Articoli marcati con tag ‘Pasolini’

21 agosto 2013
21:00a23:00

vedi: 5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

5 marzo 2013. Quelli del 5 marzo...

 

Il 17 febbraio del 1600 moriva a Roma, bruciato vivo sul rogo,

GIORDANO BRUNO (1548- 1600)

 

Gli uomini/donne liberi, che insegnano libertà di pensiero e di cammino, fanno paura da sempre. Fanno paura a tutte le Inquisizioni: ecclesiastiche, laiche, politiche. E le Inquisizioni accendono sempre roghi per tentare di bruciare, con i corpi di questi uomini liberi, anche il loro pensiero, il loro insegnamento. Il rogo può essere realmente un fuoco distruttore, come fu per Giordano Bruno, o l’esilio a vita, come fu per Mazzini, o l’emarginazione e un massacro, come fu per Pasolini. E potremmo citarne tanti altri.

Storie di uomini/donne liberi che non hanno concepito la libertà come autorealizzazione personale ( come avviene nella maggioranza delle persone) ma come impegno esistenziale per aiutare le coscienze degli altri a liberarsi e a divenire consapevoli e responsabili. Il Potere di ogni tempo non ha paura della libertà intesa solo come un fatto egoistico ma teme la libertà come progetto, educazione, azione liberatrice. E il Potere uccide in varie forme: da quelle più eclatanti a quelle più subdole, quasi nascoste. Il rogo di Giordano Bruno non è solo un fatto che riguarda una Chiesa oscurantista, feroce, sorda, ma coinvolge tutti i Poteri, o quasi, che si sono accaniti ( e si accaniscono) verso “eretici”, “streghe”, “indiavolati”, “diversi”. Leggi il resto di questo articolo »

Dieci anni senza Giorgio Gaber. Moriva il Primo Gennaio 2003, nella sua casa in Versilia, a neanche 64 anni. Da allora, molti gaberiani – quelli che lo andavano a stanare a teatro – si sentono soli. Mentre altri, magari gli stessi che fino al giorno prima non lo sopportavano, si professano amici e sostenitori del Signor G. In un ipotetico Olimpo dei cantautori, parola peraltro riduttiva per entrambi, sopra tutti ci sarebbero Fabrizio De André e Giorgio Gaber. Entrambi scomodi, entrambi geniali. Entrambi santificati, soprattutto il primo, per abitudine alla retorica e (quel che è peggio) per desiderio di disinnescarne il messaggio. La fruibilità di De André è relativamente facile: basta ascoltarne la discografia. Faber lo conoscono tutti. Gaber, no. Lo si cita a sproposito, oppure caramellandolo. La tivù preferisce soffermarsi su quello degli anni Sessanta, da cui Gaber fu il primo ad allontanarsi: nel 1970, abbracciando il teatro e rompendo (contro ogni regola commerciale) col piccolo schermo. Innamorato del contatto diretto. Stimolato da un tour con Mina, spinto dal Piccolo Teatro di Milano. E attratto dall’alternanza di musica e monologhi. Leggi il resto di questo articolo »

 

Il 1 gennaio del 2003 muore a Montemagno (Lucca)

GIORGIO GABER

C’era un cantante che cantava chiaro e libero il suo pensiero. Un cantante scomodo, disturbatore della quiete grigia dell’uomo medio e mediocre. Un cantante che faceva pensare a come eravamo ridotti dopo anni di consumismo becero e di banalità e, quindi, a come erano ridotte la società, la politica, la libertà, la democrazia. Perchè una “democrazia” non può essere migliore degli uomini che la compongono. Leggi il resto di questo articolo »

25 giugno 2013
21:00a23:00

7 aprile 2013
17:00a20:00

17 marzo 2013
17:00a20:00

 

 

VEDI: Pasolini:  morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

 

5 marzo 2013. Quelli del 5 marzo...

 

Nella notte tra il 1 e il 2 novembre  1975 all’Idroscalo di Ostia

PIER PAOLO PASOLINI

viene ucciso dalle trame oscure del nostro Paese.

