno, reca con sé per la qualità della nostra democrazia? Qual è il retroterra ideologico e culturale della modifica dei 40 articoli della Costituzione? In La vera Seconda Repubblica (Raffaello Cortina Editore) la presidente di “Libertà e Giustizia”, Nadia Urbinati, che insegna Teoria politica alla Columbia University, e David Ragazzoni, dottorando in scienza politica alla medesima Columbia, rispondono a tutte le domande. Leggi il resto di questo articolo »

“Ora che il governo della Repubblica è caduto nel pieno arbitrio di pochi prepotenti, re e tetrarchi sono divenuti vassalli loro, a loro popoli e nazioni pagano tributi: noi altri tutti, valorosi, valenti, nobili e plebei, non fummo che volgo, senza considerazione, senza autorità, schiavi di coloro cui faremmo paura sol che la Repubblica esistesse davvero. Ma chi, chi se è un uomo, può ammettere che essi sprofondino nelle ricchezze e che sperperino nel costruire sul mare e nel livellare i monti, e che a noi manchi il necessario per vivere? Che essi si vadan costruendo case e case l’una appresso all’altra e che noi non si abbia in nessun angolo un tetto per la nostra famiglia? Leggi il resto di questo articolo »

IL PIÙ radicale degli utopisti, Platone, decise che la repubblica doveva impedire che la classe politica avesse famiglia e proprietà, le due condizioni che compromettevano la selezione dei guardiani in base al merito richiesto per il governo della città (coraggio e conoscenza) perché inevitabile ragione di parzialità: prima vengono i figli e la famiglia (allargata ai clientes che valgono a renderla più rispettabile) e prima viene la cura dei propri averi (che si somma a quella per la famiglia). L’utopia platonica della società armonica governata da un’avanguardia di virtuosi ha ispirato fanatici della giustizia e tribunali speciali. Ma la sua diagnosi delle ragioni dell’ingiustizia è diventata un monito per chi fa le leggi: i padri tendono a riprodursi nei figli, i possidenti negli eredi. Leggi il resto di questo articolo »

Sinistrati. Minoranza Pd.

Persone senza dignità, senza intelligenza politica, senza senso di responsabilità repubblicana: questa è la minoranza del Pd (della maggioranza non merita neppure discorrere). Senza dignità perché dignità impone coerenza fra pensiero e azione, e dunque se avete dichiarato, come avete dichiarato, (vero Bersani?) che la riforma renziana della Costituzione, accompagnata dalla nuova legge elettorale rompe l’equilibrio democratico e poi votate l’una e l’altra siete persone indegne. Non sono affatto sorpreso del loro comportamento.Bersani e gli altri vengono dal Pci, che tutto era fuorché una scuola di schiene dritte (nobili eccezioni a parte). Li hanno abituati ad obbedire al segretario perché il segretario è il segretario. Sono ancora così. Leggi il resto di questo articolo »

Dormite sereni, la svolta autoritaria è già avvenuta.

Un Parlamento eletto in base a una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte stravolge una Costituzione approvata da un’Assemblea costituente eletta secondo un equo sistema proporzionale che garantiva piena rappresentanza a tutte le forze politiche. Il che significa che chi non ha potere pienamente legittimo, neppure per legiferare e governare, rovina la Carta fondamentale approvata da un’Assemblea costituente che aveva piena legittimità. Una Costituzione approvata a larga maggioranza (quasi l’88% dell’Assemblea costituente) dopo lungo, serrato, colto e serio dibattito nelle commissioni e in assemblea plenaria, viene modificata a stretta maggioranza senza seria discussione. Leggi il resto di questo articolo »

PIERO CALAMANDREI 1889- 1956

Il discorso che segue fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo accessibile a tutti i principi morali e giuridici che stanno a fondamento della nostra Repubblica.


L’art.34 ( della Costituzione) dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi“. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: ” E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà. Leggi il resto di questo articolo »

La testimonianza di una giornalista ( Sandra Bonsanti, presidente dell’associazione Libertà e Giustizia) sempre in lotta contro il perverso intreccio di potere e di interessi che ha insidiato la democrazia dagli anni Settanta a oggi. Intreccio che, come dimostra l’autrice raccontando i protagonisti di quel tempo e gli episodi vissuti direttamente, ha fatto perdere la visione d’insieme della società come idea di “bene comune”. “Eppure c’è chi, anche in buona fede, è convinto che sia meglio non sapere come sono andate le cose… Costoro chiedono semplicemente di partecipare al ‘gioco’, il ‘gioco grande del potere’, per dirla con le parole di Giovanni Falcone.”

“Nell’esercizio di memoria che Sandra Bonsanti ci propone sono ripercorse le tappe principali della storia nichilista e criminale del rapporto potere-denaro svoltosi negli ultimi decenni e nascosto sotto il manto della democrazia. Se la politica non si rianima e se i suoi protagonisti – partiti, forze culturali e sociali – restano inerti, la partita è persa. Ma, si dirà, dove trovare le ragioni della riscossa democratica? La risposta è chiara: nella Costituzione.” (dalla postfazione di Gustavo Zagrebelsky)

di  Sandra Bonsanti,  ed. Chiarelettere  2013,  € 12,90

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Rosetta Loy ci obbliga a voltarci indietro mettendo in fila, con un racconto serrato e lucido i fatti che hanno marchiato indelebilmente la nostra democrazia e che ci hanno portato fino a qui. Una scia di sangue impressionante, sacrifici eroici e conquiste fondamentali. Persone famose e altre dimenticate. Ci voleva lo sguardo “narrativo” ma documentato di una scrittrice autentica, capace di mettere a fuoco questa macchina diabolica che schiaccia qualsiasi anelito di giustizia e di progresso civile. E che ogni volta cambia sembianze. Un nemico tanto radicato che nemmeno ci accorgiamo di averlo dentro di noi.

