Il caso della professoressa Rosa Maria Dell’Aria, colpita da sanzione disciplinare perché avrebbe omesso di vigilare sul contenuto di un lavoro dei suoi studenti è di inaudita gravità: perché chiama in causa fondamentali principi costituzionali, quali la libertà di insegnamento (art. 33), il diritto all’istruzione (art. 34), la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21). Si tratta di diritti che Norberto Bobbio considera presupposti necessari a rendere realmente tale una democrazia.

Vengono, inoltre, in evidenza le disposizioni costituzionali per le quali i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica (art. 54) e i pubblici impiegati quello di porsi all’esclusivo servizio della Nazione (art. 98). “Repubblica” e “Nazione”: non “governo” né, tantomeno, singoli “ministri”.

E quei ragazzi che, in una scuola della Repubblica, imparano a usare gli strumenti della filologia e della storia, e li usano per dimostrare le matrici fasciste di leggi, politiche, atteggiamenti attuali, avverano ciò che, in assemblea Costituente, prospettava Concetto Marchesi: è “nella scuola il presidio della Nazione”.

Una Repubblica – è necessario ribadirlo? – che la Carta fondamentale connota in senso antifascista (XII disp. trans. fin.) e costruisce sull’uguaglianza e la non discriminazione di tutti gli esseri umani (art. 2 e art. 3). E una Nazione definita non certo in base alla purezza del sangue della stirpe che la popola, bensì al paesaggio e al patrimonio storico e artistico forgiato dalle innumerevoli popolazioni che nei secoli hanno calcato, modellandola, la Penisola (art. 9): una Nazione, in altre parole, intesa come costruzione artificiale, aperta, in perenne trasformazione.

La distanza dal fascismo non potrebbe essere più grande. Rendendo gli ebrei una sottocategoria di cittadini, le leggi razziali avevano affermato un’idea di Nazione intesa come dato naturale, chiuso, immodificabile. Per mantenerne la genuinità occorre isolare gli elementi impuri: riservando loro uno status giuridico separato prima ancora che relegandoli fisicamente in luoghi destinati soltanto a loro. Lo scopo dichiarato dell’intera legislazione razziale è esattamente questo: intervenire a difesa della razza italiana, per proteggerla da ogni possibile minaccia di contaminazione.

L’idea di cittadinanza è indissolubilmente legata a quella di uguaglianza. Se l’autorità può di più o di meno nei confronti di qualcuno, allora a rilevare è il privilegio di chi ha meno doveri o più diritti, vale a dire, lo status che differenzia il privilegiato rispetto agli altri. Esattamente com’era prima del 1789. Ed esattamente come ora, in Italia, dispone l’art. 14, co. 1, lett. d), del decreto-legge n. 113 del 2018, convertito nella legge n. 132 del 2018 (decreto sicurezza o decreto Salvini).

Tale disposizione introduce un’inaudita discriminazione all’interno della categoria dei cittadini, basata sulla possibilità, in caso di condanna definitiva per reati di matrice terroristica, di revocare la cittadinanza a coloro che l’hanno acquisita nel corso della loro esistenza e non anche a coloro che cittadini lo sono per nascita da genitori italiani. Come a dire: anche una volta acquisita la cittadinanza, lo straniero non potrà mai essere realmente ritenuto un italiano come gli altri (perché non ha sangue italiano nelle vene).

Lo scopo è lo stesso di un tempo: la difesa degli italiani, quelli veri. Quando si tratterà di punire il responsabile di talune condotte criminali, a venire in luce non sarà, dunque, quel che egli ha compiuto, ma chi è.

Il punto è decisivo: la stessa azione sarà punita diversamente a seconda di chi ne è l’autore, in clamorosa violazione del principio di uguaglianza formale sancito dall’art. 3, co. 1, Cost. Chi replica che l’ordinamento già prevedeva ipotesi di revoca della cittadinanza non coglie nel segno, perché quelle ipotesi valevano (e valgono) tanto per i cittadini dalla nascita quanto per quelli che lo sono diventati nel tempo: non creano una categoria di cittadini di secondo rango, come invece fa il decreto Salvini.

Che è, sostanzialmente, una legge razziale: perché discrimina in base al sangue. Ed è una legge totalitaria, perché può togliere la cittadinanza italiana anche a chi non ne ha più un’altra: creando apolidi privi del “diritto di avere diritti”.

Siamo al cospetto del più grave scostamento dal quadro costituzionale mai verificatosi nella storia repubblicana. La questione è a tal punto delicata che in Francia ben due Presidenti della Repubblica – Sarkozy, prima, Hollande, poi – sono stati costretti a rinunciare all’introduzione di norme analoghe. Da noi, il presidente della Repubblica è rimasto in silenzio. Per fortuna, a levare la voce a garanzia della Costituzione ci hanno pensato gli allievi della professoressa Dell’Aria.