 

Generalmente i profeti vengono eliminati o pesantemente emarginati. Anche il vangelo lo afferma decisamente: “Nessun profeta è bene accetto nella sua patria” (Luca 4,21-30). Nel pensiero comune il profeta è uno che prevede il futuro, come un indovino o un medium. Ma questo è il frutto dell’ignoranza religiosa in cui siamo stati quasi tutti lasciati, nonostante la presenza massiccia della Chiesa: presenza non tanto educativa ma di controllo e di potere. Nella Bibbia i profeti ( Isaia, Geremia e gli altri) non prevedono il futuro ma aiutano i loro contemporanei a comprendere meglio ciò che accade e quali sono le conseguenze delle scelte che vengono fatte. In questo senso il profeta ” prevede il futuro”: più lucido, attento e appassionato dei suoi contemporanei vede già dove può portare un modo di vivere, una politica sociale, un comportamento collettivo. Il profeta può far questo partendo da una sua intima convinzione di fede o da una lettura razionale e laica della realtà. Ma il risultato è lo stesso: il profeta ( parola greca che significa “parlare al posto di qualcuno” che sia Dio o la coscienza comune, ma significa anche ” parlare DAVANTI a qualcuno” cioè esporsi, porsi di fronte agli altri) grida, avverte, incita, spiega, denuncia e per questo diventa oggetto d’odio per il Potere, ma anche per il popolo medio che non ama essere disturbato o inquietato. Leggi il resto di questo articolo »

L’assassinio di Pier Paolo Pasolini avvenuto nella notte tra il primo e il due novembre del 1975, all’Idroscalo di Ostia, diede inizio ad una serie di inquietanti interrogativi. In questo romanzo Sergio Anelli proietta il lettore nel clima in cui si verificò il delitto, sia per ciò che concerne le indagini, sia per approfondire il senso di quella violenta e tragica scomparsa. Due protagonisti, una giovane assistente di regia sul set di “Salò” e un giornalista francese, attraverso l’analisi dei fatti, di avvenimenti e di dati, totalmente e assolutamente autentici, dipanano la matassa complessa delle ragioni, degli odi e delle convenienze del Palazzo, che portarono a morte il poeta. L’esito è quello illuminante della presa di coscienza che con la scomparsa di Pasolini, profeta tanto lucido quanto inattuale, finiva una fase della nostra Storia e si affermava quella linea civile, politica, persino umana che caratterizza la nostra società negli anni di fine e inizio millennio. ( dal risvolto di copertina).

Sergio Anelli scrive un’opera fondamentale sul caso Pasolini e lo fa con l’esperienza acquisita dopo anni di “letteratura realtà”, composta di romanzi a metà strada tra narrazione, documento, atti processuali, fatti storici, testimonianze e personaggi desunti dalla storia. Il libro si muove intorno al  corpo di Pasolini – trucidato come una vittima del suo Salò – in un campo di calcio di periferia, uno di quei campetti sterrati che era solito frequentare, dopo un rapporto non consumato con uno dei suoi amati ragazzi di vita.  Pasolini che aveva capito il triste futuro italiano in anticipo, il tormentato e visionario profeta che aveva previsto la cultura della televisione, il consumismo, i riti di massa nei supermercati, il nuovo fascismo in doppio petto e sorrisi, il conformismo nel vestire e nel parlare. E questo suo capire era un pericolo assoluto per chi gestiva nell’ombra il nostro drammatico presente e futuro:  Pasolini stava scrivendo, infatti,  Petrolio, romanzo trafugato e distrutto dai servizi segreti, uscito postumo ma privo di almeno duecento pagine, le parti più scottanti in cui per primo metteva in luce trame segrete che avremmo scoperto a fatica solo molti anni dopo.

Così spiega il perché della scelta di un argomento talmente scomodo lo stesso Anelli: “Ho amato molto Pasolini. Già da ragazzo leggevo le sue poesie su “Vie nuove”, che io avvicinavo a Pascoli e Leopardi. E poi era un eretico, lo sono un po’ anch’io, tanto che fu espulso dal Pci per il suo modo di spiazzare tutti. È vero, nel ’68 disse che era dalla parte dei poliziotti, ma chi erano i contestatori? Ferrara, Liguori, Feltri… Aveva un’incredibile capacità di previsione. Io ho voluto non tanto andare a trovare le prove, quanto scrivere la portata della morte di quest’uomo e il senso di un personaggio così complesso. L’omicidio di Pasolini non lo si vuole risolvere, ci sono ancora i testimoni in grado di ricostruire la vicenda, ma nessuno lo vuole fare.” Una lenta uccisione di  Pasolini cominciata già negli anni cinquanta attraverso una persecuzione continua, culminata all’Idroscalo di Ostia e che prosegue fino ad oggi nel tentativo di offuscare le sue lucide previsioni e la sua portata etica  anche attraverso il ridurre Pasolini ad un fenomeno letterario o di costume.

