Articoli marcati con tag ‘mediocrità’

Anche a ferragosto nel tempo del covid non si deve dimenticare cos’è la gente (tanto “amata” dai populisti al governo e no, appunto) anche se “distanziata e mascherata”. Leggi il resto di questo articolo »

Viviamo il tempo che non ha genio

Socrate prima di morire fa capire che per lui la vita non è il bene più prezioso. Il bene più prezioso è il futuro. Ma la nostra epoca odia il futuro.

“O Critone. dobbiamo un gallo ad Asclepio, dateglielo». Socrate, già freddo fino all’addome, a un soffio dalla morte, si scopre per pronunciare le sue ultime parole. Sul loro significato si sono arrovellate le menti migliori, per secoli, fra le tantissime, una anonima, semplice; per Socrate la vita non era il bene più prezioso. Lo era il futuro. Leggi il resto di questo articolo »

“Se la legalità è l’essenza del governo non tirannico e l’illegalità quella della tirannide, il terrore è l’essenza del potere totalitario.”

Hannah Arendt (1906- 1975), politologa, filosofa e storica tedesca

 

 

 

Italia fatta a pezzi dalla psicosi. Terrore giacobino nemico del Pil

Dopo mesi di decreti che hanno abolito diritti fondamentali, il Paese prova a ripartire fiaccato da una lunga dittatura che ha trovato nell’isteria dei media la sua grancassa. I cittadini sono però così spaventati che ora è dura pensare a una vera ripresa Leggi il resto di questo articolo »

 

Questo secolo oramai alla fine

Saturo di parassiti senza dignità

Mi spinge solo ad essere migliore

Con più volontà.

Dalla canzone E ti vengo a cercare di Franco Battiato  (1988) Leggi il resto di questo articolo »

Un giornalista italiano si è applicato, secondo il buon uso della sua professione, a distorcere e falsificare le mie considerazioni sulla confusione etica in cui l’epidemia sta gettando il paese, in cui non si ha più riguardo nemmeno per i morti. Così come non mette conto di citare il suo nome, così nemmeno vale la pena di rettificare le scontate manipolazioni. Chi vuole può leggere il mio testo Contagio sul sito della casa editrice Quodlibet. Piuttosto pubblico qui delle altre riflessioni, che, malgrado la loro chiarezza, saranno presumibilmente anch’esse falsificate. Leggi il resto di questo articolo »

Deve essere molto ignorante perché risponde ad ogni domanda che gli viene fatta.   (Voltaire, 1694- 1778)

State attenti all’uomo di un solo libro.   (Tommaso d’Aquino, 1225- 1274) Leggi il resto di questo articolo »

Ci sono momenti nella Storia in cui tanti piccoli indizi fanno una prova, per poi arrivare ai gesti eclatanti che diventano una confessione. È appena successo in Italia, con l’ufficialità parlamentare. Al Senato bisognava votare una mozione per istituire una commissione straordinaria contro odio, violenza, razzismo e antisemitismo. Leggi il resto di questo articolo »

Oggi, con il taglio dei parlamentari, siamo davanti a una riforma che sceglie la popolarità e mette in secondo piano la responsabilità

Una riforma che è molto popolare è per forza di cose anche automaticamente giusta? In tempi di crisi della rappresentanza, con gli elettori che si sentono delusi e lontani dalle istituzioni e si rifugiano nell’astensione, incrociare il sentimento prevalente nei cittadini è più che mai indispensabile per i partiti. Leggi il resto di questo articolo »

Molière

Questo testo è il monologo di don Giovanni dall’opera teatrale Don Giovanni o il convitato di pietra (1665) di Molière ( 1622- 1673).  Di assoluta attualità sociale e politica…

 

DON GIOVANNI: “Non c’è più alcuna vergogna nell’essere ipocriti; l’ipocrisia è un vizio di moda e come tutti i vizi di moda passa per virtù. La parte dell’uomo per bene è la migliore che si possa recitare. Oh, la professione dell’ipocrita ha meravigliosi vantaggi! Leggi il resto di questo articolo »

