Articoli marcati con tag ‘Raniero La Valle’

Il 30 settembre scorso, Raniero La Valle è intervenuto al meeting “Loppiano-Lab” dei Focolarini a Loppiano (FI).

Cari Amici,
poiché parlo a una grande riunione di persone la cui motivazione più profonda è che “l’uomo non vive di solo pane”, sento prima di tutto il bisogno di dirvi la ragione per la quale a 85 anni corro l’Italia per sostenere il NO al referendum, quando i giovani di oggi sono disperati per tanti altri motivi.
(…….)
Dunque c’è una questione di verità col potere e c’è una questione di verità col referendum. Ognuno ne parla a suo modo e tutti lo fanno come se parlassero di oggetti diversi; per gli uni è la fine di Renzi, per altri ne è il principio; per gli uni abolisce il Senato, per altri abolisce i senatori; per gli uni favorisce le autonomie, per altri le nega; ed essendo un oggetto misterioso, non si sa nemmeno perché si vota il 4 dicembre con la neve e non si vota invece il 4 ottobre con la brezza autunnale.  Leggi il resto di questo articolo »

Discorso tenuto il 16/09/2016 a Messina nel Salone delle bandiere del Comune in un’assemblea sul referendum costituzionale promossa dall’ANPI e dai Cattolici del NO e il 17/09/2016 a Siracusa in un dibattito con il prof. Salvo Adorno del Partito Democratico, sostenitore delle ragioni del Sì.

Cari amici,

poichè ho 85 anni devo dirvi come sono andate le cose. Non sarebbe necessario  essere qui per dirvi come sono andate le cose, se noi ci trovassimo in una situazione normale. Ma se guardiamo quello che accade intorno a noi, vediamo che la situazione non è affatto normale. Che cosa infatti sta succedendo? Succede che undici persone al giorno muoiono annegate o asfissiate nelle stive dei barconi nel Mediterraneo, davanti alle meravigliose coste di Lampedusa, di Pozzallo o di Siracusa dove noi facciamo bagni e pesca subacquea. Sessantadue milioni di profughi, di scartati, di perseguitati sono fuggiaschi, gettati nel mondo alla ricerca di una nuova vita, che molti non troveranno. Qualcuno dice che nel 2050 i trasmigranti saranno 250 milioni. Leggi il resto di questo articolo »

Mi scrive un lettore che a volte i miei articoli, per troppa verità, fanno soffrire; quando analizzano le cose che non vanno, le ingiustizie, le distrette in cui tanti si trovano, suscitano disappunto e indignazione: come sarebbe bello, invece, poter sognare e sperare! La stessa richiesta di ricercare motivi di speranza, echeggia in molte assemblee dedicate al ricordo del Concilio; la ricorrenza del cinquantesimo anniversario dall’inizio del Vaticano II ha fatto breccia, e sempre più numerose sono le riunioni in cui si fa memoria e si fa un bilancio di quell’evento. E anche in queste occasioni, quando sono evocate tante attese suscitate dal Concilio e andate perdute, o quando si lamenta la mancata riforma della Chiesa nella sua dimensione istituzionale e visibile, si fa pressante la domanda di come si possa tornare a sperare. Leggi il resto di questo articolo »

 Se ricordare i 50 anni dall’inizio del Vaticano II consistesse nell’innalzare una nuvola d’incenso che nasconde il Concilio e poi lascia tutto come prima, le celebrazioni di questo anniversario sarebbero inutili e anzi dannose. Ricordare il Concilio vuol dire invece interrogarlo, chiedergli che cosa esso è stato e ancora può essere per la Chiesa e per gli uomini. E qui le domande sarebbero così tante, che a racchiudere le risposte non basterebbero tutti i libri del mondo, come con un’iperbole dicono i Vangeli della testimonianza di Gesù. Infatti il Concilio ha ricapitolato e reinterpretato tutta la tradizione di fede della Chiesa, e l’ha riproposta, «aggiornata», come diceva Giovanni XXIII, agli uomini di oggi in forme nuove, in quel «modo che la nostra età esige». Dunque qui possiamo solo accennare ad alcune primissime domande; le altre ognuno potrà farle per conto suo.
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Il Concilio Vaticano II, cinquant’anni dopo.

