Articoli marcati con tag ‘Risorgimento’

26 giugno 2012
21:00a23:00

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10 giugno 2012
19:30a23:00

 

 

 

 

 

 

 

vedi:    12 giugno 2011. Perchè una Fiaccolata sul Gianicolo?

 16 giugno 2011. L’eredità del Gianicolo

19/26 giugno 2011. Su quella strada,   

LA MERAVIGLIOSA STORIA DELLA REPUBBLICA DEI BRIGANTI

10 giugno 2012. Le macerie del Gianicolo

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5 giugno 2012
21:00a23:00

vedi: 5 marzo 2012. Mazzini a Roma, 163 anni fa...

10 marzo 2012. Mazzini, 140 anni dopo, per celebrare il futuro.,

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15 maggio 2012
21:00a23:00

vedi: 5 marzo 2012. Mazzini a Roma, 163 anni fa...

10 marzo 2012. Mazzini, 140 anni dopo, per celebrare il futuro.,

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20 marzo 2012
21:00a23:00

vedi: 10 marzo 2012. Mazzini, 140 anni dopo, per celebrare il futuro.

 5 marzo 2012. Mazzini a Roma, 163 anni fa...

La Patria s'incarni in ciascuno di voi Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo
11 marzo 2012
17:00a20:00

vedi: 10 marzo 2012. Mazzini, 140 anni dopo, per celebrare il futuro.

6-13 febbraio 2011. Una settimana repubblicana. 6 marzo 2011. Una Repubblica e l’Italia in un albergo. Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo
28 febbraio 2012
21:00a23:00

In questo periodo stiamo proponendo un percorso di formazione permanente per noi adulti partendo dalla “voce” della Repubblica Romana del 1849, cioè dalla lettura di varie pubblicazioni dell’epoca. Seguiamo come si è formata questa esperienza fondamentale per il Risorgimento nei mesi di gennaio e febbraio di 163 anni fa. Cerchiamo di conoscere, capire e fare nostri gli ideali, i pensieri, le speranze, le scelte politiche e civili che animarono quegli uomini e quelle donne per poter costruire una Repubblica che per la sua importanza e modernità  non è il passato ma un futuro ancora da raggiungerere per quest’Italia di oggi, ridotta nella mediocrità che dovremmo vedere tutti. Per questo stiamo ripercorrendo quei giorni straordinari per sostenere, rafforzare, arricchire la nostra personale resistenza e continueremo a farlo nelle prossime settimane. Non speriamo che tutti capiscano l’importanza  di questa proposta ( qualcuno addirittura pensa che sono ripetizioni…) e ringraziamo, intanto, chi ha preso molto sul serio questo  percorso partecipando agli incontri con serietà e impegno. E ringrazino anche se stessi per la propria sensibilità!

 

vedi:   6-13 febbraio 2011. Una settimana repubblicana.

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26 febbraio 2012
17:00a20:00

 

 

In questo periodo stiamo proponendo un percorso di formazione permanente per noi adulti partendo dalla “voce” della Repubblica Romana del 1849, cioè dalla lettura di varie pubblicazioni dell’epoca. Seguiamo come si è formata questa esperienza fondamentale per il Risorgimento nei mesi di gennaio e febbraio di 163 anni fa. Cerchiamo di conoscere, capire e fare nostri gli ideali, i pensieri, le speranze, le scelte politiche e civili che animarono quegli uomini e quelle donne per poter costruire una Repubblica che per la sua importanza e modernità  non è il passato ma un futuro ancora da raggiungerere per quest’Italia di oggi, ridotta nella mediocrità che dovremmo vedere tutti. Per questo stiamo ripercorrendo quei giorni straordinari per sostenere, rafforzare, arricchire la nostra personale resistenza e continueremo a farlo nelle prossime settimane. Non speriamo che tutti capiscano l’importanza  di questa proposta ( qualcuno addirittura pensa che sono ripetizioni…) e ringraziamo, intanto, chi ha preso molto sul serio questo  percorso partecipando agli incontri con serietà e impegno. E ringrazino anche se stessi per la propria sensibilità!

 

vedi: 6 marzo 2011. Una Repubblica e l’Italia in un albergo.

