Articoli marcati con tag ‘Berlusconi’

Diamo un voto all’Economist? Il settimanale inglese ha pubblicato in copertina, e già ne abbiamo dato notizia, l’immagine di Silvio Berlusconi, e una scritta choc che cosi lo de­finisce: “l’uomo che ha fottuto un intero paese”. Se­guono un editoriale e un supplemento, tutto dedica­to all’Italia. Pare che qualcuno, all’aeroporto di Fiu­micino, abbia esitato prima di consentire l’ingresso di una pubblicazione così esplosiva. Ma non siamo una repubblica africana: prima o dopo la rivista non pote­va non arrivare in edicola, e i giornalai I’hanno gioio­samente messa in mostra, sperando di venderla bene. Nell’aprile del 2001, l’Economist ci aveva messo in guardia: quest’uomo, aveva scritto anche allora in copertina, non ha le carte in regola per governare l’Italia. Ma gli italiani votarono per lui,e per lui hanno continuato a votare fino ai nostri giorni. Hanno accettato le leggi ad personam, le invettive contro i giudici, le Ruby e le barzellette. Leggi il resto di questo articolo »

Sostiene Berlusconi: «Con la sinistra Milano diverrebbe una città islamica». O «diverrebbe Zingaropoli». O cadrebbe nelle mani violente dei centri sociali. O peggio ancora, senza più condizionale: «Sarà Stalingrado». La campagna del premier non potrebbe essere più tossica, menzognera. Ancora una volta, tenta la seduzione degli elettori immettendoli in una bolla d’inganni: non idilliaca stavolta ma cupa, sinistra. Nella sua retorica, idillio e fiele combaciano, l’insulto si fa incontinente. La bolla è chimerica anche quando non offre una vita al riparo da crisi e mutamenti (una sorta di Milano-2 allargata, tranquillizzata dal recinto che la protegge da incursioni straniere), perché il miraggio della vita in nero non è meno scollato dall’oggi. Non ha rapporto con la crisi economica cominciata nel 2007, e dal premier sempre negata, né col disastro che colpisce ormai più generazioni – di ventenni, trentenni, perfino quarantenni condannate a un precariato senza futuro in cui sperare. Leggi il resto di questo articolo »

Le mosse di Berlusconi sono da tempo prevedibili, perché appartengono ad una logica che egli ha trasferito nel mondo della politica senza mai farsi contagiare dal “senso delle istituzioni”. Non può sorprendere, quindi, l’ultimo suo proclama: «Dobbiamo cambiare la composizione della Corte costituzionale, dobbiamo cambiare i poteri del Presidente della Repubblica e, come avviene in tutti i governi occidentali, attribuire più poteri al governo del Presidente del Consiglio». Proprio le ultime parole sono rivelatrici. Scompare il “Governo della Repubblica”, di cui parla l’articolo 92 della Costituzione. Al suo posto viene insediato il “Governo del Presidente del Consiglio“, una formula che esprime la logica proprietaria dalla quale Berlusconi non ha mai voluto separarsi. L’imprenditore è fedele alle sue origini, e nel suo modo d’agire si ritrova la vecchia e di nuovo vitale formula secondo la quale “la democrazia si ferma alle porte dell’impresa”. Leggi il resto di questo articolo »

Pubblichiamo parte dell’introduzione al libro di Diritti e libertà nella storia d’Italia in uscita in
questi giorni per l’editore Donzelli.

Libertà e diritti sono iscritti in testa alle costituzioni. La storia di ieri e di oggi, tuttavia, ci parla di sospensioni delle garanzie costituzionali, di ragion di Stato e di emergenze che giustificano la limitazione o la cancellazione di diritti fondamentali, di pieni poteri concessi ai governi, di tentativi continui di considerare le libertà riconosciute «eccessive» rispetto a esigenze di controllo sociale o di sviluppo economico. La lotta per i diritti non può mai concedersi appagamenti, pause o distrazioni. L’esperienza del Novecento ci ha poi mostrato come la sola proclamazione costituzionale di libertà e diritti possa risolversi in un inganno, in un’inesistente barriera contro l’oppressione. Seguendo la traccia delle costituzioni dei paesi a “democrazia socialista”, a cominciare da quella sovietica del 1925, ci si avvede agevolmente dello scarto enorme – e crescente, via via che si consolidavano le logiche autoritarie – tra altisonanti promesse di diritti e pratiche oppressive d’ogni libertà individuale e collettiva. Leggi il resto di questo articolo »

Due mesi prima della marcia su Roma, l´8 agosto 1922, Luigi Einaudi prese la penna e disse quel che andava detto nelle ultime ore della democrazia. Disse alcune cose semplici, profetiche: che «è più facile sperare di risolvere con mezzi rapidi ed energici un problema complesso, che risolverlo in effetto». Che l´idea di sostituire il politico con uomini provenienti dalle industrie, dalla «vita vissuta», è favola perniciosa. Leggi il resto di questo articolo »

Aver inchiodato le due Camere per giorni e giorni per archiviare la corruzione del capo del governo è uno spettacolo tragico per la democrazia. Andava in scena mentre tragedie reali sfinivano il paese: la disperazione degli sbarchi di Lampedusa e l’impoverimento drammatico di milioni di persone trascurate dall’aula parlamentare, trasformata in aula giudiziaria per impedire il giudizio sugli affari del Cavaliere.

