Ma ci sveglieremo mai completamente come auspica Giordano Bruno?

Per tentare di “svegliare” i suoi contemporanei e renderli consapevoli di cosa si nascondeva dietro i potenti del suo tempo e soprattutto dietro le chiese ( cattolica, protestante ed ortodossa) Bruno ( leggi QUI) ha pagato con la sua vita sul rogo a Campo di Fiori, a Roma. E’ il prezzo carissimo che pagano i Profeti di ogni tempo.

Questo fatto porta ad una domanda cruciale e molto scomoda: ma l’essere umano medio vuole “svegliarsi”? O preferisce adeguarsi, allinearsi, adattarsi, conformarsi al potere di turno, religioso o laico che sia, senza volersi porre domande inquietanti?

Infatti cosa ha dimostrato se non questo il tragico inizio ( 2020) del progetto criminale globale chiamato Grande Reset voluto e gestito dagli psicopatici ultra-miliardari dell’aristocrazia finanziario-usuraia ( leggiamo sempre gli articoli QUI) e pienamente in corso?

E ci si vorrebbe svegliare sul ruolo che la chiesa cattolica con il suo papa di ora ( oltre le varie chiese protestanti e la chiesa ortodossa, anche se con valide eccezioni) ha avuto ed ha sullo svolgersi del Grande Reset e il dipanarsi dei suoi progetti dittatoriali globali pseudo-sanitari, pseudo-climatici e di totale digitalizzazione dell’esistenza?

Si vorrebbe diventare finalmente consapevoli ( sia come religiosi sia come laici) della distanza enorme che esiste tra il messaggio cristiano originario dei Vangeli e del Nuovo Testamento e delle Prime Comunità Cristiane e la forma cattolica ( intendendo anche quella ortodossa dall’ XI  secolo (1054) e quella protestante dal XVI secolo ( 1517)) che ha cominciato a prevalere  almeno dal III/IV secolo d.C. fino ad oggi?

Sarebbe un modo per “svegliarsi” e poter capire perchè la chiesa di francesco è così coinvolta con l’orrore del Grande Reset ( leggi QUI) e perchè nella storia della chiesa invece ci sono stati tanti preti, pastori, vescovi ( presenti nel nostro Calendario Laico dei Santi) e perfino un papa ( leggi QUI ) che non hanno accettato di fare i “cappellani” del potere ( neanche della loro chiesa coinvolta con quei poteri) ma che hanno testimoniato fino al sacrificio della vita che avevano un unico Signore, Gesù Cristo, a cui prestare con fede totale obbedienza (leggi per esempio la Memoria di domani, 12 marzo QUI).

Meditiamo, gente, meditiamo anche perchè ognuno di noi non diventi “cappellano” di nessuno, non solo i papi! (GLR)


 

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La papessa Nuland e il Vaticano

E’ davvero sorprendente e sconfortante vedere come il Vaticano sia diventato una sorta di sportello diciamo così pseudo spirituale del globalismo nordamericano, senza più traccia di una qualunque autonomia: è bastato che Victoria Nuland annunciasse le proprie dimissioni forzate perché il facente funzione di Papa chiedesse all’Ucraina di arrendersi.

La coincidenza è inquietante, ma innegabile: la persona che da una dozzina e passa di anni aveva guidato la trasformazione dell’Ucraina da stato sovrano  a mazza ferrata contro la Russia, viene costretta a lasciare il suo incarico vista la totale confitta del regime di Kiev e il capo di una cristianità che tenta di “modernizzarsi” assumendo in toto l’agenda neoliberista e globalista, scopre improvvisamente che gli ucraini stanno perdendo decine di migliaia di uomini ( anzi centinaia) e che bisogna arrivare alla pace, mettendo fine a questo macello.

victoria nuland

Meglio tardi che mai tuttavia questa situazione è in atto ormai da molti mesi anzi in pratica da quasi un anno, da quando cioè è cominciata la mitica controffensiva che fin dal primo giorno si è mostrata per quello che era, ovvero una pura macelleria, senza che il Vaticano si sia mai preoccupato dell’inutile strage  e anzi in più occasioni si sia mostrato,  per quanto lo consente l’ipocrisia che ha preso il posto della fede, favorevole al regime di Zelensky e ignaro delle ragioni che hanno portato la Russia ad intervenire.

