Articoli marcati con tag ‘antifascismo’

 

 

Il 3 ottobre del 1931 muore sul mar Tirreno in un incidente aereo LAURO DE BOSIS (30 anni) scrittore, poeta e antifascista.

 

vedi:  Il volo di un antifascista: LAURO DE BOSIS

IL POTERE dei monumenti appare oggi inversamente proporzionale al potere della politica. Lo suggeriscono le dichiarazioni con cui vari esponenti del Partito democratico propongono di cancellare le iscrizioni dei monumenti fascisti. Ieri il deputato Emanuele Fiano ha espresso il suo consenso (poi derubricato a una meno impegnativa neutralità) rispetto alla proposta di Luciano Violante di abradere la scritta «Mussolini Dux» dall’obelisco del Foro Italico.

Il parallelo con quanto accade negli Stati Uniti non regge. Lì a chiedere, o ad attuare, l’abbattimento delle statue dei generali sudisti e dei politici schiavisti è una agguerrita opposizione civica che contesta un presidente che, in modo inaudito, simpatizza con quella terribile storia. È Trump, insomma, ad aver ridato forza e vita a quelle statue: e chi le abbatte cerca di abbattere Trump, almeno in effigie. Un fenomeno comprensibile, anche se pieno di contraddizioni e di pericoli, come ha ben spiegato Ian Buruma. Leggi il resto di questo articolo »

 

Il 6 settembre del 1957  muore a Sorrento dopo una breve malattia GAETANO SALVEMINI (84 anni) storico, politico, meridionalista e Padre dell’antifascismo.

 

vedi:  La forza della coscienza: GAETANO SALVEMINI

Gli italiani sono fatti così

 

Gaetano Salvemini

… Molte volte per spiegare, o peggio ancora per giustificare, gli spropositi e le porcherie fatti ieri e oggi dai politicanti italiani di ogni denominazione, si ripete che “gli italiani son fatti così” e la botte non può dare che il vino che ha. Giolitti ai suoi tempi diceva che il popolo italiano era gobbo e – lui – non poteva fare a un gobbo altro che un abito da gobbo. E certo il popolo italiano era gobbo. Ma Giolitti invece di tentare quanto sarebbe stato possibile per farlo, non dico dritto come un fuso, ma un gobbo meno gobbo di quanto egli aveva trovato, lo rese più gobbo di quanto fosse prima. Poi venne Mussolini e disse che il popolo italiano era buono a nulla. Poi sono venuti molti – troppi – antifascisti e anch’essi dicono che il popolo italiano è fatto così. Dove tutti sono responsabili, nessuno è responsabile… Leggi il resto di questo articolo »

La voglia di fascismo? È indole italica, ci conosciamo: tanti, piccoli capetti. Sta dilagando e non ci cambierà una legge.

Allarme (non più All’armi) siam fascisti! Come può essere capitato? A noi (pardon), noi italiani democratici che abbiamo scritto la Costituzione vietando al partito che fu di Mussolini di rinascere. “L’Espresso” ci fece una copertina qualche settimana fa . C’erano Grillo, Salvini e Berlusconi con fez e manganello. Tempesta di critiche. E avevano ragione (a propria insaputa) i lettori (di destra) che ci hanno ricoperti di insulti. Non dovevamo disegnare solo loro, ma gli italiani: il popolo nato con la camicia (nera) convinto di avere fatto i conti con la propria indole, prima ancora che con la storia, a suon di leggi e divieti. Leggi il resto di questo articolo »

Il 29 agosto del 1944  muore fucilato dai nazifascisti nel poligono di Bolzano GASTONE FRANCHETTI (24 anni, nome di battaglia Fieramosca)  alpino, attivista antifascista e capo partigiano delle “Fiamme Verdi”.


vedi: La Resistenza di Fieramosca: GASTONE FRANCHETTI

 

 

 

 

 

Il 29 agosto del 1944  muore fucilato dai nazifascisti a Laiano di Filettole (Pisa) don LIBERO RAGLIANTI (29 anni)  presbitero, partigiano e antifascista.


 

Il 23 agosto del 1927 muoiono giustiziati sulla sedia elettrica nel penitenziario di Charlestown (Boston, USA) NICOLA SACCO (36 anni, calzolaio) e BARTOLOMEO VANZETTI (39 anni, pescivendolo) anarchici italiani.

