Articoli marcati con tag ‘lega’

Alcune proposte di lettura per capire meglio chi vuole governarci.

 

Nicola Biondo, Marco Canestrari, IL SISTEMA CASALEGGIO,  ed. Ponte alle Grazie  2019

Ha ereditato un’impresa, un partito e una piattaforma online per la democrazia diretta. La sua agenda è segreta. È il sistema che ha scalato l’Italia.

Con un investimento minimo, un uomo si è assicurato un’influenza decisiva sul governo del nostro Paese, una rete di relazioni privilegiate e la gestione di un flusso di denaro di svariati milioni. Il metodo che ha utilizzato è legale e riproducibile; il ruolo che si è costruito inattaccabile. Parliamo di Davide Casaleggio, figlio di Gianroberto, il fondatore di Casaleggio Associati, del MoVimento 5 stelle e dell’Associazione Rousseau. È lui oggi uno degli uomini più potenti d’Italia, il fulcro di un allarmante conflitto di interessi. Descrivere il suo potere non è semplice, poiché si nasconde dietro la presunta volontà di costruire un nuovo modello di democrazia grazie a un’applicazione web (di pessima qualità): Rousseau. «Il Parlamento diventerà superfluo» ha infatti profetizzato l’Erede di Gianroberto. Ma il MoVimento 5 stelle – come mostrano chiaramente qui Nicola Biondo e Marco Canestrari – è divenuto il ramo d’azienda politico di un’entità più grande: il «sistema Casaleggio», che intreccia affari, marketing, politica, ad un livello oramai internazionale. Questa inchiesta poggia sul racconto di chi ha contribuito a far nascere il «sistema», di chi ancora oggi ci lavora: parlamentari, insider, analisti italiani e internazionali. Guarda al futuro della democrazia, non solo in Italia. E rivela cosa sarà della nostra vita di cittadini. Non è un film di fantascienza: è tutto reale e dobbiamo difenderci. Subito. (IBS) Leggi il resto di questo articolo »

Siamo di fronte a piccoli personaggi frutto della selezione a rovescio della classe politica, prodotta dalla caduta delle alternative vere, non ci sono più destra e sinistra; da sistemi elettorali maggioritari che trasformano le minoranze in grandi maggioranze vuote; e poi della selezione mediatica, di cui il social è oramai una variante. Leggi il resto di questo articolo »

Questi quattordici mesi di governo gialloverde ci hanno consegnato una certezza: gli italiani sono innamorati di Giuseppe Conte. Sulla scorta di una proverbiale isteria di massa, il premier uscente è stato eletto dalla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica come salvatore della patria, trovandosi a ricoprire il ruolo di protagonista indiscusso di questo agosto monopolizzato dalla politica. Leggi il resto di questo articolo »

Alla fine la spina del governo potrebbe averla staccata Matteo Salvini. Il Jep Gambardella della politica non voleva solo partecipare ai governi, voleva avere il potere di farli fallire. Ieri è stata una giornata di frenetiche riunioni, un viavai agitato tra Palazzo Chigi e il Quirinale. Tutti, però, conoscevano l’esito finale, ufficializzato alle 19:53 da una nota della Lega in cui si legge: “Non c’è più una maggioranza”. Consapevole di viaggiare a vele spiegate verso il 40% dei consensi, Salvini è pronto al voto di ottobre – approvazione di Mattarella permettendo – e a porre fine a quello che verrà ricordato come uno dei peggiori governi della storia repubblicana. In attesa del prossimo. Leggi il resto di questo articolo »

Si assiste in queste ore convulse ad una gara di entusiasmo per il voto anticipato. Nel nome della chiarezza, del non inciucio, del far parlare gli italiani – a destra come a sinistra, tutti stregati dal ritorno alle urne. E Matteo Salvini dirige questo garrulo coro nel quale poco o nulla ci si preoccupa delle possibili conseguenze di un monocolore targato Lega. Leggi il resto di questo articolo »

“Tra i nostri ci sono ministri inadeguati, manca collegialità e comunicazione è da rivedere”

Il testo è stato consegnato in busta chiusa al capo politico in queste ore e tramite il capogruppo Patuanelli. L’assemblea ha votato a maggioranza su ogni singolo punto. All’interno, spiegano a ilfattoquotidiano.it, si passano in rassegna tutte le criticità emerse nell’ultimo anno, dalle difficoltà a comunicare con gli esponenti dell’esecutivo agli atti che arrivano in Aula blindati senza possibilità di discussione. Viene chiesto anche di rivedere il rapporto con i media, di ridiscutere il ruolo del capo politico e la poca trasparenza delle nomine pubbliche. Leggi il resto di questo articolo »

