Articoli marcati con tag ‘liberazione’

Testimonianza – Un testo dell’avvocato filosofo napoletano Gerardo Marotta racconta la parabola (triste) dell’Istituto italiano di studi filosofici. In occasione dell’addio a Gerardo Marotta, pubblichiamo lo stralcio di un lungo testo dell’avvocato, l’ultimo che ci ha inviato.

 

Ancora oggi, ai nostri giorni, si assiste a Napoli e in tutto il Paese alla mancanza di cultura politica e non si riesce a formare un governo, un Consiglio regionale o un Consiglio comunale capace davvero di governare. Il Mezzogiorno è pieno di persone intelligenti ma che non sanno governare perché la cultura filosofica e politica fu estirpata completamente dalla controrivoluzione del 1799. Tanto che nella Storia del Regno di Napoli Benedetto Croce osserva che dopo la controrivoluzione, le stragi e le condanne a morte volute dal Borbone “non un filo di filosofia (e quindi di filosofia del diritto e di diritto pubblico) vi fu a Napoli”. Leggi il resto di questo articolo »

Non è nato sotto buona stella e, nonostante gli sforzi di papa Francesco, sembra che anche oggi dovrà pagare il suo tributo all’ambiguità, così come è avvenuto per tutti i precedenti. Il termine “Giubileo” è stato usato per la prima volta da papa Bonifacio VIII nel 1300, quando indisse il primo giubileo della storia. In realtà l’iniziativa fu una richiesta della gente comune. Nella notte di Natale del 1299 si riversarono nella Basilica di San Pietro cittadini di Roma e migliaia di pellegrini a visitare i sepolcri degli apostoli Pietro e Paolo convinti di afferrare così il perdono di tutti i peccati di cui si erano pentiti. Inoltre il rinnovamento spirituale introdotto in gran parte dai francescani e domenicani aveva diffuso un grande bisogno di fede, di perdono e di purificazione. Tale fu l’impressione suscitata dal Papa, che decise di indire un Anno Santo. Ogni 100, divenuti poi 50 e in seguito 25 anni. Leggi il resto di questo articolo »

Lucia Ottobrini 1925- 2015

Lucia Ottobrini, una delle “quattro ragazze” dei Gruppi d’Azione Patriottica

Delle «quattro ragazze» dei Gruppi d’Azione Patriottica, Lucia Ottobrini è stata certamente quella dal carattere più riservato. Rispetto alla Maria Teresa Regard corrispondente dal Vietnam, alla «ragazza di via Orazio» Marisa Musu, o al «cuore di donna» di Carla Capponi la sua è stata una personalità tanto più austera quanto straordinaria. Lucia è morta sabato scorso a Rocca di Papa mentre nella sede di via dei Giubbonari a Roma suo marito Mario Fiorentini ritirava per il settantesimo anno consecutivo la «tessera del Partito» per entrambi. Tra le sue carte conservate, con quelle dei Gap di Roma presso l’Archivio Storico del Senato, si possono trovare tante tracce di una vita vissuta in modo pieno ma intimo. Una foto con la dedica di amicizia e ringraziamento scrittale da Ho Chi Min, il racconto dei suoi nove mesi di lotta partigiana, le impressioni tragiche su un paese sommerso dalle macerie materiali e storiche del regime fascista. Leggi il resto di questo articolo »

A chi mi chiede con aria di sfiducia e di sfida che cosa ci abbiano recato questi anni dopo la liberazione so esattamente che cosa rispondere: ci hanno fatto prendere più chiara conoscenza della realtà in cui viviamo. Or conosciamo meglio le nostre virtù e soprattutto le nostre miserie. La Resistenza è stata una dura scuola di verità: non solo un atto di coraggio morale ma anche di chiarezza intellettuale. Eravamo vissuti per anni in mezzo ai fumi della retorica. La Resistenza è stata la consapevolezza, seppur raggiunta soltanto da una minoranza, che lo stato mussoliniano nascondeva una profonda corruzione morale e civile e in fondo una reale impotenza, e che popoli civili si diventa non coi gesti magniloquenti nei giorni di festa ma col duro lavoro dei giorni feriali. Leggi il resto di questo articolo »

Claudio Pavone
Lo storico della “guerra civile” pubblica le sue memorie personali della Resistenza. E rimpiange il mancato cambiamento del Paese. Intervista di Antonella Rampino.