 

 

 

 

 

 

GIOVANNI MINZONI

 

 

 

 

Il 23 agosto 1923 muore ad Argenta (FE) ucciso a bastonate da parte di squadristi fascisti DON GIOVANNI MINZONI presbitero e antifascista.

 

vedi: Il coraggio di un prete: don GIOVANNI MINZONI

 

 


 

Il 14 agosto 1944 muore a Meloncello di Bologna (BO) fucilata da un reparto di nazifascisti IRMA BANDIERA (29 anni, nome di battaglia Mimma) partigiana e antifascista comunista.

Di certo non era sua intenzione, ma l’articolo di Antonio Padellaro, (Il Fatto Quotidiano, 14 luglio 2017) pare un invito alla rassegnazione di fronte all’avanzata del fascismo del terzo millennio. “Il fascismo del presente, osserva Padellaro, vive e lotta a pieno titolo nelle istituzioni democratiche”, e dunque, “vorremmo chiedere pacatamente a Fiano come sia possibile oggi impedire ai corpi militarizzati di Casa Pound di esibire labari e braccia tese nelle sfilate per le strade di Roma o di Milano”.

Ha un senso, si chiede Padellaro, chiudere la stalla quando i buoi sono scappati da quel dì, e ci riferiamo ai tanti giovanotti e giovanotte che in quei lugubri raduni inneggiano al duce senza averne la minima cognizione storica?”. Non solo ha un senso, ma è dovere preciso di chi governa e di chi ci rappresenta rispettare il dettato esplicitamente antifascista della nostra Costituzione, e dotare la Repubblica delle leggi necessarie per cacciare in carcere chiunque esibisca un simbolo fascista o saluti romanamente. Non farlo vorrebbe dire ripetere un errore simile a quello di quell’inetto di re Vittorio Emanuele III che rifiutò di firmare la dichiarazione dello stato di guerra per fermare la marcia su Roma. Leggi il resto di questo articolo »

IL FASCISMO non è mai morto. Rappresenta il bisogno di certezza comunitaria e gerarchica in una società individualistica. E nonostante i simboli sbandierati, non è un ritorno al passato. L’ombra del fascismo si stende sulla democrazia, anche quando, come la nostra, è nata nella lotta antifascista. La ragione della sua persistenza non può essere spiegata, semplicisticamente, con il fatto che non ci sia sufficiente radicamento della cultura dei diritti. Si potrebbe anzi sostenere il contrario. Ovvero, che sia proprio la vittoria della cultura dei diritti liberali (e senza una base sociale che renda la solitudine dell’individuo sopportabile) ad alimentare il bisogno di identità comunitaria. Leggi il resto di questo articolo »

NOSTALGIA del fascismo? Gli episodi degli ultimi tempi, dal raduno con braccia tese nel saluto romano al cimitero monumentale di Milano alla lista ispirata palesemente al fascismo nel comune mantovano di Sermide fanno pensare ad un ritorno di fiamma del passato. La realtà è più sfumata. Per prima cosa non si può dimenticare che, fino a vent’anni fa, c’era un partito al governo — Alleanza Nazionale — che affondava le proprie radici, non del tutto recise, nel (neo)fascismo. Infatti, quando Gianni Alemanno diventò sindaco di Roma nel 2008 fu salutato al Campidoglio da un manipolo di camerati con il saluto romano. E un beniamino dei tifosi della Lazio andò alla curva dello stadio per festeggiare il goal con la stessa modalità nostalgica (ovviamente senza nessuna sanzione). Leggi il resto di questo articolo »

 

 

Il 10 giugno 1924 muore a Roma ucciso a pugnalate in un agguato fascista GIACOMO MATTEOTTI (39 anni)  politico, giornalista, segretario del Partito Socialista Unitario e attivista antifascista.

 

Il 9 giugno 1937 a Bagnoles-de-L’Orne (Francia) muoiono uccisi a colpi di rivoltella e di pugnali in un agguato fascista CARLO (38 anni) e NELLO (37 anni) ROSSELLI. Carlo fu storico, giornalista, politico e cofondatore del movimento antifascista “GIUSTIZIA E LIBERTA’”. Nello fu storico e giornalista.