Venerdì Il Fatto ha pubblicato numerose lettere arrivate in redazione dopo l’annuncio del Sì al Tav da parte del premier Conte, accompagnato dagli interventi di Tomaso Montanari e Stefano Feltri sul tema delle responsabilità dei Cinque Stelle in questa fase storica. Il dibattito continua: ecco cosa ci scrive un lettore e cosa risponde Montanari. Leggi il resto di questo articolo »

Sara Cunial

Questo è l’intervento della deputata del Gruppo Misto della Camera dei Deputati SARA CUNIAL nella seduta parlamentare a Montecitorio del 25 luglio 2019 durante la discussione per la conversione in legge del cosiddetto Decreto Sicurezza bis. Cunial ( nata nel 1979)  è stata eletta il 4 marzo del 2018 come parlamentare del Movimento 5 Stelle, nella circoscrizione Veneto 2,  da cui è stata espulsa il 17 aprile del 2019 per posizioni contrarie al suo partito. Cunial è passata al Gruppo Misto. Il testo corrisponde allo “stenografico” della Camera dei Deputati.

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IN QUESTA, COME IN ALTRE STAGIONI, TOCCA ALLA SOCIETÀ CIVILE ASSUMERSI I PESI DELLA POLITICA, ANCHE SE E RISCHIOSO. MA CAROLA RACKETE SALVA VITE UMANE, NON L’OPPOSIZIONE

Due donne alla guida dell’Europa, l’aristocratica tedesca Ursula von der Leyen alla Commissione e la francese Christine Lagarde alla Banca centrale, i sovranisti esultano perché hanno portato ai vertici delle istituzioni due esponenti di rilievo dei due paesi più forti, due espressioni dell’establishment più arcigno e chiuso, se era questa la loro rivoluzione potevano dircelo prima: come scrisse Giorgio Bocca, se esistono altre prospettive, chiedo scusa, non le ho viste. Leggi il resto di questo articolo »

Non si scappa dalla Storia. Nel suo essere ciclica ci mette sempre di fronte agli errori che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. In questo periodo stiamo vivendo l’ennesimo ciclo in cui un popolo assume i tratti più brutali di chi ha scelto per governarli, in attesa di rinnegarli. Tutto questo può durare un anno o un ventennio, poi si fingerà di non aver mai indossato quelle maschere, di aver sempre rifiutato l’assimilazione. Ma la Storia, dimenticata da molti, continua a conservare il dono della memoria e della testimonianza. Leggi il resto di questo articolo »

Gli insulti urlati sulla banchina a Lampedusa a Carola Rackete sono rimbalzati contro il suo volto sereno, non hanno scalfito quella compostezza data dalla consapevolezza di aver messo il proprio corpo a disposizione della propria responsabilità, cosa non scontata. Non scontata, in un Paese in cui il ministro dell’Interno, spaventato da un’eventuale condanna, si è sottratto al processo per sequestro di persona nel caso Diciotti facendosi salvare dalla sua maggioranza. Leggi il resto di questo articolo »

No al Pd, sì a Bossi e Bannon: ecco le vere radici del Movimento 5 Stelle. Casaleggio senior ispirò la campagna pro-Brexit e per M5S dettò la linea: mai con i dem. Dopo le accuse e gli arresti al Campidoglio, un libro svela le origini reali del Movimento e la rete sovranista che l’avvolge.

Ce lo vedete il braccio destro di Bannon a lezione da Casaleggio? I pezzi grossi pro-Brexit che volano a Milano per prendere ispirazione in via Morone 6? Grillo che parla di sovranismo nel 2013? Di Maio che dialoga con Savona già nel 2016? Eppure è accaduto. Granelli che spiegano come il Movimento Cinque Stelle che governa con la Lega sia l’esecuzione di una spinta che viene da lontano. Leggi il resto di questo articolo »

La sera del 3 giugno, in una piazza di Cremona, l’intera folla di un comizio del ministro dell’Interno (che stava chiudendo una campagna elettorale e stava aprendone un’altra come usa da fare da anni) ha avuto un malore. È accaduto quando, prima i più vicini poi il grosso dei leghisti partecipanti hanno notato la frase “ama il prossimo tuo”. Era scritta sulla sciarpa di un ragazzo più o meno simile a tutti gli altri che a un certo punto ha alzato la sciarpa, l’ha trasformata in un mini-striscione e si è voltato a braccia alzate da una parte e dall’altra perché tutti vedessero bene. Leggi il resto di questo articolo »

