Articoli marcati con tag ‘diritti umani’

Un rapporto dell’Alto commissario Onu per i rifugiati (Unhcr) mostra che alla fine del 2015 il numero totale di rifugiati nel mondo raggiunse la cifra di circa 65 milioni, con un’impennata rispetto agli anni precedenti. Tre fattori aiutano a spiegare questo fenomeno: le guerre e i conflitti in vari Paesi del Medio Oriente e dell’Africa; la crescita della popolazione (del 16% dal 2000 al 2017); e quel che la sociologa americana Saskia Sassen ha definito la “perdita di controllo” da parte degli Stati sui loro Paesi. Leggi il resto di questo articolo »

 

 

Il 24 marzo del 1980 viene ucciso a San Salvador (capitale di El Salvador) con un colpo di fucile mentre stava celebrando la messa OSCAR ARNULFO ROMERO (63 anni) arcivescovo, teologo e attivista per i diritti umani.

 

Vedi:  Il vescovo dei poveri: OSCAR ARNULFO ROMERO

Nei Paesi di partenza le migrazioni sono causate da sconvolgimenti delle attività produttive, dei rapporti sociali e delle condizioni ambientali, che impediscono alle popolazioni di continuare a ricavare da vivere nei luoghi in cui vivono. Nei Paesi d’arrivo generano tre tipi di reazioni: una di rifiuto, che si concretizza nel sostegno ai partiti xenofobi; una di accoglienza interessata per i contributi che i migranti danno alla crescita economica e alla ricchezza monetaria dei nativi; una di accoglienza disinteressata e generosa, basata sulla solidarietà nei confronti delle persone più provate dalla vita. Leggi il resto di questo articolo »

Il 25 aprile del 1992 muore in un grave incidente stradale presso Cesena ERNESTO BALDUCCI (69 anni) presbitero, scrittore e teologo.

Quando morì stava tornando damun’ennesima conferenza, incentrata sul tema della Liberazione e svolta a San Giovanni in Persiceto ( Bologna), verso la Badia Fiesolana (Firenze) dove viveva con i suoi confratelli Scolopi. Balducci fu una delle personalità di maggior spicco nella cultura del mondo cattolico italiano nel periodo che accompagnò e seguì il Concilio Vaticano II. Fu legato a figure come GIORGIO LA PIRA, LORENZO MILANI, MARIO GOZZINI, DAVIDE MARIA TUROLDO, PRIMO MAZZOLARI e a tanti altri del mondo dei cattolici democratici e di sinistra, intrecciando anche forti legami con numerose personalità del mondo laico come LELIO BASSO, Ernest Bloch, Roger Garaudy. Fu un protagonista assoluto della vividezza culturale e religiosa della Firenze tra gli anni cinquanta e novanta. Leggi il resto di questo articolo »

I diritti non ci hanno dato un mondo che tutti, nemmeno la maggioranza degli esseri umani, possano riconoscere come migliore. Anzi hanno giovato ad alcuni, i pochi, a danno degli altri, la moltitudineTesto tratto da “Diritti per forza”, l’ultimo libro di Gustavo Zagrebelsky da pochi giorni in libreria.

 

Chi oserebbe negare che nella “età dei diritti”, che diciamo essere la nostra e che ha proclamato la felicità non come compito morale dell’uomo virtuoso, secondo l’etica antica, ma niente di meno che come diritto universale: chi oserebbe negare che la povertà, l’analfabetismo, la schiavitù, la violenza, le persecuzioni, la tortura, le sparizioni dei non integrati e degli oppositori, le migrazioni forzate, l’ammassamento di milioni di persone in slum e bidonville, lo sfruttamento, le desertificazioni, siano oggi diffusi su larga scala e, sommandosi, colpiscano innocenti in misura che forse mai si è conosciuta in passato? Leggi il resto di questo articolo »

Il 24 marzo del 1980 viene ucciso a San Salvador (capitale di El Salvador) con un colpo di fucile mentre stava celebrando la messa OSCAR ARNULFO ROMERO (63 anni) arcivescovo, teologo e attivista per i diritti umani.

Romero nacque nella piccola cittadina di Ciudad Barrios (El Salvador) in una famiglia umile, secondo di otto fratelli. Manifestò presto il desiderio di diventare prete entrando in seminario nel 1930 e la sua dedizione agli studi e il suo carattere particolarmente mite spinse i superiori  ad inviarlo a Roma dove, tra il 1937 e il 1942, studiò presso la Pontificia Università Gregoriana di piazza della Pilotta. Dopo la licenza in teologia tornò in El Salvador dove venne ordinato prete nel 1942. Fece per pochi anni il parroco poi divenne segretario della Conferenza episcopale salvadoregna. Leggi il resto di questo articolo »

Il 14 marzo del 1983 muore a Suchitoto (El Salvador) uccisa in un agguato teso da militari salvadoregni MARIANELLA GARCIA VILLAS (39 anni)  politica, avvocata e attivista per i diritti umani.