«La memoria fornisce materiali alla storia, e la storia fornisce interpretazioni alla memoria». Claudio Pavone, il resistente divenuto storico che con il celebre saggio Una guerra civile innovò l’intera storiografia sulla Resistenza, stavolta ha scritto di memoria. «Nel libro del 1991 non avevo voluto usare le mie memorie personali, tenendo distinti i ricordi dalla ricerca e dalla valutazione storica. «Così, stavolta mi sono proposto di tenere la politica sullo sfondo. C’era il rischio, poiché il caso vuole che di mestiere io faccia lo storico, che vi potesse essere la tentazione di inzepparlo di riflessioni e giudizi storici e politici». Eppure la politica e la storia, per chi legge La mia Resistenza  (appena uscito per Donzelli), ci sono eccome, e sono il senso ultimo di un racconto quasi intimo, in prima persona, in cui si viene portati per mano in eventi storici che hanno determinato tutti gli anni a seguire, delineando i profili della Repubblica nella quale ancora viviamo. Ma se il senso ultimo per chi legge è politico, se la politica traspare, ride Pavone, «è perché io sono finito in galera, ma mica perché avessi rubato galline!». Leggi il resto di questo articolo »

L’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky per la commemorazione del 25 Aprile al Cimitero Monumentale di Torino

Dopo settant’anni, le celebrazioni della Liberazione si rivolgono ormai a chi non ha vissuto i fatti o, almeno, i tempi della Resistenza. Quella generazione è quasi scomparsa. Per le nuove generazioni e, soprattutto, per quella di chi oggi è ragazzo, non si tratta di rivivere e rievocare vicende partecipate personalmente. Chi può dire, allora davvero, se non le ha vissute, quali furono le alternative di fronte alle quali si trovarono gli uomini e le donne di allora, i terrori, gli incubi, i pericoli, i dubbi che gravavano sulle coscienze, ma anche i progetti, gli ideali, le speranze che mossero i ribelli al fascismo e al nazismo? TEMPO di scelte tragiche alle quali, per nostra fortuna, da allora non siamo più stati chiamati. Dobbiamo anche oggi prendere posizione, non con le armi ma con la consapevolezza di ciò che allora divise il nostro Paese in una guerra che fu anche una guerra tra Italiani, una guerra civile, tra tutte le guerre la più crudele. E dobbiamo farlo con umiltà, perché noi non siamo stati messi alla prova e non possiamo dire con certezza da quale parte ci saremmo trovati. Leggi il resto di questo articolo »

Lunedì scorso tramite un’intervista chiestami dal Fatto Quotidiano (leggere più sotto, n.d.r.), ho dato notizia della mia decisione definitiva di uscire dalla comunità ebraica di Milano, di cui facevo parte, oramai solo virtualmente, ed esclusivamente per il rispetto dovuto alla memoria dei miei genitori. A seguito di questa intervista il manifesto mi ha invitato a riflettere e ad approfondire le ragioni e il senso del mio gesto, invito che ho accolto con estremo piacere. Premetto che io tengo molto alla mia identità di ebreo pur essendo agnostico. Ci tengo, sia chiaro, per come la vedo e la sento io. La mia visione ovviamente non impegna nessun altro essere umano, ebreo o non ebreo che sia, se non in base a consonanze e risonanze per sua libera scelta. Leggi il resto di questo articolo »

A settanta anni dal 1943 questo 25 aprile serve per una riflessione e un bilancio. Allora tutto cominciò con una scelta. Quando l’8 settembre crollò lo Stato, tutti furono lasciati soli con la propria coscienza. Di colpo le istituzioni scomparvero togliendo a ognuno protezione e sicurezza; nel marasma delle fughe del re, dell’ignavia dei generali, della protervia dei nazisti, ognuno fu costretto a riappropriarsi di quella pienezza della sovranità individuale alla quale si rinuncia ogni volta che si sottoscrive un patto di cittadinanza che preveda uno scambio tra diritti e doveri, libertà e regole, autonomia personale e legami sociali. Dopo l’8 settembre 1943, nello scenario comune di un’esistenza collettiva segnata dalla paura, dalla fame, dall’incubo delle bombe e della morte, non tutti però reagirono allo stesso modo. Leggi il resto di questo articolo »

8 giugno 2014
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18 maggio 2014
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11 maggio 2014
17:00a20:00

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Lelio Basso: "Quella parata è contro la Repubblica"

Resistenza. Un antidoto alla indifferenza.

Roma, 10 settembre 1943. La Resistenza continua

26 gennaio 2014
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vedi:  Roma, 10 settembre 1943. La Resistenza continua

26 novembre 2013
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24 novembre 2013
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17 novembre 2013
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29 ottobre 2013
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vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Lelio Basso: "Quella parata è contro la Repubblica"

Resistenza. Un antidoto alla indifferenza.