Dunque il fatto che il Vaticano se ne esca a sorpresa con la richiesta a Kiev di alzare bandiera bianca nel momento in cui Washington comincia ad ammettere implicitamente la sconfitta congedando l’autrice principale , è il segno inequivocabile di un coordinamento tra la Chiesa di Roma e il potere oligarchico.

Naturalmente per carità di patria in un Paese che rimane cattolico, anche se questo termine comincia a diventare indefinito e sospetto, si cerca di interpretare la svolta vaticana in senso positivo, un messaggio di pace diretto a Washington e a chi, come per esempio Macron, sembra cercare insensatamente un’escalation.

Ma pare invece evidente dalle inequivocabili coincidenze che il percorso del messaggio sia inverso e che il Papa abbia avuto, in un certo senso il via libera per fare il Papa e non il cappellano del reggimento Azov.


E’ del tutto evidente che se questi appelli dell’ultimo momento contro il massacro fossero sinceri, essi avrebbero dovuto essere forti e chiari sin dall’inizio,  avrebbero dovuto risuonare per scongiurare la guerra e  anzi ancor prima per fermare i bombardamenti sui civili in Donbass che adesso persino il New York Time riconosce come atrocità da parte degli ucraini .


Invece è rimbombato il silenzio rotto  in qualche occasione da prese di posizione in favore di Kiev, anche se untuosamente presentate e rimane l’immagine del Papa che maneggia con soddisfatta compunzione la bandiera ucraina, anche “abbellita” dalle simbologie naziste.

Nemmeno nelle settimane scorse, quando è piombata con un meteorite la documentazione che dimostra come Washington e Londra abbiano sabotato un accordo di pace, praticamente già siglato tra Russia e Ucraina nella primavera del 2022, il papa non ha fiatato, anche se questa sarebbe stata l’occasione giusta per prendere le distanze dai guerrafondai.

Gli ucraini hanno perfettamente ragione a sentirsi traditi da un Vaticano che è sembrato più che altro un’ accogliente cappella privata della Nato e a lamentarsi del fatto  che adesso il Papa osi dubitare della vittoria finale, pur avendo per due anni partecipato al mondo illusorio della sconfitta della Russia.


Per non parlare del fatto che solo gli sciocchi non vedono il legame tra il massacro ucraino e quello in Palestina, tra due cinismi fatti l’uno per l’altro, tanto che è impossibile per chi ha conservato un minimo di testa, cioè per un’esigua minoranza, separare le due cose, essere contro l’uno e favore dell’altro.


La prossima volta tanto vale eleggere come papessa la Nuland: si risparmierebbe tempo e imbarazzo.

https://ilsimplicissimus2.com/  10/3/2024

 

 

 

 

Le cattive compagnie di el Papa.

Lynn de Rotschild è  la grande amica  e suggeritrice di Bergoglio,  che  lei ha nominato “guida morale” del gruppo di miliardari, banchieri  e speculatori globali da lei creato “Club del Capitalismo inclusivo


 

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Gli accordi tra Papa Francesco, Rockefeller e Rothschild sottaciuti dai media.

 

Ascolta e vedi QUI

 

 

 

 

 

Sulle guerre in Ucraina e a Gaza leggete i tanti articoli che trovate QUI.

 

PAPA FRANCESCO INVITA AL NEGOZIATO IN UCRAINA, DMYTRO KULEBA: “NESSUNA BANDIERA BIANCA”

Credo che è più forte chi vede la situazione, chi pensa al popolo, chi ha il coraggio della bandiera bianca, di negoziare. E oggi si può negoziare con l’aiuto delle potenze internazionali. La parola negoziare è una parola coraggiosa. Quando vedi che sei sconfitto, che le cose non vanno, occorre avere il coraggio di negoziare. Hai vergogna, ma con quante morti finirà?

Chissà se dopo queste parole anche papa Francesco verrà inserito nella lista dei putiniani che Volodymyr Zelensky ha annunciato di voler compilare in occasione della visita di Giorgia Meloni a Kiev. Certo, gli stralci dell’intervista concessa dal Pontefice alla Radio Televisione Svizzera (RSI), e che verrà trasmessa integralmente il prossimo 20 marzo, non sono passate inosservate.

