Articoli marcati con tag ‘violenza’

11 dicembre 2012
21:00a23:00

Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo

27 novembre 2012
21:00a23:00

Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo

È un’immagine che ferisce: quegli immigrati con lo scotch sulla bocca, le mani legate e gli occhi spaventati, la cui foto ha fatto il giro del web, ci dice più di tante parole che cosa siamo. Quale è l’abisso in cui rischiamo di cadere senza più qualsiasi senso di solidarietà e di rispetto umano. L’immigrato vale meno di una merce da spostare da una parte all’altra del mondo. È il segno di un  declino spaventoso.  Eppure, un luogo comune assai diffuso e pigramente accettato dai più, è che l’Occidente abbia  espunto dal proprio orizzonte quella disumanità che fu l’incunabolo delle atrocità di cui è  disseminata la storia del secolo breve. E naturalmente noi italiani, brava gente per definizione, il cui  fascismo sarebbe stato un blando autoritarismo che mandava gli oppositori in vacanza al confino  nelle belle isole Eolie o nella allora remota Eboli dove però potevano conversare con Cristo, fra  tutte le genti civili e umane del civilizzatissimo Occidente saremmo i più bravi e i più umani. Leggi il resto di questo articolo »

«Chiederò al Parlamento di abolire la parola razza dalla nostra Costituzione»: è questa la promessa che François Hollande, candidato alla Presidenza francese, ha solennemente assunto in campagna elettorale. Di per sé non è una grande novità, se è vero che già negli anni Cinquanta del secolo scorso, Claude Lévi-Strauss propose all’Unesco di sostituire «razza» con etnia o cultura (Razza e storia. Razza e cultura, Einaudi). La dichiarazione del candidato socialista all’Eliseo è tuttavia sintomatica del fatto che il razzismo, in questo primo scorcio di millennio, è tornato prepotentemente alla ribalta in tutta Europa. Le stragi di Oslo e Utoya in Norvegia; gli omicidi di Firenze; il recente eccidio di Tolosa e uno sciame di episodi più o meno violenti, testimoniano l’intensificarsi di quella che si potrebbe definire «razzializzazione» delle differenze culturali.  Leggi il resto di questo articolo »

Tutti ci stiamo trasformando, senza quasi accorgercene, in tecnici della crisi che traversiamo: strani bipedi in mutazione, sensibili a ogni curva economica tranne che alle curve dell´animo e del crimine. L´occhio è fisso sullo spread, scruta maniacalmente titoli di Stato e Bund, guata parametri trasgrediti e discipline finanziarie da restaurare al più presto. Fino a quando, un nefasto mattino, qualcosa di enorme ci fa sobbalzare sotto le coperte del letto e ci apre gli occhi: un male oscuro, che è secrezione della crisi non meno delle cifre di bilancio ma che incide sulla carne viva, spargendo sangue umano. La carneficina alla scuola ebraica di Tolosa è questo sparo nel deserto, che ci sveglia d´un colpo e ci immette in una nuova realtà, più vasta e più notturna. Come in una gigantesca metamorfosi, siamo tramutati in animali umani costretti a vedere quello che da mesi, da anni, coltiviamo nel nostro seno senza curarcene.

Leggi il resto di questo articolo »

«Eintritt für Italiener verboten!». Quel famosissimo cartello appiccicato all’entrata d’un ristorante di Saarbrücken, tradotto e rafforzato nella nostra lingua («Proibito “rigorosamente” l’ingresso agli italiani!») perché tutti capissero, è una ferita che sanguina ancora tra i nostri emigrati in Germania. Non sappiamo chi fosse il razzista padrone di quella trattoria. Forse, chissà, era un immigrato danese, russo o polacco arrivato qualche anno prima. Nessuno stupore. Così come non può stupire che il cartello piazzato in una vetrina di Vicenza con scritto «Vietato entrare ai zingari» sia stato messo lì da Fatima Mechal, un’immigrata marocchina. È andata quasi sempre così, nella storia delle emigrazioni: quelli che stavano all’ultimo gradino della scala sociale, appena riescono a salire sul penultimo si voltano e sputano su chi ha preso il loro posto.  Leggi il resto di questo articolo »

Ernesto Balducci:  1922- 25 aprile 1992

Davide Maria Turoldo: 1916- 6 febbraio 1992

Leggi il resto di questo articolo »