 

Alla mia nazione

Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico

ma nazione vivente, ma nazione europea:

e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,

governanti impiegati di agrari, prefetti codini,

avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,

funzionari liberali carogne come gli zii bigotti, Leggi il resto di questo articolo »

Il gesto volgare del ministro Salvini che agita il rosario e invoca la Madonna, usa cioè simboli estremi del cattolicesimo per ricattare i credenti e ottenere voti, ha aperto un nuovo varco alla politica del distruggere per governare. Leggi il resto di questo articolo »

In Italia esisteva un argine che valeva tanto per la Lega di Bossi quanto per quella di Salvini, almeno fino all’anno scorso. Entrambi potevano raggiungere la doppia cifra al Nord, tenere saldamente il Veneto ed essere l’ago della bilancia per la tenuta dei governi di centrodestra, ma non superavano la linea simbolica che passando per Roma divideva il sopra dal sotto. Quell’argine di memoria, orgoglio e appartenenza territoriale resisteva da oltre vent’anni, ma ora è crollato. Il Sud ha dimenticato. Leggi il resto di questo articolo »

In America, un libro come questo avrebbe la forza del Watergate. E in un qualunque Paese europeo, un libro che dimostrasse come il vicepremier e ministro dell’Interno è circondato da postnazisti che ne conducono la politica estera (e forse i flussi di finanziamento) e ne modellano l’ideologia e la retorica porterebbe a una crisi di governo.

Temo che questo non succederà con I demoni di Salvini. I postnazisti e la Lega, di Claudio Gatti (oggi in libreria per Chiarelettere): ma mi domando cosa penseranno, dopo averlo letto, Sergio Mattarella (che fermò, a costo di lacerare la Costituzione, Paolo Savona ma non mosse ciglio contro la nomina di Salvini) o Luigi Di Maio e Matteo Renzi, che condividono la responsabilità (seppur in misura diversa) di aver inquinato, dandola in mano a un uomo di queste frequentazioni, la nostra sicurezza nazionale. Leggi il resto di questo articolo »

La lotta elettorale è il luogo dove si mostrano al meglio le culture (e le non culture) politiche e chi le rappresenta. Senza esclusione di colpi, alleati di governo si prendono a male parole, come se fossero nemici per la pelle: non su temi secondari o pratici, ma su fondamenti e principi. Nella speranza che coloro che assistono allo spettacolo, i cittadini potenziali elettori, ignorino che gli antagonisti governano insieme. Leggi il resto di questo articolo »

Jacinda Ardern, primo ministro di Nuova Zelanda, ha stabilito un esempio, con la sua risposta al massacro di Christchurch, in cui 50 islamici sono stati uccisi in due moschee da un suprematista bianco australiano e dai suoi complici. Jacinda Ardern ha creato, nel suo Paese, un contesto di lutto nazionale con il suo gesto di abbracciare la comunità degli immigrati e nel dire in modo chiaro e fermo: le vittime sono parte della nostra comunità islamica neozelandese. La Nuova Zelanda è la loro casa. Loro sono noi”. Leggi il resto di questo articolo »

Sì, confermo la notizia. Verrò processato. Verrò processato per aver definito il ministro dell’Interno “ministro della Mala Vita”. Ribadisco pienamente la mia definizione, ne difendo la legittimità e vado con serenità e con certa fierezza a farmi processare. Io, cittadino come tanti, come tutti, sarò processato; il ministro, invece, ha deciso di sottrarsi al processo, seriamente e giustamente spaventato dal fatto che la sua condotta nel caso Diciotti possa farlo condannare. Ha usato lo schermo e il ricatto politico per ottenere l’appoggio del suo alleato di governo, quel M5S che doveva fare da argine ai movimenti xenofobi e che ha finito per essere la loro stampella al Governo. Leggi il resto di questo articolo »

II populismo ha molte facce e un’anima sola. Nel recente saggio Uno non vale uno (Marsilio, pagine 156, €12), Massimiliano Panarari, sociologo e docente alla Luiss, illustra con ironia i motivi per i quali non è il caso di cedere alle lusinghe delle sirene populiste e, soprattutto, al richiamo della democrazia diretta, mito che ha origini antiche, ora coagulatosi nella Rete.