Un libro estremamente prezioso che nella forma di un romanzo avvince e ci mette a disposizione tutto ciò che sul delitto è stato scoperto fino ad oggi. Ma soprattutto un romanzo-realtà che aiuta ancora di più a comprendere la grandezza della figura di Pasolini e del suo desiderio di aiutarci a crescere in consapevolezza e senso critico e quanto sia tragica la storia del nostro Paese.

di   Sergio Anelli,   ed. Aragno 2011,   € 15,00

vedi:   5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

UNA LUNGA INCOMPRESIONE. Pasolini fra destra e sinistra.

L'ULTIMA INTERVISTA DI PASOLINI

2 novembre 2011.  PIER PAOLO PASOLINI

Pensiero Urgente n.235)

Un titolo provocatorio, ma neppure troppo. Non si tratta solo di una metafora. Il culo è ovunque, nel linguaggio e nella cronaca. Perché, quando e come l’Italia è precipitata nel “cul de sac di un presente e di un futuro tanto nebulosi e atterrenti“? Partendo da una domanda tale da far tremare i polsi a più generazioni, l’autore cerca risposte indietro nel tempo, dal secondo dopoguerra in poi. Il fine è quello di approntare un “manuale di deberlusconizzazione” che riguardi un po’ tutti, compresi i sedicenti avversari del Caimano e quella porzione ampia di italiani che gli ha votato contro “comportandosi come lui“. La falla colossale sembra oggi solo economica, ma il buco è culturale e va oltre il presente, nel “paese dei leccaculo“. Per uscire da quella che Beha definisce una “pace incivile”, c’è bisogno di una nuova responsabilizzazione, per “tornare avanti“, e costruire il “partito che non c’è“. Scrive Franco Battiato nella prefazione al volume: “Questo libro di Oliviero Beha è uno di quelli che lasciano il segno. Con la freddezza di un chirurgo, fa un’analisi caustica e spietata, prendendo di mira i paradigmi della cultura contemporanea: la politica, la televisione (e la RAI), la pubblicità”. E Beha così chiude il volume: “In tutte le pagine di questo manualetto torna il concetto di “pace incivile” da cui dobbiamo uscire, eliminando alibi che ci hanno trascinato in questa deriva. La responsabilità di ciò che facciamo, e naturalmente diciamo in una stagione che ha svuotato le parole di senso e significato deresponsabilizzandole, e ancor prima pensiamo, è di sicuro una forma di “essenzialità”. Il più “anarchico” dei giornalisti italiani ci aiuta a riflettere sulla nostra triste condizione, sullo stagno maleodorante della miopia e dell’acquiescenza generalizzate. Un saggio inquietante e intelligente, che provoca ( chi ancora non è talmente “morto” da farsi provocare ) non in maniera  sterile, volgare, fine a se stessa, deprivata di senso. In questo libro si avverte dovunque l’eredità delle analisi di Pasolini sull’Italia dei nostri tempi, della sua più grande e drammatica intuizione: il “genocidio culturale” che provoca ” la mutazione antropologica” degli italiani; un popolo di “mutanti” che si trascinano verso il nulla. Un libro formidabile e necessario, di grande forza morale, per fare un ulteriore passo di consapevolezza critica e umana.

