La Giornata della Memoria del 27 gennaio è ormai da tempo diventata una giornata della “memoria corta”, anzi cortissima, anzi inesistente. Come, d’altra parte, accade nel resto dell’anno dove memoria storica, ricordo, studio, approfondimento e comprensione dell’attualità sono diventati reperti archeologici.

Un mondo di disattenti, di distratti, di sciatti moralmente, di sbadati esistenzialmente, di superficiali intellettualmente ( leggi QUI) quasi tutti ritorti sul proprio inutile “privato” e su cui incombe la tragedia prossima ventura ( già in parte in atto) del progetto criminale globale chiamato Grande Reset ( leggi QUI).

E su cui incombe la tragedia del genocidio in corso a Gaza che ci renderà tutti, vicini o lontani da Gaza, più cattivi, più perversi, più brutali, più terribilmente egoisti.

E certamente ancora più ipocriti, come in questo 27 gennaio con i suoi discorsi ufficiali nauseanti e con le trasmissioni televisive stomachevoli e con, come sempre, l’ignobile indifferenza generale.

Ma i morti dei Campi di concentramento nazisti come i morti di Gaza meritano rispetto, attenzione, comprensione e non il profluvio rivoltante di para-celebrazioni ipocrite e manipolatrici.

V’invitiamo alla lettura attenta ( e diffusione) del documento che viene da Gaza e che oggi vi proponiamo ( insieme alla rilettura dei tanti articoli che trovate QUI).

Lo dobbiamo ai palestinesi oppressi dallo stato d’israele. Lo dobbiamo agli ebrei liberi e pensanti oppressi dalla ferocia del sionismo. Lo dobbiamo alla nostra anima o a ciò che ne è rimasto. (GLR)

 

 

 

La Corte d’ingiustizia e il documento di Hamas nascosto dal mainstream

Eravamo  tutti in attesa della sentenza della Corte di giustizia internazionale che doveva giudicare l’accusa di genocidio portata dal Sud Africa a Israele, ma personalmente non speravo troppo da un organismo giudicante che fa parte della logica occidentale e sguazza nel suo fango.

Infatti la corte se l’è cavata non dando ragione al Sud Africa, ma ammettendo solo che alcuni atti potrebbero eventualmente essere visti come genocidi e avvisando Israele di evitarli nel futuro.

Un nulla di fatto che obiettivamente è un assist per il sionismo, anche se tenta di fingere comprensione verso i palestinesi: è il massino che un sinedrio di mediocri, venduti e codardi è stato capace di formulare.

Tuttavia è evidente che si tratta di un giudizio scontato e iniquo anche perché al dibattimento c’era Israele, ma mancavano i palestinesi.

Per questo ho deciso di pubblicare qui un documento di Hamas, diffuso il 20 gennaio – naturalmente non ripreso da nessuno in occidente – che spiega punto per punto il presente e il passato della Palestina. Servirà a futura memoria quando finalmente ci saranno veri giudici e non morti viventi a esaminare le cose.

Mi scuso anticipatamente per i possibili errori, ma il documento mi è arrivato stamattina e ho dovuto  tradurlo in fretta e  furia anche se scritto in maniera semplice e lineare. Il grassetto e i corsivi sono quelli originali del documento.

https://ilsimplicissimus2.com/  26/1/2024

 

 

 

Nel Nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso

Al nostro fedele popolo palestinese

Alle nazioni arabe e islamiche

Ai popoli liberi del mondo e a coloro che difendono la libertà, la giustizia e la dignità


Alla luce dell’aggressione israeliana in corso nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania e mentre il nostro popolo continua la sua battaglia per l’indipendenza, la dignità e la liberazione dall’occupazione più lunga di sempre, durante la quale ha dato le migliori dimostrazioni di coraggio ed eroismo nell’ affrontare la macchina omicida e l’aggressione israeliana.

Vorremmo chiarire al nostro popolo e ai popoli liberi del mondo la realtà di ciò che è accaduto il 7 ottobre, le motivazioni, il contesto generale legato alla causa palestinese, confutare le accuse israeliane e mettere i fatti in prospettiva.


Punto primo: perché l’operazione Al-Aqsa Flood?