Chiedere scusa è forse il primo atto di decenza, che ci si aspetta da chi addolora, offende, tradisce. Innanzitutto è uscire da se stessi, vedere sul volto dell´altro la ferita che ho inflitto. Questo estendere lo sguardo oltre l´Io Kant lo chiama pensare ampio, oltre il circolo che disegno attornoalla mia persona. Posso aver avuto un qualche motivo nel colpire il prossimo, ma l´effetto del colpo non mi appartiene: è ormai nel corpo o nel cuore dell´altro. La giurisdizione è interamente sua. Il suo volto mi si accampa davanti e chiede qualcosa, anche se tace: specie se tace. Chiede che io guardi la ferita, e faccia due operazioni al tempo stesso: che veda dentro me stesso e che veda l´offeso nella sua integralità, non più estraneo perché una parte di me è entrata per effrazione in lui. È stato necessario un secolo cruento, perché la parola assumesse un peso in politica.

Leggi il resto di questo articolo »

Chi aprisse in questi giorni la pagina web del Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa, sarebbe subito colpito dal primo grande titolo, che dice: «L’Italia deve proteggere meglio i diritti dei rom e dei migranti». Esso è accompagnato da una fotografia, che riproduce un manifesto, divenuto ben noto, largamente affisso sui muri di Milano durante la recente campagna elettorale per l’elezione del sindaco. Vi si legge: «Milano Zingaropoli con Pisapia» e nel testo si stigmatizza anche il progetto di costruzione di una moschea. Dunque l’Italia, la cui immagine già per altro verso non brilla ora in Europa, è nuovamente e negativamente esposta all’attenzione. E’ possibile che in Italia a pochi interessi cosa dice il Consiglio d’Europa e che le questioni legate ai diritti fondamentali siano da molti trattate con sufficienza e fastidio. Ma così non è nell’Europa di cui l’Italia è parte. E tout se tient quanto ad immagine e a opinione che gli altri hanno della sua credibilità e affidabilità.

Leggi il resto di questo articolo »

Mitezza come parola chiave del nuovo lessico politico. Invocata da più parti, e in zone diverse della geografia culturale, si presenta come l’antidoto all’arditismo quale cifra dominante dell’ultimo ventennio. La svolta mite di un paese stanco di guerra è il titolo di una riflessione di Ilvo Diamanti sui recenti risultati delle elezioni amministrative. Una “svolta mite” ribadita dagli ultimi referendum. Eroe mite appare il nuovo sindaco di Milano, proprio nella cittàculla d’una politica muscolare e gridata. Così come altrove ha trionfato lo stile pacato dei nuovi sindaci e delle campagne referendarie condotte con il sorriso e l’ironia. La mitezza come virtù civile necessaria è rilanciata in innumerevoli saggi. Di “nazione mite” scrive Paul Ginsborg in Salviamo l’Italia, nel solco tracciato fin dal 1993 con il “diritto mite” da Gustavo Zagrebelsky, il quale ha riproposto anche in interventi recenti la sua riflessione sul rapporto tra mitezza e democrazia. Leggi il resto di questo articolo »

C”è una strana atmosfera a Roma, esitante, grigia. La Pasqua è in arrivo e poi ce ne sarà un’altra di Pasqua, quella di Karol Wojtyla. La città è piena di turisti e pellegrini, e molti altri ancora ne arriveranno per beatificare Giovanni Paolo. Le chiese sono piene, i riti si susseguono, il viola domina sugli altari. E in tanta ridondante spiritualità succede che una decina di famiglie rom decida di rifugiarsi nella basilica di San Paolo. Fino a ieri mattina stavano nel loro accampamento sulla Tiburtina, ma sono stati scacciati dal sindaco Alemanno e non sanno dove andare. Povericristi erranti nei giorni della passione di Cristo. È che a Roma va così. Ogni giorno uno sgombero. Arrivano gli squadroni del sindaco con le ruspe e le ambulanze, i rom raccolgono quello che possono prima che le baracche vengano demolite, e lì finisce. I cacciatori tornano in caserma e i cacciati vagano per la città. Così come vagano per la città anche i ragazzi tunisini e presto anche i libici e poi anche gli altri da chissà dove. Ci sono inoltre gli afghani nella stazione Ostiense e gli eritrei della Romanina. Oltre a un’imprecisata folla di senza-fissa-dimora, cronici e di fresca nomina. Leggi il resto di questo articolo »


Parlo nel tempo dell’umanità corrotta,
dell’infanzia violata e dei corpi artefatti.

