Articoli marcati con tag ‘dovere’

Non temo e non spero nulla. So soltanto che ciascuno di noi deve fare ogni giorno, sino all’ultimo, il suo dovere… Bisogna saper lavorare con umiltà, senza ostentazione, magari anche in attività oscure… Occorre cercare di uscire da sé, occorre vincere il proprio egoismo, servire i più piccoli senza illudersi di trovare sempre e comunque riconoscimento o gratitudine …  Perché la vita ci è stata data per servire, per mostrarci solidali con l’umanità intera battendoci, pur nel nostro piccolo, per gli ideali eterni di giustizia, di libertà, di pace, di progresso.

Alessandro Galante Garrone (1909- 2003),  storico, magistrato, Azionista

 

vedi: Pensiero Urgente n.201)

Pensiero Urgente n.239)

Pensiero Urgente n.103)

Pensiero Urgente n.243)

Non smette di suscitare ammirazione la figura complessa di Piero Gobetti (di cui in questi giorni si celebrano i novant’anni dalla scomparsa). La recente raccolta di alcuni suoi scritti, curata da Paolo Di Paolo e pubblicata da Feltrinelli (Piero Gobetti. Avanti nella lotta, amore mio! Scritture 1918–1926, pp. 220, euro 9,50), ripropone l’immagine di un intellettuale atipico, morto a soli 24 anni, con il fisico debilitato a causa delle percosse squadriste. Allievo di Einaudi e di Salvemini, vicino a Gramsci e al suo «Ordine Nuovo», Gobetti s’ispira alle lezioni di estetica impartite da Croce. La poesia è il luogo privilegiato di un’interiorità che cerca chiarezza ed espressione. Per questo, il giovane torinese predilige l’«unità» dell’opera di Pirandello rispetto al bieco opportunismo del futurista Marinetti. Sostiene, inoltre, che i critici d’arte non possono occuparsi di questioni marginali, di schematismi e «sillogismi» vari, tralasciando colpevolmente l’autentica bellezza. Dai suoi brani trapela un insolito intreccio tra politica e amore. Il suo stile nervoso, da un lato, accompagna una forte ansia di riforme, dall’altro rende esplicito il suo incontro spirituale con Ada. Leggi il resto di questo articolo »

PIERO CALAMANDREI 1889- 1956

Il discorso che segue fu pronunciato da Piero Calamandrei nel salone degli Affreschi della Società Umanitaria il 26 gennaio 1955 in occasione dell’inaugurazione di un ciclo di sette conferenze sulla Costituzione italiana organizzato da un gruppo di studenti universitari e medi per illustrare in modo accessibile a tutti i principi morali e giuridici che stanno a fondamento della nostra Repubblica.


L’art.34 ( della Costituzione) dice:” I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi“. Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: ” E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. E’ compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto, si potrà veramente dire che la formula contenuta nell’art. primo- “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro “- corrisponderà alla realtà.
Perché fino a che non c’è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà chiamare neanche democratica perché una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto una uguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia in cui tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società. E allora voi capite da questo che la nostra costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere. Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi! E‘ stato detto giustamente che le costituzioni sono anche delle polemiche, che negli articoli delle costituzioni c’è sempre anche se dissimulata dalla formulazione fredda delle disposizioni, una polemica. Questa polemica, di solito è una polemica contro il passato, contro il passato recente, contro il regime caduto da cui è venuto fuori il nuovo regime. Leggi il resto di questo articolo »

NON possiamo distogliere lo sguardo dai mali profondi dell’Italia, quelli che continuano a corrodere la società. Abbiamo appena assistito all’accettazione strutturale della corruzione, visto che condannati e inquisiti non sono stati non dico almeno biasimati, ma dotati di un paracadute politico con candidature alle elezioni europee e locali. Vi è una morale da trarre da questa vicenda? Ve ne sono almeno tre. La prima riguarda il significato assunto dalle leggi in queste materie; la seconda evoca l’onore perduto della politica; la terza richiama l’impossibile ricostruzione di un’etica civile. Leggi il resto di questo articolo »

6 aprile 2014
17:00a20:00

PER INFORMAZIONI: 3337765679

17 luglio 2013
21:00a23:00

vedi:  22 giugno 2012. Lettera per "Pippo".

10 marzo 2012. Mazzini, 140 anni dopo, per celebrare il futuro.

