È il momento di reagire. Mentre la politica appare impotente di fronte a vicende che aumentano la distanza dai cittadini, travolta in modo trasversale dai casi Marra e Sala, e con un governo fotocopia di quello uscito sconfitto dal referendum costituzionale, non bisogna dimenticare che siamo all’indomani di un risultato epocale. Da una parte, Matteo Renzi rivela qual è il suo senso per la rottamazione.

Un senso ben rappresentato dalla foto di gruppo del nuovo governo. Somiglia alle immagini di Aguzzate la vista, la rubrica de La settimana enigmistica per i più attenti ai dettagli: trovare le differenze è difficile. Nel governo-copia di Gentiloni ci sono tutti i suoi ministri, compresa la Boschi, che ha firmato la riforma bocciata dagli italiani. Scelta apparentemente suicida, ma con una ratio chiarissima: avere a Palazzo Chigi qualcuno di assoluta fiducia.

Dall’altra parte, gli oltre 19 milioni di italiani che hanno respinto lo stravolgimento della Costituzione, che hanno bocciato l’ex presidente del Consiglio e il Pd infilando nell’urna un “No” di insoddisfazione e di rabbia. Meritavano il rispetto che non hanno avuto, il rispetto dovuto al popolo in nome di quella sovranità sancita dall’art. 1 della Carta costituzionale. Eppure il messaggio è stato inequivocabile. L’alta affluenza alle urne certifica il ritorno della voglia di partecipazione popolare.

La schiacciante vittoria del “No” riassume tanto il rifiuto dell’ennesimo progetto di autolegittimazione della casta, questa volta addirittura attraverso uno strisciante golpe costituzionale, quanto la forte delusione verso un governo che nulla ha fatto per chi sta peggio, lasciando l’Italia impantanata nella crisi economica, e molto ha fatto per assecondare gli interessi delle lobby affaristico-finanziarie, imponendo a colpi di fiducia riforme che hanno demolito diritti di lavoratori e cittadini senza riuscire a rilanciare sviluppo e occupazione. Non è un caso che il “No” ha stravinto soprattutto al Sud, dove più forte è avvertito il disagio economico e sociale.

Sotto la regia di Napolitano, Renzi ha portato in meno di tre anni un attacco ai diritti senza precedenti nella storia del nostro Paese, per poi spingersi alla battaglia finale, quella per la presa della Costituzione. Battaglia persa rovinosamente: il 4 dicembre gli italiani gli hanno presentato il conto. Da lì si riparte, perché lo straordinario risultato del referendum deve essere visto solo come una tappa.

Come? Aggregando tutti i cittadini democratici del No, con o senza tessera di partito o movimento. Costruendo un fronte nazionale popolare e unitario, completamente nuovo, orizzontale, che abbia come obiettivo quello di attuare finalmente una Costituzione che è stata troppo a lungo tradita e avviare così il vero cambiamento del Paese.

Cellule base di questo fronte popolare devono essere i tantissimi comitati democratici per il No, che devono trasformarsi in comitati permanenti per l’attuazione della Costituzione. Bisogna fare in fretta, perché Renzi ci riproverà. Partiamo subito, convocando già adesso fra fine febbraio e inizio marzo gli Stati generali per l’attuazione della Costituzione.

E i comitati lavorino a un programma partecipato attorno ad alcuni principi cardine di attuazione della Costituzione e di riforma, dalla nuova legge elettorale proporzionale all’abolizione del pareggio di bilancio, alla tutela dei lavoratori e dei beni comuni. La rottamazione era un grande bluff. Ora si tratta di rovesciare un sistema che ha fallito e di cominciare a costruire un’Italia diversa, un’Italia più giusta. Nel segno della Costituzione, come ha deciso il popolo sovrano.

Antonio Ingroia     Il Fatto 22/12/2016

 

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