Articoli marcati con tag ‘olocausto’

Il 17 febbraio del 1600 moriva a Roma, bruciato vivo sul rogo,

GIORDANO BRUNO (1548- 1600)

 

Gli uomini/donne liberi, che insegnano libertà di pensiero e di cammino, fanno paura da sempre. Fanno paura a tutte le Inquisizioni: ecclesiastiche, laiche, politiche. E le Inquisizioni accendono sempre roghi per tentare di bruciare, con i corpi di questi uomini liberi, anche il loro pensiero, il loro insegnamento. Il rogo può essere realmente un fuoco distruttore, come fu per Giordano Bruno, o l’esilio a vita, come fu per Mazzini, o l’emarginazione e un massacro, come fu per Pasolini. E potremmo citarne tanti altri.

Storie di uomini/donne liberi che non hanno concepito la libertà come autorealizzazione personale ( come avviene nella maggioranza delle persone) ma come impegno esistenziale per aiutare le coscienze degli altri a liberarsi e a divenire consapevoli e responsabili. Il Potere di ogni tempo non ha paura della libertà intesa solo come un fatto egoistico ma teme la libertà come progetto, educazione, azione liberatrice. E il Potere uccide in varie forme: da quelle più eclatanti a quelle più subdole, quasi nascoste. Il rogo di Giordano Bruno non è solo un fatto che riguarda una Chiesa oscurantista, feroce, sorda, ma coinvolge tutti i Poteri, o quasi, che si sono accaniti ( e si accaniscono) verso “eretici”, “streghe”, “indiavolati”, “diversi”. Leggi il resto di questo articolo »

«Prendo il giornale e leggo che di giusti al mondo non ce n’è». Così iniziava il “Mondo in M7”, un  brano musicale che scalò le classifiche. Era il 1966 e bastava infilare una moneta da 50 lire nel  juke-box perché i bar del centro e della periferia delle città si riempissero della voce di Adriano  Celentano e si gonfiassero di indignazione.  Il suo rap ante litteram soffiava sul fuoco che covava sotto la cenere. Eravamo ai preliminari della  grande contestazione del ’68. Da allora la giustizia nel mondo non è aumentata, al contrario  dell’assuefazione alle terribili notizie.  Mercoledì 11 luglio 2012, prendo il giornale e leggo che 54 immigrati provenienti da Tripoli sono morti in mare. Ma la notizia non fa grande clamore. Un naufragio di Costa Crociere fa più audience. Sono morti di  sete, non annegati, come invece capitò a Fleba il fenicio, il fluttuare delle cui membra nelle acque  marine è cantato da Thomas Stearn Eliot, rendendolo così eterno. Leggi il resto di questo articolo »

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