Per informazioni e per possibili cambiamenti o aggiunte:

tel. 06 9300526  o consultate il nostro sito : www.gruppolaico.it

Questi eventi sono collegati ai nostri programmi di ricerca e sono riservati ai soci.

10 luglio 2013
21:00a23:00

vedi:  22 giugno 2012. Lettera per "Pippo".

10 marzo 2012. Mazzini, 140 anni dopo, per celebrare il futuro.

 

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12 maggio 2013
17:00a20:00

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Non è l'Italia sognata dai partigiani.

La scintilla della Resistenza. La scelta ieri e oggi

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 Se volgiamo lo sguardo verso altri tempi e altre culture, ci avvediamo senza particolare fatica di quanto intenso sia sempre stato il richiamo alla solidarietà, quale che fosse la parola adoperata per designarla. Per lungo tempio di essa si è parlato come appartenente all’ordine naturale delle cose, come di un dovere, come di uno «strumento di Dio, e governante degli uomini». È quel che scrive nel ’500 Étienne de la Boètie, riferendosi esplicitamente alla natura: «bisogna pensare che distribuendo ad alcuni di più ad altri di meno, essa volesse dare spazio all’affetto fraterno e mettere gli uomini in grado di praticarlo, avendo gli uni capacità di offrire aiuto, gli altri bisogno di riceverlo». Nel secolo successivo John Locke dirà che «Dio non lascia un uomo alla mercé di un altro al punto che questi possa, volendo, farlo morire di fame (…) La carità dà diritto ad ogni uomo a quella parte della ricchezza di un altro che gli è necessaria per fuggire una situazione di estremo bisogno, quando non abbia altri mezzi di sussistenza».
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15 gennaio 2013
21:00a23:00

 

VEDI:  Pensiero Urgente n°133)

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È un’immagine che ferisce: quegli immigrati con lo scotch sulla bocca, le mani legate e gli occhi spaventati, la cui foto ha fatto il giro del web, ci dice più di tante parole che cosa siamo. Quale è l’abisso in cui rischiamo di cadere senza più qualsiasi senso di solidarietà e di rispetto umano. L’immigrato vale meno di una merce da spostare da una parte all’altra del mondo. È il segno di un  declino spaventoso.  Eppure, un luogo comune assai diffuso e pigramente accettato dai più, è che l’Occidente abbia  espunto dal proprio orizzonte quella disumanità che fu l’incunabolo delle atrocità di cui è  disseminata la storia del secolo breve. E naturalmente noi italiani, brava gente per definizione, il cui  fascismo sarebbe stato un blando autoritarismo che mandava gli oppositori in vacanza al confino  nelle belle isole Eolie o nella allora remota Eboli dove però potevano conversare con Cristo, fra  tutte le genti civili e umane del civilizzatissimo Occidente saremmo i più bravi e i più umani. Leggi il resto di questo articolo »

Appello alle comunità cristiane di Alex Zanotelli

In questo periodo quaresimale sento l’urgenza di condividere con voi una riflessione sulla ‘tempesta finanziaria’ che sta scuotendo l’Europa , rimettendo tutto in discussione: diritti, democrazia, lavoro….In più arricchendo sempre di più pochi a scapito dei molti impoveriti. Una tempesta che rivela finalmente il vero volto del nostro Sistema: la dittatura della finanza. L’Europa come l’Italia è prigioniera di banche e banchieri. E’ il trionfo della finanza o meglio del Finanzcapitalismo come Luciano Gallino lo definisce: “Il finanzcapitalismo è una mega-macchina,  che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni, allo scopo di massimizzare e accumulare sotto  forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia del maggior numero di esseri umani sia degli eco-sistemi.” Leggi il resto di questo articolo »

Il 10 marzo 1872 muore a Pisa, nella casa dei Nathan-Rosselli, sotto il falso nome di dottor John Brown e rifiutato dall’Italia unita

GIUSEPPE  MAZZINI

 PADRE DELLA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849

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Siamo il paese della libertà fragile. Le libere repubbliche del tardo Medio Evo non hanno saputo proteggersi dalla tirannide e dal dominio straniero; lo Stato liberale nato dal Risorgimento nel 1861 è stato distrutto cinquant’anni dopo dal fascismo; la Repubblica democratica nata il 2 giugno 1946 è degenerata nel sistema berlusconiano. Perché tutto ciò è accaduto e accade? Perché in tutte queste occasioni sono mancati gli oppositori determinati a combattere con tutte le forze contro queste tirannie, qualunque forma abbiano assunto, e perché in troppi sono disposti ad aprire loro le porte e a cedere il passo. La libertà italiana è sempre stata fragile perché troppo pochi sanno essere intransigenti.

