Articoli marcati con tag ‘Romero’

CARO COLOMBO, a parte il buon senso del Papa, stiamo ascoltando le più violente e indignate esortazioni a combattere (e se possibile a ucciderli tutti) contro i barbari islamici che sono arrivati al punto di uccidere un prete in chiesa. Per una settimana abbiamo descritto quel delitto come se un simile gesto crudele e tragico non fosse mai avvenuto prima e fosse tipicamente dei folli seguaci di Allah. Possibile che la memoria sia andata perduta per così tanta gente, anche colta, riflessiva e autorevole?

ROBERTO Leggi il resto di questo articolo »

TRA le religioni monoteiste è solo il cristianesimo a conoscere il fenomeno della santità, che invece rimane del tutto sconosciuto all’ebraismo e all’islam. Non che in queste due grandi religioni non vi siano stati e non vi siano uomini e donne di grande spessore spirituale, ma né l’ebraismo né l’islam nel riconoscerne il valore hanno mai sentito l’esigenza di dichiararli “santi”. Per queste due religioni infatti la santità appartiene per definizione solo a Dio, e l’uomo, fosse anche il migliore di tutti, fosse anche il profeta Elia o il profeta Muhammad, non può strutturalmente partecipare al divino, e quindi può essere sì giusto, osservante, devoto, ma mai può essere santo. Leggi il resto di questo articolo »

Ricordiamoci di Romero! La Chiesa, prima di tutti, ed ogni uomo di buona volontà ricordi Romero come si ricordano i MARTIRI, cioè i testimoni. Ricordiamo Romero oggi, 24 marzo, giorno del suo assassinio nel 1980. Ricordiamo perchè un vescovo viene assassinato da una giunta militare, in Salvador, ma con il beneplacito delle potenze occidentali e il silenzio della sua Chiesa. Ricordiamo che era un conservatore, un riservato studioso, che cambierà  dopo essere diventato vescovo di San Salvador. Quando lo stare vicino al dolore di un popolo oppresso lo  trasforma come uomo e come prete e lo dirà continuamente. Ricordiamo Romero in questi tempi di papolatria e di culto del successo e del denaro. Ricordiamo Romero in questi tempi di trionfo dell’indifferenza e della resa supina alla logica del consumismo. Ricordiamolo con quel ricordo che è MEMORIA, cioè il ricordo di una persona vivente e non passata, di una persona presente perchè quelli che vivono e muoiono come lui non sono morti, mai! Ricordiamolo in mezzo ad un mondo di morti, questi si, di morti che camminano con l’unica prospettiva di salvaguardarsi. Ricordiamo Romero che ci insegna che i poveri non sono oggetto di carità, ma soggetti di diritti, di liberazione, di giustizia. Ricordiamo chi, per questo, per non essersi limitato a “fare la carità” ai poveri,  per aver insegnato i loro diritti, per aver parlato forte contro la violenza ai poveri delle istituzioni, ha pagato con la vita. Ricordiamo! Perchè gli eroi e i martiri della giustizia ci danno coraggio, ci fanno meditare, ci spingono ad essere migliori di ciò che siamo. Se gli anniversari servono a questo, bene, se no sono inutili e false commemorazioni. Ricordiamo queste parole di Romero: Leggi il resto di questo articolo »

Il 24 marzo del 1980 veniva ucciso da un sicario dell’oligarchia al potere, mentre celebrava l’Eucarestia a San Salvador ( El Salvador), l’arcivescovo

 OSCAR ARNULFO ROMERO

 ( 1917- 1980)

 

  