 

di   Oliviero Beha,   ed. Chiarelettere  2012,   € 12,00

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3 marzo 2013
17:00a20:00

VEDI: Pasolini:  morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

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17 febbraio 2013
17:00a20:00

 

VEDI: Pasolini:  morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

 

 

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27 gennaio 2013
17:00a20:00

VEDI: Pasolini:  morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

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30 dicembre 2012
17:00a20:00

VEDI: Pasolini:  morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

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16 dicembre 2012
17:00a20:00

 

Nulla mi pare più contrario al mondo moderno di quella
figura,
di  quel Cristo, mite nel cuore ma mai nella ragione;la figura del Cristo dovrebbe avere, alla
fine, la stessa violenza di una resistenza, qualcosa che contraddica
radicalmente la vita come si sta configurando all’uomo
moderno:
la sua grigia orgia di cinismo, ironia,
brutalità pratica, compromesso, conformismo, glorificazione della propria
identità nei connotati di massa, odio per ogni diversità, rancore teologico
senza religione…”

PIER  PAOLO  PASOLINI
 

(1964, in occasione dell’uscita del  film “Vangelo  secondo Matteo”)

 

 

 

 vedi: Pasolini:  morte di un profeta laico.

5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

 

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22 novembre 2012 09:00a23 novembre 2012 18:00

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18 novembre 2012
17:00a20:00

 

 

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4 novembre 2012
17:00a20:00

vedi:  5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

 

 

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207 anni fa nasceva a Genova, il 22 giugno del 1805,

GIUSEPPE MAZZINI

Mazzini nel 1849

Buon compleanno, caro “Pippo” ( permettici di chiamarti confidenzialmente come facevano i tuoi amici più vicini). Dopo 207 anni dalla tua nascita sei più vivo che mai come tutti coloro che hanno seminato idee, valori, principi e amore per la liberazione dell’uomo. Quest’anno, per esempio, compie novant’anni Pasolini ( nato il 5 marzo, il giorno in cui tu entrasti a Roma per la prima volta nel 1849) che come te aveva una visione religiosa (in senso laicissimo e non confessionale) del mondo e della politica, che come te ci ha amati molto e come te ha sofferto profondamente nel vedere la Patria scivolare nel disastro morale e civile. Leggi il resto di questo articolo »

Il 25 aprile del 1992 moriva in tragico incidente stradale

padre ERNESTO BALDUCCI

(1922- 1992)

 

Nello stesso giorno anniversario della Liberazione moriva un maestro della liberazione, padre Balducci. Come a legare per sempre la figura di questo prete straordinario con il grande evento della storia recente d’Italia, frutto del sacrificio di migliaia di uomini e donne che avevano combattuto e dato la vita perchè l’Italia fosse liberata dal nazifascismo. Anche padre Ernesto è stato un “partigiano”: non sulle montagne o in drammatici scontri con i Tedeschi, ma attraverso la sua brillante e acuta attività di conferenziere o attraverso i suoi illuminanti scritti. Un partigiano che ha lottato per la liberazione più difficile: quella delle coscienze. La liberazione dal grigiore mentale, dall’ignoranza, dall’indifferenza, dall’incoscienza dei grandi problemi del mondo di oggi. Liberazione che ha sempre consistito nel provocare all’impegno e alla responsabilità, alla conoscenza e all’amore da vivere donando se stessi e non rifungiandosi nei “buchi” dove troppi di noi sopravvivono pensando solo a salvaguardarsi. Il 25 aprile del 1945 ha dischiuso la possibilità della Liberazione: era qualcosa in nuce che doveva essere sviluppata, curata, difesa. Sappiamo come è andata, vediamo che Italia e italiani sono di fronte a noi dopo 67 anni da quei giorni fatidici del 1945. Vediamo quanto sia stato “sprecato” il sangue e il sacrificio di migliaia di Resistenti. Padre Balducci ne era consapevole e ha impegnato la sua vita perchè gli italiani diventassero degni di ciò che era stata la Resistenza e non continuassero, con la loro inettitudine, a ritornare sotto la dittatura, questa volta dell’ideologia consumistica, della stupidità e della volgarità, nel disimpegno quasi totale. Proprio come aveva gridato il suo coetaneo Pasolini. Profeti entrambi che hanno messo la loro vita ( così diversa eppure così simile) a servizio dell’uomo e della sua dignità. Leggi il resto di questo articolo »