 

di   Maurizio Viroli,   ed. Laterza 2012,   € 15,00

vedi:  Perché lo sdegno è una virtù,

L'Italia dei doveri,

Indignatevi!,

La libertà dei servi

Pensiero Urgente n.218)

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Contro malaffare e illegalità servono regole severe e istituzioni decise ad applicarle. Ma serve soprattutto una diffusa e costante intransigenza morale, un’azione convinta di cittadini che non abbiano il timore d’essere definiti moralisti, che ricordino in ogni momento che la vita pubblica esige rigore e correttezza.«Mi piace definirmi moralista - afferma Rodotà -. Questa parola è sgradita, è usata in modo negativo e tuttavia mi pare che alluda a un modo di guardare le cose del mondo in maniera reattiva, non passiva. Soprattutto quando ci troviamo di fronte a illegalità, cinismo, abbandono dell’etica pubblica, che è quello che è avvenuto in questi anni, non soltanto in Italia, ma in Italia in modo tale da travolgere lo stesso senso delle istituzioni, il rispetto delle regole, il rispetto degli altri. E quindi è necessaria una reazione. Io lo chiamo moralismo attivo: quello che mettono in atto tante persone, che fanno tanti mestieri e che nella loro vita quotidiana non rinunciano a denunciare i comportamenti che contravvengono a quello che è scritto nella Costituzione, per cui soprattutto chi ha funzioni pubbliche deve adempierle con onore e disciplina. L’onore soprattutto è in parte perduto e un buon moralismo può aiutarci a riconquistarlo per tutti

 

Il libro:  Stefano Rodotà, Elogio del moralismo, ed. Laterza 2011,  € 9,00

vedi: LA QUESTIONE MORALE

Matti da legale

17 aprile 2012
21:00a23:00

 

vedi: Un giorno per incontrarsi:  " ... SOLO IL TEMPO E' NOSTRO".

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Roberta De Monticelli è docente di Filosofia della persona presso l’università Vita-Salute del San Raffaele di Milano. Il testo di cui pubblichiamo un brano è tratto dalla premessa a un volume, in uscita per Chiarelettere con il titolo A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca (pp. 112, € 7), in cui sono raccolti alcuni scritti di don Lorenzo Milani, il priore di Barbiana, relativi alla vicenda che nel 1965 lo coinvolse in un processo per apologia di reato, per avere difeso l’obiezione di coscienza alla leva militare. Don Milani (Firenze 1923-1967) è stato un prete scomodo per la Chiesa, che nel 1954 lo esiliò in una minuscola comunità sopra Firenze: Sant’Andrea a Barbiana. Di qui, con i suoi ragazzi avviò una straordinaria avventura umana e spirituale, culminata nel maggio del 1967 con la pubblicazione di Lettera a una professoressa. Leggi il resto di questo articolo »

Senza magistrati e senza forze dell’ordine con il senso del dovere, la sicurezza della persona e delle proprietà può solo degenerare nell’arbitrio dei violenti e della criminalità. Senza medici e personale sanitario con il senso del dovere, il diritto alla salute diventa una crudele finzione. Senza insegnanti con il senso del dovere, il diritto all’educazione e alla cultura rimane privilegio di pochi. Senza doveri, insomma, niente libertà. In un Paese in cui per molto tempo le battaglie sui diritti hanno offuscato la questione dei doveri e in cui sempre più spesso chi sceglie di opporsi alla discriminazione e all’individualismo politico e sociale viene bollato come “moralista”, la vera sfida per tutti i cittadini, ma soprattutto per le élites politiche, imprenditoriali e intellettuali, è quella di battersi con forza per una rinascita civile a partire dalla fondamentale lezione sull’equilibrio tra diritti e doveri che ci viene dal Risorgimento, dalla Resistenza e dalla nostra Costituzione. In questo saggio ricco di esempi tratti dalla storia, dalla letteratura e dalla cronaca, Maurizio Viroli riflette non solo sulla bellezza e la dignità del senso del dovere, ma ci indica anche una strada, tanto difficile quanto necessaria, per riappropriarci di un valore dimenticato.

