E’ il 6 maggio 1945, pieno giorno. Siamo in una qualsiasi parte d’Italia e accendiamo la radio per ascoltare una trasmissione in diretta della RAI, appena nata. Dalla radio esce una voce molto conosciuta da tutti gli sportivi, quella di Nicolò Carosio, il grande commentatore radiofonico delle partite di calcio nazionali ed internazionali.

Ma oggi, 6 maggio 1945, Carosio non commenta con passione una partita Bologna-Juventus o un’ incontro Italia-Francia. Oggi “Nick” ( come veniva chiamato affettuosamente) deve fare un’altra radiocronaca: la radiocronaca, da Milano, della fase finale della partita Resistenza contro nazifascismo. La radiocronaca del successo della squadra della Resistenza che con grande sacrificio ha vinto il drammatico incontro:



Gentili radioascoltatori, è Nicolò Carosio che vi parla da Milano.

Oggi 6 maggio 1945 sfilano i partigiani e le partigiane. Celebriamo la nostra Liberazione. Siate i benvenuti a questo avvenimento grandioso. Per le strade sono presenti migliaia di persone, donne, uomini, bambini.

Nicolò Carosio (1907- 1984)

Non è un campo di calcio, non ci sono squadre, è un corteo infinito che attraversa le strade della bella Milano. Qui sfila l’Italia intera.

In testa al corteo il Comando generale del Corpo Volontari della Libertà.

Abiti civili per l’esercito della libertà, da sinistra Mario Argenton, Giovanni Battista Stucchi, Ferruccio Parri, Raffaele Cadorna, Luigi Longo, Enrico Mattei, Fermo Solari.

La bandiera del CVL è decorata dagli Alleati con la Medaglia d’oro. Dietro il Comando sfilano i partigiani e le partigiane con le loro bandiere, i loro fazzoletti.

Ai lati del corteo la folla li applaude, li guarda ammirati, si spinge a toccarli e a baciarli.

Dal palco voci emozionate ma ferme, nella folla sguardi lucidi ma determinati ad avviare un nuovo inizio. Il nostro campionato da oggi è l’Italia libera.

(Testo originale della trasmissione radiofonica)

 

Quel 6 maggio 1945, come atto conclusivo della Resistenza, si tennero in molte città d’Italia le sfilate della Liberazione con le folle che circondavano i gruppi Partigiani che marciavano per le vie con le bandiere italiane e cartelli con i nomi delle varie brigate.


A Milano ci fu la più importante con i Comandanti del CVL ( il braccio armato della Resistenza) che avevano guidato la partita-lotta Resistenza contro nazifascismo per quasi due anni.

I “capitani” della squadra vittoriosa della Resistenza erano ( nella foto in alto da sinistra):

Mario Argenton (1907- 1992), che rappresentava i combattenti del Partito Liberale Italiano e delle Formazioni Autonome.

Giovanni Battista Stucchi ( 1899- 1980) che rappresentava le Brigate Matteotti, legate al Partito Socialista Italiano.

Ferruccio Parri (1890- 1981) che rappresentava le Brigate Giustizia e Libertà, legate al Partito d’Azione, e vicecomandante del CVL.

Raffaele Cadorna (1889- 1973) il comandante del CVL.

Luigi Longo (1900- 1980) che rappresentava le Brigate Garibaldi, legate al Partito Comunista Italiano, e vicecomandante del CVL.

Enrico Mattei (1906- 1962) che rappresentava le Formazioni Partigiane Cattoliche, legate alla Democrazia Cristiana e autonome.

Fermo Solari (1900- 1988) delle Brigate Giustizia e Libertà che sostituì Ferruccio Parri ( arrestato dai tedeschi il 2 gennaio del 1945) come vicecomandante del CVL.

 

Dopo questa sfilata il testimone della Liberazione passò definitivamente al CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), il braccio politico della Resistenza ( già operante in collegamento con il CVL) che avrebbe avuto il compito di portare avanti il ” campionato dell’Italia libera” come magistralmente si era espresso Carosio.