Parlo nel tempo di chi elemosina le briciole di una quotidiana certezza,
come fiere che si divorano per la stessa pietanza,
e tacciono
per non essere cacciate dalla mensa del padrone. Leggi il resto di questo articolo »

C’è chi vede nelle religioni un’immensa fonte di violenza al punto che, se sparisse­ro, il mondo non avrebbe che da guada­gnarci. Altri che, al contrario, le considerano come indispensabili artigiane di pace. Tutti han­no in testa una lunga lista di eventi per corroborare il loro giudizio. Da un lato, atti di violenza inauditi, abietti, barbari, dall’altro testimonianze ammirevoli di solidarietà, compassione, resistenza eroica al ma­le: tutti fatti in nome di Dio. Così, le religioni sono capaci del peggio come del meglio. Ma su cosa pog­giano questi estremi: il potere di fomentare l’odio, di umiliare, di dominare e quello di generare la bontà, l’amore, l’aiuto reciproco? Lo sguardo naturalmente si focalizza prima di tutto sui testi sacri delle grandi religioni. Ciò che colpisce è l’immensa bontà che sprigiona da questi: il Dio degli umili della Bibbia, il Dio dei poveri e degli oppressi dei Vangeli, il Dio misericordioso del Corano e i doveri di solidarietà, di condivisione e di giustizia che ne derivano. “Credere che Dio possa ordinare agli uomini atti atroci di ingiustizia e di crudeltà, è il più grande errore che si possa commettere nei suoi confronti”, scriveva Simone Weil nel suo Lettera a un religioso. Leggi il resto di questo articolo »

  • Dice: gli immigrati delinquono più degli italiani. Falso. Tra gli immigrati regolari il tasso di criminalità è pari a quello registrato tra i cittadini italiani: e, nella fascia di età 24-50 anni, la frequenza dei delitti è minore all’interno della popolazione straniera. (Diverso è il caso degli immigrati irregolari, dove il tasso di criminalità è più elevato: ma qui le ragioni sono altre e facilmente decifrabili). Dice: gli stranieri violentano le nostre donne. Falso. Le «nostre donne» (e le nostre bambine) sono violentate dai «nostri uomini»: da italiani, cioè, come confermato dall’Istat; ed è altrettanto provato che il 94% di quelle violenze avviene in ambito familiare, parentale, amicale. Leggi il resto di questo articolo »

Si può amare il mondo, “incarnarsi” in esso, giocarvi fino in fondo la partita umana, senza necessariamente diventare complici delle sue cadute, delle sue guerre, dei suoi progetti sbagliati o falliti? Il Concilio Vaticano II aveva detto di sì, perché non aveva ripreso la dottrina secondo la quale dopo il primo peccato gli uomini, respinti da Dio, avrebbero perso i doni della loro propria natura e perciò sarebbero stati quasi necessariamente spinti al male, ma aveva sostenuto che integra era rimasta in loro l’immagine di Dio (“naturali morum integritate ornati”, diceva anche la Pacem in terris) e da Dio erano stati “messi in mano al loro consiglio”, cioè resi capaci di far fronte alle sfide e di prendere in mano la storia. Leggi il resto di questo articolo »

Quel che fa paura in questa Italia balcanizzata non è il default del Paese, le mafie, la disoccupazione, ma la banalità del male. La sua quotidianità, il senso di leggerezza di fronte all’abisso delle coscienze. Le tragedie sono ridottela routine, non provocano più sorpresa, né angoscia o repulsione. Sono favole nere, medioevali che ci vengono raccontate a tavola, la sera, mentre ceniamo con i familiari. Echi di orrori trasformati in notizie. Un club di mostri che fanno da sfondo alle nostre giornate e di cui non ci curiamo perché appartengono alla categoria dell’ovvio, come le previsioni del tempo o l’andamento della Borsa. Leggi il resto di questo articolo »

