Il 4 aprile del 1968 muore a Memphis (USA) per le conseguenze di un attentato MARTIN LUTHER KING (39 anni) pastore battista, politico ed uno dei più grandi attivisti della storia per i diritti civili.

Martin Luther King Jr. nacque il 15 gennaio 1929, ad Atlanta, in Georgia (USA) in una famiglia della media borghesia Nera e molto religiosa. Il padre, il reverendo Martin Luther King Senior, consigliò al figlio di diventare pastore battista come lui. Inizialmente scettico su tale scelta, si convinse grazie alla lettura dei grandi pensatori religiosi. Diventato pastore battista arrivò ad essere uno dei più influenti attivisti per i diritti civili in America.

Attraverso il suo forte impegno, svolse un ruolo fondamentale nel porre fine alla segregazione legale e razziale dei cittadini afro-americani del Sud e in altre aree della nazione, permettendo l’istituzione del Civil Rights Act (1964) e del Voting Rights Act (1965). King fu il promotore di battaglie per i diritti civili organizzando marce epiche, scioperi della fame, disubbidienze civili e grandiose adunate assolutamente pacifiche e non violente. Lentamente King divenne anche nel mondo il simbolo di ogni lotta non violenta contro ogni segregazione razziale.

Fu nominato uomo dell’anno dalla rivista Time nel 1963 a seguito del suo famoso e fondamentale “I have a dream (Io ho un sogno)“, discorso pronunciato a Washington il 28 agosto 1963 durante una marcia per i diritti civili; nel 1964 Martin Luther King fu premiato con il Premio Nobel per la Pace.

Tuttavia, l’opposizione di King alla guerra in Vietnam gli inimicò l’amministrazione del presidente USA Johnson, e l’FBI cominciò ad interessarsi al pastore e ai suoi collaboratori sospettandolo, inizialmente, di collaborazione con i comunisti. Naturalmente tutti i segregazionisti bianchi vedevano in lui un nemico pericoloso: nel 1966 durante una “marcia contro la paura” fu ferito da un estremista bianco.

Il 3 aprile 1968 King si trovava a Memphis per una marcia per i diritti civili e uscì sul balcone del secondo piano del Lorraine Motel dove dimorava: mentre era affacciato venne colpito da un colpo di fucile di precisione alla testa. Trasportato al Saint Joseph’s Hospital di Memphis i medici constatarono un irreparabile danno cerebrale e la sua morte venne annunciata la sera del 4 aprile. Più di 3500 agenti dell’FBI seguirono immediatamente il caso.

Venne accertato che lo sparo proveniva da una stanza della pensione Bessie Brower che si trovava di fronte a quella dove riposava il pastore. La stanza era registrata a nome di John Willard che si rivelerà essere  uno pseudonimo utilizzato da James Earl Ray un criminale di professione e razzista convinto.

Venne arrestato l’8 giugno in un aeroporto di Londra mentre cercava di lasciare il Regno Unito con un falso passaporto ed estradato nel Tennessee ( Stato USA dove si trova Memphis). Dopo varie confessioni e ritrattazioni Ray il 10 marzo del 1969 venne condannato a 99 anni di reclusione. E’ morto nel carcere di Nashville (Tennessee) nel 1998 continuando a proclamarsi innocente del delitto. Ulteriori indagini dopo il suo arresto portarono a scoprire che Ray faceva parte di una cospirazione più ampia ( composta di fanatici bianchi razzisti) per uccidere King ma non si arrivò mai ad altre incriminazioni.

Sotto l’impressione destata nel paese dall’assassinio, che scatenò in parecchie città statunitensi e soprattutto a Washington violente dimostrazioni da parte dei Neri, il Congresso USA si decise finalmente  ad approvare le più urgenti leggi integrazioniste in particolare quelle sugli alloggi. Leggi per le quali King si era battuto con generosità e passione per tutta la sua vita. I resti di King riposano in una tomba presso il “The King Center Martin Luther King” ad Atlanta in Georgia.

King durante il discorso a Washington il 28 agosto 1968

 

Dal discorso tenuto da M.L. King il 28 agosto del 1963 durante la grande manifestazione a Washington:

“… E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovrete affrontare le asperità di oggi e di domani, io ho sempre davanti a me un sogno. E’ un sogno profondamente radicato nel sogno americano, che un giorno questa nazione si leverà in piedi e vivrà fino in fondo il senso delle sue convinzioni: noi riteniamo ovvia questa verità, che tutti gli uomini sono creati uguali.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno perfino lo stato del Mississippi, uno stato colmo dell’arroganza dell’ingiustizia, colmo dell’arroganza dell’oppressione, si trasformerà in un’oasi di libertà e giustizia.

Io ho davanti a me un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho davanti a me un sogno, oggi!.

Io ho davanti a me un sogno, che un giorno ogni valle sarà esaltata, ogni collina e ogni montagna saranno umiliate, i luoghi scabri saranno fatti piani e i luoghi tortuosi raddrizzati e la gloria del Signore si mostrerà e tutti gli essere viventi, insieme, la vedranno. E’ questa la nostra speranza. Questa è la fede con la quale io mi avvio verso il Sud.

Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie della nostra nazione in una bellissima sinfonia di fratellanza… “


 

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