Articoli marcati con tag ‘uomo medio’

La Costituzione e il fantasma del fascismo. A chi esalta la forza si opponga la mitezza, alla violenza la solidarietà, fino alla disobbedienza che può essere una virtù

Un dato culturale assai significativo è che si discute oggi sempre meno di Costituzione e sempre più di fascismo. È uno spostamento dell’attenzione da una forma giuridica (la Costituzione) a una sostanza politica (un regime). «Forza normativa del fatto», dicono i giuristi quando il «fatto compiuto», o che si sta compiendo, scalza il diritto o lo predispone alla resa. Questo spostamento spiega il silenzio di tanti giuristi, fino a qualche tempo fa alquanto loquaci (tra i quali io stesso). Leggi il resto di questo articolo »

Un acuto editoriale di Leonardo Becchetti su ‘Avvenire’ («Non senza competenze», 19 agosto 2018) ha messo a fuoco il corto circuito tra il vasto consenso politico di comunità organizzate con bassa capacità di elaborazione delle conoscenze e le competenze degli esperti. L’articolo mi ha rimandato alla lettura di un recente prezioso libretto di Alberto Guasco in cui si ripercorre la folgorante meteora del ‘Fronte dell’Uomo qualunque‘, costola politica dell’omonimo giornale di Guglielmo Giannini (Le due Italie. Azionismo e qualunquismo‘, Franco Angeli editore). Leggi il resto di questo articolo »

Gli uomini d’onore non sono né diabolici né schizofrenici. Non ucciderebbero padre e madre per qualche grammo di eroina. Sono uomini come noi. La tendenza del mondo occidentale, europeo in particolare, è quella di esorcizzare il male proiettandolo su etnie e su comportamenti che ci appaiono diversi dai nostri. Ma se vogliamo combattere efficacemente la mafia, non dobbiamo trasformarla in un mostro, né pensare che sia una piovra o un cancro. Dobbiamo riconoscere che ci rassomiglia.

Giovanni Falcone, magistrato, in   G. Falcone, Cose di Cosa Nostra, 1991

 

Vedi:  Antropologia del conformista che fugge dalla libertà

GLI INDIFFERENTI E GLI UOMINI MEDI

Le parole che usiamo per mettere a posto la coscienza

Pensiero Urgente n.277)


Se l’ex onorevole Carmine Nardone da Benevento, deputato del Pci-Pds per 12 anni, presidente della Provincia per 10 e dirigente del partito (Pd compreso) nei tempi morti, racconta ad Antonello Caporale di aver ricevuto in trent’anni 20 mila richieste di raccomandazione, il calcolo è presto fatto: moltiplicando il suo caso per mille (quanti sono i parlamentari) si arriva a 20 milioni di supplicanti: un italiano su tre. Ma è un’approssimazione per difetto, visto che deputati e senatori hanno una vita parlamentare media di 2-3 legislature e nell’ultimo trentennio le legislature sono 8. Quindi la cifra va perlomeno raddoppiata e arriva a 40 milioni. Poi bisogna detrarre la tara del fattore locale (la raccomandazione è più diffusa al Centro-Sud, dove lo Stato e l’economia latitano) e quella dei genuflessi seriali (chi si piega una volta poi lo fa sempre, specie se tiene famiglia numerosa). Leggi il resto di questo articolo »

È come un ritornello espresso in forme che vanno dall’educato, al provocatorio, dal confidenziale all’accusatorio. Ma in sostanza i nostri interlucutori americani ci chiedono come gli italiani abbiano potuto tollerare per quasi venti anni un clown che li ha esposti alla berlina in tutto il mondo; che ha avuto una larga maggioranza parlamentare con la quale ha confezionato leggi ad personam et aziendam; che si è circondato di ‘vestali’ (si fa per dire) che avevano lo scopo di tenere alto il morale del faraone; che si è scagliato contro le Istituzioni demolendole, e l’elenco continua…
Come fai a spiegare ad un americano che aveva ragione quel grande cantautore, Giorgio Gaber, che prima di morire disse: “Non ho paura di Berlusconi in sè, ho paura di Berlusconi in me.” Leggi il resto di questo articolo »