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Ha impressionato vedere ad Afragola il gesto di sottomissione verso un uomo simbolo di un partito che ha sempre odiato il Meridione, convinto che i meridionali fossero il male. Il Mezzogiorno ancora una volta — come sempre — diventa solo il luogo dal quale dragare preferenze e clientele. Ma la stessa terra farà rovinosamente cadere il governo del cambiamento

Sono cresciuto in una terra dove vedere baciare le mani di un uomo era cosa comune, nessuno si stupiva, è antica sintassi mafiosa. Vedevo i boss soprattutto durante le festività – prima che cadessero in latitanza o avessero, in clima di faida, paura di uscire in strada — salutare e girare per negozi ricevendo spesso come omaggio il bacio sulle nocche. Il baciamano mi creava disagio quando a farlo era un anziano che si piegava verso la mano di in giovane capo. Leggi il resto di questo articolo »

Il cambiamento, dopo tanti tumulti di parole e di mani, è avvenuto. Per esempio, tutti gli immigrati perderanno protezione, ospedali, scuole e persino luoghi per vivere. Lo prescrive la nuova legge detta “sicurezza” che trasformerà in vagabondi decine di migliaia di adulti e bambini. Se non vi va bene, siete dei “traditori”, dice il ministro dell’Interno ai sindaci che dissentono. Leggi il resto di questo articolo »

Discesa in campo – La breccia sovranista in Europa, non solo in Italia, si aprì il 26 gennaio 1994 con un video di nove minuti

Il populismo non è mai una dottrina. Un metodo, piuttosto. Nonché una patologia o una “sindrome”, per usare il termine classico del dizionario di politica di Bobbio, Matteucci e Pasquino. Alla base, meglio al vertice c’è “la capacità carismatica del leader di mobilitare la speranza e la fiducia delle masse nella rapida realizzazione delle loro aspettative sociali nel caso che egli acquisti un potere sufficiente” (Guy Hermet).

Il resto viene da sé, a seconda delle crisi politiche e sociali. Se il “popolo” è la maggioranza silenziosa dei moderati oppure una fetta predominante di poveri, precari e disoccupati, accomunati da rabbia e odio contro la Casta. Leggi il resto di questo articolo »

Venerdì all’Angelus il Papa ha detto che il Maligno è sempre al lavoro. Era la mattina dopo la squallida notte del summit europeo e aveva tutte le ragioni di dirlo. In quella notte l’Italia, che aveva sempre salvato i profughi, tentava un patto di ferro con coloro che li hanno sempre lasciati morire. L’Italia è stata respinta perché non ha ancora chiuso davvero le frontiere come invocano da tempo le migliori figure italiane ed europee della storia contemporanea. Leggi il resto di questo articolo »

M5S-Lega. Sono andati in pezzi i modi in cui si sono formate tutte le nostre categorie politiche, le identità, dalla destra alla sinistra

Da oggi, come si suol dire, «le chiacchiere stanno a zero». Nel senso che le nostre parole (da sole) non ci basteranno più. D’ora in poi dovremo metterci in gioco più direttamente, più “di persona”: imparare a fare le guide alpine al Monginevro, i passeur sui sentieri di Biamonti nell’entroterra di Ventimiglia, ad accogliere e rifocillare persone in fuga da paura e fame, a presidiare campi rom minacciati dalle ruspe. Perché saranno loro, soprattutto loro – non gli ultimi, quelli che stanno sotto gli ultimi – le prime e vere vittime di questo governo che (forse) nasce.

Dovremmo anche piantarla con le geremiadi su quanto siano sporchi brutti e cattivi i nuovi padroni che battono a palazzo. Quanto “di destra”. O “sovranisti”. Forse fascisti. O all’opposto “neo-liberisti”. Troppo anti-europeisti. O viceversa troppo poco, o solo fintamente. Leggi il resto di questo articolo »

La crisi della sinistra

Recentemente è apparso un libro bellissimo, Popolocrazia, di Ilvo Diamanti e Marc Lazar, che mi augurerei fosse letto dal numero più ampio di italiani, e in modo particolare di politici italiani, per la natura precisa e circostanziata delle analisi. La mia opinione è che il termine- concetto “ populismo” sia inappropriato alla materia che pretenderebbe di descrivere: e che perciò, usato a sproposito (non è certo il caso di Diamanti e Lazar), possa produrre qualche equivoco.

Perché “ inappropriato”? Perché il termine- concetto, da cui esso prende ovviamente origine, è a sua volta desueto e inappropriato alla materia da descrivere. In che senso? Nel senso che il “popolo” — non più in questo caso termine- concetto, ma realtà politico- sociale attivamente presente sul piano storico — sta uscendo di scena da diversi decenni. Dove accade questo? In tutte — io penso — le forme di democrazia rappresentativa esistenti e funzionanti nel mondo occidentale, ma soprattutto qui in Italia. Leggi il resto di questo articolo »

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