Articoli marcati con tag ‘Rom’

La gente ha paura. La gente ha paura degli autobus. Si incendiano. Oppure non arrivano. La gente ha paura delle scale mobili della metropolitana. I gradini sono pericolosi per le gambe. La gente ha paura delle banche: chi ha detto che i soldi lì siano al sicuro? La gente ha paura degli alberi. Durante le tempeste cadono. La gente ha paura delle case. Cadono i cornicioni. La gente ha paura delle scuole. La caduta dei controsoffitti è frequente, i gradini delle vecchie scale senza manutenzione si spezzano. Leggi il resto di questo articolo »

Meno diritti, più discriminazione e maltrattamenti. Non è un Paese per migranti, rifugiati e rom, la tortura non è reato e non applica i trattati.

Oggi Amnesty International ha presentato il suo Rapporto 2014-2015 che definisce «Vergognosa e inefficace la risposta globale alle atrocità degli Stati e dei gruppi armati» e dal quale emerge che il 2014 è stato « un anno devastante per coloro che cercavano di difendere i diritti umani e per quanti si sono trovati intrappolati nella sofferenza delle zone di guerra. I governi a parole sostengono l’importanza di proteggere i civili ma i politici di tutto il mondo hanno miseramente fallito nel compito di tutelare coloro che più avevano più bisogno d’aiuto». Un giudizio durissimo che riguarda anche il nostro Paese ed il nostro governo. Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia sottolinea: «Durante il semestre di presidenza dell’Unione europea, l’Italia ha sprecato l’opportunità di dare all’Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d’immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l’apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere».

Vi proponiamo la scheda dell’Italia contenuta nel rapporto: Leggi il resto di questo articolo »

«Prendo il giornale e leggo che di giusti al mondo non ce n’è». Così iniziava il “Mondo in M7”, un  brano musicale che scalò le classifiche. Era il 1966 e bastava infilare una moneta da 50 lire nel  juke-box perché i bar del centro e della periferia delle città si riempissero della voce di Adriano  Celentano e si gonfiassero di indignazione.  Il suo rap ante litteram soffiava sul fuoco che covava sotto la cenere. Eravamo ai preliminari della  grande contestazione del ’68. Da allora la giustizia nel mondo non è aumentata, al contrario  dell’assuefazione alle terribili notizie.  Mercoledì 11 luglio 2012, prendo il giornale e leggo che 54 immigrati provenienti da Tripoli sono morti in mare. Ma la notizia non fa grande clamore. Un naufragio di Costa Crociere fa più audience. Sono morti di  sete, non annegati, come invece capitò a Fleba il fenicio, il fluttuare delle cui membra nelle acque  marine è cantato da Thomas Stearn Eliot, rendendolo così eterno. Leggi il resto di questo articolo »

La domanda è questa: la turbolenta spaccatura che sta attraversando il Vaticano e – come in un film dell’orrore – arriva fino alle stanze del Papa, è la stessa spaccatura, dai bordi incerti e di profondità sconosciuta, che tormenta l’Italia? La risposta è sì. È una brutta risposta, perché dice che il Vaticano– il papa, il governo della Chiesa, la Istituzione – dovranno confrontarsi con uno sforzo immane per uscire dalla palude. Dovranno, soprattutto, dimostrare una decisa volontà di farlo, senza sotterfugi, autocelebrazioni e finzioni. Qualcosa che in Italia non è ancora accaduto. Che cosa hanno in comune la storia italiana contemporanea e quella del Vaticano, che cosa può dimostrare la stessa natura del male (corvi, complotti, spionaggi, agguati, tradimenti e misteriosi tornaconti, in cui spesso restano ignoti mandante e beneficiario)? Prima di produrre le prove di quello che sto scrivendo, devo tentare di definire questo “male comune” che mette in pericolo l’equilibrio e persino la continuità di due Stati. Leggi il resto di questo articolo »

La recente scoperta che nella mappa del genoma umano non esiste il gene della razza ha destato scarsa meraviglia: da tempo sappiamo che le differenze fisiche su cui si reggono i discorsi di tipo razzistico non hanno fondamento. Non esiste il «sangue blu» della nobiltà. Non esiste la puzza dell’ebreo. È esistita una classe di persone che si faceva vanto di non dover esercitare nessuna attività manuale per vivere: e l’assenza di lavoro manuale si rivelava in una epidermide delicata che lasciava trasparire una rete venosa azzurrina, invisibile sotto la pelle callosa di contadini, marinai, commercianti. Ed è esistita la costrizione del ghetto che, chiudendo in spazi ristretti e senza acqua corrente la popolazione ebraica, giustificava après coup gli odori acri di corpi e di ambienti attribuendoli alla “natura” degli ebrei. Leggi il resto di questo articolo »

C”è una strana atmosfera a Roma, esitante, grigia. La Pasqua è in arrivo e poi ce ne sarà un’altra di Pasqua, quella di Karol Wojtyla. La città è piena di turisti e pellegrini, e molti altri ancora ne arriveranno per beatificare Giovanni Paolo. Le chiese sono piene, i riti si susseguono, il viola domina sugli altari. E in tanta ridondante spiritualità succede che una decina di famiglie rom decida di rifugiarsi nella basilica di San Paolo. Fino a ieri mattina stavano nel loro accampamento sulla Tiburtina, ma sono stati scacciati dal sindaco Alemanno e non sanno dove andare. Povericristi erranti nei giorni della passione di Cristo. È che a Roma va così. Ogni giorno uno sgombero. Arrivano gli squadroni del sindaco con le ruspe e le ambulanze, i rom raccolgono quello che possono prima che le baracche vengano demolite, e lì finisce. I cacciatori tornano in caserma e i cacciati vagano per la città. Così come vagano per la città anche i ragazzi tunisini e presto anche i libici e poi anche gli altri da chissà dove. Ci sono inoltre gli afghani nella stazione Ostiense e gli eritrei della Romanina. Oltre a un’imprecisata folla di senza-fissa-dimora, cronici e di fresca nomina. Leggi il resto di questo articolo »

