La Shoah, persecuzione e tentativo di sterminio di tutti i cittadini ebrei di Italia, Germania e di tutta Europa, si può celebrare con un bellissimo discorso alla Scala di Liliana Segre, con un ritrovarsi intorno al presidente della Repubblica, con un convegno nella “Sala dei Gruppi” a Montecitorio con la Comunità ebrea romana. Oppure con il riunirsi dei giornalisti sotto minaccia fascista alla Casa della Cultura ebraica, nel Ghetto di Roma. Ma non tutti sono all’altezza. Per esempio il Governo.

Qui l’attenzione è tutta puntata sulla nave Sea Watch ferma per ordine di Salvini in un mare gelato e tempestoso a un miglio dalla costa italiana, nonostante abbia a bordo quarantasette naufraghi salvati, tra cui alcune donne e otto bambini. Spiega con ragionevolezza il ministro del Mare Salvini, che la nave non può entrare in un porto italiano perché i porti italiani sono chiusi.

Ma il vero motivo, ha detto il ministro delle Infrastrutture Toninelli (anche lui fuori delle sue competenze), è che questi naufraghi spettano ai libici, e dunque la Ong che ha salvato avrebbe dovuto consegnare il carico umano ai carcerieri per ritornare in prigione.

Il vicepresidente del Consiglio Di Maio ha subito capito, e ha convocato a Palazzo Chigi l’ambasciatore olandese. C’entra, perché la Sea Watch, oltre a essere una nave Ong, dunque manovrata da personaggi loschi e un po’ ebrei, che con il traffico dei salvati fanno un sacco di soldi, batte bandiera olandese.

La vicenda che ho appena narrato si svolge alla vigilia del Giorno della Memoria, ma questo fatto (e le incredibili somiglianze fra quello che i tre del governo stanno facendo e quello che accadeva ai cittadini italiani ebrei, a partire dall’approvazione delle leggi razziali italiane) preoccupa poco i nostri, data la scarsa propensione alla storia e la evidente assenza di memoria.

Dunque dobbiamo lasciare questo terreno per seguirne un altro.

Le tre persone indicate come “il governo” appaiono divise su molto, a volte su tutto, come Conte (detto “il presidente del Consiglio”) ha spiegato l’altra sera alla Merkel, (si vede in un filmino ben interpretato). E spesso hanno problemi con se stessi, se si pensa che lo stesso cautissimo “presidente” Conte se ne è andato (di sua iniziativa?) a Bruxelles per esibirsi in una furente scenata contro l’Europa. Ma c’è uno straordinario attacca-tutto che di colpo incolla e tiene insieme ogni pezzo, umano o ideale, che si dovesse rompere nel contratto.

Bastano pochi africani in arrivo per far perdere la testa a chi ci governa sotto l’egida della Lega. Ora che di africani ne arrivano sempre meno, è stata inventata la deportazione. E di nuovo non li preoccupa la estrema somiglianza con il modo in cui la Shoah è cominciata. I profughi, i salvati dal mare, anche chi ha meriti e permessi e documenti di accettazione, anche cittadini modello onorati dai sindaci, vengono spinti su autobus che ci fanno vedere sempre alla partenza, mai in arrivo.

Gli uomini del ministro del Mare agiscono subito, dovunque si sospetta che le famiglie stiano bene.

I Toninelli, i Di Maio, i Salvini sono al riparo della Shoah perché non sanno niente di questa cosa detta la Storia, e costruiscono sul non sapere la loro forza.

Conta anche il tipo di reputazione conquistata in pochi mesi. Ora che si sa che Di Maio non ha precedenti scolastici, che Toninelli fa ridere (il ponte di Genova ha rovinato la sua carriera di uomo irresistibilmente sbagliato), ora che Salvini è (da solo) i quattro moschettieri in un unico omone extralarge, con il motto aggiornato “tutti per me”, possono iniziare la gara al grande peggio.

C’è chi vuole che il detenuto marcisca in prigione, chi convoca l’ambasciatore olandese, chi dice che non gli frega niente se sulla nave in tempesta ci sono bambini, lui sostiene che hanno tutti 17 anni.

Toninelli, da bravo, ripete tutto. Lo può fare perché quando i torpedoni stipati di deportati cacciati da Castelnuovo di Porto, con tutte le valigie ancora per terra, si mettono in moto, solo una giovane donna italiana si mette davanti al bus, impedendo per ore la partenza.

Momento difficile per la polizia. Rossella Moroni è deputata (Leu) alla Camera. Sapeva che i deportati hanno un indirizzo di provenienza, ma nessun luogo di arrivo tranne la strada. I parlamentari italiani sono mille. Moroni era sola. Nasce di qui la grande forza dei nostri eroi.

Furio Colombo            Il Fatto   27 Gennaio 2019

 


L’élite dei mediocri

Domani è il Giorno della Memoria, data in cui si rievoca lo sterminio degli ebrei in Europa negli anni Trenta e Quaranta del secolo scorso. La necessità della memoria deriva soprattutto dal motivo che subito dopo la guerra si preferì dimenticare. I reduci del lager non volevano parlare, gli altri non volevano sentire.

Molto tempo dopo, Raymond Aron (gigantesco filosofo francese) avrebbe raccontato di una conversazione con Jean-Paul Sartre, era la fine del 1945, in cui si chiedevano perché non fosse uscito un solo articolo di giornale a celebrare il ritorno dei sopravvissuti nella comunità francese.

Ma la Francia – con cui ci randelliamo spesso forse perché ci rassomigliamo molto - era troppo impegnata a glorificare la sua eroica resistenza, per renderla un fatto nazionale anziché, com’era, residuale.

Fu proprio Sartre (novembre 1946, Riflessioni sulla questione ebraica) a riarmare la voce: «Esiste un orgoglio appassionato dei mediocri e l’antisemitismo è un tentativo di valorizzare la mediocrità in quanto tale, di creare l’élite dei mediocri».

L’antisemitismo, e la conseguente Shoah, non partivano soltanto da alibi pseudoscientifici, ma soprattutto da pulsioni sociali, dalla rabbia degli ultimi che cercavano qualcuno da abbassare sotto di sé, non sapendo elevarsi.

Il razzista, proseguì Sartre, è un uomo che ha paura della sua vita, della sua libertà, della sua responsabilità, del mondo che cambia, non vuole meritare niente e pensa che tutto gli sia dovuto per nascita, «e l’ebreo qui è solo un pretesto: altrove ci si servirà del negro e del giallo».

Questo, nel Giorno della Memoria, è giusto ricordare.

Mattia Feltri         La Stampa 26.1.19

 

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