DIARIO MINIMO

Diteci se guardando cos’è l’Italia e gli italiani in genere, diteci se è esagerato dedicare una settimana alla Repubblica Romana, la settimana intorno al 9 febbraio, 162° anniversario della sua nascita. Diteci se è troppo vivere degli incontri ( ed altri fuori di questa settimana) per respirare aria fresca e pulita ricordando quegli eventi che videro per pochi mesi nascere una speranza di vita democratica e laica che mai più avremmo conosciuto. Diteci se è troppo guardare a quei giorni lontani per sentirli vicini e trovarne forza per resistere alla barbarie e alla volgarità che avanza ogni giorno. Diteci se è troppo far risuonare tra noi queste parole di Mazzini:

La Repubblica è anzitutto principio d’amore, di maggior incivilimento, di progresso fraterno con tutti e per tutti, di miglioramento morale, intellettuale, economico per l’universalità dei cittadini… è il principio del bene su quello del male, del diritto comune sull’arbitrio di pochi, della Santa Eguaglianza sul Privilegio e il Dispotismo…Leggi il resto di questo articolo »

No. Non può essere solo una sera. Non si possono vivere certi momenti e poi passare ad altro come consumatori banali, vittime dell’ideologia consumistica. Non si può aprire una sera il mondo del pensiero di Pasolini, ascoltare come Gaber ha raccolto il suo grido e lo ha espresso in un meraviglioso brano e poi cercare altre novità, novità proprio come vittime di un’epoca che ha provocato in noi una “degenerazione antropologica”.

Dobbiamo riscoprire la bellezza del “ruminare”, dell’entrare in certi temi e ritornarci continuamente per scoprirne sempre nuovi aspetti, nuovi elementi per la nostra crescita. Crescita, si. Perché questa sera abbiamo ribadito che è saggezza parlare di “formazione permanente degli adulti” e non ritenere in maniera suicida che questo valeva per quando eravamo bambini, mentre ora… siamo adulti.

E proprio di ciò che Pasolini, il Pasolini Corsaro degli anni ’70, voleva avvertire: il Potere Consumistico ci sta devastando non solo nel borsellino ma soprattutto nell’animo presentandoci uno sviluppo che non è progredire umano ma un degradarci dentro e fuori di noi. Di fronte a questo e alla banalità di troppe persone che ci circondano, come resistere senza esserne schiacciati e banalizzati a nostra volta? Leggi il resto di questo articolo »

Per una sera abbiamo provato ad aprire una breccia nel muro del conformismo clericale, nella parete dell’indifferenza che ci circonda e parlare della Breccia di Porta Pia del 20 settembre del 1870 di cui, quest’anno, ricorre il 140° anniversario. Abbiamo provato a farlo in un incontro proposto oggi presso lo chalet della LIPU di Ostia, il Centro Habitat Mediterraneo, vicino al Porto Turistico. Ringraziamo la squisita ospitalità di questo Centro che si occupa di difendere, curare e far conoscere gli uccelli proprio accanto al Parco Letterario dedicato a Pier Paolo Pasolini, nel luogo dove venne barbaramente ucciso e dove siamo stati la sera del 5 novembre per celebrare i 35 anni della sua morte. Leggi il resto di questo articolo »

Ci ricorda il grande scrittore cileno L. Sepulveda che un popolo senza memoria è un popolo senza futuro. Questa frase, già presente nei nostri “Pensieri Urgenti”, è un po’ la guida dell’attività della nostra Associazione che prova a percorrere alcuni sentieri della storia per ricordare uomini ed eventi e provare a capire perché l’Italia si è ridotta com’è. Noi italiani siamo sempre pronti a cancellare la memoria, forse perché pensiamo di essere protesi verso chissà quale futuro orrido che vediamo radioso, un po’da ubriachi di idiozie che ingoiamo attraverso i media e i discorsi da bar o tra amici e familiari. La memoria, invece, ci aiuterebbe a nutrirci di quei momenti alti che anche la nostra storia italiana ha avuto per trovare energie e motivazioni, per opporci al degrado interiore e sociale che è sotto  i nostri occhi e che vediamo quando siamo sobri, forse. Cancelliamo da tempo la memoria, dicevamo, anche urbanisticamente, distruggendo luoghi dove eventi straordinari hanno provato a disegnare un’altra Italia, un altro popolo. Leggi il resto di questo articolo »

Noi credevamo“, recita il bel titolo del recente film di Mario Martone sul Risorgimento ( discreto ma, forse, non perfettamente riuscito e comunque un tentativo importante). C’era gente che credeva durante il Risorgimento, durante quella costruzione faticosa di un’Italia che quegli uomini sognavano democratica, libera, repubblicana ( o anche monarchica ma senza culto del re). E il loro credere si concretizzava in un impegno che durò dieci, venti, trent’anni: in battaglie, moti locali, discussioni, progetti. Vite spese per un ideale, in maniera totale. Questo, forse, è il lascito più grande di quel periodo: gente che credeva, uomini  che si si assomigliavano tra loro anche se distanti nel tempo e nei luoghi. Leggi il resto di questo articolo »