 

Il 1 maggio 1976 muore ad Atene in un incidente automobilistico ALEXANDROS PANAGULIS (37 anni) politico, Resistente e poeta greco noto anche con il diminutivo di Alekos.

“Essere uomo significa avere coraggio avere dignità. Significa credere nell’umanità. Significa amare senza permettere a un amore di diventare un’àncora. Significa lottare. E vincere. Guarda più o meno quel che dice Kypling in quella poesia intitolata “Se“.“

Alexandros Panagulis, dall’ intervista concessa ad Oriana Fallaci nel 1974

 

 

Il 27 aprile del 1937 muore a Roma, dopo una lunga malattia aggravata dalla carcerazione che subiva da molti anni, ANTONIO GRAMSCI (46 anni) filosofo, politico, giornalista, linguista e antifascista.

 

Il 20 aprile del 1946 muore Roma dopo una lunga malattia ERNESTO BUONAIUTI (65 anni) presbitero, antifascista, teologo e accademico; fu un grande studioso della storia del cristianesimo e fra i principali esponenti del Modernismo italiano.

“Ho trascorso ore angosciose rese tanto più gravose dai tentativi inumani compiuti intorno a me da altissimi dignitari ecclesiastici per indurmi a sconfessioni e a ritrattazioni… Ho resistito impavido. Ne sono fiero.”

E. Buonaiuti, 1945


 

 

Il 7 aprile del 1926 muore in un ospedale di Cannes (Francia) per le gravi conseguenze fisiche subite dopo le bastonature da parte di una squadraccia fascista GIOVANNI AMENDOLA (44 anni) politico, giornalista e accademico antifascista.

Il 5 aprile del 1944 muore fucilato nel poligono di tiro del Martinetto di Torino dalla Guardia Nazionale della RSI  PAOLO BRACCINI (36 anni) medico veterinario, antifascista e partigiano.

3 aprile 1944

Gianna, figlia mia adorata, è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima, in queste ultime ore, perché so che seguito a vivere in te. Sarò fucilato all’alba per un ideale, per una fede che tu, mia figlia, un giorno capirai appieno…”

Dall’ultima lettera di P. Braccini


 

 

Il 24 febbraio 1945 viene ucciso a Milano da militi delle Brigate Nere mentre si sta recando ad un appuntamento EUGENIO CURIEL (33 anni) fisico, partigiano e antifascista.

Il 15 febbraio 1926 muore a Neuilly-sur-Seine (Francia) per le conseguenze di  feroci aggressioni fasciste  PIERO GOBETTI (25 anni) politico, giornalista ed uno dei più importanti antifascisti.

 

«Com’è vasta la cultura che devo conquistare! E non basta conquistare il vecchio. Sono giovane e devo anche produrre creare quel po’ che si può creare. [...] Ho tutta la vita davanti per sedermi in campagna davanti al camino a mangiare pane e noci. Ho una responsabilità. Devo espormi in prima persona…”

Piero Gobetti, Diario 23 agosto 1919


Il 9 febbraio 1967 muore a Roma dopo una breve malattia ERNESTO ROSSI (70 anni) politico, antifascista, resistente, azionista e giornalista economico.

Pochi mesi prima della sua morte scriverà in una lettera al suo amico e compagno azionista RICCARDO BAUER:

“Io non ho mai avuto paura della morte. Mi è sempre sembrata una funzione naturale inspiegabile com’è inspiegabile tutto quello che vediamo in questo porco mondo. Crepare un po’ prima o un po’ dopo non ha grande importanza: si tratta di anticipi di infinitesimi in confronto all’eternità che non riusciamo neppure ad immaginare. Ma ho sempre avuto timore della “cattiva morte”. Sia consentito aggiungere che se la “cattiva morte” è di chi non ha saputo vivere della tranquillità della propria coscienza è assolutamente da escludere che la morte possa essere stata “cattiva” con Ernesto Rossi.”