Roma, 10 settembre 1943. La Resistenza continua

 

15 ottobre 2013
21:00a23:00

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Lelio Basso: "Quella parata è contro la Repubblica"

Resistenza. Un antidoto alla indifferenza.

Roma, 10 settembre 1943. La Resistenza continua

6 ottobre 2013
17:00a20:00

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Lelio Basso: "Quella parata è contro la Repubblica"

Resistenza. Un antidoto alla indifferenza.

Roma, 10 settembre 1943. La Resistenza continua

 

 

4 settembre 2013
21:00a23:00

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Lelio Basso: "Quella parata è contro la Repubblica"

Resistenza. Un antidoto alla indifferenza.

 

2 giugno 2013
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vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Non è l'Italia sognata dai partigiani.

La scintilla della Resistenza. La scelta ieri e oggi

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28 maggio 2013
21:00a23:00

VEDI:    26 giugno 2012. Morte di un maestro di educazione. 

Don Milani, l’educazione come «ultima frontiera»

Don Milani, il Vangelo secondo Socrate

 

23 aprile 2013
21:00a23:00

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

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26 marzo 2013
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26 febbraio 2013
21:00a23:00

 

Il 26 giugno del 1967 muore a Firenze

DON LORENZO MILANI 

(1923- 1967)

 

  “ O Italiani!  non obbliate  giammai, che il primo passo a produrre uomini grandi sta nello onorare i già spenti.”

 Giuseppe Mazzini,  da  “ De l’amor patrio di Dante ”, 1826

Nel Diario minimo del 22 giugno 2012 ricordavamo questa straordinaria frase del giovane Mazzini e crediamo che possa e debba essere riferita ad un uomo grande come don Lorenzo Milani. 45 anni fa moriva fisicamente ma, come tutti coloro che hanno donato la propria vita per la liberazione dell’uomo, don Lorenzo è vivo e onorarlo ( senza inutili retoriche celebrazioni) vuol dire fare nostro il suo esempio, il suo impegno, il suo sacrificio per poterci migliorare. Tutti noi a rischio continuo di peggiorare nella mediocrità e nella banalità e nella complicità con un modo di vivere che distrugge le coscienze e l’animo. Don Lorenzo fu un RESISTENTE alla violenza in tutte le sue forme e la sua arma di RESISTENZA fu l’educazione, la scuola che dovevano essere il mezzo  affinchè  i “figli dei poveri” potessero crescere in consapevolezza e conoscenza per poter RESISTERE alla violenza dei “padroni”, delle economie feroci, dell’ignoranza ( soprattutto quella istituzionalizzata) e dell’abbrutimento derivante dalla società dei consumi. Fu un maestro di educazione, don Lorenzo, per gli ultimi e non solo per quelli di Barbiana ma anche per chi  socialmente ultimo non è ma è schiavo, servo senza esserne cosciente. Leggi il resto di questo articolo »

18 novembre 2012
17:00a20:00

 

 

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14 ottobre 2012
17:00a21:00

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

Lelio Basso: "Quella parata è contro la Repubblica"

Resistenza. Un antidoto alla indifferenza.

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Le grandi religioni universali, e soprattutto il Cristianesimo, non sono cosa da family day. Cristo è venuto a cambiare la vita degli uomini e a proclamare valori più alti dell’immediata cerchia degli affetti, anzi a sferzare duramente questi ultimi quando essi regressivamente si oppongono a un amore più grande. Perfino il legame più forte, quello tra il figlio e la madre, è trattato bruscamente quando Maria vuole interferire: «Donna, che c’è tra me e te?» le dice. Quando, mentre sta parlando a una folla, gli vengono a dire che sua madre e i suoi fratelli lo stanno cercando, Cristo replica: «Chi è mia madre? E chi sono i miei fratelli?», aggiungendo che è suo fratello chi fa la volontà del Padre. Se c’è conflitto tra il rapporto di parentela e il comandamento, la scelta è chiara: egli afferma di essere venuto a separare, ove sia necessario, «il figlio dal padre, la figlia dalla madre». La sua stessa nascita, del resto, scandalosa rispetto alle regole, non rientra certo nel modello dall’ordine famigliare. Leggi il resto di questo articolo »