Nel 1549 fu pubblicato un libello in cui si studiava lo spettacolo sorprendente della disponibilità degli esseri umani, in massa, a essere servi, quando sarebbe sufficiente decidere di non servire più, per essere ipso facto liberi. Che cosa è – parole di Etienne de la Boétie, amico di Montaigne – questa complicità degli oppressi con l’oppressore, questo vizio mostruoso che non merita nemmeno il titolo di codardia, che non trova un nome abbastanza spregevole? Il nome – apparso allora per la prima volta – è “servitù volontaria”. Un ossimoro: se è volontaria, non è serva e, se è serva, non è volontaria. Eppure, la formula ha una sua forza e una sua ragion d’essere. Indica il caso in cui, in vista di un certo risultato utile, ci s’impone da sé la rinuncia alla libertà del proprio volere o, quantomeno, ci si adatta alla rinuncia. Entrano in scena i tipi umani quali noi siamo: il conformista, l’opportunista, il gretto e il timoroso: materia per antropologi. Leggi il resto di questo articolo »

Tanti auguri. Buona pasqua”. Questa cantilena riempie questi giorni. Perché si fa così, perché è un’abitudine come “buon natale” o “buon anno”. Auguri di cosa? Di star bene, mangiare bene, di aver fortuna: non si esce da questo solco. Eppure la parola “pasqua” significa ben altro. Viene dall’ebraico “pesach” e vuol dire “passaggio”. Per cui noi augureremmo “buon passaggio”. Ma l’ignoranza dell’uomo medio non fa queste riflessioni. Anche perché caratteristica della mediocrità è proprio “il non passare” verso nulla. Ma rimanere lì, ciò che si è, in mezzo. Senza un passato da meditare e un futuro verso cui tendere che non sia l’aumento di stipendio o la salvaguardia personale. Dovremmo dire “ auguri. Buona conservazione”. Come i pelati o i sott’aceti.  Gli antichi invece, tra cui gli ebrei, avevano forte il concetto di “passaggio” verso una vita “fertile di vita ( non di figli)”. Moltissime loro epopee parlano di viaggi che sono la metafora di percorsi interiori di miglioramento, di liberazione, di “resuscitamento”. Leggi il resto di questo articolo »

No. Non può essere solo una sera. Non si possono vivere certi momenti e poi passare ad altro come consumatori banali, vittime dell’ideologia consumistica. Non si può aprire una sera il mondo del pensiero di Pasolini, ascoltare come Gaber ha raccolto il suo grido e lo ha espresso in un meraviglioso brano e poi cercare altre novità, novità proprio come vittime di un’epoca che ha provocato in noi una “degenerazione antropologica”.

Dobbiamo riscoprire la bellezza del “ruminare”, dell’entrare in certi temi e ritornarci continuamente per scoprirne sempre nuovi aspetti, nuovi elementi per la nostra crescita. Crescita, si. Perché questa sera abbiamo ribadito che è saggezza parlare di “formazione permanente degli adulti” e non ritenere in maniera suicida che questo valeva per quando eravamo bambini, mentre ora… siamo adulti.

E proprio di ciò che Pasolini, il Pasolini Corsaro degli anni ’70, voleva avvertire: il Potere Consumistico ci sta devastando non solo nel borsellino ma soprattutto nell’animo presentandoci uno sviluppo che non è progredire umano ma un degradarci dentro e fuori di noi. Di fronte a questo e alla banalità di troppe persone che ci circondano, come resistere senza esserne schiacciati e banalizzati a nostra volta? Leggi il resto di questo articolo »

21 giugno 2011
21:00a23:30

 

Calendario eventi
gennaio 2019
L M M G V S D
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031EC
Cerca nel Sito
Newsletter
In carica...In carica...


Feed Articoli