Articoli marcati con tag ‘educazione’

Tutti i nostri sensi devono essere indirizzati a fermezza; per natura sono pazienti, se l’animo smette di corromperli: esso deve esser convocato ogni giorno alla resa dei conti. Era un’abitudine di Sestio: al cadere della giornata, non appena si era ritirato per il riposo notturno, interrogava la sua coscienza: “Qual tuo male hai guarito oggi? A qual difetto ti sei opposto? In qual settore sei migliorato?”.

L’ira cesserà, e sarà più moderato l’uomo che sa di doversi presentare ogni giorno al giudice. C’è usanza più bella di questa, di esaminare un’intera giornata? Che sonno segue questa inchiesta su se stessi, quanto tranquillo, quanto profondo e libero, dopo che l’animo o è stato lodato o ammonito e, da osservatore e censore privato di se stesso, ha concluso l’inchiesta sui suoi costumi. Leggi il resto di questo articolo »

I recenti episodi di brutalità che hanno avuto come teatro i cosiddetti Cie rivelano che la routine di quei luoghi di reclusione e di internamento si fonda su una costitutiva violazione della dignità umana. Le grandi leggi universali, ma anche le mirabili costituzioni democratiche, fra cui la nostra, assegnano alla dignità un ruolo centrale. La Repubblica federale di Germania ha addirittura edificato l’intero impianto costituzionale sul principio di dignità attribuendogli un valore assiomatico assoluto. Art 1.Comma 1. La dignità umana è intangibile. La nostra Costituzione, pur rubricandola fra i principi fondativi della democrazia, non ha scelto di enfatizzarne in modo così perentorio il significato decisivo. Leggi il resto di questo articolo »

Il femminicidio è, nel suo simbolismo profondo, un atto culturale e quindi di responsabilità collettiva. Vìviamo in un sistema di formazione che esalta la violenza sui deboli, che coltiva l’odio di genere e abolisce il rispetto dell’altro. La cultura di mercato sta sostituendo la cultura dei diritti e dei doveri e nel grande mercato internazionale una delle merci più richieste è il corpo femminile. La cosa peggiore è che le donne stesse hanno talmente bene introiettato il concetto di merce da comportarsi spesso e con molta naturalezza come tale. Non che sentirsi merce porti felicità, ma può dare una inebriante sensazione di essere al centro del desiderio e dell’avidità mercantile, di smuovere un turbine di denaro. Leggi il resto di questo articolo »

Tendiamo spesso a dimenticare che siamo ospiti della vita. Nasciamo senza volerlo e saperlo in un determinato tempo e luogo e, senza volerlo e saperlo, il corpo che abbiamo ricevuto in eredità dispiega spontaneamente i suoi mirabili processi. Su questi automatismi le religioni fondano la convinzione che la vita appartenga a Dio e non a noi. Il fatto che dipendiamo da potenze inconsce o più grandi di noi che operano senza il nostro consenso e che segnano in parte il nostro destino non significa, tuttavia, che dobbiamo consegnarci loro passivamente. Al contrario, tutta l’evoluzione della nostra specie rappresenta lo sforzo di emanciparci dal loro diretto dominio, di interrompere l’immediatezza dell’istinto, di educare e mettere argini alle passioni attraverso il consolidamento della volontà, di incrementare le conoscenze grazie all’esperienza e alla riflessione, di apprendere a risalire il corso del tempo a ritroso per mezzo della memoria. Leggi il resto di questo articolo »

L’ uomo è animale normativo. Questo vuol dire che mentre gli altri primati vivono, per intenderci  rapidamente, in base agli istinti, tutta la nostra vita è invece soggetta a norme. Bisognerebbe  imparare a sentire, nella parola «normalità», proprio il senso pervasivo della normatività radicata  nel nostro comportamento quotidiano. Tutta la nostra vita cosciente, che si tratti di azioni, decisioni,  emozioni, pensieri, percezioni, è soggetta alla questione se sia come dovrebbe. C’è una coscienza  normativa – tipicamente, un senso di (in)adeguatezza – che attraversa ogni nostro fare, dire, pensare,  percepire, sentire: ci rendiamo conto del suo essere più o meno adeguato, corretto, opportuno,  riuscito, «esatto» (da «esigere»). Del resto, l’anima di ogni cultura – a cominciare dalla suo stesso  scheletro, la lingua di quella cultura – è un’anima normativa, è in qualche modo coscienza di un  dovuto. Nell’esempio della lingua lo si vede con la massima chiarezza. Nessuno parla come gli  passa per la testa, perché non parlerebbe affatto. Parlare è piegarsi alle norme di senso della lingua in cui si parla… Leggi il resto di questo articolo »

Il 26 giugno del 1967 muore a Firenze

DON LORENZO MILANI

(1923- 1967)


 

“ O Italiani!  non obbliate  giammai, che il primo passo a produrre uomini grandi sta nello onorare i già spenti.”