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 Che diventi Beato e poi Santo è abbastanza naturale e scontato. Sulla base degli stessi criteri da lui introdotti: basterebbe la «santità generica», in base alla quale ogni cattolico probo potrebbe aspirare agli altari, e soprattutto la straordinaria inflazione di santi e beati da lui promossi. Sotto il suo lungo pontificato il numinoso della cattolicità è divenuto sovraffollato quanto nessuna religione pagana del tempo antico aveva osato immaginare. Perché «fare un santo» non è come concedere una croce di cavaliere che non si nega a nessuno, ma significa affermare e riconoscere una presenza sovrannaturale operante nella vita dei fedeli. L’ampolla del sangue con anticoagulante, conservata come reliquia, suggerisce meglio di ogni altro dettaglio come il suo lascito sia stato anche una concezione del sacro arcaica, celata dietro la modernità sfavillante della sua presenza. L’approdo a una religione adulta che era stato il sogno di moltissimi nella stagione conciliare è stato messo in forse e poi radicalmente sovvertito nella prassi del suo pontificato. Il bagno di folla per la santificazione di Padre Pio era la traduzione plastica del distacco definitivo dalla spiritualità conciliare, portando sugli altari quello che Giovanni XXIII aveva definito nel suo diario «idolo di stoppa», adorato da «masse istupidite e sconvolte». Leggi il resto di questo articolo »

«Santo subito!» chiedevano gli striscioni e gridavano i papaboys, i neocatecumenali, i giovani focolarini e del Rinnovamento nello Spirito accorsi a piazza San Pietro per il funerale di Giovanni Paolo II, l’8 aprile 2005. E «Santo subito» sarà papa Wojtyla, che verrà beatificato domani primo maggio, Festa dei lavoratori. Una beatificazione a tempo di record: meno di due mesi dopo la morte – avvenuta il 2 aprile -, papa Ratzinger, successore e braccio destro di Wojtyla per 25 anni alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio, avviò il processo di canonizzazione, senza aspettare i  5 anni previsti dal Diritto canonico; nel dicembre 2009 riconobbe le «virtù eroiche» di Giovanni Paolo II, insieme a quelle di Pio XII, il papa dei silenzi sulla Shoah; ora la beatificazione, a 6 anni dalla morte, quando per il papa del Concilio e della Pacem in Terris, Giovanni XXIII – popolare almeno quanto Wojtyla -, ce ne vollero 37. Papa Ratzinger che beatifica il suo predecessore Wojtyla è immagine eloquente di un papato che santifica se stesso per rafforzare il potere dell’istituzione ecclesiastica e riaffermare la centralità di Roma e della curia in una Chiesa sempre meno «popolo di Dio», secondo l’espressione del Concilio Vaticano II, e sempre più verticistica e gerarchica. Leggi il resto di questo articolo »

Il 1° maggio, universalmente giorno dedicato ai lavoratori, in Italia è stato requisito dalla gerarchia cattolica, segnatamente dal Vaticano che ha deciso di beatificare Giovanni Paolo II, il papa polacco, in questo giorno, con una volontà di prevaricazione ostentata e con l’intenzione di oscurare con una massa religiosa il 1°maggio laico, contrapponendo due celebrazioni, laica e cattolica, in modo artificiale e polemico. E’ vero che il papa polacco fu un operaio. Lo fu solo per un anno o poco più. Non si può quindi dire che un «operaio», ma piuttosto che fece una esperienza di lavoro. Vendere questa esperienza come uno status qualificante è falso e mistificatorio. Non è degno di chi crede comportarsi così. Beatificare il papa polacco può rientrare anche negli affari interni alla gerarchia cattolica, ma è certo che una gran parte della Chiesa non partecipa a questa operazione di marketing della religione per risollevare le sorti di una religiosità languente. Leggi il resto di questo articolo »

«Dicono che eri un uomo religioso. Io dico che eri di giustizia e di pace, che eri l’orazione di ogni uomo che non sa pregare; di quello che ha appena la forza di lottare…». Inizia con queste parole il canto che Manuel Contreras ha recentemente dedicato a Mons. Romero, in occasione del XXX anniversario del suo martirio. Il giovane cantautore salvadoregno ha voluto così dire la sua su una delle questioni che da quasi trent’anni infiamma il dibattito sulla figura dell’arcivescovo di San Salvador e cioè se la sua azione fu esclusivamente di carattere religioso e pastorale o ebbe anche una chiara e deliberata connotazione sociale e politica. La reciproca esclusione tra i due aspetti – quello spirituale e quello politico – sembrerebbe, infatti, un presupposto irrinunciabile per quanti urlano alla strumentalizzazione della figura di questo vescovo, da parte delle forze della sinistra  salvadoregna. In realtà, la questione travalica ormai il piccolo paese centroamericano, non soltanto perché ha comportato un certo ritardo nello svolgersi del processo canonico – in virtù del quale i salvadoregni attendono da decenni di vedere riconosciuta anche dalla Chiesa di Roma la santità del loro pastore (che loro invece hanno proclamato da subito “San Romero d’America e martire della giustizia”) – ma anche perché tocca la consapevolezza stessa che la Chiesa ha della propria missione. Leggi il resto di questo articolo »