Se c’è un popolo che nel corso della storia è sempre stato emarginato, questo è il popolo rom-sinto. Sono cambiati i modi di questa persecuzione, ma non la sostanza: i rom danno fastidio, sono visti con sospetto, di loro si mettono in luce solo gli aspetti negativi. Ne è prova quello che sta succedendo in questi giorni in Francia e in Italia: sui rom, persone fragili,  si scaricano tutte le colpe, tutte le paure, tutta l’insicurezza. Sono vittime sacrificali per ottenere il consenso politico, per dimostrare che sta a cuore la sicurezza dei cittadini e per nascondere problemi politici e amministrativi ben più importanti. I media ci raccontano solo gli sgomberi, le gru che abbattono le baracche e tutto finisce là. Leggi il resto di questo articolo »

 

Marc Augé: «Rendiamo eterno il presente per paura del futuro».
L’antropologo francese parla del «nontempo» che caratterizza la nostra epoca e dei rischi di una società globale divisa in classi che ci porterà verso una pericolosa «oligarchia planetaria» piena di disuguaglianze «Non esiste una “questione Rom”, ma una cattiva accoglienza dei Rom. Quanto alla multietnicità è un fenomeno naturale». L’ultimo suo appuntamento italiano è stato il Festival della Filosofia svoltosi il mese scorso a Modena Carpi e Sassuolo. Ma non sono i «luoghi» a interessare Marc Augé, e neanche il tempo… Al «nonluogo», il neologismo da lui coniato nel ’92, ha ora aggiunto il «nontempo», ovverosia il presente eterno che caratterizza questa nostra epoca recente. Abbiamo incontrato il celebre antropologo francese in un nonluogo e nel nontempo per chiedergli uno sguardo sulla costruzione di un’Europa multietnica, sulle attuali reazioni di xenofobia che Francia e Italia hanno in comune e sul tema della diversità. Leggi il resto di questo articolo »


Anche la Svezia dopo l’Olanda, mentre nella Slovacchia i massacri dei Rom svaniscono nei valzer dei caffè dove nessuna signora vuole essere disturbata dai pogrom del 2000. L’Europa dei diritti umani sceglie la modernità del razzismo. Stoccolma manda in soffitta lo Stato-badante e immagina un futuro da conquistare sul ring. Proibito difendersi a chi non parla come noi. Vittoria degli xenofobi svedesi rafforzata dai deliri di Parigi, eppure proprio a Parigi ricomincia la ragione con l’addio a Sarkozy: due francesi su tre non lo sopportano più. La sua politica ha incendiato le periferie; burqa, sinonimo di terrorismo, e pulizia etnica annacquano la fede di chi lo votava immaginando il ritorno alla grandeur. Due anni fa l’Economist lo presentava sul cavallo di Napoleone. Due anni dopo il Sarkozy dell’Economist è un nano appollaiato fra le piume di Carla Bruni. Leggi il resto di questo articolo »

A sentire certe dichiarazioni politiche, in questi ultimi mesi, non si può fare a meno di provare una profonda sensazione di disagio. Tutto avviene come se l’Europa, e più precisamente la Francia, fosse devastata da orde definite barbariche o si sforzasse di preservare per quanto possibile le ultime vestigia della sua civiltà, minacciate da influenze straniere distruttrici della nostra identità. Come se questa parola potesse, per noi, eredi di Roma, di Atene e di Gerusalemme, essere scritta solo al singolare.Secondo l’immagine popolare, incoraggiata dai discorsi delle alte sfere, sembra che si profilino all’orizzonte lunghe file di minareti a minacciare le bianche e linde chiese. O dei cortei di rom che abbandonano i pollai che amavano un tempo per abbandonarsi a nuove rapine. O anche intere periferie di grattacieli di cemento che sarebbero i feudi della criminalità e di una violento fondamentalismo religioso. Leggi il resto di questo articolo »

Forse, mai prima d´ora l´Unione Europea aveva attraversato una crisi così radicale. Non perché prima d´ora non vi fossero mai stati dissidi fra gli stati membri sulle politiche comunitarie, ma perché per la prima volta il dissenso riguarda i principi fondamentali sui quali l´Unione è nata. Il governo francese e quello italiano sono alla testa di questa crisi e portano la diretta responsabilità di un ritorno arrogante ad una politica delle frontiere quanto addirittura delle espulsioni di massa. L´Articolo 19 della Carta dei Diritti dell´Unione Europea stabilisce che «le espulsioni collettive sono vietate». Nel testo di questo articolo riecheggia la storia europea del Novecento, quelle terribili tragedie che portano i nomi di Olocausto, genocidio e pulizia etnica, la persecuzione e il massacro di individui colpevoli di appartenere a un gruppo etnico o nazionale o di professare una religione. Leggi il resto di questo articolo »

Italia, Francia, Svezia: allarme xenofobia.

Un racconto popolare rom descrive come si sente il popolo che i nazisti volevano sterminare con gli ebrei e che tuttora viene discriminato e perseguitato: anche un “maiale” si può sentire superiore a un rom.
Come dei maiali non si butta via nulla, così dei rom non ci si libera tanto meno quanto più si strilla contro di loro.
Da questo punto di vista Milano è la capitale italiana della vigliaccheria e dell’ipocrisia. Leggi il resto di questo articolo »

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