Una delle novità portate dalla nuova cultura della nuova destra della nuova Repubblica è di avere derubricato l’osceno. Esso non deve più essere nascosto, ma entrare “in scena”; difatti ha preso dimora nelle ville e nei palazzi del potere, è salito al governo, è entrato nel processo di formazione di un Consiglio regionale, trabocca nelle barzellette e nelle bestemmie del presidente del Consiglio. Tuttavia l’osceno maggiore è stato mostrato dalla Camera dei Deputati inchiodata per giorni e notti ai pulsanti del voto per decidere, sostituendosi ai giudici di Milano, di archiviare un processo di corruzione in atti giudiziari a carico del capo del governo. L’aula parlamentare al posto di un’aula di giustizia: non si potrebbe immaginare un conflitto di attribuzioni più evidente e ostentato di questo. Leggi il resto di questo articolo »

Neppure l’oppositore più prevenuto avrebbe potuto attribuire a Berlusconi le parole che ha realmente pronunciato presentando il suo progetto sulla giustizia: con questa legge – ha detto – non vi sarebbero mai state le indagini di Mani pulite. In altri termini, non sarebbe mai stato rivelato ai cittadini il degrado etico-politico che ha portato all’agonia e al tracollo della “Prima Repubblica”. Il premier ha aggiunto: desidero questa legge dal 1994. Cioè dal momento in cui il suo populismo antipolitico ha potuto affermarsi sulle macerie di un sistema partitico minato dalla corruzione e incapace di rinnovarsi. Perché Berlusconi ha voluto e potuto proclamare ad altissima voce opinioni e propositi che anni fa sarebbero stati vissuti dal sentire comune del Paese come un vero e indecente vulnus? Perché, anche, ha fatto una dichiarazione di guerra così aperta alla magistratura e alla Costituzione proprio alla vigilia di processi che ha tentato di evitare in tutti i modi e con tutti i lodi possibili, entrando in ripetuto conflitto con la Corte Costituzionale e con la Presidenza della Repubblica (con Ciampi prima, e con Napolitano poi)? Leggi il resto di questo articolo »

Che cosa vuole questa so­cietà, quali sono i suoi precetti e la sua morale? C’è ancora una morale presentabile? Un governo privo di morale come questo del Cavaliere di Arcore dimo­stra che per la società contempora­nea la vecchia morale, quella, per in­tenderci, del Decalogo, è un ingom­bro, una cosa vecchia, da ignorare. Nella società contemporanea, i peccati di corruzione e di adulterio non sono più qualcosa da condanna­re, ma da esibire come segno del tuo rango sociale. Il funzionario politico che vuole essere rispettato dalla società dei produttori e dei venditori deve inta­scare la bustarella e frequentare il club del benessere dove può avere gratis le massaggiatrici brasiliane. Corruzione e privilegio fanno parte del suo rango, come un tempo lo spa­dino e la parrucca. Leggi il resto di questo articolo »

C’è qualcosa, nel successo strappato a Sanremo dalla canzone di Vecchioni, che intrecciandosi con altri episodi recenti ci consente di vedere con una certa chiarezza lo stato d´animo di tanti italiani: qualcosa che rivela una stanchezza diffusa nei confronti del regime che Berlusconi ha instaurato 17 anni fa, quando pretese di rappresentare la parte ottimista, fiduciosa del Paese. Una stanchezza che somiglia a un disgusto, una saturazione. Se immaginiamo i documentari futuri che riprodurranno l’oggi che viviamo, vedremo tutti questi episodi come inanellati in una collana: le manifestazioni che hanno difeso la dignità delle donne; la potenza che emana dalle recite di Benigni; il televoto che s’è riversato su una canzone non anodina, come non anodine erano le canzoni di Biermann nella Germania Est o di Lounes Matoub ucciso nel ’98 in Algeria. Può darsi che nei Palazzi politici tutto sia fermo, che il tema dell’etica pubblica non smuova né loro né la Chiesa. Ma fra i cittadini lo scuotimento sfocia in quest’ansia, esasperata, di mutamento. Leggi il resto di questo articolo »