Giuseppe Mazzini, daDe l’amor patrio di Dante ”, 1826

Nel Diario minimo del 22 giugno 2012 ricordavamo questa straordinaria frase del giovane Mazzini e crediamo che possa e debba essere riferita ad un uomo grande come don Lorenzo Milani. 45 anni fa moriva fisicamente ma, come tutti coloro che hanno donato la propria vita per la liberazione dell’uomo, don Lorenzo è vivo e onorarlo ( senza inutili retoriche celebrazioni) vuol dire fare nostro il suo esempio, il suo impegno, il suo sacrificio per poterci migliorare. Tutti noi a rischio continuo di peggiorare nella mediocrità e nella banalità e nella complicità con un modo di vivere che distrugge le coscienze e l’animo. Don Lorenzo fu un RESISTENTE alla violenza in tutte le sue forme e la sua arma di RESISTENZA fu l’educazione, la scuola che dovevano essere il mezzo  affinchè  i “figli dei poveri” potessero crescere in consapevolezza e conoscenza per poter RESISTERE alla violenza dei “padroni”, delle economie feroci, dell’ignoranza ( soprattutto quella istituzionalizzata) e dell’abbrutimento derivante dalla società dei consumi. Fu un maestro di educazione, don Lorenzo, per gli ultimi e non solo per quelli di Barbiana ma anche per chi  socialmente ultimo non è ma è schiavo, servo senza esserne cosciente. Leggi il resto di questo articolo »

Il 10 marzo 1872 muore a Pisa, nella casa dei Nathan-Rosselli, sotto il falso nome di dottor John Brown e rifiutato dall’Italia unita

GIUSEPPE  MAZZINI

 PADRE DELLA REPUBBLICA ROMANA DEL 1849

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A 88 anni Adele Corradi, insegnante che negli ultimi anni di vita di don Milani fu sua strettissima collaboratrice a Barbiana, si è decisa finalmente a scrivere le sue memorie di un’amicizia invero straordinaria. Il mito di don Milani è andato crescendo, invece che spegnersi nel tempo trascorso dalla sua morte, nel 1967, prima che la Lettera a una professoressa stesa diventasse uno dei pochissimi testi di riferimento per la generazione degli studenti del ’68. Essi l’ebbero come unico punto di riferimento forte nella loro azione per il rinnovamento della nostra scuola, perché la scuola trattasse i figli dei proletari e dei poveri così come trattava quelli di chi se la passava meglio, prima di scordarsene per passare alla politica con la kappa rinverdendo il mito del leninismo, peggio che defunto. Leggi il resto di questo articolo »

Il giudice Rosario Livatino, ucciso il 21 settembre 1990 mentre si recava in tribunale, aveva scritto su un quaderno queste parole: «Alla fine non ci sarà chiesto se siamo stati credenti ma se siamo stati credibili». Sono parole stupende per profondità e provocazione. Parole che aiutano a sottolineare due aspetti fondamentali della responsabilità educativa: la verità e la coerenza. Se vogliamo davvero crescere e aiutare a crescere attraverso il rapporto educativo, non ci è consentito bluffare. Non solo non è permessa la presunzione, il sentirsi superiori agli altri, l’obbligarli a camminare al nostro passo, ma una volta che si entra in relazione bisogna essere veri, leali, sinceri. Né sono ammessi impegni a metà: le parole devono saldarsi ai fatti, le intenzioni non possono restare sulla carta. Educazione e legalità sono due modi di pronunciare la parola «noi». Leggi il resto di questo articolo »

Anticipiamo parte di un capitolo tratto da Lezioni sul Novecento di Pietro Scoppola (a cura di Umberto Gentiloni Silveri, Laterza, pagg. 224, euro 12), che raccoglie gli interventi dello studioso all’ interno del corso universitario tenuto a Roma presso la facoltà di Scienze Politiche della Sapienza tra il 1995 e il 1996 e risposte alle domande sulle attuali difficoltà italiane devono essere cercate nell’ evoluzione dei primi cinquant’ anni della Repubblica, e non nell’ atto della sua fondazione.

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