La storia di Marianella è quella di una figlia della ricca borghesia che avrebbe potuto condurre una vita diversa tranquilla e agiata e che invece aveva scelto di vivere l’inferno dei poveri, raccogliendo instancabilmente prove e testimonianze sulle sempre più gravi violazioni dei diritti umani, senza mai concedersi distrazioni né vacanze e andando consapevolmente incontro al suo destino.

Laureata in legge e filosofia all’inizio degli anni 70 iniziò a lavorare con le comunità di base contadine e a condividerne la vita con l’obiettivo di risvegliare le loro coscienze sui diritti umani fondamentali. Villas militò prima nell’Azione Cattolica Universitaria e poi nel Partito Democratico Cristiano; prima tollerata dai dirigenti poi ostacolata fu infine emarginata dallo stesso Partito coinvolto con il regime dittatoriale. Leggi il resto di questo articolo »

La dialettica giovani-anziani varia nelle diverse epoche
Ma la storia antica dell’Isola di Pasqua svela che spesso sono i padri a divorare i figli

LE società vecchie sono quelle soffocate dal peso del passato. Le giovani sono quelle che, almeno in parte, se ne affrancano, per guardare liberamente se stesse e deliberare senza pregiudizi. Le età delle società si misurano in “generazioni”. Ma, che cosa sono le generazioni, una volta che, dalla cellula in cui sta il rapporto generativo genitori- figli, si passa alla dimensione sociale in cui migliaia o milioni d’individui si succedono sulla scena della vita, gli uni agli altri? Una volta che si voglia sostenere che una generazione giovane sostituisce una generazione vecchia? La questione ha una storia. Thomas Jefferson disse: «La terra appartiene a (alla generazione de) i viventi» («the earth belongs to the living»). Quel motto stava a significare che, sebbene ogni costituzione porti in sé ed esprima l’esigenza di stabilità e continuità, non si doveva pensare a una fissità assoluta, a costituzioni perenni e immodificabili. Poiché ogni generazione è indipendente da quella che la precede, ognuna può utilizzare come meglio crede, durante il proprio “usufrutto”, i beni di questo mondo e, tra questi, le leggi e le costituzioni. Ma, qual è la “scadenza” di una generazione, cioè la sua durata in vita? Leggi il resto di questo articolo »

I recenti episodi di brutalità che hanno avuto come teatro i cosiddetti Cie rivelano che la routine di quei luoghi di reclusione e di internamento si fonda su una costitutiva violazione della dignità umana. Le grandi leggi universali, ma anche le mirabili costituzioni democratiche, fra cui la nostra, assegnano alla dignità un ruolo centrale. La Repubblica federale di Germania ha addirittura edificato l’intero impianto costituzionale sul principio di dignità attribuendogli un valore assiomatico assoluto. Art 1.Comma 1. La dignità umana è intangibile. La nostra Costituzione, pur rubricandola fra i principi fondativi della democrazia, non ha scelto di enfatizzarne in modo così perentorio il significato decisivo. Leggi il resto di questo articolo »

Inutile parlare di Europa madrepatria della democrazia, e proclamare nella sua Carta dei diritti che siamo «consapevoli del suo patrimonio spirituale e morale», dei suoi «valori  indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di  solidarietà », quando tutto in noi pare spento: tutti i miti che fanno la nostra  civiltà, assieme ai tabù che la sorreggono. E tra i primi forse il  mito di Antigone, senza il quale non saremmo chi siamo. Oppure la solenne legge  del mare, che obbliga a salvare il naufrago, quasi non esistesse peggiore  sciagura delle acque che si chiudono mute sull’uomo. Il mare è senza generosità,  scrive Conrad: inalterabile, impersona l’«irresponsabile coscienza del potere».  Sono uniti, i due miti, dalla convinzione che fu già di Sofocle: la norma  superiore cui Antigone ubbidisce – fissata da dèi arcaici, precedenti gli  abitanti dell’Olimpo – il re di Tebe non può violarla, accampando la convenienza  politica e le proprie transeunti idee di stabilità. È norma insopprimibile, e  Creonte che antepone il diritto del sovrano, il nomos despòtes, paga un  alto prezzo. Così la legge del mare. Leggi il resto di questo articolo »

È un’immagine che ferisce: quegli immigrati con lo scotch sulla bocca, le mani legate e gli occhi spaventati, la cui foto ha fatto il giro del web, ci dice più di tante parole che cosa siamo. Quale è l’abisso in cui rischiamo di cadere senza più qualsiasi senso di solidarietà e di rispetto umano. L’immigrato vale meno di una merce da spostare da una parte all’altra del mondo. È il segno di un  declino spaventoso.  Eppure, un luogo comune assai diffuso e pigramente accettato dai più, è che l’Occidente abbia  espunto dal proprio orizzonte quella disumanità che fu l’incunabolo delle atrocità di cui è  disseminata la storia del secolo breve. E naturalmente noi italiani, brava gente per definizione, il cui  fascismo sarebbe stato un blando autoritarismo che mandava gli oppositori in vacanza al confino  nelle belle isole Eolie o nella allora remota Eboli dove però potevano conversare con Cristo, fra  tutte le genti civili e umane del civilizzatissimo Occidente saremmo i più bravi e i più umani. Leggi il resto di questo articolo »