Dobbiamo ricominciare. Ancora ricominciare. Ricominciare da Mazzini, da Garibaldi e dalla loro visione d’Italia. Visione che venne rifiutata e ricacciata in un esilio perenne dall’Italia piemontesizzata e opportunistica di Cavour e Vittorio Emanuele II. Ricominciare da Pisacane, Mameli, Filopanti, Saffi, Costa e altri nomi preziosi poi fusi insieme con coloro che fecero un’Unità d’Italia ben lontana dai valori risorgimentali. Una marmellata pseudostorica che segnerà l’ignoranza perenne degli italiani. Dobbiamo ricominciare, 151 anni dopo il 17 marzo del 1861, dall’Italia pensata e agognata nella Repubblica Romana del 1849 o nella Repubblica di Venezia del 1848/49. O dall’idea di Repubblica  sognata dai migliori uomini della Resistenza dal 1943 e della Costituente del 1946 e che, pian piano, saranno emarginati, accantonati. Ricominciare da quando Repubblica significava qualcosa di vero, concretamente vitale e Unità d’Italia era una speranza che faceva allargare i cuori. Dobbiamo ricominciare, tutti. Ri-formarci, ri-pensarci come cittadini, come persone singole e come collettività. Leggi il resto di questo articolo »

Pier  Paolo Pasolini nasce a Bologna il 5 marzo del 1922. Oggi compie novant’anni.

Compie perché  il suo pensiero, la sua profezia laica, la sua preziosa provocazione intellettuale,  i messaggi della sua opera letteraria e cinematografica sono più che mai attuali, vivi, necessari.  Compie perché la sua contrapposizione al presuntuoso ottimismo di chi esalta il trionfo della modernità con le sue magnificenze, la sua dolente preoccupazione etica e umanistica di chi, invece, assiste all’avanzata della tecnologia e vi legge in nuce un  futuro  disumano e violento sono più che mai attuali, vivi, necessari. Per noi “ milioni di candidati alla morte dell’anima”. ( P.P.Pasolini, 1962) Leggi il resto di questo articolo »

Ernesto Balducci:  1922- 25 aprile 1992

Davide Maria Turoldo: 1916- 6 febbraio 1992

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22 agosto 2012
21:00a23:00

 

vedi: 5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

 

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1 aprile 2012
17:00a20:00

vedi: 5 marzo 2012. Pasolini compie 90 anni.

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vedi: COS'E' QUESTO GOLPE. IO SO.

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Nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975 all’Idroscalo di Ostia

 PIER PAOLO PASOLINI

veniva ucciso barbaramente dalle trame oscure del nostro Paese.

 

… sono come un gatto bruciato vivo,
pestato dal copertone di un autotreno,
impiccato da ragazzi a un fico,
 

ma ancora almeno con sei
delle sue sette vite,
come un serpe ridotto a poltiglia di sangue
un’anguilla mezza mangiata
 

le guance cave sotto gli occhi abbattuti,
i capelli orrendamente diradati sul cranio
le braccia dimagrite come quelle di un bambino
un gatto che non crepa…

… La morte non è
nel non poter comunicare
ma nel non poter più essere compresi.

 

(P.P. Pasolini   da  “ Poesie in forma di rosa”, 1964)

 

 

RIPROPOSTA  DELL’INCONTRO PROGRAMMATO PER IL 6 NOVEMBRE

E  SOSPESO A CAUSA DELLA PIOGGIA.

 

vedi:

5 novembre 2010. All'Idroscalo di Ostia

30 gennaio 2011. Un pomeriggio con un corsaro Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo

 

Memorie, pensieri, poesie, lettere per nutrire il nostro cammino di uomini/donne liberi e coscienti, per rafforzare la nostra resistenza alla banalità e alla volgarità. Letti nei luoghi legati agli autori.

 

Per informazioni e per possibili cambiamenti o aggiunte:   tel: 06 9300526

Gli incontri per strada  sono collegati ai nostri programmi di ricerca

e sono riservate solo ai soci.


