Articoli marcati con tag ‘cambiamento’

Il cambiamento, dopo tanti tumulti di parole e di mani, è avvenuto. Per esempio, tutti gli immigrati perderanno protezione, ospedali, scuole e persino luoghi per vivere. Lo prescrive la nuova legge detta “sicurezza” che trasformerà in vagabondi decine di migliaia di adulti e bambini. Se non vi va bene, siete dei “traditori”, dice il ministro dell’Interno ai sindaci che dissentono. Leggi il resto di questo articolo »

Che le cose siano così, non vuol dire che debbano andare così. Solo che, quando si tratta di rimboccarsi le maniche e incominciare a cambiare, vi è un prezzo da pagare. Ed è allora che la stragrande maggioranza preferisce lamentarsi piuttosto che fare.

Giovanni Falcone, magistrato, in   G. Falcone, Cose di Cosa Nostra, 1991

 

Vedi:  Pensiero Urgente n.275)

Il gioco grande del potere


Noi siamo un paese senza memoria. Il che equivale a dire senza storia. L’Italia rimuove il suo passato prossimo, lo perde nell’oblio dell’etere televisivo, ne tiene solo i ricordi, i frammenti che potrebbero farle comodo per le sue contorsioni, per le sue conversioni. Ma l’Italia è un paese circolare, gattopardesco, in cui tutto cambia per restare com’è. In cui tutto scorre per non passare davvero. Se l’Italia avesse cura della sua storia, della sua memoria, si accorgerebbe che i regimi non nascono dal nulla, sono il portato di veleni antichi, di metastasi invincibili, imparerebbe che questo Paese è speciale nel vivere alla grande, ma con le pezze al culo, che i suoi vizi sono ciclici, si ripetono incarnati da uomini diversi con lo stesso cinismo, la medesima indifferenza per l’etica, con l’identica allergia alla coerenza, a una tensione morale.

Pier Paolo Pasolini,  Scritti corsari, 1975

 

vedi:   Salviamo la Storia. La cultura italiana si mobilita.

Il cambiamento porta molte pene

Ora fa il moderato, ma Silvio B. è stato il profeta dei populismi

La memoria necessaria

Il fascismo... è stato l'autobiografia della nazione.

Nel Paese che ha bandito la parola onestà

La memoria e la storia

La memoria riesumata del presente

25 aprile, festa della responsabilità


Claudio Pavone
Lo storico della “guerra civile” pubblica le sue memorie personali della Resistenza. E rimpiange il mancato cambiamento del Paese. Intervista di Antonella Rampino.

«La memoria fornisce materiali alla storia, e la storia fornisce interpretazioni alla memoria». Claudio Pavone, il resistente divenuto storico che con il celebre saggio Una guerra civile innovò l’intera storiografia sulla Resistenza, stavolta ha scritto di memoria. «Nel libro del 1991 non avevo voluto usare le mie memorie personali, tenendo distinti i ricordi dalla ricerca e dalla valutazione storica. «Così, stavolta mi sono proposto di tenere la politica sullo sfondo. C’era il rischio, poiché il caso vuole che di mestiere io faccia lo storico, che vi potesse essere la tentazione di inzepparlo di riflessioni e giudizi storici e politici». Eppure la politica e la storia, per chi legge La mia Resistenza  (appena uscito per Donzelli), ci sono eccome, e sono il senso ultimo di un racconto quasi intimo, in prima persona, in cui si viene portati per mano in eventi storici che hanno determinato tutti gli anni a seguire, delineando i profili della Repubblica nella quale ancora viviamo. Ma se il senso ultimo per chi legge è politico, se la politica traspare, ride Pavone, «è perché io sono finito in galera, ma mica perché avessi rubato galline!». Leggi il resto di questo articolo »

Rottamazione, dice il vocabolario, è l’azione che si compie quando si demoliscono oggetti fuori uso: specie automobili. Vengono triturati, per riutilizzare le parti metalliche. A volte, ottieni sconti sulla nuova vettura. Applicata alle persone e al ricambio di dirigenti politici, è una delle parole più maleducate e violente che esistano oggi in Italia. I rottamatori sono fieri di chiamarsi così, e quando l’operazione riesce esibiscono le spoglie del vinto: «La rottamazione comincia a produrre i primi frutti», ripeteva Matteo Renzi, domenica in un’intervista in tv. La lotta per l’avvicendamento ai vertici della politica ha sue ragioni, e lo stile brutale risponde a un’ansia, enorme e autentica, di cambiamento: si vorrebbe azzerare l’esistente, e come nella poesia di Rimbaud ci si professa «assolutamente moderni». È un conflitto legittimo, anche necessario: che va portato alla luce perché nell’ombra degenera o ammutolisce. È il grande merito del sindaco di Firenze, come di Grillo. Impressionante è la campagna di quest’ultimo in Sicilia: lunga, martellante, è rifiuto del mutismo. Da due settimane è nell’isola; nessuno s’era messo per tanto tempo in ascolto delle sue collere. Ma la parola rottamazione, anche se Renzi intende cambiamento, resta ustionante e parecchi la prendono alla lettera. Leggi il resto di questo articolo »

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