Articoli marcati con tag ‘profezia’

Tiziano Terzani

TIZIANO TERZANI  (1938- 2004) AD ORIANA FALLACI (1929- 2006)

 

7 OTTOBRE 2001. LETTERA DA FIRENZE

Il Sultano e San Francesco

Non possiamo rinunciare alla speranza

 

Oriana, dalla finestra di una casa poco lontana da quella in cui anche tu sei nata, guardo le lame austere ed eleganti dei cipressi contro il cielo e ti penso a guardare, dalle tue finestre a New York, il panorama dei grattacieli da cui ora mancano le Torri Gemelle. Mi torna in mente un pomeriggio di tanti, tantissimi anni fa quando assieme facemmo una lunga passeggiata per le stradine di questi nostri colli argentati dagli ulivi. Io mi affacciavo, piccolo, alla professione nella quale tu eri gia’ grande e tu proponesti di scambiarci delle “Lettere da due mondi diversi”: io dalla Cina dell’immediato dopo-Mao in cui andavo a vivere, tu dall’America. Per colpa mia non lo facemmo. Ma e’ in nome di quella tua generosa offerta di allora, e non certo per coinvolgerti ora in una corrispondenza che tutti e due vogliamo evitare, che mi permetto di scriverti. Davvero mai come ora, pur vivendo sullo stesso pianeta, ho l’impressione di stare in un mondo assolutamente diverso dal tuo.  Leggi il resto di questo articolo »

In vista del quarantennale della sua morte violenta, lunedì prossimo, Pier Paolo Pasolini è stato tirato fuori dai cassetti con largo anticipo in una profluvie di iniziative: si sa come avviene ormai nei media, bisogna bruciare i concorrenti sullo scatto di memoria e così tutto avviene prima. Si è detto e scritto più dell’assassinio del poeta, che di lui e delle sue opere. Normale: il primo è ancora nebuloso, le seconde sono lì a disposizione in ogni momento, non è l’anniversario che le espone. Che omicidio è stato quello dell’Idroscalo? Una “semplice” faccenda da “marchettari”? Marchettari su commissione? Ed eventualmente “politica”? E da parte dei fascisti o del potere democristiano generico e specifico attaccato nei suoi scritti da Pier Paolo? Oppure (cfr. il suo amico pittore Zigaina) un “suicidio per delega” in un contesto paleocristiano della psiche di Pasolini? Leggi il resto di questo articolo »

 

Nella notte tra il 1 e il 2 novembre  1975 all’Idroscalo di Ostia

PIER PAOLO PASOLINI

viene ucciso dalle trame oscure del nostro Paese.

 

Generalmente i profeti vengono eliminati o pesantemente emarginati. Anche il vangelo lo afferma decisamente: “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria” (Luca 4,21-30). Nel pensiero comune il profeta è uno che prevede il futuro, come un indovino o un medium. Ma questo è il frutto dell’ignoranza religiosa in cui siamo stati quasi tutti lasciati, nonostante la presenza massiccia della Chiesa: presenza non tanto educativa ma di controllo e di potere. Nella Bibbia i profeti ( Isaia, Geremia e gli altri) non prevedono il futuro ma aiutano i loro contemporanei a comprendere meglio ciò che accade e quali sono le conseguenze delle scelte che vengono fatte. In questo senso il profeta ” prevede il futuro”: più lucido, attento e appassionato dei suoi contemporanei vede già dove può portare un modo di vivere, una politica sociale, un comportamento collettivo. Il profeta può far questo partendo da una sua intima convinzione di fede o da una lettura razionale e laica della realtà. Ma il risultato è lo stesso: il profeta ( parola greca che significa “parlare al posto di qualcuno” che sia Dio o la coscienza comune, ma significa anche ” parlare DAVANTI a qualcuno” cioè esporsi, porsi di fronte agli altri) grida, avverte, incita, spiega, denuncia e per questo diventa oggetto d’odio per il Potere, ma anche per il popolo medio che non ama essere disturbato o inquietato. Leggi il resto di questo articolo »

L’assassinio di Pier Paolo Pasolini avvenuto nella notte tra il primo e il due novembre del 1975, all’Idroscalo di Ostia, diede inizio ad una serie di inquietanti interrogativi. In questo romanzo Sergio Anelli proietta il lettore nel clima in cui si verificò il delitto, sia per ciò che concerne le indagini, sia per approfondire il senso di quella violenta e tragica scomparsa. Due protagonisti, una giovane assistente di regia sul set di “Salò” e un giornalista francese, attraverso l’analisi dei fatti, di avvenimenti e di dati, totalmente e assolutamente autentici, dipanano la matassa complessa delle ragioni, degli odi e delle convenienze del Palazzo, che portarono a morte il poeta. L’esito è quello illuminante della presa di coscienza che con la scomparsa di Pasolini, profeta tanto lucido quanto inattuale, finiva una fase della nostra Storia e si affermava quella linea civile, politica, persino umana che caratterizza la nostra società negli anni di fine e inizio millennio. ( dal risvolto di copertina).