6-13 febbraio 2011. Una settimana repubblicana. Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo

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vedi:  12 gennaio 2011. La Repubblica in un teatro,

6 marzo 2011. Una Repubblica e l’Italia in un albergo. Stampa Articolo Stampa Articolo       Manda via Mail questo articolo Manda via Mail questo articolo

 

 

vedi: 12 gennaio 2011. La Repubblica in un teatro

 

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vedi: 12 gennaio 2011. La Repubblica in un teatro

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presso:   CENTRO  SOCIOCULTURALE  GARBATELLA

Via A. Caffaro 10     ROMA

Per informazioni:   06 9300526

 

vedi: 12 gennaio 2011. La Repubblica in un teatro

 

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L’INCONTRO PER STRADA di DOMENICA 23 OTTOBRE a VILLA GLORI, nel 144° anniversario del sacrificio dei Fratelli Cairoli e dei loro 70 compagni garibaldini il 23 ottobre del 1867, sarà condotto insieme con l’ASSOCIAZIONE GARIBALDINI PER L’ITALIA  (www.garibaldini.org).

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Il 29 agosto del 1862, in Aspromonte,  Giuseppe Garibaldi viene ferito ad un piede dalle truppe del neonato Regno d’Italia. Garibaldi sta risalendo l’Italia, dal 27 giugno del 1862, per liberare Roma dal dominio pontificio e dalla presenza delle truppe francesi. Mentre ripercorre le orme della Spedizione dei Mille di appena due anni prima i Bersaglieri, guidati dal generale Pallavicini, lo fermano e lo feriscono sull’Aspromonte, in Calabria, nonostante che Garibaldi avesse dato ordine di non sparare sulle truppe italiane. Il suo feritore, il tenente Luigi Ferrari, ferito anche lui, sarà onorato con una medaglia d’oro. Garibaldi, invece, benchè ferito verrà arrestato e tradotto nella fortezza di Varignano, vicino La Spezia.  Alcuni militi che avevano abbandonato l’esercito regolare per unirsi a Garibaldi saranno fucilati. 1909 garibaldini saranno arrestati.

Il 29 agosto 1862 finisce drammaticamente  il Risorgimento. Quello di Garibaldi, Mazzini, Pisacane, Mameli, dei Fratelli Bandiera e di tanti altri. Quello della Repubblica Romana e della Repubblica di Venezia del 1849. Quello delle Cinque Giornate di Milano del 1848. Finisce il Risorgimento degli ideali e delle speranze di un’Italia veramente civile, libera, repubblicana, democratica, emancipata. Inizia un’altra storia, quella che arriva fino all’Italia di oggi: l’Italia triste, opportunista ed impresentabile che vediamo… chi è capace di vederla.

 

vedi:  Il suicidio morale dell’Italia,

17 marzo 2011. Quale Italia?

 

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La sera del 2 gennaio 1849  la popolazione di Roma venne convocata a piazza Santi Apostoli per formare un corteo che arrivò al Campidoglio con le bandiere dei rioni, bande musicali, la Guardia Civica e le truppe di stanza a Roma con l’artiglieria. La grande folla gremì la piazza del Campidoglio. Così ricorda,  nella sua Cronaca, l’artista olandese J. Philip Koelman, presente in quei giorni a Roma:

Fra l’avvicendarsi di luci rosse, verdi e bianche, i colori dell’Italia, si vide il veneziano abate Rambaldi salire sul piedistallo del monumento ( A Marco Aurelio) e arringare la folla…”

Quell’abate si chiamava Don Giovanni Battista Rambaldi, uno dei tanti dimenticati dei protagonisti della Repubblica Romana, e disse:

“… Popolo di Roma, tu sei chiamato, se vuoi, a infondere la potenza vitale  alla nostra infelicissima Italia e ricomporne le sparse membra che si vogliono disgregate e oppresse dalle nere congreghe e dai vescovi…  Io sacerdote di Cristo sento tutta la coscienza di chiamarti dal Campidoglio alla libertà e alla indipendenza, perché il principio di questo tuo diritto vive eterno nel Vangelo…  Con questo pensiero ritirati nelle tue case… col quel contegno tranquillo e dignitoso che è la più eloquente risposta che tu possa dare ai tuoi congiurati nemici. Frattanto sia uno e concorde il grido: Viva la Costituente Romana iniziatrice della Costituente italiana”. Leggi il resto di questo articolo »