Tomaso Montanari e Francesco Pallante       Il Fatto 18 Maggio 2019

 

 

Punire una prof per la libera opinione dei suoi studenti si chiama censura di Stato

Rosa Maria Dell’Aria, docente di italiano presso l’Istituto Tecnico Industriale Vittorio Emanuele III di Palermo, è stata sospesa per due settimane dall’Ufficio scolastico provinciale di Palermo perché non avrebbe vigilato sul lavoro dei suoi studenti quattordicenni. In occasione della Giornata della Memoria dello scorso 27 gennaio, gli alunni hanno realizzato un progetto in PowerPoint in cui si accostava la promulgazione delle leggi razziali del 1938 ai provvedimenti del decreto Sicurezza a firma di Matteo Salvini. La sospensione, con stipendio dimezzato, è scattata in seguito a un’ispezione, a sua volta provocata da un post sui social network che non è sfuggito agli uffici del ministero. Un provvedimento che ha tutte le caratteristiche per essere definito censura.

Il caso era stato sollevato da Claudio Perconte, attivista di estrema destra e autore de Il Primato Nazionale, la testata affiliata a CasaPound, che in un tweet indirizzato al ministro dell’Istruzione Marco Bussetti aveva scritto: “Salvini-Conte-Di Maio? Come il Reich di Hitler, peggio dei nazisti. Succede all’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo, dove una prof per la Giornata della memoria ha obbligato dei quattordicenni a dire che Salvini è come Hitler perché stermina i migranti. Al Miur hanno qualcosa da dire?” Lo stesso tweet è poi stato ripubblicato e commentato su Facebook da Lucia Borgonzoni, sottosegretaria leghista ai Beni Culturali, la quale ha affermato che la professoressa avrebbe dovuto essere interdetta a vita dall’insegnamento e cacciata con ignominia. Ha poi aggiunto che aveva già contattato chi di dovere.

Poco dopo, il provvedimento dell’Ufficio scolastico ha raggiunto la professoressa Dell’Aria; l’illecito contestato ufficialmente è quello di “mancata vigilanza”, in via ufficiosa l’accusa è quella di aver indottrinato i suoi studenti, spingendoli a dire e pensare cose che non avevano ideato loro stessi. Tuttavia, ciò che ha scritto Perconte nel tweet è errato e falso: nessuno ha obbligato gli studenti a fare quel paragone, tanto che sono stati loro stessi ad affermare che sono stati guidati dalla docente solo nella correzione sintattica e nell’esposizione, ma non nei contenuti.

Gli alunni hanno poi aggiunto che il confronto è scaturito da una loro riflessione fatta sul decreto Sicurezza, e sulle similitudini che hanno riscontrato tra questo e le leggi razziali, come ad esempio la violazione di alcuni diritti costituzionali. Dal canto suo, la docente Dell’Aria si è detta “amareggiata” e ha affermato di non aver mai imposto visioni politiche ai suoi studenti. Sul caso è intervenuta perfino la Digos, che ha interrogato preside e professori.

Se da un lato, nel leggere i commenti sotto i post di Facebook delle varie testate giornalistiche, questo episodio sembra aver trovato l’appoggio di molte persone – che vorrebbero “bandire gli insegnanti di sinistra dalle scuole” – dall’altro ci sono state anche reazioni di forte solidarietà nei confronti della docente. Il vicepreside dell’Istituto Giuseppe Castrogiovanni ha affermato che, sia per gli insegnanti che per gli studenti, la professoressa Dell’Aria non avrebbe colpe. Anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando ha affermato che tale provvedimento sanzionatorio minaccia la libertà di pensiero di studenti e docenti, mentre l’USB (Unione Sindacale di Base) ha lanciato una petizione per ottenere la revoca della sanzione contro la professoressa. Il sindacato ha definito questo episodio come un atto politico e ha aggiunto che gli studenti non sono né devono trasformarsi in “piccoli Balilla al servizio dello Stato”.

Questo episodio ha tutti gli elementi necessari per essere visto come un esempio di censura. Sembra infatti chiaro che la professoressa non avesse alcuna intenzione di indottrinare i suoi alunni. Al contrario, sembra che ci sia la volontà di una certa parte delle istituzioni – a quanto pare molto attente alle segnalazioni dei gruppi di estrema destra – di impedire agli studenti di avere un’opinione sull’attualità divergente rispetto a quella del governo.

Durante il Ventennio, gli studenti delle scuole venivano sottoposti alla costante propaganda del regime, non solo in classe, ma anche a casa, attraverso associazioni per il tempo libero come l’Opera Nazionale Balilla (ONB) o i Giovani Universitari Fascisti (GUF) – gruppi a cui era obbligatorio aderire e che avevano l’obiettivo di “formare la coscienza e il pensiero di coloro che saranno i fascisti di domani” e costruire futuri soldati, uomini pronti a “credere, obbedire e combattere”.