Quanto ci costerà in termini di beni pubblici – come la legge, la scuola, i diritti individuali – la sopravvivenza di questo governo? La domanda non è per nulla retorica visto lo stile da riscossa ideologica con il quale un presidente del Consiglio sempre più debole, in picchiata nei sondaggi, cerca di riprendere in mano le sorti della sua carriera politica. Alla disperata ricerca di sostegno nei settori dell’opinione pubblica a lui più tradizionalmente vicini, il premier hamesso in cantiere un sostanzioso paniere di beni pubblici da offrire alle gerarchie  vaticane in cambio di un appoggio. La cronologia non inganna. Il 18 febbraio la delegazione del governo italiano, guidata da Berlusconi incontra la delegazione vaticana con Bertone e Bagnasco. Al centro del colloquio i temi di politica interna e di cosiddetta etica: l’assistenza spirituale negli ospedali e nelle carceri, la legge sul fine vita, la scuola paritaria e il “quoziente familiare”. Il vertice è cortese ma si svolge con qualche imbarazzo: non c’è, ad esempio, il faccia a faccia con il premier. “Non era previsto”, fa sapere il Vaticano. Berlusconi deve cercare di recuperare punti nei confronti della gerarchia cattolica. Leggi il resto di questo articolo »

Questo è un estratto dell’appello che sarà letto oggi in Piazza del Popolo a Roma nella manifestazione “A difesa della Costituzione”

Da anni, lo sappiamo, la Costituzione è sotto attacco. Un attacco che, negli ultimi tempi, è divenuto sempre più diretto, violento, sfacciato. Le proposte di modifiche costituzionali riguardanti la giustizia ne sono l’ultima conferma. Per questo siamo qui, per contrastare una volta di più una voglia eversiva dei fondamenti della Repubblica. Sedici milioni di cittadini, ricordiamolo, hanno saputo difendere la Costituzione e i suoi principi il 25 e il 26 giugno 2008, votando contro la riforma costituzionale voluta dal centrodestra. Ma quella straordinaria giornata è stata troppo rapidamente archiviata. Da chi ha tratto un frettoloso sospiro di sollievo per lo scampato pericolo. E da chi si era preoccupato di dire che la bocciatura di quella riforma non doveva pregiudicare la necessaria riforma costituzionale. Leggi il resto di questo articolo »

Improvvisamente si scatena la meno prevista delle rivolte nel mondo arabo, di gran lunga la più violenta: il popolo libico contro il dittatore Gheddafi. Il mondo assiste a uno spettacolo tremendo: i dimostranti di manifestazioni politiche disarmate vengono sterminati da unità militari mercenarie. Gli Stati Uniti condannano, anche se la voce della prima potenza del mondo appare troppo debole. L’Europa ha detto che ciò che accade in Libia viola ogni principio politico e umano e non può essere accettato da nessuno dei Paesi membri. Nessuno? Ma l’Italia è legata alla Libia del dittatore che sta sterminando il suo popolo da un trattato che la vincola al punto che – si dice all’articolo 4 – “l’Italia si impegna ad astenersi da qualunque forma di ingerenza, diretta o indiretta, negli affari interni o esterni che riguardino la giurisdizione dell’altra parte. Leggi il resto di questo articolo »

 Nel saggio di Ciliberto il mondo che i terzisti ignorano

Non dite al liberalissimo Piero Ostellino che quasi due secoli fa il liberale Alexis de Tocqueville aveva capito cose che lui mostra di non avere ancora capito adesso. Per esempio che nelle nazioni sviluppate, la democrazia fondata sul sacro e indiscutibile “verdetto popolare” scivola facilmente in una sorta di dispotismo “dolce”, in una “servitù regolata, mite e pacifica”, che si combina “meglio di quanto si immagini con alcune forme esteriori della libertà”. Questo perché, scriveva il pellegrino francese nel 1835 di ritorno dal nuovo mondo, “i nostri contemporanei sono continuamente tormentati da due passioni contrastanti: provano il bisogno di essere guidati e la voglia di restare liberi. Non potendo liberarsi né dell’uno né dell’altro di questi istinti contrari , cercano di soddisfarli entrambi contemporaneamente. Immaginano un potere unico, tutelare, onnipotente, ma eletto dai cittadini”. Leggi il resto di questo articolo »