Perchè vogliamo onorare quei “ragazzi” del 1849, che donarono la loro vita per la libertà e il progresso dei popoli. Perchè vogliamo, con una celebrazione laica,  fare memoria senza retorica dei valori  più alti del nostro Risorgimento,  le cui radici ideali e costituzionali trovarono terreno fertile nella breve vita della Repubblica Romana e che, purtroppo, saranno in gran parte traditi successivamente. Perchè vogliamo capire la ragione che spinse uomini e donne dai 10/11 anni ai 60 a combattere contro l’Esercito Francese, il più potente del tempo e contro altri tre eserciti, una battaglia senza speranza. Perchè volevano, anche attraverso “una gloriosa sconfitta”, lasciare un’eredità alle generazioni future. Si, capire per crescere in una consapevolezza che ci permetta di uscire tutti noi da indifferenza, pigrizia o rassegnazione e scegliere di essere e fare qualcosa per la triste Italia di oggi. Farlo con continuità e sacrificio personale come quei “ragazzi” del 1849 insegnano. Leggi il resto di questo articolo »

16 giugno 2011
19:30a23:00

 

 

 

 

 

vedi:

16 giugno 2011. L’eredità del Gianicolo

12 giugno 2011. Perchè una Fiaccolata sul Gianicolo?,

La Repubblica Romana del 1849  :  161 anni dopo,

Principi Fondamentali Repubblica Romana,

Quando si parla del Risorgimento le donne dove sono? La memoria di quelle, non poche, che lo animarono è pressoché cancellata. Eppure si trattò spesso di figure di grande notorietà, poi celebrate da statue e lapidi. Questo volume presenta al lettore alcune di queste protagoniste dimenticate: in quattordici capitoli di taglio narrativo, le autrici ricostruiscono il profilo biografico e l’azione di altrettante donne, da Georgina Saffi a Giara Maffei, da Sara Nathan ad Anita Garibaldi, dalla nobile Cristina di Belgioioso alla capraia palermitana Teresa “Testa di lana”. Rileggendo insieme la vita di lavandaie e giornaliste, aristocratiche e massaie, italiane e inglesi, il libro riconosce in queste “donne del Risorgimento” anche una comune disposizione in certo senso protofemminista che le portò volta a volta a impegnarsi in battaglie sociali, a lottare contro la prostituzione, a prendere le armi vestite da uomini, accanto agli uomini. Questo prezioso volume racconta, quindi,  il periodo risorgimentale visto “dalla parte delle donne”. Una galleria di personaggi femminili che, in modi diversi, hanno contribuito a scrivere pagine di quel lungo, faticoso, controverso periodo che portò all’unità d’Italia. Emergono figure straordinarie che hanno saputo trasformare il loro tranquillo quotidiano in lotta, mettendo in pericolo le loro esistenze e i loro affetti per un futuro che non poteva offrire certezze. La nostra associazione ha dedicato e dedicherà incontri su queste straordinarie storie ingiustamente dimenticate.

 

di   AA.VV.,  ed. Il Mulino 2011,  €  24,00

 

vedi: LE DONNE DEL RISORGIMENTO

La Repubblica romana del 1849 ha rappresentato uno degli episodi fondativi della vicenda storica nazionale e, al contempo, il regime politico più avanzato del Risorgimento italiano. Il volume ripercorre la storia della Repubblica, i suoi aspetti caratterizzanti e le molteplici eredità lasciate sul versante politico, istituzionale e ideale. La breve esperienza della Repubblica Romana della primavera 1849, nata dai moti popolari del 1848, vide l’incontro fra le molte personalità del Risorgimento accorse da tutta la Penisola. In quei pochi mesi Roma passò dalla monarchia Papale e dall’arretratezza culturale ed economica ad una vivace e non facile sperimentazione di nuove idee democratiche e repubblicane, ispirate da Mazzini, che fu la mente più alta e l’animatore di quei mesi straordinari. La Repubblica fondava la propria costituzione scritta sul libero impegno civile, sulla pubblica azione politica, sui principi del suffragio universale maschile, l’abolizione della pena di morte e la libertà di culto, la rinuncia ad una religione di Stato, la laicità delle istituzioni, il rispetto delle minoranze religiose e l’eguaglianza di fronte alla legge, l’inviolabilità del domicilio e il rispetto dei diritti dell’individuo. L’evento della Repubblica aprì la lunga e difficile strada verso l’unificazione dell’Italia.  Un libro prezioso per conoscere l’esperienza politica e sociale che avrebbe potuto portare, se non fosse stata fermata, ad un’altra Italia e ad italiani più coscienti e responsabili. Marco Severini insegna Storia del Risorgimento presso l’Università di Macerata.

