Il manifesto di Vargas Llosa. Come impedire che la pandemia diventi un pretesto per l’autoritarismo

Che la pandemia non sia un pretesto per l’autoritarismo. È questo il titolo del Manifesto redatto dal premio Nobel per la letteratura Mario Vargas Llosa e pubblicato sul sito della sua Fundación Internacional para la Libertad (FIL). Fra i firmatari italiani: il politologo Angelo Panebianco, l’imprenditore Franco Debenedetti, l’artista Massimo Mazzone e Alberto Mingardi dell’Istituto Bruno Leoni.

Noi firmatari condividiamo la preoccupazione per la pandemia di Covid-19 che ha provocato una gran quantità di contagi e morte in tutto il mondo, e estendiamo la nostra solidarietà alle famiglie in lutto.

Mario Vargas Llosa (1936), scrittore peruviano

Mentre i lavoratori della sanità pubblica e privata combattono il coronavirus valorosamente, molti governi adottano misure che restringono indefinitamente libertà e diritti di base. Invece di alcune comprensibili restrizioni alla libertà, in vari paesi impera un confinamento con minime eccezioni, la impossibilità di lavorare e produrre, e la manipolazione informativa.

Alcuni governi hanno individuato una opportunità per arrogarsi un potere smisurato. Hanno sospeso lo Stato di diritto e, persino, la democrazia rappresentativa e il sistema giudiziario. Nelle dittature di Venezuela, Cuba e Nicaragua la pandemia serve come pretesto per aumentare la persecuzione politica e l’oppressione. In Spagna e in Argentina dirigenti un marcato pregiudizio ideologico cercano di utilizzare le dure circostanze per accaparrare prerogative politiche e economiche che in un altro contesto la cittadinanza gli rifiuterebbero risolutamente. In Messico cresce la pressione contro l’impresa privata e si utilizza il Gruppo di Puebla per attaccare i governi di orientamento differente.

Su entrambe le sponde dell’Atlantico risorgono lo statalismo, l’interventismo e il populismo con un impeto che fa pensare a un cambio di modello lontano dalla democrazia liberale e dall’economia di mercato.

Vogliamo affermare con forza che questa crisi non deve essere affrontata sacrificando i diritti e le libertà che è costato molto raggiungere. Respingiamo il falso dilemma che queste circostanze ci costringano a scegliere tra l’autoritarismo e l’insicurezza, tra l’Orco Filantropico e la morte.

Firmatari

Vargas Llosa, Mario. Premio Nobel della Letteratura, presidente Fundación Internacional para la Libertad (FIL), Perú.

Seguono altre 150 firme….

In  LINKIESTA  24/4/2020

 

In Italia invece…

 

Dall’articolo: L’appello dei professori contro i sovversivi in Il Riformista 5/4/2020

Il quotidiano comunista raccoglie migliaia di firme contro chi critica il governo. Chi critica è irresponsabile

Il quotidiano il manifesto ha lanciato una raccolta di firme a favore del governo Conte. Anzi: contro chi critica il governo Conte. In particolare i democratici e gli intellettuali di sinistra. Dice che sono irresponsabili. Non usa invece – per ora – la parola disfattisti.

È la prima volta che il manifesto pubblica un appello contro chi critica il governo. E che si schiera dalla parte dei responsabili contro i sovversivi. I quali vengono accusati di avere cattive intenzioni: sostituire l’attuale maggioranza (abbassandosi a pratiche che ormai conosciamo come usuali in molte democrazie occidentali…).

II manifesto è un giornale che per molti decenni è stato il punto di riferimento della parte più critica e radicalmente di sinistra della politica e dell’intellettualità italiana.

Fu fondato come settimanale nel 1969 e poi come quotidiano due anni dopo da un gruppo di intellettuali usciti dal Pci su posizioni fortemente anti-sovietiche e antistaliniste. Rossana Rossanda che ancora oggi è una bussola della sinistra libertaria e antiautoritaria e garantista, Luigi Pintor, Lucio Magri, Luciana Castellina, Valentino Parlato, Aldo Natoli. Da allora le posizioni del manifesto (dopo una prima sbandata maoista) sono sempre state, potremmo dire cosi, “sovversive”. Anticonformiste. Oggi c’è una inversione a U.

….

C’è una famosa canzone di Paolo Pietrangeli che inizia così: «manifesto/ manifesto/ meglio dir/manifestavo…».

 

 

Il motto del nuovo manifesto: ” A Conte obbedir tacendo…”

Per la prima volta in mezzo secolo il giornale fondato da Rossana Rossanda e Luigi Pintor chiama a raccolta le forze filogovernative. Intanto Zagrebelsky respinge ogni dubbio di costituzionalità.

Ci mancava solo l’appello degli intellettuali in difesa del governo, ma è arrivato anche quello: la stampa di regime può gioire. Edito dal manifesto che forse, per la prima volta nella sua storia, pubblica un appello a favore di un governo: passano gli anni, arriva anche, avrebbe detto Svevo, senilità, l’importante è accorgersene.