Incredibile, Il capo della Chiesa cattolica è dalla parte dell’aggressore.” Ha scritto su X Roderich Kiesewetter, esperto di difesa della CDU. “L’Ucraina sta difendendo la sua patria palmo a palmo dall’aggressione di un feroce dittatore. Non è sconfitta e non vuole alzare bandiera bianca” . È stato il commento di Carlo Calenda. Mentre sui social ucraini il papa è stato additato come “agente di Putin”.

Un’ondata di violente polemiche che, nella serata di ieri, ha costretto la sala stampa vaticana a correggere leggermente il tiro: Il Pontefice ha usato il termine “bandiera bianca” solo in seguito all’immagine suggerita dall’intervistatore e, in realtà, il Papa non ha nemmeno usato la parola “Ucraina” nella sua risposta, ha specificato il capo della comunicazione vaticana, Matteo Bruni.

Un tentativo di ridimensionamento che non cambia la sostanza delle parole del papa: se già in passato la Santa Sede si era espressa in controtendenza rispetto alla furia bellicista delle cancellerie occidentali, questa volta le dichiarazioni del papa sono ancora più nette e indicano una direzione ben precisa: quella del negoziato con Mosca, peraltro in un momento in cui l’esercito russo è in forte avanzata, quello ucraino vicino alla disfatta e alcuni leader occidentali aprono alla possibilità di spedire i propri sodati sul terreno ucraino.


Secondo Politico, la Francia starebbe lavorando a una coalizione di paesi europei disposti a inviare i propri militari sul campo di battaglia.

Sempre secondo il quotidiano statunitenste, il ministro degli Esteri francese, Stéphane Séjourné, si è recato in Lituania venerdì, dove ha incontrato i suoi omologhi baltici e ucraini per sostenere l’idea che le truppe straniere potrebbero finire per aiutare l’Ucraina in settori come lo sminamento.

Anche Varsavia sarebbe ormai aperta alla possibilità di inviare truppe in Ucraina: “La presenza delle forze della NATO in Ucraina non è impensabile”, ha dichiarato venerdì in Polonia il ministro degli Esteri Radosław Sikorski, aggiungendo di apprezzare l’iniziativa di Macron.

Sul fronte Ucraino, il ministro degli Esteri Dmytro Kuleba, rispondendo direttamente all’immagine della bandiera bianca evocata dal papa, ha scritto su X: “La nostra bandiera è gialla e blu.
Questa è la bandiera con la quale viviamo, moriamo e vinciamo. Non alzeremo mai altre bandiere”.

Lo stesso presidente Volodymyr Zelensky ha dato l’impressione di rispondere al Pontefice, affidando queste parole ai suoi profili social: “Solo la forza della nostra protezione della vita, la nostra capacità di raggiungere i nostri obiettivi possono riportare la Russia a uno stato di sobrietà almeno parziale. La follia russa deve perdere questa guerra. Faremo di tutto per questo”.

Sull’altro lato della trincea, il Cremlino non si è lasciato sfuggire l’occasione di commentare le dichiarazioni del Papa: “Nel suo appello per i negoziati, Papa Francesco non sta parlando a Kiev, ma all’Occidente, che usa l’Ucraina come “uno strumento” per le sue “ambizioni”.

Ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova, “Per come la vedo io – ha proseguito – il Papa chiede all’Occidente di mettere da parte le sue ambizioni e ammettere che si è sbagliato”. Quanto alla Russia, “noi non abbiamo mai bloccato i negoziati”, ha affermato Zakharova.

C’è sempre qualche situazione geografica o storica che provoca una guerra (…) ma dietro una guerra c’è l’industria delle armi, che significa soldi. Guardiamo la storia, le guerre che abbiamo vissuto: tutte finiscono con l’accordo”. Ha aggiunto papa Francesco nell’intervista.

Parole come macigni, in un contesto in cui l’irresponsabilità dei leader occidentali rende sempre più concreta la possibilità di uno scontro aperto tra Europa e Russia.

Byoblu, 10/3/2024

 

 

 

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