Questo libro nasce da una doppia interrogazione: sulla democrazia e sulla situazione attuale del nostro Paese. Si sofferma su alcuni classici della democrazia fra Otto e Novecento e su questo sfondo interpreta il fenomeno del berlusconismo. È stato infatti Tocqueville a segnalare i rischi dispotici della democrazia con due esiti possibili: diventare tutti eguali e tutti schiavi oppure tutti eguali e tutti liberi. Ma la storia europea moderna ha dimostrato che la prima possibilità è più concreta della seconda: quello che, infatti, sta crescendo è un potere sociale che assume il controllo di tutti, togliendo autonomia e responsabilità ai singoli, i quali a loro volta delegano a questo potere la gestione della loro vita. Non si tratta di un problema solo italiano; né di un morbo che affligge solo la destra. È una tendenza dell’epoca nella quale si intrecciano dispotismo, plebiscitarismo, populismo, dinamiche di tipo carismatico. Per questo “il berlusconismo è una forma patologica della democrazia dei ‘moderni’; appartiene alla storia e alle metamorfosi della democrazia occidentale; e in questo senso, come oggi riguarda l’Italia, così può riguardare anche altre democrazie europee”.

 

di   Michele Ciliberto,  ed. Laterza  2011,  € 18,00

vedi: Pensiero Urgente n.211)

Viviamo, da ormai quasi un ventennio, nella non-politica. Della politica abbiamo dimenticato la lingua, il prestigio, la vocazione. Dicono che a essa si sono sostituiti altri modi d´esercitare l ´autorità: il carisma personale, i sondaggi, il kit di frasi e gesti usati in tv. Ma la spiegazione è insufficiente, perché tutti questi modi non producono autorità e ancor meno autorevolezza. Berlusconi ha potere, non autorevolezza. Non sono le piazze a affievolirla ma alcune istituzioni della Repubblica. evidentemente non persuase dalle sue ingiunzioni. Le vedono come ingiunzioni non di un rappresentante dello Stato, ma di un boss terribilmente somigliante al dr Mabuse, che nel film di Fritz Lang crea un suo stato nello Stato. Alle varie istituzioni viene intimato di ubbidire tacendo, e già questo è oltraggio alla politica e alla Costituzione. Specialmente sotto tiro è la magistratura, che incarna il diritto. Leggi il resto di questo articolo »

Da un lato c’è la Chiesa di Ruini e Ratzinger,
una Chiesa prona al potere berlusconiano. Dall’altro
c’è la Chiesa di Cristo, che non ci sta a mettere in mora
i propri princìpi pur di compiacere quel potere.
Un duro attacco del vescovo emerito di Caserta,
che ammonisce: `Non si porta salvezza se si è complici
della ingiustizia e della violenza istituzionali’.

«Vittime» della società non sono solo quelle volute dai poteri perversi, e sono tante, ma ben più numerose sono quelle che io chiamerei le «vittime originarie», quegli esseri umani che nascono per venire protetti ed educati nel cammino della vi­ta e della salvezza, e invece si sentono abbandonati. Sono i «poveri credenti», e tutti gli uomini sono poveri cre­denti, che cercano ancora con ardore la Chiesa del Vangelo di Gesù. Leggi il resto di questo articolo »

 Il silenzio dei media, come sempre, accompagna le manovre politiche del Vaticano anche in questa crisi, il disperato tentativo da parte delle gerarchie di salvare il berlusconi­smo. Non è solo omertà e antica consuetudine a non criticare la Chiesa, a destra e ormai a sinistra. Si tratta spesso di dimenticanza. Il peso della Chiesa, nella vita quotidiana, si è tal­mente ridotto da far pensare che il Vati­cano non giochi più un ruolo politico im­portante nelle scelte del Paese. Ma purtroppo non è così. A una crescente insignificanza del messaggio morale della Chiesa nella società corri­sponde una crescita esponenziale del­l’attività lobbistica nei palazzi del pote­re. l vescovi sono stati decisivi nel dare l’ultima spallata al governo Prodi nel 2008 e ora vogliono esserlo nel mante­nere in vita l’agonizzante berlusconi­smo. Leggi il resto di questo articolo »

Dovrebbe esser ormai chiaro a tutti, anche a chi vorrebbe parlar d’altro e tapparsi le orecchie, anche a chi non vede l’enormità della vergogna che colpisce una delle massime cariche dello Stato, che una cosa è ormai del tutto improponibile: che il presidente del Consiglio resti dov’è senza neppure presentarsi al Tribunale, e che addirittura pretenda di candidarsi in future elezioni come premier. Molti lo pensano da tempo, da quando per evitare condanne il capo di Fininvest considerò la politica come un sotterfugio. Non un piano nobile dove si sale ma uno scantinato in cui si «scende», si traffica, ci si acquatta meglio. Leggi il resto di questo articolo »