La battaglia del popolo palestinese contro l’occupazione e il colonialismo non è iniziata il 7 ottobre scorso, ma è iniziata 105 anni fa, compresi 30 anni di colonialismo britannico e 75 anni di occupazione sionista. Nel 1918, il popolo palestinese possedeva il 98,5% del territorio palestinese e rappresentava il 92% della popolazione sul territorio palestinese. Mentre gli ebrei, che furono portati in Palestina in campagne di immigrazione di massa in coordinamento tra le autorità coloniali britanniche e il movimento sionista, riuscirono a prendere il controllo di non più del 6% delle terre palestinesi e a costituire il 31% della popolazione nel 1948 quando l’entità sionista fu insediata  nella storica terra di Palestina. A quel tempo, al popolo palestinese era negato il diritto all’autodeterminazione e le bande sioniste si impegnarono in una campagna di pulizia etnica contro il popolo palestinese volta ad espellerlo dalle sue terre e aree. Di conseguenza, le bande sioniste presero il controllo, con la forza, del 77% del territorio palestinese, dove espulsero il 57% della popolazione palestinese,  distrussero oltre 500 villaggi e città palestinesi, commisero dozzine di massacri contro i palestinesi. Tutto culminò con la fondazione dell’Entità Sionista nel 1948. Inoltre, continuando l’aggressione, le forze israeliane, nel 1967, occuparono il resto della Palestina compresa la Cisgiordania, la Striscia di Gaza e Gerusalemme, oltre ai territori arabi attorno alla Palestina.

Nel corso di questi lunghi decenni, il popolo palestinese ha subito ogni forma di oppressione, ingiustizia, espropriazione dei suoi diritti fondamentali e politiche di apartheid. La Striscia di Gaza, ad esempio, ha sofferto dal 2007 a causa di un soffocante blocco durato 17 anni che l’ha trasformata nella più grande prigione a cielo aperto del mondo. Anche il popolo palestinese di Gaza ha sofferto di cinque guerre/aggressioni distruttive da parte di Israele. Nel 2018 il popolo di Gaza ha anche avviato la Grande Marcia del Ritorno, manifestazioni per protestare pacificamente contro il blocco israeliano, le misere condizioni umanitarie e per rivendicare il  diritto al ritorno. Tuttavia, le forze di occupazione israeliane hanno risposto a queste proteste con la forza brutale, uccidendo 360 palestinesi e ferendone altri 19.000, tra cui oltre 5.000 bambini, nel giro di pochi mesi.

tra gennaio 2000 e settembre 2023, l’occupazione israeliana ha ucciso 11.299 palestinesi e ne ha feriti altri 156.768, la grande maggioranza dei quali erano civili. Sfortunatamente, negli ultimi anni l’amministrazione americana e i suoi alleati non hanno prestato attenzione alle sofferenze del popolo palestinese, ma hanno fornito copertura all’aggressione israeliana. Si sono limitati a lamentarsi dei soldati israeliani uccisi il 7 ottobre, anche senza cercare la verità su quanto accaduto, e hanno ingiustamente seguito la narrativa israeliana condannando un presunto attacco contro icivili israeliani. L’amministrazione statunitense ha fornito il sostegno finanziario e militare ai massacri dell’occupazione israeliana contro i civili palestinesi e alla brutale aggressione sulla Striscia di Gaza, e ancora i funzionari statunitensi continuano a ignorare ciò che le forze di occupazione israeliane commettono a Gaza in termini di uccisioni di massa.

Le violazioni e la brutalità israeliane sono state documentate da molte organizzazioni delle Nazioni Unite e gruppi internazionali per i diritti umani, tra cui Amnesty International e Human Rights Watch, e persino documentate da gruppi israeliani per i diritti umani. Tuttavia, questi rapporti e testimonianze sono stati ignorati e l’occupazione israeliana deve ancora essere ritenuta responsabile. . Ad esempio, il 29 ottobre 2021, l’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Gilad Erdan, ha insultato il sistema delle Nazioni Unite stracciando un rapporto per il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite durante un discorso all’Assemblea generale e gettandolo in un cestino della spazzatura prima di andarsene. il podio. Tuttavia, l’anno successivo – 2022 – è stato nominato vicepresidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