La formazione di una coscienza critica non era ammessa né concepita, gli studenti non avevano alcun diritto di esprimere opinioni che non fossero conformi all’ideologia fascista. Oggi, decine di anni e una costituzione antifascista dopo, una professoressa viene sospesa per “colpa” di studenti che hanno deciso di non annichilire la propria coscienza critica e di esprimere la loro sul contesto che li circonda. Matteo Salvini è intervenuto dicendo che trova demenziale l’accostamento del ministro dell’Interno a Mussolini o Hitler. Eppure, che i provvedimenti presi da Salvini sull’immigrazione siano stati messi in discussione parlando proprio della loro incostituzionalità non è cosa nuova.

Del Decreto Sicurezza si contestano in particolare la mutilazione della normativa, già non particolarmente generosa, sul diritto d’asilo (con l’eliminazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari); la riduzione dei programmi di integrazione svolti negli Sprar (ora riservati ai titolari di protezione internazionale e ai minori non accompagnati, con esclusione dei richiedenti asilo); l’ampliamento del novero dei reati per i quali, con condanna definitiva, è prevista la revoca della protezione internazionale per i rifugiati.

Vi è poi la messa in discussione della revoca della cittadinanza in caso di terrorismo, una norma che introdurrebbe una cittadinanza di serie B e una di serie A – quella di coloro che sono italiani da generazioni e che non possono vedersela revocata perché commettono un reato. Questo dal punto di vista giuridico potrebbe rappresentare una violazione del principio di eguaglianza, nonché dell’articolo 22 della Costituzione, che impedisce la revoca di tale status per motivi politici. Inoltre, il Decreto Sicurezza va a colpire anche giovani e adulti nati o cresciuti in Italia e regolarmente residenti, aumentando prezzi e tempi di attesa per l’ottenimento della cittadinanza, discriminando gli 800mila italiani de facto ma non de iure. Il tutto in nome della protezione di un’identità etnica e nazionale che non può essere “diluita”, come ha affermato il ministro leghista Lorenzo Fontana.

Criticare le caratteristiche del contesto in cui viviamo, analizzarne le dinamiche e confrontarsi al riguardo con i propri coetanei, sono attività che fanno parte del vivere democratico: il compito della scuola non è quello di indottrinare gli studenti, ma fare in modo che tutti abbiano la possibilità di formarsi una coscienza critica, il che implica anche avere una particolare attenzione nei confronti della situazione socio-politica contemporanea.

La gravità dell’episodio non sta soltanto nella sospensione della docente di Palermo, ma nel voler trasmettere un messaggio di intolleranza nei confronti di chi la pensa diversamente dal governo.

Lo si è visto di recente anche con la rimozione di striscioni di critica nei confronti del ministro dell’Interno: a Salerno la polizia è entrata in casa di una signora per far rimuovere lo striscione con la scritta “Questa Lega è una vergogna”; a Brembate, i Vigili del Fuoco sono intervenuti per rimuovere la scritta “Salvini non sei il benvenuto”.

La filosofa Hannah Arendt ne La banalità del male spegò che uno degli elementi fondamentali della realizzazione della dittatura nazista fu proprio l’annullamento della coscienza critica. La professoressa Dell’Aria, in un’intervista per il TGR, ha ribadito l’importanza di dover stimolare dibattiti e opinioni a livello scolastico e ha aggiunto di non aver mai pensato di dover reprimere lo spirito critico dei ragazzi, i quali, per l’appunto, hanno realizzato il progetto in piena libertà e seguendo le loro riflessioni.

La scuola deve fare in modo che la coscienza critica dei ragazzi non venga annullata, ma stimolata. Gli studenti devono essere liberi di esprimere il proprio pensiero. A maggior ragione, come in questo caso, se quest’ultimo non è un messaggio di intolleranza o negazione delle libertà altrui.

La scuola non è una macchina di regime che sforna automi senza capacità di riflessione, ma un luogo di crescita, di confronto, di dialogo, uno spazio in cui si ha il primo approccio con ciò che vuol dire vivere in una società democratica.

Anziché reagire cercando di annichilire il pensiero degli studenti della scuola di Palermo, andando a colpire perfino il lavoro di un’insegnante, bisognerebbe cercare di capire le motivazioni che stanno dietro a quel confronto. La censura applicata dall’Ufficio scolastico – e più o meno indirettamente, da chi è molto vicino al governo attuale – dovrebbe essere motivo di risveglio delle nostre coscienze, che non possono, né devono, essere annullate da chi si serve delle forze dell’ordine per intimidire e allontanare chi si oppone.

Oiza Q. Obusavi         in The Vision 17 maggio 2019

 

Vedi:  Per non essere uomini-massa

Senza Educazione Nazionale non esiste moralmente Nazione.

Se il governo ha paura della cultura

Ragazzi, lottate per la libertà di parola

Multare chi salva le vite in mare è raccapricciante


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