Sergio Anelli scrive un’opera fondamentale sul caso Pasolini e lo fa con l’esperienza acquisita dopo anni di “letteratura realtà”, composta di romanzi a metà strada tra narrazione, documento, atti processuali, fatti storici, testimonianze e personaggi desunti dalla storia. Il libro si muove intorno al  corpo di Pasolini – trucidato come una vittima del suo Salò – in un campo di calcio di periferia, uno di quei campetti sterrati che era solito frequentare, dopo un rapporto non consumato con uno dei suoi amati ragazzi di vita.  Pasolini che aveva capito il triste futuro italiano in anticipo, il tormentato e visionario profeta che aveva previsto la cultura della televisione, il consumismo, i riti di massa nei supermercati, il nuovo fascismo in doppio petto e sorrisi, il conformismo nel vestire e nel parlare. E questo suo capire era un pericolo assoluto per chi gestiva nell’ombra il nostro drammatico presente e futuro:  Pasolini stava scrivendo, infatti,  Petrolio, romanzo trafugato e distrutto dai servizi segreti, uscito postumo ma privo di almeno duecento pagine, le parti più scottanti in cui per primo metteva in luce trame segrete che avremmo scoperto a fatica solo molti anni dopo.

Così spiega il perché della scelta di un argomento talmente scomodo lo stesso Anelli: “Ho amato molto Pasolini. Già da ragazzo leggevo le sue poesie su “Vie nuove”, che io avvicinavo a Pascoli e Leopardi. E poi era un eretico, lo sono un po’ anch’io, tanto che fu espulso dal Pci per il suo modo di spiazzare tutti. È vero, nel ’68 disse che era dalla parte dei poliziotti, ma chi erano i contestatori? Ferrara, Liguori, Feltri… Aveva un’incredibile capacità di previsione. Io ho voluto non tanto andare a trovare le prove, quanto scrivere la portata della morte di quest’uomo e il senso di un personaggio così complesso. L’omicidio di Pasolini non lo si vuole risolvere, ci sono ancora i testimoni in grado di ricostruire la vicenda, ma nessuno lo vuole fare.” Una lenta uccisione di  Pasolini cominciata già negli anni cinquanta attraverso una persecuzione continua, culminata all’Idroscalo di Ostia e che prosegue fino ad oggi nel tentativo di offuscare le sue lucide previsioni e la sua portata etica  anche attraverso il ridurre Pasolini ad un fenomeno letterario o di costume.

Un libro estremamente prezioso che nella forma di un romanzo avvince e ci mette a disposizione tutto ciò che sul delitto è stato scoperto fino ad oggi. Ma soprattutto un romanzo-realtà che aiuta ancora di più a comprendere la grandezza della figura di Pasolini e del suo desiderio di aiutarci a crescere in consapevolezza e senso critico e quanto sia tragica la storia del nostro Paese.

di   Sergio Anelli,   ed. Aragno 2011,   € 15,00

vedi:   5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

UNA LUNGA INCOMPRESIONE. Pasolini fra destra e sinistra.

L'ULTIMA INTERVISTA DI PASOLINI

2 novembre 2011.  PIER PAOLO PASOLINI

Pensiero Urgente n.235)

3 marzo 2013
17:00a20:00

VEDI: 2 novembre 2012. Morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

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Il 24 marzo del 1980 veniva ucciso da un sicario dell’oligarchia al potere, mentre celebrava l’Eucarestia a San Salvador ( El Salvador), l’arcivescovo

 OSCAR ARNULFO ROMERO

 ( 1917- 1980)

 

  

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Ernesto Balducci:  1922- 25 aprile 1992

Davide Maria Turoldo: 1916- 6 febbraio 1992

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vedi: COS'E' QUESTO GOLPE. IO SO.

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Cara Settimana,
da un punto di vista cristiano è semplicemente sconcertante assistere a ciò che sta avvenendo in Italia in questo tempo. Un paese civile non avrebbe alcuna remora nel prendere atto e nel denunciare con forza lo squallore politico, sociale ed etico che sta avvilendo il nostro paese. Sembra, invece, che questo squallore sia diventato un vortice che ha risucchiato la coscienza di tanti italiani che, nonostante l’evidenza, continuano a dichiararsi fiduciosi nei confronti di uomini e donne che, se fossero vicini di casa, susciterebbero indignazione e condanna per i loro comportamenti. Ma ciò che provoca maggiore sofferenza è il comportamento di tanti che si dicono cristiani e cattolici e, purtroppo, anche preti, vescovi e cardinali. Neppure il fatto che i soggetti attivi di questo degrado impressionante e dell’imbarbarimento dei costumi osino appropriarsi del nome cristiano, scuote la coscienza e suscita una reazione indignata e corale all’interno del cosiddetto mondo cattolico.

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La parola dissidente non nasce con Solzenicyn ma con lui s’insedia nel nostro linguaggio. Il  dissidente non è l’oppositore, non possedendo gli strumenti per opporsi. Si esprime con la profezia,  col mettersi in disparte, col prepararsi. Fa politica sott’acqua, per vie traverse: con i Samizdat  clandestini o con l’ironia. Chi tanto s’indigna in Italia contro le irriverenze dei comici potrebbe  ricordare quel che fu Radio Erewan, ai tempi dei gulag. Il velo della menzogna fu strappato da comici e profeti: un lascito che non si sperderà.

Barbara Spinelli       La Stampa  5 agosto 2008

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