Noi, Chiesa di oggi, l’avevamo perso di vista. Eravamo troppo indaffarati nelle nostre celebrazioni,  preoccupati per le chiese deserte, sfiniti dai turni di guardia alle dottrine della fede, mortificati per il  clamore sui preti pedofili, intenti a rincorrere i poteri politici, troppo zelanti per ricordarci di lui. Ed  il Concilio era rimasto in silenzio, seduto sulle panche vuote e profugo in luoghi appartati o in  piccole comunità ben protette. E addirittura rischiava di essere accomunato alla cattiva sorte  riservata alle ideologie novecentesche, e con tutto il Novecento essere buttato nel cassonetto dei  rifiuti, senza nemmeno la raccolta differenziata. Ma ecco che, a mezzo secolo dal suo inizio, esso è ricomparso, perché i cinquant’anni, i centesimi e i centocinquantesimi anniversari sono festeggiamenti di rito. È tornato in città dal suo esilio e noi,  Chiesa di oggi, col pretesto di celebrarlo, lo abbiamo fatto arrestare, come aveva fatto a Siviglia con lo Sconosciuto il Grande Inquisitore. Leggi il resto di questo articolo »

Dove hanno sbagliato Mario Monti e il suo governo? Secondo Edward Luttwak, che si intende di cose italiane, Monti ha sbagliato perché invece di fare ciò che come tecnico poteva fare senza pagare pedaggi politici, come ad esempio ridurre drasticamente lo stipendio del capo della polizia che in Italia guadagna quattro volte di più del capo dell’FBI in America, e invece di fare qualche taglio salutare ai compensi sproporzionati di grandi funzionari e manager di Stato, si è messo in mente di rifondare la Repubblica e si è accanito su temi squisitamente politici e causa di sofferenza per tutti, come il regime delle pensioni e le modalità dei licenziamenti. A sua volta Obama ha lamentato che mentre la dottrina del rigore e gli interventi di sistema avranno effetti a lungo termine, è adesso che ci vogliono scelte di rilancio dell’economia e della fiducia. Insomma Monti non ha messo la tecnica al servizio della politica, ma ha messo la tecnica al posto della politica, nella presunzione sbagliata che i governi non debbano scegliere tra diverse alternative, ma solo applicare integralmente leggi incontestabili dettate dalla natura stessa delle cose, come sarebbero le leggi dell’economia, delle borse e dei Mercati. Leggi il resto di questo articolo »

Due atti recenti del governo Monti ne definiscono la natura più di ogni altra cosa; l’uno era un atto in qualche modo dovuto, il rifiuto delle Olimpiadi a Roma, l’altro era imprevedibile, e perciò tanto più significativo, la richiesta da parte dell’avvocato dello Stato, parte civile nel processo per la corruzione di Mills, di un risarcimento di 250.000 euro da parte di Silvio Berlusconi per il discredito arrecato col suo comportamento alla Presidenza del Consiglio. Questo secondo evento segna la netta discontinuità del governo Monti rispetto a quello precedente, nonostante esso sia appoggiato dallo stesso partito dell’ex presidente di cui si chiede la condanna. La discontinuità sta in questo, che al di là delle parole vellutate con cui Monti lusinga il suo predecessore, il Palazzo Chigi di oggi chiede i danni al Palazzo Chigi di ieri; e qui non c’è il preteso accanimento della magistratura milanese, qui c’è lo Stato che si dichiara parte lesa riguardo a chi lo ha governato per tanti anni. È una liquidazione politica, non la sentenza per un reato. Leggi il resto di questo articolo »