L’amministrazione americana e i suoi alleati occidentali hanno sempre trattato Israele come uno stato al di sopra della legge; gli forniscono la copertura necessaria per continuare a prolungare l’occupazione e a reprimere il popolo palestinese, e anche a consentire a “Israele” di sfruttare tale situazione per espropriare ulteriori terre palestinesi e per giudaizzare i loro luoghi sacri e luoghi santi. Nonostante il fatto che le Nazioni Unite abbiano emesso più di 900 risoluzioni negli ultimi 75 anni a favore del popolo palestinese, “Israele” ha rifiutato di attenersi a qualsiasi di queste risoluzioni, e il veto statunitense è sempre stato presente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per impedire qualsiasi condanna alle politiche e alle violazioni di “Israele”. Ecco perché vediamo gli Stati Uniti e altri paesi occidentali complici e partner dell’occupazione israeliana nei suoi crimini e nella continua sofferenza del popolo palestinese.

Per quanto riguarda “il processo di risoluzione pacifica”. Nonostante gli Accordi di Oslo, firmati nel 1993 con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), prevedessero la creazione di uno Stato palestinese indipendente in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, “Israele” ha sistematicamente distrutto ogni possibilità di fondare lo Stato palestinese attraverso un’ampia campagna di costruzione di insediamenti e di giudaizzazione delle terre palestinesi nella Cisgiordania occupata e a Gerusalemme. I sostenitori del processo di pace, dopo 30 anni, si sono resi conto di essere arrivati ​​a un punto morto e che tale processo aveva conseguenze catastrofiche per il popolo palestinese. I funzionari israeliani hanno confermato in più occasioni il loro rifiuto assoluto alla creazione di uno Stato palestinese. Appena un mese prima dell’operazione Al-Aqsa Flood, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha presentato una mappa del cosiddetto “Nuovo Medio Oriente”, raffigurante “Israele” che si estende dal fiume Giordano al Mar Mediterraneo, compresa la Cisgiordania e Gaza. Il mondo intero, sul podio di quell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, rimase in silenzio davanti al suo discorso, pieno di arroganza e ignoranza nei confronti dei diritti del popolo palestinese.

Dopo 75 anni di incessante occupazione e sofferenza, e dopo aver fallito tutte le iniziative per la liberazione e il ritorno al nostro popolo, e anche dopo i disastrosi risultati del cosiddetto processo di pace

cosa si aspettava il mondo dal popolo palestinese in risposta alla crisi? Ciò che segue:

I progetti di ebraizzazione  israeliana della benedetta moschea di Al-Aqsa, i tentativi di divisione temporale e spaziale, nonché l’intensificazione delle incursioni dei coloni israeliani nella sacra moschea.

Le pratiche del governo israeliano estremista e di destra che sta praticamente facendo passi verso l’annessione dell’intera Cisgiordania e Gerusalemme alla cosiddetta “sovranità di Israele” tra i piani sul tavolo ufficiale israeliano per espellere i palestinesi dalle loro case e aree.

Le migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane subiscono la privazione dei loro diritti fondamentali, nonché aggressioni e umiliazioni sotto la diretta supervisione del ministro fascista israeliano Itamar Ben-Gvir.

L’ingiusto blocco aereo, marittimo e terrestre imposto alla Striscia di Gaza da oltre 17 anni.

L’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania a un livello senza precedenti, così come la violenza quotidiana perpetrata dai coloni contro i palestinesi e le loro proprietà.

I sette milioni di palestinesi che vivono in condizioni estreme nei campi profughi e in altre aree e che desiderano tornare nelle loro terre e che furono espulsi 75 anni fa.

Il fallimento della comunità internazionale e la complicità delle superpotenze nell’impedire la creazione di uno Stato palestinese.

Cosa ci si aspettava dal popolo palestinese dopo tutto ciò? Che continuasse ad aspettare e a contare sull’ONU impotente! Oppure che prendesse l’iniziativa nella difesa del popolo, delle terre, dei diritti e dei luoghi sacri palestinesi; sapendo che l’atto di difesa è un diritto sancito dalle leggi, norme e convenzioni internazionali.

Sulla base di quanto sopra, l’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre è stata un passo necessario e una risposta normale per affrontare tutte le cospirazioni israeliane contro il popolo palestinese e la sua causa. È stato un atto difensivo nel quadro della liberazione dall’occupazione israeliana, della rivendicazione dei diritti dei palestinesi e del cammino verso la liberazione e l’indipendenza, come hanno fatto tutti i popoli del mondo.