Lo spettacolo d’arte varia di un ministro dell’Interno che irride e fa il bullo con un ragazzino di tredici anni sembra la plastica rappresentazione dei meccanismi psicologici che spingono tanta gente a votarlo. Forte con i deboli, morbido con i forti, basta con tutta quella faccenda complicata che è l’etica, tutti quei discorsi teorici da professoroni o da buonisti. Qui si fanno i fatti, si menano le mani, si stringe la mascella, si querelano gli scrittori, si bullizzano i ragazzini, non ce n’è per nessuno. E questo piace. Leggi il resto di questo articolo »

La Shoah, persecuzione e tentativo di sterminio di tutti i cittadini ebrei di Italia, Germania e di tutta Europa, si può celebrare con un bellissimo discorso alla Scala di Liliana Segre, con un ritrovarsi intorno al presidente della Repubblica, con un convegno nella “Sala dei Gruppi” a Montecitorio con la Comunità ebrea romana. Oppure con il riunirsi dei giornalisti sotto minaccia fascista alla Casa della Cultura ebraica, nel Ghetto di Roma. Ma non tutti sono all’altezza. Per esempio il Governo. Leggi il resto di questo articolo »

Mi è capitato di trovarmi in Paesi in cui stava per avvenire un colpo di Stato. Grecia, 1967, Perù 1990. Vedi soldati di certi reparti speciali (divise e dotazioni diverse) presidiare certi punti ritenuti cruciali, vedi masse di soldati in silenzio e in ordine in strade laterali. Vedi i carri armati, a volte in lunghe file, come per occupare un Paese straniero. Questo ti colpisce se ti accade di vedere il Paese in cui sta per compiersi un colpo di Stato: quel Paese è diventato nemico di se stesso. O, se volete, quel Paese ha generato un comportamento così intollerabile che bisogna rimuoverlo con le armi, come un invasore. Leggi il resto di questo articolo »

Carlo Levi

La paura della libertà è il sentimento che ha generato il fascismo. Per chi ha l’animo di un servo, la sola pace, la sola felicità è nell’avere un padrone; e nulla è più faticoso, e veramente spaventoso, che l’esercizio della libertà. Questo spiega l’amore di tanti schiavi per Mussolini: questa mediocrità divinizzata, necessaria per riempire il vuoto dell’animo, e calmarne l’inquietudine con un senso di riposante certezza. Per chi è nato servo, abdicare a se stesso è una beatificante necessità.

Ma questi servi nati hanno anch’essi la loro piccola coscienza morale, che vuole qualche piccola giustificazione; e un loro piccolo, e tuttavia esasperato, senso italiano di teatrale dignità, che ha bisogno di velare di pretesti il vuoto e la paura. Questi servi nati hanno sempre trovato delle ottime ragioni per la loro viltà, che non era, no, viltà ma, volta a volta, amor di patria, desiderio di ordine, senso di responsabilità, dovere di «tradizione spirituale», e così via. Leggi il resto di questo articolo »

C’è un solo valore incrollabile al mondo: l’intransigenza e noi ne saremmo per un certo senso i disperati sacerdoti… Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell’imprevisto che seguiteremo a indicare come provinciale per prevenire gravi allarmi. Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo “nipote” di Machiavelli non sapremmo capacitarci, se venisse l’ora dei conti. Il fascismo in Italia è una catastrofe, è un’indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del Ministero Mussolini come di un fatto d’ordinaria amministrazione.

Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco. Confessiamo di aver sperato che la lotta tra fascisti e socialcomunisti dovesse continuare senza posa: e pensammo nel settembre del 1920 e pubblicammo nel febbraio scorso la “Rivoluzione Liberale”, con un senso di gioia, per salutare auguralmente una lotta politica che attraverso tante corruzioni, corrotta essa stessa, pur nasceva. In Italia, c’era della gente che si faceva ammazzare per un’idea, per un interesse, per una malattia di retorica! Ma già scorgevamo i segni della stanchezza, i sospiri alla pace. Leggi il resto di questo articolo »

Il numero uno della Figc rappresenta alla perfezione una nazione piccola, impaurita, di giorno in giorno più provinciale e razzista

Ora che siamo fuori dai Mondiali, tutti chiedono la testa del presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, Carlo Tavecchio. Questa rubrica no. Chi scrive crede che l’uomo debba restare al suo posto per continuare a rappresentare alla perfezione, non tanto uno sport ormai retrocesso in serie B, ma un intero Paese.

Sì, perché mentre mezza Italia gli imputa la colpa di aver scelto per la Nazionale l’allenatore sbagliato, noi quando pensiamo al numero uno della Figc materializziamo nella mente solo l’immagine dell’immortale Ettore Petrolini che a un esagitato spettatore del loggione grida: “Io non ce l’ho con te, ma con chi non ti ha già buttato di sotto”. Attenzione, però, qui il pallone non c’entra. E tantomeno c’entra l’inadeguato mister Gian Piero Ventura. C’entrano invece parole ormai in disuso come reputazione e buon esempio. Leggi il resto di questo articolo »

Italia, paese di porci e di mascalzoni. Il paese delle mistificazioni alimentari, della fede utili­taria (l’attesa del miracolo a tutti i livelli) della mancanza di senso civico (le città distrutte, la speculazione edilizia portata al limite) della protesta teppistica, un paese di ladri e di ba­gnini (che aspettano l’estate) un paese che vi­ve per le lotterie e il giuoco del calcio, per le canzoni e per le ferie pagate. Un paese che conserva tutti i suoi escrementi.

Ennio Flaiano (1910- 1972),  in Diario degli errori, 1969 Leggi il resto di questo articolo »

…  Lei sa che l’Italia vive a vari livelli economici, culturali, storici. Questa varietà di livelli si infrange negli individui, facendone dei casi sempre un po’ impalpabili, sfuggenti, difficilmente definibili. D’altra parte ciò non li preserva dallo “standard”, dal conformismo, che uguaglia e … livella. Leggi il resto di questo articolo »

“Lei è un conservatore” è diventato nella polemica politica italiana il più infamante degli insulti. A tal segno che chi è colpito dalla terribile accusa si affretta a scusarsi giurando che le sue sono idee progressiste della più bell’acqua e che anzi il suo è vero e genuino spirito riformatore. Pochissimi, per quel che ne so, osano proclamare “sì sono un conservatore e me ne vanto”. Eppure, accanto all’ideologia conservatrice che difende privilegi sociali e politici, c’è stata nella storia anche una cultura conservatrice (da non confondere con quella reazionaria) che si è preoccupata dei disastri che i folli producono quando hanno in mano il governo. Di questa cultura ha dato un saggio magistrale Thomas Hobbes quando ha raccontato l’apologo delle figlie di Peleo vecchio re di Tessaglia. Le giovinette volevano ringiovanire il vecchio re, e, ispirate dalla maga Medea, fecero a pezzi il vegliardo e lo misero in un bel calderone a bollire, fiduciose che sarebbe saltato fuori più vigoroso di prima. Leggi il resto di questo articolo »

Chi ha detto che il protagonista di Defoe è un modello positivo? L’eterna epopea del naufrago eroe capitalista

La moderna Europa occidentale – quella del benessere, della ricchezza, del capitalismo industriale e finanziario – deve molto agli schiavi neri, provenienti dall’Africa, al loro lavoro, al loro riprodursi e al contributo fondamentale che hanno dato alla nascita degli Stati Uniti sia quando soffrivano nelle piantagioni del Sud sia quando furono liberati, dopo una sanguinosa guerra civile, dalla loro condizione. Liberati, ricordiamolo, grazie anche all’indignazione morale suscitata da un mediocre romanzo apparso nel 1851. Uno dei libri più celebri e più letti in America e in tutto il mondo: La capanna dello zio Tom. La sua autrice, Harriet Elizabeth Beecher Stowe, fu definita da Lincoln “la piccola donna che vinse la guerra civile”. Leggi il resto di questo articolo »