Il fatto che tre autorevoli personaggi entrati nel governo avessero partecipato al convegno cattolico di Todi, ha fatto dire a numerosi commentatori non informati dei fatti che la nuova aggregazione di associazioni che si sarebbe realizzata a Todi aveva dato subito il suo frutto politico, segnando così il «gran ritorno» dei cattolici alla politica. In realtà Todi non prova niente, perché se alcune entità lì pre­senti, come Sant’Egidio e l’Università cattolica, sono approdate con i loro capi al governo, altre entità di rilievo come Cl, pur presenti a Todi, dal governo sono contestualmente uscite. Con Ber­lusconi o contro Berlusconi sempre cattolici sono. Neanche dell’assemblaggio di Todi si può dun­que parlare come di una omogenea componente politica cattolica, dalla quale resta peraltro ben distinta l’altra componente di tradizione «catto­lico-democratica», che infatti subito si è riunita in un altro convegno, ed è anch’essa presente con un suo autorevole esponente nel governo Monti. Ma l’impraticabilità della linea emersa a Todi è dimostrata dal discorrere che ne hanno fatto gli stessi protagonisti in una riunione, questa volta non a porte chiuse, tenutasi pochi giorni dopo a Roma all’Istituto Sturzo. Leggi il resto di questo articolo »

Perché i laici cristiani sono assenti dal dibattito politico? Perché la  scomparsa della Dc ha trasformato la Chiesa nell’utilizzatrice diretta dei voti dei fedeli

Interrogato sulle ragioni per le quali il laicato cattolico oggi sembra tacere, senza reagire alle invasioni di campo della Chiesa, ho così risposto: purtroppo a tacere oggi non è solo il laicato cattolico – salvo eccezioni – ma è l’Italia tutta – salvo eccezioni – di fronte allo scempio che l’attuale classe politica di governo sta infliggendo al Paese; c’è una società intera che subisce e che tace, senza che prenda forma una reazione adeguata volta a salvare le istituzioni democratiche e la stessa anima del Paese corrotta dal nuovo fascismo. C’è una crisi della laicità che non è solo dei cattolici ma è anche della società e della cultura  denominata laica. Ciò dipende dal fatto che la laicità, nella sua accezione moderna e nella sua realizzazione politica come Stato laico e democratico, non è sufficientemente fondata. La laicità non è laicamente fondata – cioè basata su ciò che c’è di più umano nell’uomo, ovvero sulla sua libertà – perché storicamente è stata costruita per sottrazione alla religione (“come se Dio non ci fosse”) anziché sullo scioglimento del vincolo imposto dal sacro. Leggi il resto di questo articolo »

Aver inchiodato le due Camere per giorni e giorni per archiviare la corruzione del capo del governo è uno spettacolo tragico per la democrazia. Andava in scena mentre tragedie reali sfinivano il paese: la disperazione degli sbarchi di Lampedusa e l’impoverimento drammatico di milioni di persone trascurate dall’aula parlamentare, trasformata in aula giudiziaria per impedire il giudizio sugli affari del Cavaliere.

Una delle novità portate dalla nuova cultura della nuova destra della nuova Repubblica è di avere derubricato l’osceno. Esso non deve più essere nascosto, ma entrare “in scena”; difatti ha preso dimora nelle ville e nei palazzi del potere, è salito al governo, è entrato nel processo di formazione di un Consiglio regionale, trabocca nelle barzellette e nelle bestemmie del presidente del Consiglio. Tuttavia l’osceno maggiore è stato mostrato dalla Camera dei Deputati inchiodata per giorni e notti ai pulsanti del voto per decidere, sostituendosi ai giudici di Milano, di archiviare un processo di corruzione in atti giudiziari a carico del capo del governo. L’aula parlamentare al posto di un’aula di giustizia: non si potrebbe immaginare un conflitto di attribuzioni più evidente e ostentato di questo. Leggi il resto di questo articolo »