Punto secondo: gli eventi dell’operazione Al-Aqsa Flood e le risposte alle accuse israeliane:

Alla luce delle accuse e delle accuse inventate da Israele sull’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre e sulle sue ripercussioni, noi del Movimento di Resistenza Islamica – Hamas chiariamo quanto segue: L’operazione Al-Aqsa Flood del 7 ottobre ha preso di mira i siti militari israeliani e ha cercato di arrestare i soldati del nemico per fare pressione sulle autorità israeliane affinché rilasciassero le migliaia di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane attraverso un accordo di scambio di prigionieri. Pertanto, l’operazione si è concentrata sulla distruzione della Divisione Gaza dell’esercito israeliano, le postazioni militari israeliane di stanza vicino agli insediamenti israeliani intorno a Gaza. Evitare danni ai civili, in particolare bambini, donne e anziani, è un impegno religioso e morale di tutti i combattenti delle Brigate Al-Qassam. Ribadiamo che la resistenza palestinese è stata pienamente disciplinata e impegnata nei valori islamici durante l’operazione e che i combattenti palestinesi hanno preso di mira solo i soldati di occupazione e coloro che portavano armi contro il nostro popolo. Nel frattempo, i combattenti palestinesi hanno voluto evitare di nuocere ai civili, nonostante il fatto che la resistenza non disponga di armi di precisione. Inoltre, se si è verificato un caso di attacco contro i civili, ciò è avvenuto accidentalmente e nel corso dello scontro con le forze di occupazione. Fin dalla sua fondazione nel 1987, il movimento Hamas si è impegnato a evitare danni ai civili. Dopo che il criminale sionista Baruch Goldstein, nel 1994, commise un massacro contro i fedeli palestinesi nella moschea Al-Ibrahimi nella città occupata di Hebron, il movimento Hamas annunciò un’iniziativa per evitare ai civili il peso dei combattimenti da parte di tutti, ma l’occupazione israeliana la respinse e non ha nemmeno fornito alcun commento al riguardo. Anche il movimento Hamas ha ripetuto più volte tali appelli, ma ha ricevuto orecchie da mercante da parte dell’occupazione israeliana che ha continuato a prendere di mira e uccidere deliberatamente civili palestinesi.

Forse si sono verificati alcuni errori durante l’attuazione dell’operazione Al-Aqsa Flood a causa del rapido collasso del sistema militare e di sicurezza israeliano e del caos causato lungo le aree di confine con Gaza. Come attestato da molti, il movimento Hamas si è comportato in modo positivo e gentile con tutti i civili trattenuti a Gaza, e ha cercato fin dai primi giorni dell’aggressione di liberarli, ed è quello che è successo durante la tregua umanitaria durata una settimana in cui quei civili sono stati rilasciati in cambio del rilascio di donne e bambini palestinesi dalle carceri israeliane.

Ciò che l’occupazione israeliana ha promosso con le accuse secondo cui le Brigate Al-Qassam il 7 ottobre avrebbero preso di mira i civili israeliani non sono altro che menzogne ​​e invenzioni complete. La fonte di queste accuse è la narrazione ufficiale israeliana e nessuna fonte indipendente ne ha dimostrato alcuna. È un fatto ben noto che la narrativa ufficiale israeliana ha sempre cercato di demonizzare la resistenza palestinese, legalizzando allo stesso tempo la sua brutale aggressione a Gaza. Ecco alcuni dettagli che vanno contro le accuse israeliane:

I videoclip girati quel giorno, il 7 ottobre, insieme alle testimonianze degli stessi israeliani rilasciate in seguito, hanno mostrato che i combattenti delle Brigate Al-Qassam non avevano preso di mira i civili, e che molti israeliani furono uccisi dall’esercito e dalla polizia israeliani a causa di alla loro confusione.

È stata fermamente smentita anche la menzogna dei “40 bambini decapitati” da parte dei combattenti palestinesi, e anche fonti israeliane hanno smentito questa menzogna. Molte agenzie di stampa occidentali purtroppo hanno adottato questa accusa e l’hanno promossa.