Il campionato della ricostruzione dell’Italia come Repubblica, come Democrazia fondata sulla Costituzione, come nazione rigorosamente Antifascista.

Quel campionato iniziato a Milano il 6 maggio 1945 ( e il 25 aprile 1945) vide subito un bel gol segnato dalla squadra CLN-Repubblica-Democrazia il 21 giugno 1945: la nascita del Governo Parri, guidato dal CLN e fondato sui valori della Resistenza. Governo che capì subito che non bastava essere liberati per diventare liberi.

Ma poco dopo, il 24 novembre 1945, la squadra avversaria della desistenza-eterno fascismo italiano ( come si espressero Piero Calamandrei e Carlo Levi) segnò il gol del pareggio con le dimissioni a cui fu costretto il Governo Parri.

Da quel giorno il “campionato dell’Italia libera” divenne pieno di falli, sgambetti, espulsioni, gol della squadra desistenza-eterno fascismo italiano e continui tentativi di riequilibrare l’incontro da parte della squadra CLN-Repubblica-Democrazia.

Fino al tremendo rigore segnato in questi tristi anni (2020-24) dalla squadra desistenza-eterno fascismo italiano con l’avvento di un duro regime sanitario-ecologico-digitale legato al “campionato criminale del mondo” del Grande Reset.

E quella foto di quella sfilata a Milano con quei Signori dal passo deciso, dallo sguardo fiero, vestiti con sobria eleganza che sanno di libertà e dignità piano piano ingialliva, si allontanava, perdeva i contorni.

Diciamo la verità: quanti di voi che state leggendo questo articolo ve la ricordavate questa foto? Il nostro “non me la ricordavo” è il segno che la squadra desistenza-eterno fascismo italiano stava, sta vincendo il “campionato dell’Italia libera“.

Diciamo la verità, quanti di noi ricordano e vedono dietro ognuno di quei magnifici Signori sfilare con loro migliaia, migliaia, di uomini/donne Resistenti uccisi sui monti o nelle valli, torturati nelle prigioni nazifasciste, fucilati su una strada qualsiasi o in poligono militare?

Diciamo la verità, chi si ricorda e vede che dietro questi grandi Signori, tra quelle migliaia e migliaia di uomini/donne Resistenti, sfila anche un ragazzo di 18 anni delle Brigate Garibaldi, Giordano Cavestro, fucilato dai nazifascisti il 4 maggio del 1944 a Parma e che in una sua lettera scritta prima di morire ci scrive:


4-5-1944 da Parma

Cari compagni, ora tocca a noi, andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi camerati, caduti per la gloria e la salvezza dell’Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio ma l’idea vivrà nel futuro, luminosa, grande, bella. Siamo alla fine di tutti i mali questi ultimi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime che sia possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone, le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che serviremo da esempio. Sui nostri corpi si formerà il grande Faro della Libertà.


Diciamo la verità, quanti di noi si ricordano di queste parole di Piero Calamandrei pronunciate in un Discorso sulla Costituzione del 26 gennaio del 1955 a Milano e rivolte a degli studenti:


“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero perché lì è nata la nostra costituzione”.

 

Ecco, ci vorrebbe un Nicolò Carosio di oggi, di adesso che, accendendo la radio o il computer o lo smartphone o la televisione, con la sua voce stentorea e appassionata superasse per un attimo le orrende voci gracchianti e velenose dei servi di questo regime sanitario-ecologico-digitale e ci aiutasse a vincere le nostre ottuse amnesie che permettono questo tragico regime.

Ci vorrebbe un Nicolò Carosio di oggi, di adesso, al tempo tragico del Grande Reset che ci ripetesse: “Il nostro campionato da oggi è l’Italia libera“.

Gruppo Laico di Ricerca, 6 maggio 2024

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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