I monarchiani erano quegli eretici dell’antichità cristiana che per affermare l’assoluta unicità di Dio si opponevano alla nascente elaborazione teologica trinitaria; contro i diversi modi di intendere la distinzione tra il Padre e il Figlio incarnato, proclamavano: “monarchiam tenemus”, donde il nome di monarchiani. Da lì derivarono tutte le eresie monistiche: monofisismo, monotelismo, monoenergismo (una sola natura in Cristo, una sola volontà, una sola energia); vedendo una sola cosa quegli eretici non riuscivano a vederne e a concepirne altre, cioè non riuscivano a vedere il cristianesimo; erano maniaci di una sola cosa, non teisti, ma idolatri. Anche gli statisti moderni sono monarchiani, conoscono una sola cosa, sanno fare una sola cosa, sono maniaci di una sola cosa: la guerra. Ci vuole il petrolio, bisogna allargare i mercati, c’è un dittatore, i diritti umani sono violati, un Paese è invaso, gli insorti sono repressi? Subito è pronta la risposta, quella “fretta della guerra” che è stata denunciata all’inizio dell’intervento contro la Libia dal vescovo Giudici presidente di Pax Christi; la monocultura della guerra non sa produrre altra idea che questa. Leggi il resto di questo articolo »

Insania politica di Berlusconi. La parola “umanitaria” non si può accompagnare alla parola “guerra”. Abbiamo rovesciato lo statuto dell’Onu: impedisce di bombardare popolazioni e governi perievitare massacri con altri massacri. All’interno della Chiesa la voce di un solo vescovo

La prima cosa da dire è che il termine “umanitario” applicato a una politica, è fuorviante, se non addirittura espressione di un’ideologia perversa. Esso suppone infatti che la qualità umanitaria rappresenti una eccezione o una sospensione o una particolarità della politica, che di per sé avrebbe tutt’altre finalità. Nella nostra concezione, al contrario, la politica deve sempre essere umanitaria, cioè ordinata al bene degli uomini e delle donne in quanto cittadini, non importa se del proprio o degli altri Stati; e basta leggere l’art. 3 della nostra Costituzione, allargato poi nell’articolo 11, per vedere come a questo punto dell’incivilimento umano la politica non può che essere pensata come rivolta alla piena realizzazione delle persone umane e a un ordine di giustizia e di pace tra le nazioni. Leggi il resto di questo articolo »

Il momento del nostro paese è difficile e preoccupante: «Bisogna andare al fondo del problema che non è politico, ma morale». Lo scrive il cardinale Agostino Vallini, già ausiliare di Napoli ed ora vicario di Roma; insomma, il successore di Ugo Poletti e di Camillo Ruini. E spiega (nell’editoriale di Avvenire, 9 gennaio) che «la passione per il bene comune si affievolisce… dilaga la corruzione dalle forme più vistose… si evade tranquillamente il fisco…cresce la delinquenza organizzata…chi ha tutto non si contenta mai…la scaltrezza e la furbizia sembrano essere virtù…». Di più, cita il Vangelo: «Dal cuore degli uomini escono impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganni, dissolutezze, invidia, calunnie, superbia, stoltezza…” (Marco, 7). Leggi il resto di questo articolo »

Si può amare il mondo, “incarnarsi” in esso, giocarvi fino in fondo la partita umana, senza necessariamente diventare complici delle sue cadute, delle sue guerre, dei suoi progetti sbagliati o falliti? Il Concilio Vaticano II aveva detto di sì, perché non aveva ripreso la dottrina secondo la quale dopo il primo peccato gli uomini, respinti da Dio, avrebbero perso i doni della loro propria natura e perciò sarebbero stati quasi necessariamente spinti al male, ma aveva sostenuto che integra era rimasta in loro l’immagine di Dio (“naturali morum integritate ornati”, diceva anche la Pacem in terris) e da Dio erano stati “messi in mano al loro consiglio”, cioè resi capaci di far fronte alle sfide e di prendere in mano la storia. Leggi il resto di questo articolo »

Ma i disastri sono apocalittici. Strutture dello Stato stravolte e il popolo dei berluscones deciso a resistere per non perdere privilegi che immaginava eterni. Travestiti da cattolici o da liberali, adesso il pericolo sono loro.