L’ipotesi che i combattenti palestinesi abbiano commesso stupri contro le donne israeliane è stata completamente respinta, anche dal movimento Hamas. Un rapporto del sito di notizie Mondoweiss del 1° dicembre 2023, tra gli altri, afferma che non vi è alcuna prova di “stupro di massa” presumibilmente perpetrato dai membri di Hamas il 7 ottobre e che Israele ha utilizzato tale accusa “per alimentare il genocidio in Israele”. Gaza”.

Secondo due rapporti del quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth del 10 ottobre e del quotidiano Haaretz del 18 novembre, molti civili israeliani sono stati uccisi da un elicottero militare israeliano, soprattutto quelli che erano presenti al festival musicale Nova vicino a Gaza, dove sono stati uccisi 364 civili israeliani. . I due rapporti affermano che i combattenti di Hamas hanno raggiunto l’area del festival senza alcuna conoscenza anticipata del festival, dove l’elicottero israeliano ha aperto il fuoco sia sui combattenti di Hamas che sui partecipanti al festival. Lo Yedioth Ahronoth afferma inoltre che l’esercito israeliano, per impedire ulteriori infiltrazioni da Gaza e per evitare che eventuali israeliani vengano arrestati dai combattenti palestinesi, ha colpito oltre 300 obiettivi nelle aree circostanti la Striscia di Gaza.

Altre testimonianze israeliane hanno confermato che le incursioni dell’esercito israeliano e le operazioni dei soldati hanno ucciso molti prigionieri israeliani e i loro sequestratori. L’esercito di occupazione israeliano ha bombardato le case negli insediamenti israeliani dove si trovavano combattenti palestinesi e israeliani in una chiara applicazione della famigerata “Direttiva Annibale” dell’esercito israeliano che dice chiaramente che “meglio un ostaggio civile o un soldato morto che preso vivo” per evitare di impegnarsi in uno scambio di prigionieri con la resistenza palestinese.

Inoltre, le autorità di occupazione hanno rivisto il numero dei soldati e dei civili uccisi da 1.400 a 1.200, dopo aver scoperto che 200 cadaveri bruciati appartenevano a combattenti palestinesi uccisi e mescolati con cadaveri israeliani. Ciò significa che chi ha ucciso i combattenti è lo stesso che ha ucciso gli israeliani, sapendo che solo l’esercito israeliano possiede gli aerei militari che hanno ucciso, bruciato e distrutto le aree israeliane il 7 ottobre.

I pesanti raid aerei israeliani su Gaza che hanno portato alla morte di quasi 60 prigionieri israeliani dimostrano anche che l’occupazione israeliana non si preoccupa della vita dei suoi prigionieri a Gaza.

È  un dato di fatto che un certo numero di coloni israeliani negli insediamenti intorno a Gaza erano armati e si sono scontrati con combattenti palestinesi il 7 ottobre. Quei coloni sono stati registrati come civili mentre in realtà erano uomini armati che combattevano a fianco dell’esercito israeliano.

Quando si parla di civili israeliani, bisogna sapere che la coscrizione si applica a tutti gli israeliani di età superiore ai 18 anni – maschi che hanno prestato servizio militare per 32 mesi e donne che hanno prestato servizio militare per 24 mesi – dove tutti possono portare e usare armi. Ciò si basa sulla teoria della sicurezza israeliana di un “popolo armato” che ha trasformato l’entità israeliana in “un esercito con un paese annesso”.

L’uccisione brutale di civili è un approccio sistematico dell’entità israeliana e uno dei mezzi per umiliare il popolo palestinese. L’uccisione di massa dei palestinesi a Gaza è una chiara prova di tale approccio.

Il canale di notizie Al Jazeera ha affermato in un documentario che in un mese dall’aggressione israeliana a Gaza, la media giornaliera di bambini palestinesi uccisi a Gaza è stata di 136, mentre la media di bambini uccisi in Ucraina – nel corso della guerra russo-ucraina – avevo un bambino ogni giorno.

Coloro che difendono l’aggressione israeliana non guardano gli eventi in modo obiettivo ma piuttosto giustificano l’uccisione di massa di palestinesi da parte di Israele dicendo che ci sarebbero vittime tra i civili se si attaccassero i combattenti di Hamas. Tuttavia, non utilizzerebbero tale ipotesi quando si tratta dell’alluvione di Al-Aqsa del 7 ottobre.