“Si dimentica perché fa comodo, ed è criminale. E si dimentica per pigrizia, il che è stupido. La conoscenza di quanto accaduto è infatti l’unico strumento che abbiamo per distinguere il luogo dove ci capita di vivere. È la bussola che ci permette di orientarci.” Rosetta Loy Leggi il resto di questo articolo »

L’ultima uscita della Collana “Idòla” di Laterza è il pamphlet di Paolo Flores d’Arcais “La democrazia ha bisogno di Dio. Falso!”. Con una prosa serrata l’Autore argomenta la sua tesi: «in democrazia, e finché resta democrazia, nessun Dio può intromettersi, metter bocca, metter logos». Ma senza Dio cosa c’è a sorreggere l’edificio democratico? Quello che l’Autore chiama l’ “ethos repubblicano”, ossia un patrimonio minimo di valori in cui centrale è l’idea di eguale dignità di ciascun cittadino. Un ethos che – secondo l’Autore – non ha nessuna pretesa di universalità poiché il suo unico fondamento è una decisione. A voler esemplificare, la nostra “decisione” di rendere imprescindibile la tutela della libertà e della dignità della persona è iscritta nella Costituzione italiana ed è stata di recente rinnovata nella Carta dei diritti fondamentali dei cittadini europei. Leggi il resto di questo articolo »

Pubblichiamo un estratto della lectio magistralis tenuta da Roberta De Monticelli al Festival della Filosofia di Modena

Il Festival quest’anno ha avuto un bel coraggio. Già in poesia ci vuole coraggio a parlare d’amore. Ricordate Umberto Saba? “Amai trite parole che non uno/ osava. M’incantò la rima fiore / amore, / la più antica, difficile del mondo”. Il tema del festival, “Amare”, fu scelto in tempi in cui era ancora lecito sperare che la politica sarebbe presto tornata a essere quello che dovrebbe, quando delle istituzioni ci si può fidare. È vero, né la vita privata né la vita interiore delle persone possono fermarsi solo perché le istituzioni vivono un momento di crisi, soprattutto in un paese dove questi momenti durano interi decenni. Si può e si deve anche parlare d’altro. Ma credo che nei limiti del possibile bisogna farlo in modo che non sia come “far finta di niente”. Altrimenti noi tutti incorreremo di nuovo nella colpa che Piero Calamandrei chiamava “la cieca e dissennata assenza”. Di quelli che, quando un vigliacco imboscato vicino a Chiasso (per scappare) spedì le sue squadracce alla marcia su Roma, si tirarono da parte per far posto. E così fecero silenziosa eco al sublime Luigi Facta, ultimo presidente del Consiglio prima di Mussolini: “Nutro fiducia”. Leggi il resto di questo articolo »

Le nostre radici, antidoto alla crisi

C’è la lettera, l’ultima, ai compagni, di un ragazzo partigiano di Parma, Giordano Cavestro, studente  di 18 anni, fucilato dai fascisti repubblichini il 4 maggio 1944 a Bardi, che riletta oggi riempie di  dolore e di commozione per le sue speranze tradite: «Se vivrete tocca a voi rifare questa povera  Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care. La mia giovinezza è spezzata, ma sono sicuro che servirà da esempio». Leggi il resto di questo articolo »

Oggi 2 giugno è la festa della Repubblica. Io, come moltissimi altri italiani sono contrario alla  parata. Non solo a causa del terribile terremoto che ha colpito alcuni territori dell’Emilia Romagna,  ma sono in generale contrario a parate militari in occasione di ricorrenze fondatrici della nostra  democrazia. Non sono tuttavia contrario ad una parata che esprima il senso di ciò che abbiamo  scelto con il referendum che ha deciso la forma dello Stato italiano. Quel voto fu la premessa per la  promulgazione della nostra Carta costituzionale. Cosa afferma solennemente il primo articolo della  Costituzione?: «L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro…».  Io vorrei la sfilata per la ricorrenza del 2 giugno composta da tutte le forze del lavoro che hanno  edificato questa nazione con la loro fatica, con le loro tasse, con i loro sacrifici, con le loro  sofferenze. Leggi il resto di questo articolo »

Questa è la lettera che Lelio Basso (1903- 1978) - uno dei padri della Costituzione italiana- scrisse all’allora ministro della Difesa Arnaldo Forlani che decise di sospendere la parata militare del 2 giugno 1976 dopo il terremoto che sconvolse il Friuli.

Lelio Basso

Sono personalmente grato al ministro Forlani per avere deciso la sospensione della parata militare del 2 giugno, e naturalmente mi auguro che la sospensione diventi una soppressione. Non avevo mai capito, infatti, perché si dovesse celebrare la festa nazionale del 2 giugno con una parata militare. Che lo si facesse per la festa nazionale del 4 novembre aveva ancora un senso: il 4 novembre era la data di una battaglia che aveva chiuso vittoriosamente la prima guerra mondiale. Ma il 2 giugno fu una vittoria politica, la vittoria della coscienza civile e democratica del popolo sulle forze monarchiche e sui loro alleati: il clericalismo, il fascismo, la classe privilegiata. Perché avrebbe dovuto il popolo riconoscersi in quella sfilata di uomini armati e di mezzi militari che non avevano nulla di popolare e costituivano anzi un corpo separato, in netta contrapposizione con lo spirito della democrazia? Leggi il resto di questo articolo »

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