La politica vive anche di simboli. Quelli che sono stati evocati da politici e giornalisti per rappresentare la fine del potere di Berlusconi, alludono tutti a delle catastrofi. Il discorso con cui a Bastia Umbra Fini ha chiesto le dimissioni del governo, è stato paragonato dai difensori del premier alla marcia su Roma: un colpo di Stato! I giornali che cercavano di descrivere la portata dell’evento, lo hanno paragonato al 25 luglio, quando solo la rivolta di ministri e gerarchi del duce poté provocare la fine del regime. Altri hanno assimilato il crollo del regime berlusconiano al 25 aprile, quando dopo la devastazione della guerra si dovette ricominciare tutto dalle macerie. Leggi il resto di questo articolo »

Il cambiamento della legge elettorale non è più ormai solo una questione di funzionamento o non funzionamento del sistema, e perfino nemmeno una questione di salvezza o perdita della democrazia. È la prima e forse l’unica cosa che oggi possiamo fare perché l’Italia non si chiuda a lungo termine nel sigillo di una società arrogante incolta e violenta, quale è stata costruita in questi ultimi vent’anni dai picconatori e dagli innovatori da Cossiga alla Bicamerale a Berlusconi. Il bipolarismo maggioritario che ha messo i figli contro i padri e i poveri contro gli stranieri, ha reso popolare una cultura che congiunge ignoranza e violenza, e che ormai esce perfino dai tombini della Metropolitana. Leggi il resto di questo articolo »


Cari Amici,
prima di tutto, come romano, vorrei salutare tutti quelli che oggi sono venuti qui a Roma: che non è un porcile, ma è la capitale d’Italia. Dunque i fratelli d’Italia che vengono nella capitale vengono a casa loro. E Roma accoglie tutti quelli che vengono da lei: non toglie le panchine per non farli sedere. E tutti rispetta perché, come diceva un antico Padre della Chiesa, “chi sta in Roma sa che gli Indi sono uniti con lui”. Roma ricorda quanto deve ai non romani. Nella sua memoria storica c’è che gli Apostoli, suoi Patroni, sono venuti dalla Palestina, erano extracomunitari, i bersaglieri a Porta Pia sono venuti dal Piemonte, gli americani alla Liberazione sono venuti dal mare, gli immigrati che l’hanno resa metropoli sono venuti dal Sud. Roma sa pure che molte volte dal Nord sono venuti i barbari. Ma non importa, perché ha civilizzato anche loro. Leggi il resto di questo articolo »


C’è stato a Napoli, a metà settembre, il terzo degli incontri promossi da cristiani non dimentichi del Concilio e desiderosi di rimettere al centro “Il Vangelo che abbiamo ricevuto”. I primi convegni, nei due anni precedenti, si tennero a Firenze, sull’onda di una sofferenza diffusa sulla situazione della Chiesa di oggi, soprattutto italiana; ma furono evitati i toni polemici e contestatari per volgere il discorso soprattutto al positivo. Leggi il resto di questo articolo »


Non sono tempi buoni per i disabili. Con una iniezione letale (tre veleni in uno) e “senza complicazioni”, è stata uccisa in America Teresa Lewis, condannata alla pena capitale per omicidio. Non importa che le fosse stato accertato un deficit mentale prossimo all’irresponsabilità. L’handicap non è un’esimente, la vendetta deve fare il suo corso, anzi trattandosi di una persona disabile la perdita è minore; qui non funziona la pietosa bugia del “diversamente abile”, tutti sono eguali davanti alla vendetta come, per evitare un’altra pietosa bugia, si deve chiamare una giustizia che dà morte per morte. Leggi il resto di questo articolo »

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