«Eppur si muove.» Sembra che, subito dopo aver abiurato davanti all’Inquisizione la tesi secondo la quale la Terra gira attorno al Sole, Galileo abbia mormorato: «Eppur si muove.» A distanza di alcuni secoli, l’autoderisione tipicamente italiana ha usato questa frase per qualificare il funzionamento della Penisola. Niente vi funziona benissimo. I servizi pubblici sono approssimativi, la frode fiscale e sociale è notevole, il clientelismo e il nepotismo neanche si nascondono. Eppure questo paese ha conosciuto uno sviluppo economico favoloso. La sua creatività è immensa. I suoi paesaggi, il suo patrimonio e la sua arte di vivere fanno sognare il mondo intero. Tutto questo resta vero anche oggi. Ma, ahimè, oggi dobbiamo aggiungere una parola alla battuta galileiana: l’Italia si muove male, anzi sempre peggio. Leggi il resto di questo articolo »

Cercata dai politici di molti partiti, la gerarchia cattolica ha giocato un ruolo incontestabile nello spalleggiare la stabilizzazione del governo Berlusconi e raffreddare la costruzione di un Terzo polo abbastanza consistente daprefigurarne la fine. Un ruolo dietro le quinte, non solo, ma questa volta anche esplicito, quasi fosse divenuto per così dire normale che la Chiesa, in alcuni suoi esponenti di spicco, esorbitasse dalle precise distinzioni costituzionali, cavourriane ma ancor prima evangeliche – del “date a Cesare ciò che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio” – per trasformarsi in attore militante nello scenario contingente della deliberazione politica. E senza neanche ansietà per il contributo che simili attitudini procurano alla secolarizzazione della società per mano della stessa Chiesa che poi la condanna, considerandola la madre delle eresie moderne. Leggi il resto di questo articolo »

Ci fu un tempo, non lontano, in cui era vero scandalo, per un politico, dare a un uomo di mafia il bacio della complicità. Il solo sospetto frenò l´ascesa al Quirinale di Andreotti, riabilitato poi dal ceto politico ma non necessariamente dagli italiani né dalla magistratura, che estinse per prescrizione il reato di concorso in associazione mafiosa ma ne certificò la sussistenza fino al 1980. Quel sospetto brucia, dopo anni, e anche se non è provato ha aperto uno spiraglio sulla verità di un lungo sodalizio con la Cupola. Chi legga oggi le motivazioni della condanna in secondo grado di Dell´Utri avrà una strana impressione: lo scandalo è divenuto normalità, il tremendo s´è fatto banale e scuote poco gli animi. Leggi il resto di questo articolo »

Moralmente parlando, siamo al governo Berlusconi-Scilipoti. Politicamente, siamo al governo dei tre B: Berlusconi, Bossi e Bagnasco. Sua Eminenza, infatti, qualche istante dopo il voto-mercimonio con cui a Montecitorio Berlusconi aveva evitato la sfiducia, già avvertiva l’impellente stimolo di incensarlo così: “Ripetutamente gli italiani si sono espressi con un desiderio di governabilità. Questa volontà, questo desiderio espresso in modo chiaro e democratico, deve essere da tutti rispettato e da tutti perseguito con buona volontà ed onestà”. Il più lurido mercato delle vacche cui sia stato dato assistere nel Parlamento italiano viene così santificato dal presidente della Conferenza episcopale, che parla evidentemente a nome di tutti i vescovi italiani. Leggi il resto di questo articolo »

Quando il Cavaliere per la prima volta diventò presidente del Consiglio italiano, nel 1994, si pensava che a questo imprenditore di successo fosse riuscito il colpo, ma che l’esperienza sarebbe stata breve. Tuttavia sarebbe stato rieletto nel 2001 e nel 2008. Potrebbe perfino vantarsi di essere il capo di governo italiano che è durato più a lungo dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il berlusconismo ha trasformato la società italiana con un  marketing politico rivoluzionario. Che ha saputo fare della televisione un’arma temibile di conquista delle masse. Eppure oggi l’edificio si incrina dappertutto. Leggi il resto di questo articolo »

Dopo il Caimano avremo il Camaleonte. L’animale che cambia il colore della pelle per muoversi con sicurezza in un ambiente diventato ostile ed attaccare il nemico. Se l’obiettivo di Berlusconi è rimanere al potere, deve solo trovare il modo di ricompattare con operazioni cosmetiche (di cui è maestro) le forze necessarie. E nel parterre politico italiano ce ne sono a sufficienza. C’è una singolare contraddizione nelle analisi che da mesi enfaticamente annunciano la fine di Berlusconi. C’è incongruenza nelle conclusioni. Se il berlusconismo non è semplicemente espressione di una persona ma sintomo di una profonda mutazione della società, del costume e della mentalità diffusa presso ampi strati sociali, perché dovrebbe sparire d’incanto? Bastano davvero le senili sciocchezze personali del Cavaliere? Leggi il resto di questo articolo »