Grande giurista, eletto alla Costituente per il Partito d’Azione, moriva 60 anni fa: dall’antifascismo “angosciato” al liberalsocialismo

Pietro Calamandrei era nato a Firenze il 21 aprile 1889. Professore in diverse università, prima di approdare nella sua Firenze, fu volontario durante la Prima guerra mondiale ma contrario alla Seconda. Nel 1942 fu tra i fondatori del Partito d’Azione, nelle cui file fu eletto alla Costituente. Al suo scioglimento aderì al Psdi, da cui si staccò in opposizione alla «legge truffa» per fondare nel ’53 con Ferruccio Parri il movimento di Unità Popolare. È morto a Firenze il 27 settembre 1956 Leggi il resto di questo articolo »

Verona. Un’insegnante scrive agli studenti

VERONA
Care ragazze e cari ragazzi,
l’anno scolastico volge al termine, eppure sento il bisogno di scrivervi perché vi ho sempre considerati soggetti di diritto e mai semplicemente studenti. Mi rivolgo a voi perché questo, dopo tanti anni d’insegnamento, è il mio modo naturale di situarmi nel mondo, perché è a voi che ho cercato di trasmettere, nel tempo, quel senso permanente di scomodità che consiste nel non sentirsi mai a proprio agio, nell’avvertirsi sempre un poco fuori posto o, come sosteneva Adorno, nell’interpretare la forma più alta di moralità non sentendosi mai a casa, nemmeno a casa propria. Leggi il resto di questo articolo »

Confino: «Un colossale edificio di mistificazione e di frode», come lo definì Primo Levi. Furono quindicimila gli italiani condannati tra il 1926 e il 1943. Fra loro migliaia di antifascisti. Non una “villeggiatura” concessa da Mussolini ai suoi, stereotipo che ancora a volte emerge nell’opinione pubblica italiana. Per questo è particolarmente utile il lavoro di Ilaria Poerio, studiosa dell’Italia e dell’Europa contemporanee, che nel suo saggio A scuola di dissenso. ci restituisce, nella sua verità, un importante capitolo della nostra storia. Che permette, in controluce, anche di ricostruire il modo in cui venne organizzato il dissenso e la lotta politica al regime. Leggi il resto di questo articolo »

Da una forma di stato e di governo nata dall’antifascismo a una plasmata sulle richieste della finanza. Non importa se uscire dalla crisi significa uscire dalla democrazia

«La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti previsti dalla Costituzione». È su queste fondamenta, sulle parole del secondo comma dell’articolo 1 della Costituzione, che poggia l’edificio della giovane democrazia italiana: tanto sulle prime (i sovrani siamo noi), quanto sulle seconde (fuori delle forme e dei limiti previsti dalla Costituzione stessa non c’è sovranità popolare, ma arbitrio del più forte). Oggi un Governo non legittimato da un voto – e che gode della fiducia di un Parlamento eletto con una legge dichiarata incostituzionale – prova a cambiare, in un colpo solo, 47 articoli della Costituzione, e invoca un referendum-plebiscito su se stesso («Se perdo il referendum, lascio la politica», dichiara il Presidente del Consiglio). Leggi il resto di questo articolo »

1926-2016.  Il 15 febbraio di novant’anni fa moriva in Francia a soli 24 anni, a causa dei postumi di un pestaggio squadrista, colui che prima e meglio di tutti capì la vera natura del fascismo.

Piero Gobetti (Torino, 1 giugno 1901 ­ Neuilly-sur-Seine, Parigi, 15 febbraio 1926) è stato un intransigente, questo il suo vizio capitale in un paese come l’Italia dove i più non capiscono, o fingono di non capire, che vi sono tempi e circostanze in cui l’intransigente è il vero realista e il fautore dell’accomodamento è un povero illuso. Chi ha avuto ragione, alla luce della storia, quelli che hanno cercato fino a l l’ultimo l’accordo con Mussolini nella speranza di attenuarne le ambizioni eversive, o Piero Gobetti che fin dalla marcia su Roma chiamava alla lotta senza quartiere? Roma ­ scriveva nel 1924 ­ nacquero immediatamente almeno due antifascismi. Il primo era la resistenza dei battuti dal colpo di stato: l’antifascismo, per intenderci, dei vecchi democratici e liberali che erano stati ministri o ministeriali nel dopoguerra e dei filofascisti delusi. [...] Leggi il resto di questo articolo »

