Hawking profeta inascoltato. Lo scienziato britannico intervistato da Larry King: “I tre grandi pericoli sono la stupidità umana, l’intelligenza artificiale e l’inquinamento”

L’astrofisico inglese Stephen Hawking è completamente paralizzato dalla sclerosi laterale amiotrofica, ma vede ancora più lontano di tutti. In una conferenza a Tenerife ha indicato nella stupidità dell’uomo, nell’inquinamento e nell’intelligenza artificiale i tre più grandi pericoli che minacciano la nostra sopravvivenza e ha confessato di non farsi illusioni sul fatto che le cose possano migliorare.

La stupidità umana è di per sé evidente, visto che tutti conosciamo il disastro al quale andiamo incontro, ma non facciamo niente per evitarlo. Hawking, nel corso della conferenza, ha dialogato con l’anchorman americano Larry King, che lo aveva già intervistato sei anni fa. «Durante il nostro incontro – ha ricordato lo scienziato – avevo lanciato un allarme sui pericoli che derivavano dall’inquinamento e dalla sovrappopolazione. Da allora il numero di abitanti della Terra è aumentato di mezzo miliardo di persone e raggiungerà gli 11 miliardi nel 2100. I livelli di inquinamento sono cresciuti ovunque e nelle grandi città l’80% della gente respira aria insalubre».

Secondo Hawking, ad aggravare in modo irrimediabile la stupidità umana concorre l’avidità, l’altra grande responsabile delle scelte suicide degli ultimi decenni. Da tempo Hawking ripete che dobbiamo guardarci dai progressi dell’intelligenza artificiale, perché potremmo presto scoprire che i robot sono meno amichevoli di come sembrano. L’astrofisico, che ha occupato a Cambridge la cattedra di Isaac Newton, si è detto preoccupato dalla crescita delle ricerche sulle armi intelligenti, mentre «finanziare progetti per effettuare screening medici più efficaci sui malati non sembra una priorità altrettanto alta».

I benefici dell’intelligenza artificiale sono inferiori al danno potenziale, ha detto lo scienziato, perché «quando le macchine supereranno la fase critica e cominceranno a essere capaci di evolversi da sole, non potremo prevedere se i loro obiettivi saranno uguali ai nostri».

Questo allarme è condiviso da molte altre persone di genio, tra le quali Elon Musk, Bill Gates e Ray Kurzweil. Come nella favola di Pinocchio, o negli incubi di The Matrix e di Terminator, le macchine intelligenti potrebbero diventare consapevoli della propria esistenza ed entrare in conflitto con il loro creatore per la sopravvivenza sul pianeta Terra. Sembra un film di fantascienza, ma è una realtà molto più vicina di quello che si crede. Musk, l’imprenditore visionario sudafricano che ha creato PayPal, Space X e Tesla, ha stanziato un fondo di 10 milioni di dollari per finanziare progetti che denuncino ricerche sull’intelligenza artificiale potenzialmente pericolose. «Non avete idea – ha detto – di quanto rapidi siano i progressi in questo campo. La capacità di innovazione è molto più veloce che nella Silicon Valley».

Anche Bill Gates, il fondatore di Microsoft, ha dichiarato di non capire perché la gente non si preoccupi del futuro che l’attende e del fatto che i robot potrebbero prendere il potere. Secondo Kurzweil, brillante inventore, informatico, futurologo e saggista, non bisognerà aspettare molto: entro il 2029 – ha detto – i computer avranno le stesse caratteristiche emotive ed intellettuali degli esseri umani.

Già oggi viviamo in un mondo in gran parte dominato dalle macchine: viaggiamo su auto che si guidano da sole, non possiamo fare a meno dei computer tascabili, la realtà virtuale sembra più interessante di quella vera. Usiamo oggetti come gli smartphone dei quali non sappiamo nulla: non abbiamo idea di come funzionino, non possiamo nemmeno aprirli per vedere come sono fatti. Ma loro sanno tutto di noi: quali sono le nostre preferenze, quali amici abbiamo, dove siamo e dove stiamo andando. Ray Kurzweil sostiene che non c’è niente da fare: non si può fermare il progresso e ogni tentativo di farlo ritarderà lo sviluppo delle tecnologie «buone» più di quelle pericolose.

Un film di quasi 50 anni fa, 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, poneva con preveggenza gli stessi problemi. Il computer Hal aveva caratteristiche totalmente umane: era intelligente, emotivo, geloso e paranoico, e aveva anche imparato a ingannare e mentire. L’ultimo sopravvissuto degli astronauti del Discovery, il comandante Bowman, lo sconfigge con l’unica arma che gli esseri umani hanno e i robot forse non avranno mai: il coraggio. E mentre Bowman spegne con un semplice cacciavite i neuroni di Hal, l’uomo rinuncia simbolicamente al ruolo di creatore, e fa un passo indietro dal precipizio verso il quale stava andando.

Vittorio Sabadin      La Stampa  1.7.16

 

vedi:  Non lasciamoci sottomettere dalla civiltà delle macchine

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