 

di   Marco Severini,  ed. Marsilio  2011,  € 24,00

 

vedi:

STORIA AVVENTUROSA DELLA RIVOLUZIONE ROMANA. REPUBBLICANI, LIBERALI E PAPALINI NELLA ROMA DEL '48

LA MERAVIGLIOSA STORIA DELLA REPUBBLICA DEI BRIGANTI

 

Senza magistrati e senza forze dell’ordine con il senso del dovere, la sicurezza della persona e delle proprietà può solo degenerare nell’arbitrio dei violenti e della criminalità. Senza medici e personale sanitario con il senso del dovere, il diritto alla salute diventa una crudele finzione. Senza insegnanti con il senso del dovere, il diritto all’educazione e alla cultura rimane privilegio di pochi. Senza doveri, insomma, niente libertà.  Leggi il resto di questo articolo »

Giovani, nei vostri occhi splende un lampo di quella vita italiana che fu e che sarà, ma che oggi si  giace soffocata, segreta. Voi fratelli direte quando tornate in Italia, alle vostre madri, ai vostri parenti, agli amici che avete trovato fuori dall’Italia fra gl’Italiani quello che non avete potuto trovare in Italia. Un insegnamento fondato sull’amore, sulla riverenza alla patria, sull’adorazione della verità.

Giuseppe Mazzini,  1841

 

Vedi:  La patria è un valore, il nazionalismo no


Forse proprio in questo momento è necessaria la memoria della rivolta che ha spalancato al nostro paese il regno della libertà e i suoi valori. Grazie a quegli anni siamo diventati moderni.

Ora, grazie a Arbasino, rivisiterò con più attenzione la pittura risorgimentale alle Scuderie del Quirinale. La annuserò, anzi, perché Arbasino descrive, su questo giornale, i quadri che rappresentano interni familiari come un insieme di “porcai e cessi”, “bimbi lerci e massaie ripugnanti”, “padellini bisunti”; e gli esterni storici come “baraonda e bailamme”. Insomma, caos, profumi e balocchi, altro che idee di libertà e di unità della nazione. Sì, anche balocchi, perché il quadro di Gerolamo Induno sulla battaglia di Magenta del 1859 mostra tra i soldati francesi delle “truppe inturbantate e africane”. E Arbasino si chiede: «Avranno poi “marocchinato” le magentine come nella Ciociara?». La risposta è, certamente sì. Se no perché l´insolita domanda? Insomma, aveva ragione Petrolini. Cosa è stato mai questo Risorgimento se nelle strade di tutte le città d´Italia vi sono targhe con su scritto “via Cavour”, “via Garibaldi”, “via Mazzini”. Cacciamoli via, finalmente, questi signori. Leggi il resto di questo articolo »

Se un giorno decidessimo di dettare le nostre memorie ad un figlio o a un amico  e volessimo intitolare questo lavoro “ Quel che vidi e quel che intesi”, sarebbe interessante vedere cosa scriverebbe la maggior parte di noi, figli di quest’epoca grigia e omologata all’ideologia del consumo e del benessere. Cosa abbiamo visto e udito nei nostri anni di vita che valga la pena di raccontare ai posteri? Quali esperienze vitali e ricche di valori umani avremmo da lasciare in eredità perché, chi viene dopo di noi, ne possa trarre forza e stimolo per una vita ricca di senso e impegnata? Ce lo siamo domandati quando nel nostro peregrinare per Roma alla ricerca dei luoghi e dei ricordi della Repubblica Romana del 1849, di quella straordinaria esperienza, siamo arrivati, una domenica di marzo, in piazza san Francesco d’Assisi, in Trastevere. Leggi il resto di questo articolo »

«Ribadire la primogenitura democratica e repubblicana del Risorgimento, ricordare che esso ebbe nella Costituente romana e nella Repubblica di Venezia del 1848-49 alcuni dei suoi episodi più capaci di parlare al futuro, significa tornare ai fatti». Un incontro con lo storico Mario Isnenghi alla vigilia dell’anniversario dell’unità d’Italia.