Dietro al declino di Silvio Berlusconi si scorgono una maggioranza a pezzi e un Paese in briciole. Senza colla e senza cornice. Perché Berlusconi era e resta l’unica colla e l’unica cornice per il suo partito, la sua maggioranza. Per la base sociale che, per tanti anni, si è identificata in lui. La sua maggioranza. È a pezzi. Ormai da tempo. Da quando si è rotta l’intesa  -  fragile  -  con Gianfranco Fini. Che non ha mai accettato l’annessione di An. L’ha subìta, facendo buon viso a cattivo gioco. Ma il patto si è spezzato, ormai da mesi. Per ragioni politiche e personali  -  ormai impossibili da scindere in questa democrazia dell’opinione. Così oggi la maggioranza non ha più una maggioranza. Leggi il resto di questo articolo »

Da un vecchio film di Moretti, una domanda venne molto citata anche da chi non si distingueva molto da colei cuil’attore la rivolgeva, una giornalista clonata e imbecille (specie non rara, e rigorosamente bisex): “ma come parli?” In Roma di Fellini, una paciosa bellona in trattoria citava una frase portatrice di una saggezza molto più antica: “come che magni, cachi”.

Potremmo allargare e dire che c’è un rapporto diretto tra ciò che si mangia e come si parla. Ma il mangiare è anche una metafora: se ci nutriamo, per esempio, di linguaggio televisivo, non possiamo che riproporlo, giorno per giorno, nella nostra quotidianità, e poi “espellerlo”, però non “liberandocene” e invece inquinando l’ambiente – i bambini, per esempio, in quel gioco ignobile di corruzione dei nuovi nati di cui gli adulti di oggi criminalmente si compiacciono. Leggi il resto di questo articolo »

Ma i disastri sono apocalittici. Strutture dello Stato stravolte e il popolo dei berluscones deciso a resistere per non perdere privilegi che immaginava eterni. Travestiti da cattolici o da liberali, adesso il pericolo sono loro.

La politica vive anche di simboli. Quelli che sono stati evocati da politici e giornalisti per rappresentare la fine del potere di Berlusconi, alludono tutti a delle catastrofi. Il discorso con cui a Bastia Umbra Fini ha chiesto le dimissioni del governo, è stato paragonato dai difensori del premier alla marcia su Roma: un colpo di Stato! I giornali che cercavano di descrivere la portata dell’evento, lo hanno paragonato al 25 luglio, quando solo la rivolta di ministri e gerarchi del duce poté provocare la fine del regime. Altri hanno assimilato il crollo del regime berlusconiano al 25 aprile, quando dopo la devastazione della guerra si dovette ricominciare tutto dalle macerie. Leggi il resto di questo articolo »

Sono settimane ormai che l’annuncio è nell’aria: il governo Berlusconi sta finendo, anzi è già finito. Il suo regno, la sua epoca, sono morti. È sempre lì sul palcoscenico, come nelle opere liriche dove le regine ci mettono un sacco di tempo a fare quel che cantano, ma il sipario dovrà pur cadere. Anche i giornali stranieri assistono al funerale, nei modi con cui da sempre osservano l’Italia: il feeling, scrive l’Economist, la sensazione, è che la commedia sia finita. Burlesquoni è un brutto scherzo di ieri. In realtà c’è poco da ridere, e il ventennio che abbiamo alle spalle è infinitamente più serio. Non siamo all’epilogo dei Pagliacci, e non basta un feeling per spodestare chi è sul trono non grazie a sentimenti ma a una macchina di guerra ben oleata. Leggi il resto di questo articolo »

Alcuni “fantasisti della costituzione” immaginano e auspicano che, dalla situazione d’impasse politica che potrebbe nascere da un voto contraddittorio sulla fiducia al Governo espresso dalla Camera e dal Senato, si possa uscire semplicemente e immediatamente con lo scioglimento di quel ramo del Parlamento (nel nostro caso, la Camera dei Deputati) che ha votato la sfiducia. Ma la Costituzione dice tutt’altro. Purtroppo per il lettore, occorrono riferimenti tecnici. I seguenti. Secondo l’articolo 94, «il Governo deve avere la fiducia delle due Camere». Se la fiducia viene meno, anche solo in una delle due, deve dimettersi. L’obbligo è tassativo. Leggi il resto di questo articolo »