Quando dò ai poveri da mangiare, dicono che sono un bravo vescovo.  Se chiedo perché i poveri non hanno da mangiare dicono che sono un comunista… Molti vorrebbero che il povero dicesse sempre: ‘È volontà di Dio’ che io viva così. Non è volontà di Dio che alcuni abbiano tutto e altri non abbiano nulla. Non può essere di Dio. Di Dio è la volontà che tutti i suoi figli siano felici.

 

Mons. Oscar Romero, arcivescovo di San Salvador,   1978

 

L'ARCIVESCOVO DEVE MORIRE. Oscar Romero e il suo popolo

Romero. Il coraggio di un vescovo 31 anni dopo

24 marzo 2012.  ROMERO, la profezia  di un vescovo.

 

 

 

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Trent’anni fa moriva, ammazzato mentre celebrava la messa dagli squadroni della morte armati dai latifondisti, il vescovo di San Salvador Oscar Arnulfo Romero. La sua colpa? Essersi lasciato convertire dai poveri. Essere diventato, dal prete conservatore che era, la voce più coraggiosa di denuncia delle atroci violenze subìte dai campesinos, dagli operai, dagli stessi preti, dalle donne che stavano dalla parte del popolo. E che così diventavano nemici da schiacciare, per i padroni della terra, il governo appoggiato dagli Usa, l’esercito e i carnefici delle bande paramilitari.
15 anni dopo la prima edizione (Gruppo Abele), mentre è in corso il processo di canonizzazione che porterà alla proclamazione della santità del vescovo dei poveri, ritorna – riveduto e aggiornato con le ultime notizie sui retroscena del suo omicidio – il “classico” di Ettore Masina, uno dei libri più belli, intensi, emozionanti sul vescovo Romero e sul suo popolo martoriato.

“Dobbiamo essere riconoscenti a Ettore Masina, al suo stile fluente, per averci comunicato un’immagine storica, spoglia di trionfalismi e profondamente evangelica, di questo santo del popolo, dei “dannati della Terra”.
(Leonardo Boff, dalla prefazione)

 

di    Ettore Masina,  ed.  IL MARGINE  2011,  €  18,00

 

vedi: 

Romero. Il coraggio di un vescovo 31 anni dopo

Pensiero Urgente n°128)

24 marzo 2012.  ROMERO, la profezia  di un vescovo.

 

 

Il 24 marzo del 1980, mentre celebrava l’eucarestia,

veniva ucciso da un sicario dell’oligarchia che guidava il Salvador

OSCAR ARNULFO ROMERO, vescovo di San Salvador Leggi il resto di questo articolo »

Da mille anni un Papa non proclamava beato il Papa che l’aveva preceduto. Processo aperto prima dei 5 anni dalla morte formalmente previsti per indagare sulla santità. Ma il vuoto lasciato da Giovanni Paolo II era insopportabile nella Chiesa ferita da una crisi di credibilità: necessità di richiamare la speranza impallidita dagli scandali di sacerdoti e monsignori che indignano i fedeli; richiamarla attorno alla figura di un pontefice carismatico, attento alla quotidianità della gente che ne adorava semplicità e messaggio profetico. La notizia di un miracolo ha permesso di accorciare i tempi. Bisogna dire che la rivelazione di un intervento sovrumano è solo uno dei motivi contemplati dal tribunale dei santi. Per la Chiesa santo è la persona alla quale si riconoscono virtù eccezionali; esempio da seguire. Era successo per Teresa di Calcutta. Due mesi dopo la scomparsa, trascurando le voci dei prodigi, proprio Giovanni Paolo II confermava il processo di beatificazione. Leggi il resto di questo articolo »

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