Il 150° arriva quattro anni dopo il bicentenario garibaldino, suscitando polemiche e contrapposizioni ancora più accese nel dibattito pubblico. Quali sensazioni ha avuto girando per l’Italia per lezioni e conferenze?
Mi pare che si possa registrare una vistosa divaricazione tra la dimensione ufficiale e il pullulare di iniziative in grandi e piccoli centri della penisola. È come se la Lega avesse regalato all’Unità un nemico: e a reagire è proprio l’Italia delle cento città, che mostra interesse e partecipazione. L’opinione pubblica e una sorta di storiografia «decentrata» rilanciano dunque l’attenzione verso il processo unitario. In questa ricorrenza anche la storiografia intesa come produzione scientifica dimostra di essere in ottima salute, mentre soffre la Storia del Risorgimento come disciplina accademica. Decisamente diversa è la situazione per quanto riguarda il discorso mediatico che passa attraverso i giornali e le televisioni. Leggi il resto di questo articolo »

… Chè se i Gesuiti, gettata via la sottana, assunsero l’uniforme di generali, per vendere colla patria il sangue dei soldati, figlioli o fratelli nostri, non può, non dee la Nazione lasciarsi lordare dalle infamie d’una congrega che dalla reggia ove sta consigliera, giunge sino alle orecchie del povero che prega Iddio. I martiri di Goito, di Curtatone, di Somma Campagna, di Volta non ponno esser morti per una menzogna.

E noi dichiariamo questi sensi perchè non siamo vili e nemici di noi stessi, perchè siamo degni dei nostri riconosciuti diritti, de’ nostri padri, del nome Italiano, della grandezza avvenire e della libertà – senza cui tutto è nulla, e “Iddio si ritira da un Popolo”.

 

Goffredo Mameli,     da ” Ai popoli d’Italia“,  1848,  scritto dopo l’armistizio alla fine della I guerra d’Indipendenza

 

vedi:

FRATELLI D'ITALIA. PAGINE POLITICHE

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Il 17 marzo 1961, per i festeggiamenti del centenario dell’unità, non ci fu festa né vacanza. Per tutto l’anno ci furono celebrazioni a Italia ’61 – un intero quartiere costruito ex novo a Torino – che, come possiamo ancora constatare, esaltava soprattutto il lavoro (art. 1 della Costituzione) e il progresso tecnico e sociale. Ci furono però le dichiarazioni di Kennedy sull’«antica Torino» e la visita della regina Elisabetta che si svolse il 9 maggio in conclusione di un viaggio in varie città d’Italia. Festeggeremo anche noi il 17 marzo, senza speciale solennità né entusiasmo. Vediamo perché. Festeggiamo quel giorno perché dall’Italia e dalla sua storia abbiamo ricevuto molto, in bene e in male, di ciò che siamo, e perché per il bene di questo nostro paese siamo da sempre impegnati. Senza troppa solennità, perché non è la più bella o la più importante delle date storiche nazionali. Del 17 marzo 1861 rimane la bandiera tricolore, che è anche nella Costituzione. Non c’è più il regno, né i Savoia, né terre «irredente», né leggi discriminanti tra italiani, né suffragio elettorale ristretto, né religione di stato. Grazie a Dio. Leggi il resto di questo articolo »

 Non è vero che siamo fratelli. Forse lo siamo stati in qualche momento della nostra storia. Lo siamo stati nella  Resistenza cominciata a Napoli e conclusasi con la liberazione di Milano. Città redente dai tedeschi prima dell’intervento militare degli alleati che le hanno trovate libere ed in mano al CLN. Sono stati fratelli tra loro i nostri ottocentomila soldati che rifiutarono di aderire alla Repubblica di Salò e finirono nei lagers di Hitler. Sono stati fratelli i cinquemila eroici soldati di Cefalonia massacrati fino all’ultimo dai tedeschi. Abbiamo avuto un momento di grandissima fratellanza nutrita del meglio della cultura italiana da Dante a Leopoldo di Toscana da Beccaria ad Alessandro Manzoni a Gramsci a Mazzini  a Turati quando i padri costituenti pensarono elaborarono e scrissero la Costituzione  impregnata di principi universali di libertà, giustizia sociale ed eguaglianza che ricordano molto la costituzione della repubblica romana e sintetizzano in una felice fusione la cultura liberale e quella socialista. Leggi il resto di questo articolo »