C’è un solo valore incrollabile al mondo: l’intransigenza e noi ne saremmo per un certo senso i disperati sacerdoti… Noi vediamo diffondersi con preoccupazione una paura dell’imprevisto che seguiteremo a indicare come provinciale per prevenire gravi allarmi. Ma di certi difetti sostanziali anche in un popolo “nipote” di Machiavelli non sapremmo capacitarci, se venisse l’ora dei conti. Il fascismo in Italia è una catastrofe, è un’indicazione di infanzia decisiva, perché segna il trionfo della facilità, della fiducia, dell’ottimismo, dell’entusiasmo. Si può ragionare del Ministero Mussolini come di un fatto d’ordinaria amministrazione. Ma il fascismo è stato qualcosa di più; è stato l’autobiografia della nazione. Una nazione che crede alla collaborazione delle classi; che rinuncia per pigrizia alla lotta politica, è una nazione che vale poco. Confessiamo di aver sperato che la lotta tra fascisti e socialcomunisti dovesse continuare senza posa: e pensammo nel settembre del 1920 e pubblicammo nel febbraio scorso la “Rivoluzione Liberale”, con un senso di gioia, per salutare auguralmente una lotta politica che attraverso tante corruzioni, corrotta essa stessa, pur nasceva. In Italia, c’era della gente che si faceva ammazzare per un’idea, per un interesse, per una malattia di retorica! Ma già scorgevamo i segni della stanchezza, i sospiri alla pace. Leggi il resto di questo articolo »

Piero Gobetti 1901-1926

Tra sdegno e amare profezie, “una lotta continua contro tutto ciò che ci può irrigidire in un passato”

Quando è morto, Piero Gobetti aveva 25 anni. Era un giovane prodigioso, destinato a lasciare un segno nella cultura politica dell’Italia del ’900. Ad aiutarci oggi a penetrare nel segreto di questa giovinezza miracolosa ci sono anzitutto le lettere che si scrisse con Ada Prospero, sua moglie. Nel 1918 Piero e Ada avevano rispettivamente 17 e 16 anni. Abitavano entrambi in un vecchio stabile di via XX Settembre a Torino. Dal loro carteggio emerge il percorso di formazione di un adolescente che si costruisce una identità forte, pagando un prezzo molto alto in termini di solitudine e di energie consumate, bruciando la sua fiamma vitale in una febbrile giovinezza improvvisamente troncata dalla morte. «Credo di poter riconoscere», scriveva, «le mie qualità più innate in una fondamentale aridezza e una inesorabile volontà [...]. Ho l’anima e l’inquietudine di un barbaro, con la sensibilità di un cinico; la storia non mi ha dato eredità di sorta; l’ambiente in cui son vissuto non mi ha offerto comunicazioni, non ha alimentato i miei problemi; non devo nulla a nessuno. Se ho voluto la storia me la son dovuto creare io; se ho voluto capire ho dovuto vivere…». Leggi il resto di questo articolo »

Oggi le persone benpensanti, questa classe intelligente così sprovvista di intelligenza, cambiano discorso infastidite quando sentono parlar di antifascismo [...] Finita e dimenticata la resistenza, tornano di moda gli «scrittori della desistenza»: e tra poco reclameranno a buon diritto cattedre ed accademie. Sono questi i segni dell’antica malattia. E nei migliori, di fronte a questo rigurgito, rinasce il disgusto: la sfiducia nella libertà, il desiderio di appartarsi, di lasciare la politica ai politicanti. Questo il pericoloso stato d’animo che ognuno di noi deve sorvegliare e combattere, prima che negli altri, in se stesso: se io mi sorprendo a dubitare che i morti siano morti invano, che gli ideali per cui son morti fossero stolte illusioni, io porto con questo dubbio il mio contributo alla rinascita del fascismo.  Leggi il resto di questo articolo »

È riuscito a ultimare il suo ultimo libro, L’alveare della Resistenza (Giuffrè), dedicato ai magistrati e agli avvocati piemontesi che si ribellarono al fascismo. Massimo Ottolenghi, classe 1915, magistrato e avvocato civilista, esponente del Partito d’Azione, si è spento ieri mattina nella sua casa di Torino. Allo storico liceo classico D’Azeglio era stato compagno di scuola dei futuri partigiani Emanuele Artom e Oreste Pajetta. Allievo di Massimo Mila e Augusto Monti, nel 1937, a Vienna, fu coinvolto in una sparatoria: «Tornai a Torino e lanciai l’allarme nella comunità ebraica, ma il mio racconto venne considerato un’esaltazione giovanile». Leggi il resto di questo articolo »