Tutto questo è la grande eredità di Mazzini, del suo pensiero e della sua visione dell’Italia, che Viroli sa riportare nel nostro tempo grigio e volgare, nell’Italia contemporanea dove il senso del dovere è l’idea più lontana e misconosciuta. Un libro prezioso per chi  non  vuole celebrare il 150° anniversario dell’Unità d’Italia con inutile retorica ma vuole partire da questo anniversario per impegnarsi personalmente, affinchè un giorno l’Italia sia quella sognata da Mazzini, Garibaldi e da quegli uomini e donne che offrirono la loro vita per un’altra Patria.

 

di  Maurizio Viroli,  ed. Rizzoli  2008,  € 12,00

 

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Che cosa vuole questa so­cietà, quali sono i suoi precetti e la sua morale? C’è ancora una morale presentabile? Un governo privo di morale come questo del Cavaliere di Arcore dimo­stra che per la società contempora­nea la vecchia morale, quella, per in­tenderci, del Decalogo, è un ingom­bro, una cosa vecchia, da ignorare. Nella società contemporanea, i peccati di corruzione e di adulterio non sono più qualcosa da condanna­re, ma da esibire come segno del tuo rango sociale. Il funzionario politico che vuole essere rispettato dalla società dei produttori e dei venditori deve inta­scare la bustarella e frequentare il club del benessere dove può avere gratis le massaggiatrici brasiliane. Corruzione e privilegio fanno parte del suo rango, come un tempo lo spa­dino e la parrucca. Leggi il resto di questo articolo »

Italiano sia il pensiero continuo dell’anime vostre: Italiani siano gli atti della vostra vita; Italiani i segni sotto i quali v’ordinate a lavorare per l’Umanità. Non dite: io, dite : noi. La Patria s’incarni in ciascuno di voi. Ciascuno di voi si senta, si faccia mallevadore [garante] dei suoi fratelli: ciascuno di voi impari a far sì che in lui sia rispettata ed amata la Patria.
Bisogna convincere gli uomini ch’essi, figli tutti d’un solo Dio, hanno ad essere qui in terra esecutori d’una sola Legge – che ognuno d’essi, deve vivere, non per sé, ma per gli altri – che lo scopo della loro vita non é quello di essere più o meno felici, ma di rendere sé stessi e gli altri migliori – che il combattere l’ ingiustizia e l’errore a beneficio dei loro fratelli, e dovunque si trova, é non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa – dovere di tutta la vita. Se i vostri doveri non fossero che negativi, se consistessero unicamente nel non fare il male, nel non nuocere ai vostri fratelli, il grido della vostra coscienza basterebbe a dirigervi. Siete nati al bene, e ogni qual volta voi operate direttamente contro la Legge, ogni qual volta voi commettete ciò che gli uomini chiamano delitto, v’è tal cosa in voi che v’accusa, tale una voce di rimprovero che voi potrete dissimulare agli altri, ma non a voi stessi. Ma i vostri più importanti doveri sono positivi. Non basta il non fare: bisogna fare. Non basta limitarsi a non operare contro la Legge; bisogna operare a seconda della Legge. Non basta il non nuocere: bisogna giovare ai vostri fratelli.

 

Giuseppe Mazzini,   DOVERI DELL’UOMO,  1860

L’avvenire, della Patria e vostro, voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi purtroppo, spero per breve tempo, contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano : il Macchiavellismo e il Materialismo. Il primo, travestimento meschino della scienza d’un Grande infelice, v’allontana dall’amore e dall’adorazione schietta e lealmente audace della Verità : il secondo vi trascina inevitabilmente, con il culto degli interessi, all’egoismo ed all’anarchia.

Giuseppe Mazzini,  da  DOVERI DELL’UOMO,   1860

Migliorare voi stessi ed altrui: è questo il primo intento ed è la suprema speranza d’ogni riforma, d’ogni mutamento sociale. Non si cangiano le sorti dell’uomo, rintonacando, abbellendo la casa dov’egli abita: dove non respira un’anima d’uomo ma un corpo di schiavo, tutte le riforme sono inutili; la casa rabbellita, addobbata con lusso, è sepolcro imbiancato, e non altro.  Non dite: l’Umanità è troppo vasta, e noi troppo deboli. Dio non misura le forze, ma le intenzioni.Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore… che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall’idea d’un solo o dalla forza di tutti. E questo principio è il DOVERE.

Giuseppe Mazzini,    Doveri dell’uomo,  1860

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