In questo nostro tempo, dove sono i maestri e chi, nella vita civile, userebbe questa parola senza almeno una punta d’ ironia, se non anche di dileggio? Maître sopravvive senza discredito in francese, nel settore culinario, alberghiero e forense, mentre il femminile, maîtresse, sembra un residuo di romanzo ottocentesco. Il maître de conférence è semplicemente un aiutante del professore che svolge quelle che noi avremmo definito un tempo “esercitazioni”, prima di diventare agrégé. Ma chi si lascerebbe oggi definire impunemente maître à penser, espressione che suona pretenziosa e gonfia, allo stesso modo di “maestro di vita”? Leggi il resto di questo articolo »

Pietro… con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!».

Atti degli Apostoli   2, 40

Mi chiedi che cosa secondo me dovresti soprattutto evitare? La folla. Non puoi ancora affidarti a essa tranquillamente. Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna… I rapporti con una grande quantità di persone sono deleterî: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca a nostra insaputa. Più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il rischio

L. A. Seneca,  Lettere a Lucilio  7 Leggi il resto di questo articolo »

Volevamo l’impossibile, adesso ci accontentiamo di un treno in orario

 Caro Serra, sono una studentessa di Medicina, ho quasi 22 anni. Abito in una grande città ma sono costretta a frequentare le lezioni in una succursale della mia facoltà che si trova in un’altra città. Ogni giorno di buon mattino mi unisco al popolo dei pendolari, salgo su un treno e mi faccio un’oretta di viaggio. I treni sono mediamente sudici, quasi mai puntuali, le navette e i mezzi di collegamento fra stazione e università sono anche peggio dei treni, Nonostante questo, faccio quello che mi va di fare e studio quello che voglio studiare, quindi va bene così, anche se certi giorni è difficile e la stanchezza ha la meglio sull’entusiasmo. Leggi il resto di questo articolo »

Caro amico ti scrivo… Ti scrivo per non piangere e per non leggere i giornali, per non andare a passeggiare in riva al fiume, per non rispondere a mio figlio che mi chiede notizie dell’Italia. Ti scrivo per non salire sul tetto e mettermi a urlare in mezzo alla notte» senza neppure la speranza che fa urlare i gatti. Del resto» che cosa resta se non urlare» quando la lingua è ridotta a una melma di non sensi a furia di farle dire tutto e il contrario di tutto.

Di usare le parole per riferirsi al loro contrario. Di dire responsabilità e intendere omertà, dire giustizia e intendere impunità, dire rinnovamento e intendere Angelino Alfano, dire legalità e intendere messa al sicuro dei fuorilegge, dire democrazia e intendere consorteria. Non so se a un italiano è capitato di sentirsi così in altri tempi. Ma questa finzione di democrazia ridicolizza anche lo sdegno. Distrugge tutto, compresa la rabbia che affonda prima nella nausea e poi nell’infinita noia, condita dalla melassa dell’universale soddisfazione. Leggi il resto di questo articolo »

10 giugno 2014
21:00a23:00

25 maggio 2014
17:00a20:00

18 maggio 2014
17:00a20:00

15 aprile 2014
21:00a23:00

Ancora buon compleanno, caro Pasolini. Oggi compi 91 anni  ( sei nato il 5 marzo del 1922) e, come dicemmo lo scorso anno, la tua poesia, la tua lucida analisi del nostro tempo, la tua denuncia della mutazione antropologica e del genocidio delle coscienze, sono più che mai vive come viva è la tua presenza per molti che ricevono aiuto dal tuo insegnamento per non contribuire alla marcescenza morale, politica, umana, sociale in corso. Contributo a tutto questo orrore  che era ed è ora il fascismo, il nuovo fascismo come ci dicesti. La tua presenza viva ci aiuta a rifiutarci di prestare noi stessi ad una realtà che ciecamente e stupidamente  corre verso l’abisso. ” Siamo tutti in pericolo…” dicesti nell’ultima intervista rilasciata poche ore prima di essere ucciso. Dal 1975 questo avvertimento è nel cuore di tutti coloro (pochi) che non sono sprofondati ancora nella palude della mediocrità. Siamo tutti in pericolo… Leggi il resto di questo articolo »