Chi sa, forse è il prodotto non dichiarato dell’intervento critico di Matteo Renzi al Senato, o non so di che altro, di sicuro è costellato di tante firme illustri, e meno illustri, che sottoscrivono, a oggi più di diecimila. Gli attacchi al governo Conte vengono giudicati strumentali e addirittura “insopportabili”, con un vocabolario carico di intolleranza e di albagìa.

Loro, i firmatari, sono in possesso della verità, tutti gli altri sono reprobi, come si permettono di criticare? La Costituzione? Ma di che si parla, oggi è sospesa, legittimamente, scrive Gustavo Zagrebelsky. Il circolo si chiude.

Ma su quest’ultimo tema la discussione va tenuta aperta, con la buona pace di alcuni giuristi “cattivi cristiani” come dissero in Germania. Oltre l’argomentazione esasperatamente formalistica, che tradisce la nobiltà della Forma, gli strappi alla libertà hanno superato ogni confine accettabile, con una gestione burocratico-poliziesca che ha spesso sfiorato il ridicolo e il pericoloso. Nulla di questo nel resto d’Europa. In Germania, esemplare, basso numero di morti, e si è continuato a produrre e a vivere.

Vorrei gettare un grido di allarme. Qualcosa proprio non va in questa nostra Italia dove, in nome della difesa dal virus, si sta ammazzando quella vita che si vuol difendere con un evidente eccesso di immunizzazione, unico caso in Europa.

E nel frattempo si pongono premesse e decisioni che. molto oltre il virus, ridefiniscono politiche con percorsi inquinati: da che cosa? Da un virus politico che Conte rappresenta benissimo, “formato” Cinque Stelle: da esso nasce la sua camaleontica legittimazione – presidente di tutti i consigli come lui è stato ed è – legittimazione che comporta:

ricollocazione geopolitica dell’Italia con la scusa delle mascherine e dei medici cinesi; statalismo, senza Stato seriamente inteso; Parlamento disprezzato, luogo dei poltronisti, ricordate?; giustizialismo spietato, senza pietas; manipolazione della scuola pubblica dimezzata in via di tragico impoverimento se prevalgono assurde proposte; vita privata alla mercè di tutti. Il bell’accordo Pd grillizzato-5 Stelle con l’opposizione che balbetta un insieme che è la vera assicurazione sulla vita del governo.

Il coronavirus? Alla fine, certo, un’occasione triste, ma utile per realizzare il programma. Questo è l’inquinamento politico che rovina l’Italia ma che dire sulla lotta specifica all’altro virus, al coronavirus, appunto?

Beh, la Conferenza stampa contiana del 26 aprile, a difesa della quale si erge il manifesto, sembrava promossa su “Scherzi a parte“. Ma sarebbe ancora poco dir questo, che potrebbe portare buon umore in un momento difficile, e in certi momenti c’è anche riuscito.

Riflettiamo: il tutti a casa” era facile a dirsi, ed è stato eseguito, ma che c’è stato intono a esso? Il caos, l’incertezza.

Regioni contro Stato e viceversa; politiche dell’annuncio; liquidità che non arriva; economia in chiusura mentre in Europa si lavorava; dissennate prescrizioni burocratizzate sulla libertà di circolazione e di esistenza, con episodi grotteschi e incredibili se non fossero veri; decisioni confuse e francamente ridicole su congiunti e amici (ecco l’ombra di “Scherzi a parte“), e su tutto un mare di parole, parole, “‘potenze di fuoco” finanziarie che si rivelano alla fine i soliti fucili modello 91.

Tribunale dell'Inquisizione

Certo, qui entra anche, e come! La burocrazia italiota, ma questo non può assolvere chi, in stato d’eccezione, pensa di star prendendo decisioni che poi cadono largamente nel vuoto. Se hai il potere di sospendere le libertà costituzionali, dovresti avere anche il potere di metter la museruola agli eccessi della burocrazia. Questa è la mia opinione critica.

È legittimo avere queste opinioni? Vere o errate che siano? È il momento dell’ “unanimismo”? Dell’obbedir, tacendo, sudditi del populismo di governo?

C’è una Inquisizione che decide quali opinioni si possono sostenere e quali no? Siamo a questo?

Manifesto degli intellettuali“, tutto è travolto, anche l’intelligenza, nella crisi italiana.Una notizia breve: in Francia, secondo sondaggi, il 70% dei francesi è critico della politica di Macron. Come si permettono? Ecco, li si che ci vorrebbe un bel Manifesto.

Biagio de Giovanni        Il Riformista   5/5/2020

 

 

“Gli intellettuali sono i ‘commessi’ del gruppo dominante per l’esercizio delle funzioni subalterne dell’egemonia sociale e del governo politico.”

Antonio Gramsci (1891-1937), filosofo e politico

 

“Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.”

Pier Paolo Pasolini  (1922- 1975), poeta, scrittore, regista e giornalista

 


 

 

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