Articoli marcati con tag ‘arroganza’

Signor Presidente della Repubblica,

già apprezzati costituzionalisti si sono rivolti alla Sua funzione e alla Sua sensibilità istituzionale denunciando le inaderenze  per cui si segnalano in questo periodo di crisi l’azione del governo e l’attività di molti uffici delle amministrazioni pubbliche.

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Dal senso del dramma di Craxi alla freddezza dei 5Stelle

A Ilario Lombardo della Stampa, che gli chiede se le molte sconfitte lo abbiano indotto allo sconforto, il ministro degli Esteri Luigi Di Maio replica così: «Lo sconforto non mi è mai appartenuto».

La risposta sorprende per tre ragioni: perché è impossibile che un normale essere umano non venga mai preso dallo scoramento; perché tutte le cronache parlano di un leader dei 5Stelle “avvilito” e “abbattuto”; perché quella frase («non mi è mai appartenuto») è un’espressione del più convenzionale politichese, appena attenuata da una cadenza sub-letteraria. Leggi il resto di questo articolo »

Gentile Augias, alcune figure professionali subiscono una delegittimazione del ruolo sociale che sta comportando delle conseguenze gravi. Fino a qualche decennio fa i medici dispensavano in maniera pressoché insindacabile le cure e solo in caso di palesi errori clinici veniva messo in discussione il loro operato. Gli insegnanti, a loro volta, erano considerati i depositari del sapere e della trasmissione dello stesso agli alunni e difficilmente si mettevano in discussione metodi e comportamenti. Leggi il resto di questo articolo »

In occasione del conferimento della laurea honoris causa dell’Università Cattolica di Milano ha parlato anche dell’umiltà come dote necessaria per un bravo decisore.

I politici populisti fanno a gara per mettere alla berlina quelli che chiamano i “professoroni”. Il giudizio dell’uomo della strada viene ormai equiparato a quello di chi ha studiato, in televisione e sui social media.

Anche tra le élite culturali e professionali, è sempre più comune fare autocritica per le proprie mancanze, in una sorta di abiura collettiva tanto applaudita quanto inconcludente. Leggi il resto di questo articolo »

Non tutti si sono accorti che in Italia è accaduta una sorta di Rivoluzione d’Ottobre nella quale comunità di utenti in rete hanno assaltato ed espugnato il Palazzo d’Inverno delle competenze. La rivoluzione è scoppiata grazie alla miscela esplosiva di quattro ingredienti: l’enorme “ricchezza” digitale di cui quasi tutti oggi dispongono con un cellulare che consente l’accesso alla miniera di informazioni in rete, l’attivismo digitale e la capacità di usare i social per creare dal basso movimenti politici e d’opinione, la rabbia sociale per le difficoltà economiche del nostro Paese, combinata con una capacità di assorbimento ed elaborazione dell’informazione molto bassa (come è ovvio) per chi non ha le conoscenze di base nelle materie in questione. Leggi il resto di questo articolo »

LODE ALL’ASINO

O sant’asinità, sant’ignoranza,
Santa stolticia e pia divozione,
Qual sola puoi far l’anime sì buone,
Ch’uman ingegno e studio non l’avanza;

Non gionge faticosa vigilanza
D’arte qualunque sia, o ‘nvenzione,
Né de sofossi contemplazione
Al ciel dove t’edifichi la stanza. Leggi il resto di questo articolo »

Maurizio Viroli – Il politologo, il crepuscolo delle istituzioni democratiche repubblicane e il rischio del sopravvento dei demagoghi

Spiega in incipit l’autore: “Tre grandi opere a me care mi hanno suggerito il titolo: Autunno del Medioevo di Johan Huizinga, Autunno del Rinascimento di Carlo Ossola, e Autunno del Risorgimento di Giovanni Spadolini”. E infatti il libro di cui andiamo a parlare s’intitola L’autunno della Repubblica. Potrebbe anche intitolarsi, parafrasando un verso di Shakespeare, “L’autunno del nostro scontento”: il cahier de doléances è lungo. Maurizio Viroli, politologo e professore emerito a Princeton, i lettori del Fatto lo conoscono bene per essere una delle firme del giornale. Leggi il resto di questo articolo »

Saint Denis, il blitz della polizia francese nel quartiere a nord di Parigi il 18 novembre

Daesh, l’Is, è la malattia autoimmune dell’Occidente. È la reazione imprevedibile ma fisiologica dentro il copro di un Occidente cosiddetto civilizzato. Dal corpo umano, d’altra parte, si impara quasi tutto, ad avere voglia di studiarne il funzionamento. Perché il corpo altro non è che il dispositivo che sta dietro ogni azione dell’uomo. Prima delle sue parole, prima di qualsiasi apparato ideologico con cui l’umanità intera cerca di impacchettare il mondo. Se la retorica del nemico, dell’altro da noi, è l’ordinaria procedura retorica d’emergenza, è dentro il corpo dell’Occidente capitalistico che varrebbe la pena dare un’occhiata. A interrogarlo, risulterebbe evidente che è il nostro sistema immunitario — cioè il sistema con cui pervicacemente ci difendiamo — a produrre la propria, apparentemente incontrollabile, minaccia. Leggi il resto di questo articolo »

È come un ritornello espresso in forme che vanno dall’educato, al provocatorio, dal confidenziale all’accusatorio. Ma in sostanza i nostri interlucutori americani ci chiedono come gli italiani abbiano potuto tollerare per quasi venti anni un clown che li ha esposti alla berlina in tutto il mondo; che ha avuto una larga maggioranza parlamentare con la quale ha confezionato leggi ad personam et aziendam; che si è circondato di ‘vestali’ (si fa per dire) che avevano lo scopo di tenere alto il morale del faraone; che si è scagliato contro le Istituzioni demolendole, e l’elenco continua…

Come fai a spiegare ad un americano che aveva ragione quel grande cantautore, Giorgio Gaber, che prima di morire disse: “Non ho paura di Berlusconi in sè, ho paura di Berlusconi in me.” Leggi il resto di questo articolo »

Mitezza come parola chiave del nuovo lessico politico. Invocata da più parti, e in zone diverse della geografia culturale, si presenta come l’antidoto all’arditismo quale cifra dominante dell’ultimo ventennio. La svolta mite di un paese stanco di guerra è il titolo di una riflessione di Ilvo Diamanti sui recenti risultati delle elezioni amministrative. Una “svolta mite” ribadita dagli ultimi referendum. Eroe mite appare il nuovo sindaco di Milano, proprio nella cittàculla d’una politica muscolare e gridata. Così come altrove ha trionfato lo stile pacato dei nuovi sindaci e delle campagne referendarie condotte con il sorriso e l’ironia. La mitezza come virtù civile necessaria è rilanciata in innumerevoli saggi. Di “nazione mite” scrive Paul Ginsborg in Salviamo l’Italia, nel solco tracciato fin dal 1993 con il “diritto mite” da Gustavo Zagrebelsky, il quale ha riproposto anche in interventi recenti la sua riflessione sul rapporto tra mitezza e democrazia. Leggi il resto di questo articolo »

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