Dee in fuga. Una sera a parlare di dee in fuga dalla Terra, dall’Umanità. Da questa Umanità. Aidos era la dea della vergogna, del pudore, del senso del limite che abbandona il Mondo poichè gli uomini scelgono la Hybris, cioè la tracotanza, il senso di onnipotenza, il superamento di ogni limite. Con Aidos fugge  Nemesi, la dea dell’indignazione e della giustizia compensatrice e fugge anche Astrea, colei che diffondeva i sentimenti di giustizia: diverrà la splendida costellazione della Vergine e da lì ci guarda piangente per come ci siamo ridotti. Leggi il resto di questo articolo »

Il cambiamento della legge elettorale non è più ormai solo una questione di funzionamento o non funzionamento del sistema, e perfino nemmeno una questione di salvezza o perdita della democrazia. È la prima e forse l’unica cosa che oggi possiamo fare perché l’Italia non si chiuda a lungo termine nel sigillo di una società arrogante incolta e violenta, quale è stata costruita in questi ultimi vent’anni dai picconatori e dagli innovatori da Cossiga alla Bicamerale a Berlusconi. Il bipolarismo maggioritario che ha messo i figli contro i padri e i poveri contro gli stranieri, ha reso popolare una cultura che congiunge ignoranza e violenza, e che ormai esce perfino dai tombini della Metropolitana. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista ad Augusto Cavadi, filosofo, saggista e autore di numerose opere sulla cultura mafiosa.

L’analisi del fenomeno mafioso svela un inquietante paradosso: gli uomini di “Cosa Nostra” sono, nella quasi generalità, cattolici e, non di rado, credenti pieni di fervore. Come è possibile ciò? Come si spiega l’ostentata religiosità degli “uomini d’onore”? A questi interrogativi risponde Augusto Cavadi (nella foto), sociologo e teologo palermitano, nel suo recente “Il Dio dei mafiosi”, edito da San Paolo.

Il suo ultimo libro si intitola “Il Dio dei mafiosi”. Perché questo titolo?
La cultura mafiosa è un insieme di principi, di simboli, di linguaggi, di codici etici. Io ho cercato di mettere in evidenza che cosa pensano i mafiosi su Dio, su Cristo, sulla chiesa, sui santi e quindi ho cercato di fare una ricerca sulla “teologia mafiosa”. In questo senso il titolo mi è venuto abbastanza spontaneo. Leggi il resto di questo articolo »

Non ho dubbi che Alessio Burtone non intendesse uccidere l’infermiera romena quando le ha sferrato un pugno nel metrò di Roma. Ma lo stesso vale forse per la giovane romena che qualche anno fa colpì con l’ombrello un’altra giovane donna, italiana, perforandole un occhio e causando così un’emorragia violenta che provocò una morte quasi immediata. Eppure, la reazione dell’opinione pubblica, dei politici, persino dei cosidetti “esperti” è stata molto diversa. Gli applausi ad Alessio Burtone quasi che fosse un eroe vendicatore e gli insulti ai carabinieri che lo portavano in carcere sono speculari al modo in cui fu invece trattata la giovane rumena diventata assassina per un gesto maldestro: accusata di essere una belva violenta e assetata di sangue. Leggi il resto di questo articolo »

Oggi siamo in piazza per manifestare a sostegno della Fiom e contro il governo. Personalmente ho aderito alla manifestazione senza esitare non solo per essere vicino ai lavoratori in un momento drammatico per il presente e il futuro loro e dei loro figli, ma anche per partecipare ad una lotta decisiva e dare futuro allo statuto di dignità e di sacralità dell’essere umano in quanto tale. L’attacco ai diritti dei lavoratori condotto in nome delle ragioni della prepotenza mercantile non è più questione politica, né sindacale o socio economica. È molto, molto di più. Leggi il resto di questo articolo »


Possiamo immaginare le urla, i gesti armati, il suono delle pietre e del ferro, la paura, il sangue. Il campo di battaglia, un appartamento comune, la cucina, la porta accanto. È difficile da sopportare, perfino nella mente. Ma non deve impedirci di ragionare. Nosheen viene dal Pakistan come sua madre Begm Shez. Dove la violenza contro le donne è impunita e sancita da una tradizione fondamentalista e inaccettabile. Ma Nasheen vive in Italia, in un paese libero e democratico in cui le donne hanno conquistato i loro diritti. Un paese dove, quasi ogni giorno, una donna muore per mano del suo uomo. Leggi il resto di questo articolo »


Fatal error: Call to undefined function wp_kses_attr_parse() in /web/htdocs/www.gruppolaico.it/home/wp/wp-includes/shortcodes.php on line 326