Quando il fascismo stava per finire, nel novembre 1944, un giornalista americano che conosceva bene l’Italia, Herbert Matthews, scrisse un articolo molto scomodo, sul mensile Mercurio diretto da Alba De Céspedes. S’intitolava “Non lo avete ucciso”, e ci ritraeva, noi italiani e i nostri nuovi politici, incapaci di uccidere la bestia da cui in massa eravamo stati sedotti. Una vera epurazione era impossibile, soprattutto delle menti, dei costumi. Troppo vasti i consensi dati al tiranno, i trasformismi dell’ultima ora. Matthews racconta un episodio significativo di quegli anni. Quando il governo militare alleato volle epurare l’Università di Roma, una delegazione del Comitato di liberazione nazionale (Cln) chiese che la riorganizzazione fosse compiuta da due membri di ciascun partito: “In altre parole, una politica di partito doveva essere introdotta nel dominio dell’alta cultura: il che, mi sembra, è fascismo bello e buono”. Il giornalista conclude che la lotta al fascismo doveva durare tutta la vita: “È un mostro col capo d’idra, dai molti aspetti, ma con un unico corpo. Non crediate di averlo ucciso”. L’idra è tra noi, anche oggi.

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Il 25 aprile del 1992 moriva in tragico incidente stradale

padre ERNESTO BALDUCCI

(1922- 1992)

 

Nello stesso giorno anniversario della Liberazione moriva un maestro della liberazione, padre Balducci. Come a legare per sempre la figura di questo prete straordinario con il grande evento della storia recente d’Italia, frutto del sacrificio di migliaia di uomini e donne che avevano combattuto e dato la vita perchè l’Italia fosse liberata dal nazifascismo. Anche padre Ernesto è stato un “partigiano”: non sulle montagne o in drammatici scontri con i Tedeschi, ma attraverso la sua brillante e acuta attività di conferenziere o attraverso i suoi illuminanti scritti. Un partigiano che ha lottato per la liberazione più difficile: quella delle coscienze. La liberazione dal grigiore mentale, dall’ignoranza, dall’indifferenza, dall’incoscienza dei grandi problemi del mondo di oggi. Liberazione che ha sempre consistito nel provocare all’impegno e alla responsabilità, alla conoscenza e all’amore da vivere donando se stessi e non rifungiandosi nei “buchi” dove troppi di noi sopravvivono pensando solo a salvaguardarsi. Il 25 aprile del 1945 ha dischiuso la possibilità della Liberazione: era qualcosa in nuce che doveva essere sviluppata, curata, difesa. Sappiamo come è andata, vediamo che Italia e italiani sono di fronte a noi dopo 67 anni da quei giorni fatidici del 1945. Vediamo quanto sia stato “sprecato” il sangue e il sacrificio di migliaia di Resistenti. Padre Balducci ne era consapevole e ha impegnato la sua vita perchè gli italiani diventassero degni di ciò che era stata la Resistenza e non continuassero, con la loro inettitudine, a ritornare sotto la dittatura, questa volta dell’ideologia consumistica, della stupidità e della volgarità, nel disimpegno quasi totale. Proprio come aveva gridato il suo coetaneo Pasolini. Profeti entrambi che hanno messo la loro vita ( così diversa eppure così simile) a servizio dell’uomo e della sua dignità. Leggi il resto di questo articolo »

Questo libro raccoglie i principali scritti politici di padre Ernesto Balducci (1922- 1992), su temi oggi decisivi: la difesa dell’ambiente; la proposta di un nuovo modello di sviluppo che non insegua unicamente il profitto; la pace e la tolleranza (la scoperta di quello che padre Balducci chiama “uomo planetario”; la libertà; l’importanza della formazione e della conoscenza. Un vero e proprio viaggio in un cristianesimo autentico e alternativo, che esiste, che non accetta di ridursi a pura logica di potere o di chiudersi unicamente in una dimensione ultraterrena. Gli scritti di Balducci raccontano il nostro mondo e ci invitano alla scoperta di un uomo “inedito”, finalmente vero e senza paura. E sono una lezione fondamentale di liberazione e d’impegno esistenziale per la liberazione storica e delle coscienze.

 

di  Ernesto Balducci,  ed. Chiarelettere 2012,  € 7,00

 

vedi: Due preti, vent'anni dopo...

18 settembre 2012
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26 luglio 2012
21:00a23:00

Per informazioni e per possibili cambiamenti o aggiunte:

 tel. 06 9300526  o consultate il nostro sito : www.gruppolaico.it

 Questi eventi sono collegati ai nostri programmi di ricerca e sono riservati ai soci.