A volte il senso di un’associazione è nel logo che la rappresenta. E’ così per la nostra “Associazione Culturale Gruppo Laico di Ricerca”. Il nostro logo principale rappresenta Pasolini, durante la lavorazione del film “ Il Vangelo secondo Matteo” del 1964, mentre dà delle indicazioni all’attore che interpreta la parte di Gesù. Il logo-testata che appare in tutte le pagine del nostro sito internet rappresenta la Repubblica Romana del 1849, unendo due immagini storiche che rappresentano la festa della nascita della Repubblica il 9 febbraio del 1849. Pasolini e la Repubblica Romana: credo che pochi, liberi dalla distrazione congenita che attanaglia i più, se ne siano accorti. Leggi il resto di questo articolo »

L’Italia vive a vari livelli economici, culturali, storici. Questa varietà di livelli si rifrange negli individui, facendone dei casi sempre in po’ impalpabili, sfuggenti, difficilmente definibili. D’altra parte ciò non li preserva dallo standard, dal conformismo, la standardizzazione si supera soltanto con la coscienza critica, con un alto, sviluppato, adulto, senso civile: e questo purtroppo non è il caso degli italiani, che sono dunque da una parte instabili, misteriosi, irrazionali – tendenti a sfuggire alle definizioni della media – d’altra parte sono elementarmente parificati e codificati, tendenti a rientrare sempre in un tipo medio meccanicamente fisso.

 

Pier Paolo Pasolini,  1971

 

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No. Non può essere solo una sera. Non si possono vivere certi momenti e poi passare ad altro come consumatori banali, vittime dell’ideologia consumistica. Non si può aprire una sera il mondo del pensiero di Pasolini, ascoltare come Gaber ha raccolto il suo grido e lo ha espresso in un meraviglioso brano e poi cercare altre novità, novità proprio come vittime di un’epoca che ha provocato in noi una “degenerazione antropologica”.

Dobbiamo riscoprire la bellezza del “ruminare”, dell’entrare in certi temi e ritornarci continuamente per scoprirne sempre nuovi aspetti, nuovi elementi per la nostra crescita. Crescita, si. Perché questa sera abbiamo ribadito che è saggezza parlare di “formazione permanente degli adulti” e non ritenere in maniera suicida che questo valeva per quando eravamo bambini, mentre ora… siamo adulti.

E proprio di ciò che Pasolini, il Pasolini Corsaro degli anni ’70, voleva avvertire: il Potere Consumistico ci sta devastando non solo nel borsellino ma soprattutto nell’animo presentandoci uno sviluppo che non è progredire umano ma un degradarci dentro e fuori di noi. Di fronte a questo e alla banalità di troppe persone che ci circondano, come resistere senza esserne schiacciati e banalizzati a nostra volta? Leggi il resto di questo articolo »

Pier Paolo Pasolini è stato forse l’intellettuale del Novecento che più d’ogni altro ha diviso l’opinione pubblica. C’è chi lo ha amato e chi lo ha avversato senza riserve. La destra lo detestava per le sue idee e soprattutto per la sua dichiarata omosessualità. La sinistra, che pur lo annoverava tra le sue file, non accettava molte delle sue analisi anticipatrici e ancor meno la sua irriducibile autonomia di pensiero. E anche il mondo cattolico, di fronte alle sue opere, si divideva tra estimatori e detrattori. Baldoni e Borgna, che pur da posizioni molto diverse ne riconobbero subito la grandezza artistica e l’originalità, ricostruiscono per la prima volta in questo volume la “lunga incomprensione” che caratterizzò i rapporti tra Pasolini e la cultura politica italiana, ma anche l’attenzione con cui molti giovani di tutto il mondo si confrontarono e si confrontano ancora con le sue idee e con il suo lavoro. Un ritratto su due fronti, dal punto di vista intimo e politico, tracciato dagli autori procedendo di pari passo – l’uno da Destra e l’altro da Sinistra – e raccogliendo sui due percorsi le fondamentali testimonianze inedite dei personaggi più influenti della scena politica. Un libro molto utile per conoscere il pensiero e l’opera di Pasolini.

 

di   Gianni Borgna e Adalberto Baldoni,   ed. Vallecchi  2010,   € 16,00

 

vedi: 30 gennaio 2011. Un pomeriggio con un corsaro

Per una sera abbiamo provato ad aprire una breccia nel muro del conformismo clericale, nella parete dell’indifferenza che ci circonda e parlare della Breccia di Porta Pia del 20 settembre del 1870 di cui, quest’anno, ricorre il 140° anniversario. Abbiamo provato a farlo in un incontro proposto oggi presso lo chalet della LIPU di Ostia, il Centro Habitat Mediterraneo, vicino al Porto Turistico. Ringraziamo la squisita ospitalità di questo Centro che si occupa di difendere, curare e far conoscere gli uccelli proprio accanto al Parco Letterario dedicato a Pier Paolo Pasolini, nel luogo dove venne barbaramente ucciso e dove siamo stati la sera del 5 novembre per celebrare i 35 anni della sua morte. Leggi il resto di questo articolo »

Lo sapevi, peccare non significa fare il male:
non fare il bene, questo significa peccare.
Quanto bene tu potevi fare! E non l’hai fatto:
non c’è stato un peccatore più grande di te.