Siamo fiduciosi che qualsiasi indagine equa e indipendente dimostrerà la verità della nostra narrazione e dimostrerà la portata delle bugie e delle informazioni fuorvianti da parte israeliana. Ciò include anche le accuse israeliane riguardanti gli ospedali di Gaza secondo cui la resistenza palestinese li avrebbe utilizzati come centri di comando; un’accusa che non è stata provata ed è stata smentita dai resoconti di molte agenzie di stampa occidentali.


Punto terzo: verso un’indagine internazionale trasparente

La Palestina è uno Stato membro della Corte Penale Internazionale (CPI) e ha aderito al suo Statuto di Roma nel 2015. Quando la Palestina ha chiesto che venissero avviate indagini sui crimini di guerra israeliani commessi nei suoi territori, si è trovata di fronte all’intransigenza e al rifiuto israeliano, e alle minacce di punire i palestinesi per la richiesta alla CPI. È anche un peccato menzionare che ci sono state grandi potenze, che affermano di sostenere valori di giustizia, si sono completamente schierate con la narrativa dell’occupazione e si sono opposte alle mosse palestinesi nel sistema giudiziario internazionale. Queste potenze vogliono mantenere “Israele” come uno stato al di sopra della legge e garantire che sfugga alla responsabilità e alla responsabilità.

Esortiamo questi paesi, in particolare l’amministrazione statunitense, la Germania, il Canada e il Regno Unito, se vogliono che la giustizia prevalga come sostengono, che dovrebbero annunciare il loro sostegno al corso delle indagini su tutti i crimini commessi nella Palestina occupata e dare pieno sostegno affinché i tribunali internazionali svolgano efficacemente il loro lavoro.

Nonostante i dubbi di questi paesi nel sostenere la giustizia, esortiamo comunque il procuratore della Corte penale internazionale e la sua squadra a recarsi immediatamente e urgentemente nella Palestina occupata per esaminare i crimini e le violazioni commesse lì, piuttosto che limitarsi a osservare la situazione da remoto o essere soggetti al controllo della giustizia. Restrizioni israeliane.

Nel dicembre 2022, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una risoluzione che chiedeva il parere della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) sulle conseguenze legali dell’occupazione illegale dei territori palestinesi da parte di “Israele”, quei (pochi) paesi che sostengono “Israele” hanno annunciato la loro rifiuto alla mossa che è stata approvata da quasi 100 paesi. E quando il nostro popolo – e i suoi gruppi legali e per i diritti – hanno cercato di perseguire i criminali di guerra israeliani davanti ai tribunali dei paesi europei – attraverso il sistema della giurisdizione universale – i regimi europei hanno ostacolato le mosse a favore dei criminali di guerra israeliani verso rimanere in libertà.

Gli eventi del 7 ottobre devono essere inseriti nel loro contesto più ampio e devono essere evocati tutti i casi di lotta contro il colonialismo e l’occupazione nel nostro tempo contemporaneo. Queste esperienze di lotta dimostrano che, allo stesso livello di oppressione commesso dall’occupante; ci sarebbe una risposta equivalente da parte delle persone sotto occupazione.

Il popolo palestinese e i popoli di tutto il mondo si rendono conto della portata delle bugie e degli inganni di questi governi che sostengono la pratica narrativa israeliana nei loro tentativi di giustificare i loro ciechi pregiudizi e di coprire i crimini israeliani. Questi paesi conoscono le cause profonde del conflitto, ovvero l’occupazione e la negazione del diritto del popolo palestinese a vivere con dignità nelle proprie terre. Questi paesi non mostrano alcun interesse verso la continuazione dell’ingiusto blocco contro milioni di palestinesi a Gaza, e non mostrano alcun interesse nemmeno verso le migliaia di detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, detenuti in condizioni in cui i loro diritti fondamentali sono per lo più negati.

Salutiamo le persone libere del mondo, di ogni religione, etnia e provenienza, che si radunano in tutte le capitali e città del mondo per esprimere il loro rifiuto ai crimini e ai massacri israeliani e per mostrare il loro sostegno ai diritti del popolo palestinese e alla sua giusta causa.