 

vedi: La Resistenza da difendere

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

 

 

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19 giugno 2012
21:00a23:00

vedi:

ULTIME LETTERE DI CONDANNATI A MORTE E DI DEPORTATI DELLA RESISTENZA. 1943-1945

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

La Resistenza da difendere,

Pensiero Urgente n°145),

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6 maggio 2012
17:00a20:00

vedi:

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

ULTIME LETTERE DI CONDANNATI A MORTE E DI DEPORTATI DELLA RESISTENZA. 1943-1945

La Resistenza da difendere,

25 aprile 2012. Morte di un maestro di liberazione.,

Pensiero Urgente n°145)

22 aprile 2012
17:00a20:00

vedi:

ULTIME LETTERE DI CONDANNATI A MORTE E DI DEPORTATI DELLA RESISTENZA. 1943-1945

LETTERE DEI CONDANNATI A MORTE DELLA RESISTENZA ITALIANA. 8 settembre 1943- 25 aprile 1945

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L’inserimento, tra le misure anti-crisi, della possibilità di spostare alla domenica successiva le tre feste civili, fra cui il 25 aprile, che sono momenti fondativi dell’identità sociale del paese, s’inserisce in una serie di tentativi per erodere, passo dopo passo, l’egemonia culturale dei valori dell’antifascismo e della Resistenza. Tentativi che vanno dalla critica alla celebrazione della Resistenza, alla proposta di sopprimere la festa del Primo maggio, all’opposizione verso la celebrazione del Centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, alla rivendicazione del diritto a celebrare i cecchini della Repubblica sociale di Salò, «eroi della resistenza all’invasione americana» secondo il coordinatore regionale di Casa Pound Fabio Versanti, cecchini che durante la liberazione di alcune città si dilettavano a sparare su donne e bambini in cerca di acqua e cibo. In un tale inquietante quadro di revisionismo storico e di restaurazione s’inserisce il gesto intimidatorio contro l’ex partigiano e presidente della sezione Gavinana dell’Anpi di Firenze, Giorgio Pacini, a cui è stata inviata una busta con dei proiettili e con una frase che inneggia ai cecchini fascisti. Leggi il resto di questo articolo »

Dalla Val di Susa alla Sicilia, dall’Altopiano a Pantelleria, dalle isole toscane al Salento il paesaggio naturale e il paesaggio storico della penisola sono sottoposti a dissipazioni, cementificazioni e sconvolgimenti artificiali che non solo hanno aumentato la loro scala e intensità negli ultimi vent’anni in modo esponenziale, ma vedono proprio ora un’accelerazione improvvisa, a dispetto di ogni crisi, come se ci fosse nell’aria un presagio di diluvio incombente e un’esplosione come di furia rabbiosa, una sinistra pulsione a rapinare tutto quello che si può, finché si è in tempo. Ho accennato a disastri di genere diverso: c’è l’opera di Stato, difesa dall’esercito contro la popolazione locale, senza che un solo argomento ragionevole, in mesi e mesi di polemica, sia stato avanzato dai suoi sostenitori bipartisan (e nonostante libri interi di argomenti contrari e relative cifre, economiche e gestionali oltre che ecologiche, siano inutilmente a disposizione del pubblico); ma ci sono anche le rapine multinazionali di quelli che vanno a trivellare a un costo ridicolo il Mediterraneo sotto Lampedusa, alla ricerca del petrolio, con i rischi enormi denunciati recentemente da Luca Zingaretti su Repubblica. Leggi il resto di questo articolo »

Tanti auguri. Buona pasqua”. Questa cantilena riempie questi giorni. Perché si fa così, perché è un’abitudine come “buon natale” o “buon anno”. Auguri di cosa? Di star bene, mangiare bene, di aver fortuna: non si esce da questo solco. Eppure la parola “pasqua” significa ben altro. Viene dall’ebraico “pesach” e vuol dire “passaggio”. Per cui noi augureremmo “buon passaggio”. Ma l’ignoranza dell’uomo medio non fa queste riflessioni. Anche perché caratteristica della mediocrità è proprio “il non passare” verso nulla. Ma rimanere lì, ciò che si è, in mezzo. Senza un passato da meditare e un futuro verso cui tendere che non sia l’aumento di stipendio o la salvaguardia personale. Dovremmo dire “ auguri. Buona conservazione”. Come i pelati o i sott’aceti.  Gli antichi invece, tra cui gli ebrei, avevano forte il concetto di “passaggio” verso una vita “fertile di vita ( non di figli)”. Moltissime loro epopee parlano di viaggi che sono la metafora di percorsi interiori di miglioramento, di liberazione, di “resuscitamento”. Leggi il resto di questo articolo »

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