Fino a quando la Chiesa resterà in silenzio dinanzi al premier bunga-bunga e allo scempio delle istituzioni? Monta il malessere nel mondo cattolico, cresce il disagio tra parroci e  vescovi, ma i vertici della Chiesa tacciono. L’istituzione ecclesiastica, che continuamente interviene nei comportamenti delle persone, laddove si tratta delle scelte di vita, di morte, di nascita e di relazioni, non riesce a dare un indirizzo etico per dire qual è il limite nei comportamenti morali di un uomo che governa la nazione, di un leader che per il suo ruolo dovrebbe saper offrire un esempio di decoro. Leggi il resto di questo articolo »

Le recenti cronache dell´Italia berlusconiana che raccontano l´ennesimo scandalo ormai generalmente etichettato «bunga bunga» mi hanno lasciato al tempo stesso indifferente e stupefatto. L´indifferenza deriva dal fatto che conosco da trent´anni Silvio Berlusconi e sono da tempo arrivato alla conclusione che il nostro presidente del Consiglio rappresenta per molti aspetti il prototipo dei vizi italiani, latenti nel carattere nazionale insieme alle virtù che certamente non mancano. Siamo laboriosi, pazienti, adattabili, ospitali. Ma anche furbi, vittimisti, millantatori, anarcoidi, insofferenti di regole, commedianti. Egoismo e generosità si fronteggiano e così pure trasformismo e coerenza, disprezzo delle istituzioni e sentimenti di patriottismo. Berlusconi possiede l´indubbia e perversa capacità di aver evocato gli istinti peggiori del paese. Leggi il resto di questo articolo »

È un’imprudenza credere che l’emendamento alla “legge Alfano” designi soltanto l’impunità del presidente del Consiglio. C’è in questa mossa una conferma avvilente, certo, ma anche un’aggressione alla democrazia costituzionale e alla repubblica parlamentare così come, fin qui, le abbiamo conosciute. È azzardato minimizzare. Per orientarci,cominciamo dalla conferma. Anzi dalle conferme. L’emendamento, approvato dalla commissione Affari Costituzionali del Senato, decide che potranno essere sospesi i processi nei confronti di presidente della Repubblica e presidente del Consiglio «anche relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica». Lo sappiamo. C’è un solo soggetto interessato alla questione. Silvio Berlusconi. Leggi il resto di questo articolo »

È forte, in Italia, la tentazione di parlare della democrazia al passato. Facendo riferimento, cioè, a un sistema istituzionale che “c’era”, ma oggi è, appunto, “passato”. Ridotto agli aspetti formali e impoverito nella sostanza. Tanto che, per definirlo, si usano altre formule. Tra le più fortunate: Postdemocrazia. Coniata (nel 2004) da Colin Crouch, per indicare il percorso assunto dai sistemi democratici, ormai lontani dai valori e dagli obiettivi della democrazia anche se non (ancora) antidemocratici. Alfio Mastropaolo, nello stesso periodo (2005), parla di “mucca pazza della democrazia“. Leggi il resto di questo articolo »

Le considerazioni che seguono sono sotto il segno di un celebre motto di Friedrich Schiller: «La lingua poeta e pensa per te». Nella lingua del nostro tempo, si nota la presenza sovrabbondante di un lessico che non sarà certo quello di Schiller ma è forse piuttosto quello di Berlusconi, dei suoi e dei loro mezzi di comunicazione che si esprimono come lui. E noi abbiamo cominciato a parlare come loro.

Ciò può essere interpretato come un’intrusione nel nostro modo d’essere e di comunicare, oppure come un’emersione, che non crea nulla, ma solo dà voce. In questo secondo caso, la radice sarebbe più profonda, la malattia più pervasiva. In ogni caso, l’uniformità della lingua, l’assenza di parole nuove, l’ossessiva concentrazione su parole vecchie e la continua ripetizione, sintomi di decadenza senile, è tale certo da produrre noia, distacco, ironia e pena ma – molto più grave – è il segno di una malattia degenerativa della vita pubblica che si esprime, come sempre in questi casi, in un linguaggio kitsch, forse proprio per questo largamente diffuso e bene accolto. Leggi il resto di questo articolo »

 Due “agende etiche” sono comparse all’orizzonte politico, e vale la pena di metterle a confronto. La prima è stata presentata dal presidente del Consiglio nel suo discorso alle Camere, e contempla temi noti, nell’abituale cornice limitativa dei diritti delle persone – procreazione assistita, aborto, testamento biologico, ricerca scientifica. La seconda nasce dall’ordinanza con la quale il Tribunale di Firenze ha rinviato alla Corte costituzionale la legge sulla procreazione assistita perché vieta la cosiddetta fecondazione eterologa, così violando l’eguaglianza tra le persone. Qui l’impostazione è completamente rovesciata. Si vuole restituire a tutti la libertà di scelta nelle questioni di vita, come ha già fatto la Corte dichiarando incostituzionali alcune norme della stessa legge e come ha indicato la Corte europea dei diritti dell’uomo affermando l’illegittimità del divieto contenuto nella legge austriaca.