Punto quarto: ricordare al mondo cos’è  è Hamas

Il Movimento di Resistenza Islamica “Hamas” è un movimento di liberazione e resistenza nazionale islamico palestinese. Il suo obiettivo è liberare la Palestina e contrastare il progetto sionista. Il suo quadro di riferimento è l’Islam, che ne determina i principi, gli obiettivi e i mezzi. Hamas rifiuta la persecuzione di qualsiasi essere umano o la violazione dei suoi diritti per motivi nazionalisti, religiosi o settari.

Hamas afferma che il suo conflitto è con il progetto sionista e non con gli ebrei a causa della loro religione. Hamas non conduce una lotta contro gli ebrei perché sono ebrei, ma conduce una lotta contro i sionisti che occupano la Palestina. Eppure sono i sionisti che identificano costantemente l’ebraismo e gli ebrei con il loro progetto coloniale e con la loro entità illegale.

Il popolo palestinese si è sempre opposto all’oppressione, all’ingiustizia e ai massacri contro i civili, indipendentemente da chi li commette. E sulla base dei nostri valori religiosi e morali, abbiamo chiaramente affermato il nostro rifiuto di ciò a cui gli ebrei furono esposti dalla Germania nazista. Qui ricordiamo che il problema ebraico era essenzialmente un problema europeo, mentre l’ambiente arabo e islamico è stato – nel corso della storia – un rifugio sicuro per il popolo ebraico e per altri popoli di altre credenze ed etnie. L’ambiente arabo e islamico è stato un esempio di convivenza, interazione culturale e libertà religiosa. L’attuale conflitto è causato dal comportamento aggressivo del sionismo e dalla sua alleanza con le potenze coloniali occidentali; pertanto, rifiutiamo lo sfruttamento della sofferenza ebraica in Europa per giustificare l’oppressione contro il nostro popolo in Palestina.

Il Movimento Hamas, secondo le leggi e le norme internazionali, è un movimento di liberazione nazionale che ha obiettivi e missione chiari. La sua legittimità nel resistere all’occupazione deriva dal diritto palestinese all’autodifesa, alla liberazione e all’autodeterminazione. Hamas è sempre stato desideroso di limitare la sua lotta e resistenza contro l’occupazione israeliana nei territori palestinesi occupati, tuttavia, l’occupazione israeliana non si è attenuta a ciò e ha commesso massacri e uccisioni contro i palestinesi fuori dalla Palestina.

Sottolineiamo che resistere all’occupazione con tutti i mezzi, compresa la resistenza armata, è un diritto legittimato da tutte le norme, religioni divine, leggi internazionali comprese le Convenzioni di Ginevra e il suo primo protocollo aggiuntivo e le relative risoluzioni delle Nazioni Unite, ad esempio la Risoluzione 3236 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, adottata dalla 29a sessione dell’Assemblea Generale del 22 novembre 1974 che affermò i diritti inalienabili del popolo palestinese in Palestina, compreso il diritto all’autodeterminazione e il diritto di ritornare “alle loro case e proprietà da dove furono espulsi, sfollati e sradicati”.

Il nostro tenace popolo palestinese e la sua resistenza stanno conducendo una battaglia eroica per difendere la propria terra e i diritti nazionali contro la più lunga e brutale occupazione coloniale. Il popolo palestinese si trova ad affrontare un’aggressione israeliana senza precedenti che ha commesso atroci massacri contro i civili palestinesi, la maggior parte dei quali erano bambini e donne. Nel corso dell’aggressione a Gaza, l’occupazione israeliana ha privato la nostra popolazione di Gaza di cibo, acqua, medicine e carburante, semplicemente privandola di ogni mezzo di sussistenza. Nel frattempo, gli aerei da guerra israeliani hanno colpito selvaggiamente tutte le infrastrutture e gli edifici pubblici di Gaza, comprese scuole, università, moschee, chiese e ospedali, in un chiaro segno di pulizia etnica volta ad espellere il popolo palestinese da Gaza. Tuttavia, i sostenitori dell’occupazione israeliana non hanno fatto altro che portare avanti il ​​genocidio contro il nostro popolo.