 

Il 1 gennaio del 2003 muore a Montemagno (Lucca)

GIORGIO GABER

C’era un cantante che cantava chiaro e libero il suo pensiero. Un cantante scomodo, disturbatore della quiete grigia dell’uomo medio e mediocre. Un cantante che faceva pensare a come eravamo ridotti dopo anni di consumismo becero e di banalità e, quindi, a come erano ridotte la società, la politica, la libertà, la democrazia. Perchè una “democrazia” non può essere migliore degli uomini che la compongono. Leggi il resto di questo articolo »

18 novembre 2012
17:00a20:00

 

 

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4 novembre 2012
17:00a20:00

vedi:  5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

 

 

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È come un ritornello espresso in forme che vanno dall’educato, al provocatorio, dal confidenziale all’accusatorio. Ma in sostanza i nostri interlucutori americani ci chiedono come gli italiani abbiano potuto tollerare per quasi venti anni un clown che li ha esposti alla berlina in tutto il mondo; che ha avuto una larga maggioranza parlamentare con la quale ha confezionato leggi ad personam et aziendam; che si è circondato di ‘vestali’ (si fa per dire) che avevano lo scopo di tenere alto il morale del faraone; che si è scagliato contro le Istituzioni demolendole, e l’elenco continua…

Come fai a spiegare ad un americano che aveva ragione quel grande cantautore, Giorgio Gaber, che prima di morire disse: “Non ho paura di Berlusconi in sè, ho paura di Berlusconi in me.” Leggi il resto di questo articolo »

Nel 1549 fu pubblicato un libello in cui si studiava lo spettacolo sorprendente della disponibilità degli esseri umani, in massa, a essere servi, quando sarebbe sufficiente decidere di non servire più, per essere ipso facto liberi. Che cosa è – parole di Etienne de la Boétie (1530- 1563), amico di Montaigne – questa complicità degli oppressi con l’oppressore, questo vizio mostruoso che non merita nemmeno il titolo di codardia, che non trova un nome abbastanza spregevole? Il nome – apparso allora per la prima volta – è “servitù volontaria”.

Un ossimoro: se è volontaria, non è serva e, se è serva, non è volontaria. Eppure, la formula ha una sua forza e una sua ragion d’essere. Indica il caso in cui, in vista di un certo risultato utile, ci s’impone da sé la rinuncia alla libertà del proprio volere o, quantomeno, ci si adatta alla rinuncia. Entrano in scena i tipi umani quali noi siamo: il conformista, l’opportunista, il gretto e il timoroso: materia per antropologi. Leggi il resto di questo articolo »

Gli italiani non hanno un senso di missione… di dignità d’uomini e cittadini… sono rimasti servi nell’anima, nell’intelletto e nelle abitudini, servi a ogni potere costituito, a ogni meschino calcolo d’egoismo, a ogni indegna paura… Leggi il resto di questo articolo »

21 giugno 2011
21:00a23:30

 

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Associazione culturale Gruppo Laico di Ricerca

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La nostra Associazione nasce nel 1992 e dal 1996 è legalmente riconosciuta. Essa è composta da persone di orientamenti politici, di pensiero e religiosi diversi e propone di approfondire, attraverso conferenze, incontri, dibattiti e cineforum tematiche esistenziali, etiche e sociali, ritenute indispensabili per una lettura critica dell’attualità e del percorso storico e religioso italiano e internazionale. Leggi il resto di questo articolo »

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