La nostra Associazione, Gruppo Laico di Ricerca, non aderisce alle celebrazioni per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Non certo per le ragioni nauseanti della Lega o per la micidiale indifferenza a tutto dell’uomo medio italiano, ma per sofferta riflessione.  Riteniamo che oggi, invece di retorici festeggiamenti, era il momento per un profondo ripensamento della nostra storia e della delusione che portò il post-risorgimento a partire dalla triste data del 29 agosto 1862, quando Garibaldi fu ferito all’Aspromonte da truppe italiane. Da quei giorni comincia a svilupparsi un’Italia che dimenticò ben presto i valori e le idealità del Risorgimento e dei suoi uomini migliori, che verranno abbandonati nell’oblio o “monumentalizzati” senza più alcun riferimento a ciò che avevano pensato e a ciò per cui  avevano sacrificato la vita. Leggi il resto di questo articolo »

Erano giorni pieni di vita, impegno e speranze, quei giorni. I giorni in cui nasceva una Repubblica in mezzo ad un’Europa di re e imperatori. In una città dominata dal più re dei re, il papa. Giorni euforici, pieni di sogni e attese a Roma nel 1849. Tra il dicembre del 1848 e il febbraio del 1849. E ci furono dei luoghi simbolo in cui, in modo particolare, la Repubblica Romana prese forma attraverso assemblee, dibattiti, votazioni, elaborazioni di proclami. Teatri, piazze e palazzi e alberghi: soprattutto uno di questi, l’albergo Cesàri a piazza di Pietra, uno dei più prestigiosi di Roma, fondato nel 1787, che aveva visto e vedrà ospiti importanti.

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Erano 1089. L’esercito più strano che si sia mai visto, ci ha detto Claudio Fracassi, giornalista e scrittore di storia che abbiamo incontrato questa sera. Un esercito di “ragazzi” volontari, provenienti da ogni parte dell’Italia che ancora non c’era ( come entità politica), un esercito che ha fatto l’unità d’Italia con anni d’anticipo su quelle due navi sequestrate a Genova e partite dallo scoglio di Quarto il 5 maggio del 1860. C’era con loro anche una donna, Rosalia Motmasson travestita da uomo (era la moglie di Francesco Crispi, uno dei capi della sinistra democratica  e che fu la principale mente politica della spedizione per poi tradire, negli anni a venire, completamente i suoi ideali giovanili). Come racconta Fracassi, dei Mille 163 venivano dalla provincia di Bergamo; un centinaio da Sicilia, Calabria e circondario di Napoli; 72 i milanesi; 59 i bresciani; 58 da Pavia e zone limitrofe; 112 i toscani. Ma c’erano anche ungheresi, polacchi, inglesi, tedeschi e un turco. La metà dei volontari lavoravano come “operai di città” o artigiani, solo uno disse di essere “contadino”. Molti erano studenti, cento i medici, più di 200 gli avvocati, insegnanti e professionisti; tre preti, una decina di artisti, pittori e scultori. Uno storico del tempo disse:  “quel piccolo esercito fu uno dei più colti che la storia ricordi”. Leggi il resto di questo articolo »

Intervista ad Ermanno Rea a cura di Paolo Di Paolo

«L’Italia sta vivendo un processo di retrocessione etica, oltreché economica e sociale». Ermanno Rea si dice amareggiato, deluso. Non disperato, però: «L’intelligenza non è mai disperata. È interrogazione continua, dubbio sistematico, ricerca. La disperazione prevede la resa, le braccia alzate. Invece io mi sento, almeno spiritualmente, un combattente». Molto combattivo in effetti è il suo ultimo libro, La fabbrica dell’obbedienza (Feltrinelli, pp. 223, euro 16).