L’uso da parte dell’occupazione israeliana del pretesto dell’“autodifesa” per giustificare la sua oppressione contro il popolo palestinese è un processo di menzogna, inganno e ribaltamento dei fatti. L’entità israeliana non ha il diritto di difendere i propri crimini e la propria occupazione, ma è il popolo palestinese che ha tale diritto a obbligare l’occupante a porre fine all’occupazione. Nel 2004, la Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) ha espresso un parere consultivo nel caso riguardante le “Conseguenze legali della costruzione di un muro nei territori palestinesi occupati” in cui ha affermato che “Israele” – la brutale forza occupante – non può fare affidamento su il diritto di autodifesa per costruire un simile muro sul territorio palestinese. Inoltre, Gaza secondo il diritto internazionale è ancora una terra occupata, quindi le giustificazioni per intraprendere l’aggressione contro Gaza sono infondate e prive di capacità giuridica, così come mancano dell’essenza dell’idea di autodifesa.


Punto quinto: cosa serve?

L’occupazione è occupazione, non importa come la si descriva o si chiami, e rimane uno strumento per spezzare la volontà dei popoli e continuare a opprimerli. D’altro canto, le esperienze dei popoli/nazioni nel corso della storia su come staccarsi dall’occupazione e dal colonialismo confermano che la resistenza è l’approccio strategico e l’unico modo per liberarsi e porre fine all’occupazione.  C’è qualche nazione che è stata liberata dall’occupazione senza lotta, resistenza o sacrificio?

Gli imperativi umanitari, etici e legali impongono a tutti i paesi del mondo di sostenere la resistenza del popolo palestinese e di non colludere contro di esso. Dovrebbero affrontare i crimini e le aggressioni dell’occupazione, nonché sostenere la lotta del popolo palestinese per liberare le proprie terre e praticare il proprio diritto all’autodeterminazione come tutti i popoli del mondo. Sulla base di ciò chiediamo quanto segue:

La cessazione immediata dell’aggressione israeliana a Gaza, dei crimini e della pulizia etnica commessi contro l’intera popolazione di Gaza, per aprire i valichi e consentire l’ingresso degli aiuti umanitari a Gaza, compresi gli strumenti per la ricostruzione:

Ritenere l’occupazione israeliana legalmente responsabile per le sofferenze umane causate al popolo palestinese e accusarla dei crimini contro i civili, le infrastrutture, gli ospedali, le strutture educative, le moschee e le chiese.

Il sostegno della resistenza palestinese di fronte all’occupazione israeliana con tutti i mezzi possibili è un diritto legittimato dalle leggi e dalle norme internazionali.

Chiediamo ai popoli liberi di tutto il mondo, in particolare quelle nazioni che sono state colonizzate e che si rendono conto della sofferenza del popolo palestinese, di assumere posizioni serie ed efficaci contro le politiche del doppio standard adottate dalle potenze/paesi che sostengono l’occupazione israeliana. Chiediamo a queste nazioni di avviare un movimento di solidarietà globale con il popolo palestinese e di enfatizzare i valori di giustizia e uguaglianza e il diritto dei popoli a vivere in libertà e dignità.

Le superpotenze, in particolare gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia, tra gli altri, devono smettere di fornire all’entità sionista copertura dalle responsabilità e smettere di trattarla come un paese al di sopra della legge. Un comportamento così ingiusto da parte di questi paesi ha consentito all’occupazione israeliana di commettere per oltre 75 anni i peggiori crimini mai visti contro il popolo, la terra e i luoghi sacri palestinesi. Esortiamo i paesi di tutto il mondo, oggi e più di prima, ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti del diritto internazionale e delle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite che chiedono la fine dell’occupazione.

Rifiutiamo categoricamente qualsiasi progetto internazionale o israeliano volto a decidere il futuro di Gaza che serva solo a prolungare l’occupazione. Sottolineiamo che il popolo palestinese ha la capacità di decidere il proprio futuro e di organizzare i propri affari interni, e quindi nessun partito al mondo ha il diritto di imporre alcuna forma di tutela al popolo palestinese o di decidere per suo conto.

Chiediamo di opporci ai tentativi israeliani di provocare un’altra ondata di espulsioni – o una nuova Nakba – dei palestinesi, soprattutto nelle terre occupate nel 1948 e in Cisgiordania. Sottolineiamo che non ci sarà alcuna espulsione verso il Sinai o la Giordania o qualsiasi altro luogo, e se ci sarà qualche ricollocamento per i palestinesi, sarà verso le loro case e aree da cui furono espulsi nel 1948, come affermato da molte risoluzioni delle Nazioni Unite.

 

 

 

 

 

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