Sembra solo un lungotevere, uno dei tanti di Roma. Uno di quei lungotevere brutti, trafficati, confusionari che sono il frutto dello scempio urbanistico perpetrato dalla fine dell’800 per costruire gli argini del Tevere, senza tener conto della storia millenaria che si addensava su quelle rive attraverso chiese, torri, case, piazze. Tutto cancellato. Il lungotevere Arnaldo da Brescia fu il primo fuori le mura aureliane, mentre nasceva il primo quartiere, il Flaminio. Ma in questo luogo di sottovie, incroci, semafori, metropolitana e macchine, tante macchine, s’incrocia la memoria formidabile della Storia. Quella memoria che vorrebbe richiamare la parte migliore di noi ( se ancora c’è) per ritornare ad essere umani e liberi portatori di libertà. Leggi il resto di questo articolo »

Abbiamo guardato quegli occhi grandi che ci guardavano. Gli occhi di Maria De Medeiros che interpretava la parte di Eleonora Fonseca Pimentel. E per un attimo erano gli occhi di  Eleonora, cuore vivente e mente lucidissima della Repubblica Napoletana del 1799, una repubblica giacobina prerisorgimentale, la più importante. Gli occhi di Eleonora ci guardavano nel bellissimo film di Antonietta De Lillo, Il Resto di Niente del 2004. La bravissima regista ha soprattutto mosso la macchina da presa intorno ad Eleonora, al suo volto, ai suoi occhi per farci guardare ed interrogare.  ” La gente non vuole niente, solo noi lo vogliamo. La gente vuole essere lasciata in pace. A cosa è servito quello che abbiamo fatto?” dice Eleonora verso la fine del film. Leggi il resto di questo articolo »

Sotto la pioggia. Ma abbiamo resistito con i coraggiosi presenti, che ringrazio. Dovevamo percorrere le strade dove rimangono i ricordi di Iside, la grande dea Madre egiziana, e del suo maggior tempio romano: l’Iseo. Siamo rimasti fermi, sotto gli ombrelli, lì davanti alla Minerva. Testardi a sfidare l’acqua. Faremo il percorso programmato domenica 23 gennaio, se non nevicherà… Ma mentre eravamo lì, testardi sotto gli ombrelli, abbiamo riflettuto su dove ci trovavamo: in  mezz’ettaro di città ( forse più, forse meno, non ha importanza) così carico di storia da far venire le vertigini. Uno spazio ristretto che è alla radice di conseguenze storiche straordinarie e drammatiche che arrivano fino ad oggi. Lì, tra via del Seminario, via dei Cestari, via del Gesù, piazza della Minerva, via di santa Caterina, piazza del Collegio Romano. Grossomodo. Leggi il resto di questo articolo »

Dee in fuga. Una sera a parlare di dee in fuga dalla Terra, dall’Umanità. Da questa Umanità. Aidos era la dea della vergogna, del pudore, del senso del limite che abbandona il Mondo poichè gli uomini scelgono la Hybris, cioè la tracotanza, il senso di onnipotenza, il superamento di ogni limite. Con Aidos fugge  Nemesi, la dea dell’indignazione e della giustizia compensatrice e fugge anche Astrea, colei che diffondeva i sentimenti di giustizia: diverrà la splendida costellazione della Vergine e da lì ci guarda piangente per come ci siamo ridotti. Leggi il resto di questo articolo »

35 anni dopo Pasolini ci manca. Ci manca molto.  A tutti? Non credo: se fosse così vorrebbe dire che l’italiano medio ha riscoperto “la memoria” del passato e dei grandi uomini che hanno dato una testimonianza di libertà, pagandola con la vita.

35 anni dopo Pasolini ci manca, manca a molti ma sempre troppo pochi. Ci manca la sua lucida intelligenza che aiutava a capire il baratro verso cui andavamo ( la ” Nuova presistoria” la chiamava). Ora che in quel baratro di stupidità, incultura, volgarità e corruzione morale ci siamo pienamente dentro ci manca. Non a tutti, certo. Nel baratro c’è chi ci sta bene e chi ( la maggioranza) neanche se ne accorge, perchè troppo preso dal proprio egoistico sopravvivere senza orizzonti. Leggi il resto di questo articolo »

La nostra Fiaccolata al Gianicolo dell’11 giugno 2009 per celebrare il 160° anniversario della Repubblica Romana è stata ed è un modo per servire la MEMORIA STORICA.

La Memoria di quella straordinaria esperienza di DEMOCRAZIA, RES PUBLICA e LAICITA’ DELLE ISTITUZIONI  del 1849 è quanto mai necessaria per un Paese come il nostro che sprofonda  nel neorazzismo, nel fondamentalismo religioso, nel cinismo, nella  volgarità, e nella “mostruosità” dei singoli, non solo della classe politica e religiosa.

La nostra Associazione vuole continuare, con tutti coloro che ne avvertono l’importanza, a “FARE MEMORIA ( non semplice ricordo e senza inutili retoriche) dei momenti in cui nella nostra Storia si è cercato di creare un’Italia civile, libera e solidale. Non sono stati molti quei momenti, ma sono stati importanti e fondamentali.

L’ignoranza e la superficialità che caratterizza questi ultimi decenni ( come già denunciava Pasolini ) rischiano ogni giorno di più di annegarli nell’amnesia collettiva.  La perdita di MEMORIA STORICA rende la RAGIONE sempre più debole e vaga: e il SONNO DELLA RAGIONE  genera “mostri”.  Come quelli che stiamo vedendo… Leggi il resto di questo articolo »

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