Articoli marcati con tag ‘Enzo Mazzi’

Enzo Mazzi a Firenze vuol dire Isolotto. Cioè un quartiere povero della città, storicamente legato ai renaioli che tiravano su la sabbia (la “rena” in toscano) dall’Arno: un mondo rimasto compatto di botteghe e mestieri. A mandare don Mazzi in quel quartiere era stato il cardinal Dalla Costa, lo stesso che nel 1938 aveva chiuso porte e finestre dell’arcivescovado, in piazza del Duomo, quando Hitler aveva fatto visita a Firenze. Nel 1966 quello stesso fiume che dava da mangiare, sommerse con le sue acque limacciose ’Isolotto e tutta la città. Don Mazzi era il parroco e insieme alla Casa del Popolo, ai democristiani e ai comunisti di allora, si dette da fare per aiutare la gente rimasta senza casa e senza lavoro. Niente di eccezionale: il pastore stava con le sue pecore, loro lo riconoscevano e lui le ascoltava. Nell’Italia di quegli anni l’Isolotto di don Mazzi incarnava un’esperienza di comunità di base (allora si chiamavano così) che cercava di praticare il Vangelo senza preclusioni politiche e badando al sodo: solidarietà, accoglienza, povertà condivisa. Dormire in cantina per far posto in canonica a una famiglia di sfrattati.

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L’inserimento, tra le misure anti-crisi, della possibilità di spostare alla domenica successiva le tre feste civili, fra cui il 25 aprile, che sono momenti fondativi dell’identità sociale del paese, s’inserisce in una serie di tentativi per erodere, passo dopo passo, l’egemonia culturale dei valori dell’antifascismo e della Resistenza. Tentativi che vanno dalla critica alla celebrazione della Resistenza, alla proposta di sopprimere la festa del Primo maggio, all’opposizione verso la celebrazione del Centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, alla rivendicazione del diritto a celebrare i cecchini della Repubblica sociale di Salò, «eroi della resistenza all’invasione americana» secondo il coordinatore regionale di Casa Pound Fabio Versanti, cecchini che durante la liberazione di alcune città si dilettavano a sparare su donne e bambini in cerca di acqua e cibo. In un tale inquietante quadro di revisionismo storico e di restaurazione s’inserisce il gesto intimidatorio contro l’ex partigiano e presidente della sezione Gavinana dell’Anpi di Firenze, Giorgio Pacini, a cui è stata inviata una busta con dei proiettili e con una frase che inneggia ai cecchini fascisti. Leggi il resto di questo articolo »

La Chiesa simoniaca di Ratzinger Bertone e Bagnasco sabato ha riscosso il suo prezzo: il forsennato attacco di Berlusconi alla scuola pubblica (“travisato”, ovviamente: peccato ci sia la registrazione video), dopo che il suo governo ha coperto la scuola clericale d’oro e altre utilità. E’ il prezzo dell’indulgenza, per il silenzio della Chiesa gerarchica sulle colpe di Berlusconi, l’ultima delle quali è il sesso (oltretutto posticcio): ben più gravi lo spergiuro, i furti delle cricche, l’odio contro i diversi e gli ultimi. Il prezzo dell’indulgenza: siamo tornati, cioè, alla vendita delle indulgenze, un regresso di alcuni secoli, altro che prima del Concilio di Papa Roncalli. La Chiesa simoniaca, appunto. Possibile che contro la deriva anticristiana della Chiesa di Ratzinger Bertone e Bagnasco, che ha accompagnato sistematicamente gli scandali del regime di Berlusconi, fin qui si abbia notizia di una sola iniziativa pubblica del mondo cattolico? Leggi il resto di questo articolo »

Ancora una esagerazione nel campo della religione di chiesa che fa notizia in questa strana epoca post-moderna dei botti mediatici a ripetizione che nascondono il vero senso della vita e della storia. L’esagerazione questa volta è duplice. È esagerata prima di tutto la decisione papale di beatificare Karol Wojtyla, papa Giovanni Paolo II, in tutta fretta, a soli sei anni dalla morte, avvenuta il 2 aprile del 2005, in deroga alle norme canoniche che prevedono si aspettino cinque anni dalla morte solo per aprire il processo canonico arrivando poi in tempi non brevi alla beatificazione. In secondo luogo c’è la data scelta per il rito della beatificazione: il primo maggio prossimo, data laicamente sacra per il mondo del lavoro a livello mondiale. Leggi il resto di questo articolo »

Può apparire inopportuno parlar di Natale sul manifesto, disteso com’è nella vignetta di Vauro sul lettino di rianimazione, moribondo per i colpi di Babbo letale Tremonti. Ma non è affatto inopportuno. Perché Natale vuol dire «rinascita» oltre ogni speranza: dal «no future» al «new future». La cosa vale per tanti luoghi della lotta sociale, piazze, tetti, ciminiere, fabbriche e scuole occupate dove inevitabilmente la potente simbologia della rinascita legata al Natale viene intrecciata con i motivi della lotta riaccendendo il fuoco morente della speranza. È sempre stato così. Perché prima che essere una festività religiosa il Natale è un simbolo, anzi un insieme complesso di simboli legati al senso della rinascita perenne. Leggi il resto di questo articolo »

Si è aperto ieri a Firenze un nuovo processo per le stragi del maggio 1993, Roma, Milano, Firenze, e in particolare va ricordata quella che sventrò il palazzo dei Georgofili, colpì gli Uffizi e soprattutto uccise cinque persone e ne ferì più di quaranta. È imputato Francesco Tagliavia, capo della famiglia palermitana di Corso dei Mille. Venne arrestato il 22 maggio ’93, subì una condanna a due ergastoli per 26 omicidi, ma non come responsabile di quelle stragi. Finché non è stato chiamato in causa da Gaspare Spatuzza. Il quale ha rivelato che Tagliavia partecipò a una riunione per la preparazione delle stragi e mise a disposizione per la loro esecuzione tre suoi uomini. Il processo fiorentino si svolge in un momento politicamente molto caldo. Emergono infatti sospetti gravissimi di complicità e trattative della politica con Cosa nostra e la Camorra. Leggi il resto di questo articolo »

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