Sospeso volutamente tra saggio, narrazione, pamphlet, va in cerca delle ragioni del «lato oscuro e complice degli italiani» evocato nel sottotitolo. Una secolare e inquietante vocazione alla non-scelta (la decisione è sempre demandata al più potente fra i potenti di turno), al servilismo, alla sudditanza. Una malattia nazionale: «quel divieto di pensare in proprio, che si trasformerà ben presto in conformismo coatto e cortigianeria». Leggi il resto di questo articolo »

Servili, bugiardi, fragili, opportunisti: il mondo continua a osservarci stupito e a chiedersi donde provengano negli italiani tante riprovevoli inclinazioni, tanta superficialità etica e tanta mancanza di senso di responsabilità. Colpa delle stelle? Del clima? Della natura beffarda che ci avrebbe fatti così per puro capriccio? In questo suo nuovo libro, sciolto e affabulatorio nella forma quanto ruvido e penetrante nella sostanza, Ermanno Rea ci guida alla ricerca delle origini stesse della “malattia”, del suo primo zampillare all’ombra di quel Sant’Uffizio che nel cuore del secolo XVI trasformò il cittadino consapevole appena abbozzato dall’Umanesimo in suddito perennemente consenziente nei confronti di santa romana Chiesa.

Dopo oltre quattro secoli, la “fabbrica dell’obbedienza” continua a produrre la sua merce pregiata: consenso illimitato verso ogni forma di potere. L’italiano si confessa per poter continuare a peccare; si fa complice anche quando finge di non esserlo; coltiva catastrofismo e smemorante cinismo con eguale determinazione. Dall’Ottocento unitario al fascismo, dal dopoguerra democristiano alla stessa dinamica del compromesso storico, fino alla maestosa festa mediatica del berlusconismo, “Mario Rossi” ha indossato la stessa maschera del Girella ossequioso. Saggio, pamphlet, invettiva, manifesto: un libro di straordinaria lucidità e saggezza, una riflessione che diventa sbrigliata ricognizione storica, atto di accusa, istigazione al pensiero.

di  Ermanno Rea,   ed. Feltrinelli   2011,  € 16,00

 

vedi:   Vi racconto il lato oscuro degli italiani


Diteci se guardando cos’è l’Italia e gli italiani in genere, diteci se è esagerato dedicare una settimana alla Repubblica Romana, la settimana intorno al 9 febbraio, 162° anniversario della sua nascita. Diteci se è troppo vivere degli incontri ( ed altri fuori di questa settimana) per respirare aria fresca e pulita ricordando quegli eventi che videro per pochi mesi nascere una speranza di vita democratica e laica che mai più avremmo conosciuto. Diteci se è troppo guardare a quei giorni lontani per sentirli vicini e trovarne forza per resistere alla barbarie e alla volgarità che avanza ogni giorno. Diteci se è troppo far risuonare tra noi queste parole di Mazzini:

La Repubblica è anzitutto principio d’amore, di maggior incivilimento, di progresso fraterno con tutti e per tutti, di miglioramento morale, intellettuale, economico per l’universalità dei cittadini… è il principio del bene su quello del male, del diritto comune sull’arbitrio di pochi, della Santa Eguaglianza sul Privilegio e il Dispotismo…Leggi il resto di questo articolo »

Il busto di Filopanti sul Gianicolo


Quirico Filopanti, pseudonimo di Giuseppe Barilli, nasce a Budrio nel 1812 e muore a Bologna nel 1894. E’ stato un matematico e astronomo di grande fama. A lui si deve la prima ideazione dei fusi orari e la determinazione del Tempo Universale. Ma soprattutto, per noi, fu uno dei principali animatori della Repubblica Romana del 1849 e partecipò alla sua nascita: infatti fu segretario dell’Assemblea Costituente e principale autore del Decreto Fondamentale del 9 febbraio del 1849 con cui fu proclamata la Repubblica e la fine del governo temporale del papa. Dopo la caduta della Repubblica visse in esilio negli Stati Uniti e in Inghilterra. E dopo l’Unità d’Italia, nel 1861, fu costretto ad abbandonare la sua cattedra di meccanica all’Università di Bologna per essersi rifiutato di giurare fedeltà alla monarchia. Insomma non era un trasformista come molti del suo tempo ( e di oggi…) e rimase coerente con le sue idee repubblicane. L’Italia appena nata non seppe che farsene di questo grande scienziato e uomo politico, retto e coerente, ed anche se fu eletto deputato nel 1876 nelle file repubblicane, morirà in povertà ed isolato. L’Italia cominciava bene nei confronti dei suoi figli migliori… Leggi il resto di questo articolo »