Pier Paolo Pasolini,  da  ”A UN PAPA”   in La religione del mio tempo, Epigrammi, XII (1958)

 

Questi versi furono rivolti da Pasolini a Pio XII. Ma oggi li rivolgiamo a ciascuno di noi… per riflettere.

35 anni dopo Pasolini ci manca. Ci manca molto.  A tutti? Non credo: se fosse così vorrebbe dire che l’italiano medio ha riscoperto “la memoria” del passato e dei grandi uomini che hanno dato una testimonianza di libertà, pagandola con la vita.

35 anni dopo Pasolini ci manca, manca a molti ma sempre troppo pochi. Ci manca la sua lucida intelligenza che aiutava a capire il baratro verso cui andavamo ( la ” Nuova presistoria” la chiamava). Ora che in quel baratro di stupidità, incultura, volgarità e corruzione morale ci siamo pienamente dentro ci manca. Non a tutti, certo. Nel baratro c’è chi ci sta bene e chi ( la maggioranza) neanche se ne accorge, perchè troppo preso dal proprio egoistico sopravvivere senza orizzonti. Leggi il resto di questo articolo »

L’ultima intervista a Pier Paolo Pasolini in un piccolo volume che unisce il ricordo dell’amico Gian Carlo Ferretti e le domande di Furio Colombo il giorno prima della morte. È ‘L’ultima intervista di Pasolini’ rilasciata a Furio Colombo poche ore prima che ad Ostia se ne trovasse il corpo senza vita. Il libro è diviso in due parti: nella prima Gian Carlo Ferretti, studioso della letteratura italiana novecentesca, ricostruisce le atmosfere umane e culturali degli ultimi giorni di Pasolini, nella seconda parte Furio Colombo, che all’epoca della morte di Pasolini era tra le firme del quotidiano “La Stampa”, raccoglie le ultime, profetiche, rabbiose e disperate parole di Pier Paolo Pasolini in quella che si può definire “l’ultima intervista”.

Alla domanda sul perché della chiarezza della sua visione delle cose, Pasolini replica a Colombo: ‘Non vorrei parlare più di me, forse ho detto fin troppo. Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona. Ma ci sono anche i miei libri e i miei film. Forse sono io che sbaglio. Ma io continuo a dire che siamo tutti in pericolo”

di  Furio Colombo  e  GianCarlo Ferretti,   ed. Avagliano  2005,   €  7

 

vedi: 30 gennaio 2011. Un pomeriggio con un corsaro


Io credo, lo credo profondamente, che il vero fascismo sia quello che i sociologhi hanno troppo bonariamente chiamato «la società dei consumi». Una definizione che sembra innocua, puramente indicativa. Ed invece no. Se uno osserva bene la realtà, e soprattutto se uno sa leggere intorno negli oggetti, nel paesaggio, nell’urbanistica e, soprattutto, negli uomini, vede che i risultati di questa spensierata società dei consumi sono i risultati di una dittatura, di un vero e proprio fascismo. [...] Questo nuovo fascismo, questa società dei consumi, ha profondamente trasformato i giovani, li ha toccati nell’intimo, ha dato loro altri sentimenti, altri modi di pensare, di vivere, altri modelli culturali. Non si tratta più, come all’epoca mussoliniana, di una irreggimentazione superficiale, scenografica, ma di una irreggimentazione reale che ha rubato e cambiato loro l’anima. Il che significa, in definitiva, che questa «civiltà dei consumi» è una civiltà dittatoriale. Insomma se la parola fascismo significa la prepotenza del potere, la «società dei consumi» ha bene realizzato il fascismo.

Pier Paolo Pasolini   Scritti corsari 1974

Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato “golpe” (e che in realtà è una serie di “golpe” istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di “golpe”, sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il ’68, e in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del “referendum”. Leggi il resto di questo articolo »

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