Lucia Ottobrini 1925- 2015

Lucia Ottobrini, una delle “quattro ragazze” dei Gruppi d’Azione Patriottica

Delle «quattro ragazze» dei Gruppi d’Azione Patriottica, Lucia Ottobrini è stata certamente quella dal carattere più riservato. Rispetto alla Maria Teresa Regard corrispondente dal Vietnam, alla «ragazza di via Orazio» Marisa Musu, o al «cuore di donna» di Carla Capponi la sua è stata una personalità tanto più austera quanto straordinaria. Lucia è morta sabato scorso a Rocca di Papa mentre nella sede di via dei Giubbonari a Roma suo marito Mario Fiorentini ritirava per il settantesimo anno consecutivo la «tessera del Partito» per entrambi. Tra le sue carte conservate, con quelle dei Gap di Roma presso l’Archivio Storico del Senato, si possono trovare tante tracce di una vita vissuta in modo pieno ma intimo. Una foto con la dedica di amicizia e ringraziamento scrittale da Ho Chi Min, il racconto dei suoi nove mesi di lotta partigiana, le impressioni tragiche su un paese sommerso dalle macerie materiali e storiche del regime fascista. Leggi il resto di questo articolo »

Il 3 ottobre del 1931 muore sul mar Tirreno in un incidente aereo LAURO DE BOSIS (30 anni) scrittore, poeta e antifascista.

De Bosis era uno dei giovani intellettuali più in vista nel suo tempo: nacque a Roma ultimo di sette figli in una famiglia molto vivace dal punto di vista culturale che contribuì in maniera efficace alla impostazione della sua vasta cultura e allo sviluppo della sua  disposizione alla poesia ed alla critica letteraria. Si  laurò in chimica a Roma nel 1922 ma la sua passione rimase il mondo letterario.

De Bosis, di cultura monarchica, fu antifascista fin dalla marcia su Roma (1922) e nel 1924 si recò negli Stati Uniti per tenere conferenze di carattere storico, letterario e filosofico per conto della società Italia-America di New York. Qui continuò a mostrare la sua indignazione per i metodi della dittatura fascista in Italia e per la propaganda mussoliniana. Leggi il resto di questo articolo »

Il 27 settembre del 1956  muore a Firenze  PIERO CALAMANDREI (67 anni) Padre della Costituzione Italiana, “Cantore” della Resistenza, Padre Costituente e Combattente per la giustizia come giurista, come uomo politico, come uomo di cultura.

Calamandrei è uno dei più grandi Maestri dimenticati: NORBERTO BOBBIO ( 1909- 2004 ) ci ha lasciato un ricordo che mostra il tratto fondamentale della sua vita e della sua opera:

“Il significato profondo della vita di Calamandrei, ciò che rese la sua figura umana così affascinante, si può riassumere brevemente in queste parole: passione e lotta per la giustizia. Combatté per la giustizia come giurista, come avvocato, come riformatore di leggi, come scrittore politico, come uomo politico, in genere come uomo di cultura”.

Di antica famiglia di giuristi (suo padre, professore e avvocato, deputato repubblicano d’ispirazione mazziniana), si era laureato a Pisa nel 1912 e nel 1915 diventa professore di diritto processuale civile all’Università di Messina e, tolta la parentesi della prima guerra mondiale, insegnerà a Modena (1918), a Siena (1920) e, dal 1924 sino ai suoi ultimi giorni, all’università di Firenze di cui fu rettore. Leggi il resto di questo articolo »

Il 6 settembre del 1957  muore a Sorrento dopo una breve malattia GAETANO SALVEMINI (84 anni) storico, politico, meridionalista e Padre dell’antifascismo.