AIla fine di gennaio Roma è senza Papa. Il gennaio del 1849, ovviamente. Eppure qualche mese prima c’era stato persino chi pensava che sarebbe diventato re d’Italia o qualcosa del genere. In fondo era l’unico monarca eletto. Magari non proprio dal popolo, ma almeno era uno che non saliva sul trono solo perché l’aveva liberato il padre. Perché il tro­no è un po’ come il gabinetto nelle no­stre case private: appena si alza papà, può sedercisi il figlio. E perché qualcuno aveva pensato a Pio IX per unificare l’Italia? Perché ave­va dato uno straccio di costituzione ai romani e perché l’Italia è cattolica e lui era il naturale amministratore delegato. Leggi il resto di questo articolo »

Per una sera abbiamo provato ad aprire una breccia nel muro del conformismo clericale, nella parete dell’indifferenza che ci circonda e parlare della Breccia di Porta Pia del 20 settembre del 1870 di cui, quest’anno, ricorre il 140° anniversario. Abbiamo provato a farlo in un incontro proposto oggi presso lo chalet della LIPU di Ostia, il Centro Habitat Mediterraneo, vicino al Porto Turistico. Ringraziamo la squisita ospitalità di questo Centro che si occupa di difendere, curare e far conoscere gli uccelli proprio accanto al Parco Letterario dedicato a Pier Paolo Pasolini, nel luogo dove venne barbaramente ucciso e dove siamo stati la sera del 5 novembre per celebrare i 35 anni della sua morte. Leggi il resto di questo articolo »

Roma, 20 settembre 1870. Il generale Cadorna ordina il bombardamento delle mura pontificie in un punto vicino a Porta Pia: pochi minuti e si forma una breccia, attraverso la quale l’esercito italiano può entrare nella città che da più di un millennio è sotto il potere assoluto della Chiesa cattolica. Un evento che corona la lotta per l’unificazione e l’indipendenza d’Italia, ma apre anche una serie di problemi e questioni che rimarranno a lungo a condizionare la vita, non solo politica, del popolo italiano. Poco rilevante dal punto di vista militare, data la decisione papale di non opporre che una resistenza simbolica all’invasione, la breccia di Porta Pia rimane uno dei momenti fondamentali della storia d’Italia e di Roma. Antonio Di Pierro, dopo il successo della sua cronaca del sacco di Roma del 1527, torna a raccontare una giornata di monumentale valore storico, in cui la città eterna si trovò ancora una volta a essere il teatro in cui andava in scena la Storia.

 di  Antonio Di Pierro,  ed.  Mondadori  2007,  €  18,50

 

vedi:

14 gennaio 2011. Una Breccia ad Ostia.

L’azione politica e le idee di Giuseppe Mazzini (1805-1872) contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato italiano anzitutto affermando l’idea (per nulla scontata all’epoca) che l’Italia dovesse essere “una” dalle Alpi alla Sicilia. Membro inizialmente della Carboneria, la sua attività cospirativa lo costrinse a rifugiarsi a Marsiglia, dove organizzò nel 1831 la Giovine Italia, allo scopo di unire gli stati italiani in un’unica repubblica. Dopo il fallimento dei moti del 1848-49, e la breve esperienza della Repubblica romana, la maggioranza dei patrioti italiani si allontanò dagli ideali repubblicani mazziniani e vide in Vittorio Emanuele II e Cavour le uniche guide possibili del movimento di unificazione. Considerato a lungo come il grande sconfitto del Risorgimento, Mazzini in realtà è l’influente vate di gran parte delle culture politiche del paese, il cui lascito ideale è tra i più pervasivi e duraturi. Dal repubblicanesimo al socialismo, dal fascismo e la resistenza all’oggi la forte carica moralistica associata alla lotta politica contraddistingue tuttora tutte quelle posizioni che “mazzinianamente” individuano “un’altra Italia” composta da minoranze virtuose che devono rigenerare moralmente gli italiani.

 

di  Giovanni Belardelli,   ed. Il Mulino  2010,   € 16,00

 


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