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Berlusconi ha detto ieri che i magistrati sono criminali e che vanno come tali trattati. Lo aveva già anticipato parlando qualche giorno fa nell’improvvisato happening di fronte alla sua residenza romana, condendo il suo gravissimo ed ennesimo colpo alla Costituzione repubblicana con barzellette e linguaggio scurrile, quasi a voler allontanare l’attenzione dell’opinione pubblica da ciò che aveva pronunciato. Il suo attacco alla magistratura e l’identificazione della giustizia con la persecuzione non sono né nuovi né inediti: sono la carta d’identità di Berlusconi. Leggi il resto di questo articolo »


Riferendosi ad alcuni episodi di corruzione, che hanno caratterizzato in questi ultimi mesi la vita politica italiana, i media hanno formulato l’ipotesi della nascita di una «società segreta», la P3, insieme comitato di affari e struttura sotterranea di potere che si propone di influenzare i vari ambitinei quali il potere ufficiale si dispiega. È difficile dire se (e come) sussista una vera analogia tra questa nuova società occulta e la P2, ma non vi è dubbio che esista una effettiva continuità tra il piano di Rinascita democratica di Licio Gelli, scoperto dalla magistratura agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, e l’ipotesi di cambiamento del Paese messo in atto dai governi Berlusconi. Infatti, al di là della accertata appartenenza del premier alla P2 con tessera n° 1816 — pochi ricordano la condanna per falsa testimonianza comminatagli, in anni ormai lontani, a Venezia per aver mentito al giudice a proposito di tale appartenenza — sorprendenti sono gli aspetti di convergenza che esistono tra i due progetti. Leggi il resto di questo articolo »

È opinione diffusa che legalità e morale pubblica non siano, per gli italiani, imperativi essenziali. In parte perché la loro memoria sarebbe corta oltre che selettiva: i misfatti dei politici evaporano presto, l’esempio che viene dall’alto manca, e di rado le sentenze giudiziarie sfuggono al destino d’esser subito degradate a pareri, opinabili come ogni parere. Non solo: esponendo la «sua verità», ieri in un video, Fini ha denunciato la confusione tra affari piccoli come la casa di Monaco e affari ben più criminosi, condannando la stampa usata dai politici «come manganello» per liquidare l’avversario.

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Ricordare il 20 settembre insieme al cardinale Bertone. Rispetto al passato, a quel lontano 20 settembre 1870, sembrerebbe un evento riparatorio, la rappresentazione simbolica di una ferita risanata. L’Unità d’Italia fu costruita senza la Chiesa e contro la Chiesa. Per potere avere Roma, ci vollero i bersaglieri e le cannonate. Quando lo Stato liberale mise mano al suo progetto di “fare gli italiani” lo fece senza i cattolici, che se ne chiamarono fuori. I decenni trascorsi tra il non expedit e il Patto Gentiloni furono così interpretati dalla classe dirigente postunitaria all’insegna di una laicità vissuta con convinzione assoluta. Né i fascisti durante la dittatura, né i partiti di massa della Prima repubblica, furono in grado di replicarne l’intransigenza e la fermezza. Leggi il resto di questo articolo »

SENZ'ANIMA. ITALIA 1980-2010.Un ritratto dell’Italia contemporanea, un paese privo di principi, di valori condivisi che non siano il Dio Quattrino, inguaribilmente volgare, senza dignità e onore, spietato senza essere virile, femmineo ma non femminile, corrotto, intimamente mafioso, devastato nel suo straordinario paesaggio, naturale, urbano, artistico, che lo ingentiliva insieme alla sua gente. Una parodia di democrazia sequestrata dai partiti e dai suoi mediocri esponenti che la violentano, la abusano, la stuprano a comodo loro. “Senz’anima” fotografa uno spazio, mentale, antropologico, politico, quello dell’Italia degli ultimi trent’anni, seguendo l’avventura giornalistica di Massimo Fini, uomo senza appartenenze, dal mitico “Europeo” all’”Indipendente” fino al “Fatto Quotidiano”.

Della penna dissacrante di Fini non potevano mancare le “stroncature” e anche i ritratti (mai disgiunti, questi, da una dolente pietas) dei personaggi – da Craxi a Martelli, da Cossiga a Berlusconi, da Gardini a Scalfari, da Costanzo a Vespa – che hanno contribuito a conciare l’Italia così com’è. Un libro sulla scia di Annus Horribilis di Bocca…

di Massimo Fini, ed. Chiarelettere  2010, € 12,00

 


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