Salvemini nasce a Molfetta (BA) da una modesta famiglia e si laurea in lettere a Firenze nel 1896 divenendo uno dei migliori giovani storici medioevali. Il suo maestro, all’università di Firenze, è il grande  storico Pasquale Villari (1827- 1917) che oltre ad insegnargli il valore della storia, esorta i suoi allievi “a non essere mummie, ad essere uomini“. Una lezione che Salvemini cercherà di onorare per tutta la vita. All’università si apre al socialismo e spera nella rivoluzione. Anche se diventa una figura di primo piano del  partito, Salvemini non intende allinearsi alla linea legalitaria e riformista  voluta da FILIPPO TURATI. Leggi il resto di questo articolo »

Il 23 agosto 1923 muore ad Argenta (FE) ucciso a bastonate da parte di squadristi fascisti don GIOVANNI MINZONI (38 anni) presbitero e antifascista.

Nato a Ravenna da famiglia della media borghesia don Minzoni studiò in seminario dal 1897 al 1909 (anni nei quali si erano diffuse le tendenze democratico-cristiane, e intensificate, specie in Romagna, le lotte contadine) e viene ordinato sacerdote nel 1909. Durante gli studi entra in contatto con don ROMOLO MURRI (1870- 1944) subendo il fascino del Modernismo teologico e avvicinandosi al movimento democratico cristiano. Quando Murri nel 1909 fu colpito dalla scomunica, comminatagli da Pio X don Minzoni visse un forte turbamento per la perdita di un importante punto di riferimento negli anni della sua formazione religiosa e culturale. Leggi il resto di questo articolo »

L’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale Gustavo Zagrebelsky per la commemorazione del 25 Aprile al Cimitero Monumentale di Torino

Dopo settant’anni, le celebrazioni della Liberazione si rivolgono ormai a chi non ha vissuto i fatti o, almeno, i tempi della Resistenza. Quella generazione è quasi scomparsa. Per le nuove generazioni e, soprattutto, per quella di chi oggi è ragazzo, non si tratta di rivivere e rievocare vicende partecipate personalmente. Chi può dire, allora davvero, se non le ha vissute, quali furono le alternative di fronte alle quali si trovarono gli uomini e le donne di allora, i terrori, gli incubi, i pericoli, i dubbi che gravavano sulle coscienze, ma anche i progetti, gli ideali, le speranze che mossero i ribelli al fascismo e al nazismo? TEMPO di scelte tragiche alle quali, per nostra fortuna, da allora non siamo più stati chiamati. Dobbiamo anche oggi prendere posizione, non con le armi ma con la consapevolezza di ciò che allora divise il nostro Paese in una guerra che fu anche una guerra tra Italiani, una guerra civile, tra tutte le guerre la più crudele. E dobbiamo farlo con umiltà, perché noi non siamo stati messi alla prova e non possiamo dire con certezza da quale parte ci saremmo trovati. Leggi il resto di questo articolo »

Norberto Bobbio 1909 -2004

Non amo le commemorazioni, perché difficilmente ci si può sottrarre alla tentazione della retorica, della effusione sentimentale, della mozione degli affetti. E non amo in particolare le commemorazioni della Resistenza perché si commemorano volentieri cose lontane e morte, e invece la Resistenza è vicina e ben viva. La Resistenza non è finita. Noi viviamo in una situazione che è la conseguenza della Resistenza e anche coloro che la denigrano o la ignorano non possono fare a meno, in quanto vivono e operano in questa situazione, di accettarne i risultati. [...] Per capire la Resistenza, direi che bisogna prima di tutto sgombrar la nostra mente da un equivoco: che da essa dovesse nascere, tutto d’un pezzo, il nuovo Stato italiano. A coloro che non vogliono più saperne della Resistenza perché in Italia le cose non vanno come dovrebbero andare, c’è da rispondere che la nostra non sempre lieta situazione presente dipende da una ragione soltanto: che non abbiamo ancora appreso tutta intera la lezione della libertà. E siccome l’inizio di questo corso sulla libertà è stata la Resistenza, si dovrà concludere che i nostri malanni, se ve ne sono, non dipendono già dal fatto che la Resistenza sia fallita, ma dal fatto che non l’abbiamo ancora pienamente realizzata. Leggi il resto di questo articolo »

Un discorso del filosofo che invita all’impegno contro i nuovi fascismi.

di   Norberto Bobbio

 