Quel cimitero chiamato Mediterraneo. Secondo le stime di Fortress Europe, dal 1998 all’agosto 2011, 17.738 persone sono morte nel tentativo di raggiungere l’Europa. Solo nel corso del 2011, circa 2000 tra uomini, donne e bambini sono morti nello Stretto di Sicilia: il 5% di tutti coloro che hanno tentato di raggiungere l’Europa dalla Libia. Molti – rimarca il Rapporto – sono rifugiati che scappano da guerre, violenze e persecuzioni, che non hanno altra alternativa che tentare il pericoloso viaggio del mare per ottenere la protezione di cui hanno bisogno. La possibilità di richiedere asilo nell’Unione Europea dipende infatti dalla presenza fisica della persona nel territorio di uno Stato membro. Ma le misure introdotte nell’ambito del regime dei visti e delle frontiere dell’Ue hanno reso praticamente impossibile per quasi tutti i richiedenti asilo e rifugiati raggiungere i territori dell’Ue in modo legale. Non solo sono stati rafforzati i controlli alle frontiere esterne ma i sistemi di sorveglianza sono stati estesi anche ai territori dei Paesi terzi. Si stima che nel 2011 circa il 90% di tutti i richiedenti asilo nell’Unione europea siano entrati irregolarmente. Leggi il resto di questo articolo »

Chi aprisse in questi giorni la pagina web del Commissario ai diritti umani del Consiglio d’Europa, sarebbe subito colpito dal primo grande titolo, che dice: «L’Italia deve proteggere meglio i diritti dei rom e dei migranti». Esso è accompagnato da una fotografia, che riproduce un manifesto, divenuto ben noto, largamente affisso sui muri di Milano durante la recente campagna elettorale per l’elezione del sindaco. Vi si legge: «Milano Zingaropoli con Pisapia» e nel testo si stigmatizza anche il progetto di costruzione di una moschea. Dunque l’Italia, la cui immagine già per altro verso non brilla ora in Europa, è nuovamente e negativamente esposta all’attenzione. E’ possibile che in Italia a pochi interessi cosa dice il Consiglio d’Europa e che le questioni legate ai diritti fondamentali siano da molti trattate con sufficienza e fastidio. Ma così non è nell’Europa di cui l’Italia è parte. E tout se tient quanto ad immagine e a opinione che gli altri hanno della sua credibilità e affidabilità.

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Nulla più degli ultimi morti, inghiottiti dal mare in burrasca nella zona di ricerca contesa tra Malta e l´Italia, testimonia il tragico scarto tra l´urgenza del bisogno di chi per sua sventura abita Paesi poveri o segnati da guerre e dittature e la capacità a farvi fronte dei Paesi tra i più ricchi e sviluppati e più orgogliosi della propria democrazia e rispetto dei diritti umani. Il fatto che questi ultimi morti fossero in fuga da zone di guerra civile – Eritrea, Somalia – quindi potessero aspirare allo status di rifugiati, rende ancora più evidente la sproporzione tra il bisogno di aiuto di chi, non potendo più stare nel proprio Paese pena la vita, rischia la vita propria e dei propri figli per andarsene, e il modo impacciato, spesso conflittuale, ancor più spesso controvoglia, con cui i Paesi ricchi e democratici vi rispondono. Non mi riferisco solo all´Italia, anche se lo spettacolo dato a Lampedusa nelle settimane scorse ha ben esemplificato l´impasto di impreparazione e cinismo con cui il nostro governo si è mosso. Leggi il resto di questo articolo »


Anche la Svezia dopo l’Olanda, mentre nella Slovacchia i massacri dei Rom svaniscono nei valzer dei caffè dove nessuna signora vuole essere disturbata dai pogrom del 2000. L’Europa dei diritti umani sceglie la modernità del razzismo. Stoccolma manda in soffitta lo Stato-badante e immagina un futuro da conquistare sul ring. Proibito difendersi a chi non parla come noi. Vittoria degli xenofobi svedesi rafforzata dai deliri di Parigi, eppure proprio a Parigi ricomincia la ragione con l’addio a Sarkozy: due francesi su tre non lo sopportano più. La sua politica ha incendiato le periferie; burqa, sinonimo di terrorismo, e pulizia etnica annacquano la fede di chi lo votava immaginando il ritorno alla grandeur. Due anni fa l’Economist lo presentava sul cavallo di Napoleone. Due anni dopo il Sarkozy dell’Economist è un nano appollaiato fra le piume di Carla Bruni. Leggi il resto di questo articolo »

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