Norberto Bobbio 1909- 2004

È SORTA ormai una nuova generazione che non ha con la Resistenza quel legame profondo che è proprio della nostra generazione. Per noi la Resistenza è stato l’avvenimento straordinario della nostra vita, quello che ci ha consentito di sentirci di nuovo uomini in un mondo di uomini, di aprire il nostro animo alla speranza di un’Italia più civile. Non dico che la nuova generazione abbia ripudiato la Resistenza. Ma certo la guarda con maggiore distacco, ed è naturalmente attratta dai nuovi problemi che la crisi dei grandi sistemi mondiali e della democrazia italiana pone con forza a coloro che si pongono con serietà (come lo si pongono i giovani), con coraggio, con impegno lo stesso compito che ci eravamo posti noi, il compito di dare più libertà agli oppressi, più giustizia ai dannati della terra, più pace ai paesi coinvolti dalle guerre imperialistiche. Leggi il resto di questo articolo »

Il tempo migliore della nostra vita è quello di un grande combattente antifascista come Leone Ginzburg, della sua famiglia, dei suoi amici nella Torino della Einaudi, degli studiosi (pochi) che hanno saputo dire no alle lusinghe e alle minacce del regime. Ma anche quello della vita quotidiana di famiglie «normali», tra gioie e tragedie, festa e miseria. Antonio Scurati, nel suo libro che esce oggi per Bompiani (pp. 264, € 18), racconta in parallelo tutto questo, gli uomini e le donne sotto il faro della storia e quelli che invece non lo sono stati, fino alla propria famiglia,   alla propria vicenda, dai nonni tra Milano e Napoli all’essere qui e ora e scrivere   un libro. Che scava fra memoria e storia, per dare al tempo un senso.   In questa pagina ne anticipiamo l’incipit.

Leone Ginzburg dice «no» l’otto gennaio del millenovecentotrentaquattro. Non ha ancora compiuto venticinque anni ma, dicendo «no», s’incammina verso la propria fine. Sebbene impugni soltanto una penna, muove quel primo, estremo passo con l’eleganza vigorosa e risoluta di uno sciabolatore che posizioni il pugno in terza, arma in linea: «Illustre professore, ricevo la circolare del Magnifico Rettore, in data 3 gennaio, che mi invita a prestare giuramento, la mattina del 9 corrente alle ore 11, con la formula stabilita dal Testo Unico delle leggi sull’Istruzione Superiore. Ho rinunciato da un certo tempo, come Ella ben sa, a percorrere la carriera universitaria, e desidero che al mio disinteressato insegnamento non siano poste condizioni, se non tecniche o scientifiche. Non intendo perciò prestare giuramento». Leggi il resto di questo articolo »

risponde Furio Colombo

Caro Furio Colombo
ho visto tante celebrazioni di Massimo Rendina, bravo giornalista e brava persona, che merita certamente un buon ricordo. Ma poi arriva la celebrazione partigiana e io non posso fare a meno di dire: ma neppure i garibaldini dello sbarco dei Mille sono stati ricordati e ri-celebrati così a lungo. A parte le doti della persona, non è scaduto il tempo?

Francesca

NON CREDO CHE sia scaduto il tempo e provo a darle alcune ragioni. Due o tre sere fa, la polizia è dovuta intervenire perché un intero condominio di Milano era disturbato da schiamazzi notturni. La polizia ha accertato che il rock a tutto volume veniva dalla casa del senatore e vicepresidente del Senato, Ignazio La Russa. Appena richiesto di smettere il disturbo, lo statista ha dichiarato alla polizia: “Ma a voi vi mandano le zecche comuniste!”. Negli stessi giorni, Isabella Rauti, figlia di Pino Rauti e moglie dell’ex sindaco di Roma Alemanno, ha convocato un po’ di nostalgici e di ex fascisti al Teatro Adriano per mettere insieme una ennesima aggregazione di “nuova destra”. La “nuova destra italiana”, come dimostra l’intera costellazione di gruppi del genere (da Casa Pound a Fratelli d’Italia a Forza Nuova, ma la lista è molto più lunga) non è “nuova destra”, come si ama dire (e anche i media stanno al gioco) ma vecchio fascismo. Leggi il resto di questo articolo »

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