Il 19 ottobre del 1969 muore a Perugia dopo una breve malattia ALDO CAPITINI (69 anni)  educatore, filosofo, politico e antifascista.

Capitini nacque a Perugia da una famiglia dalle scarse risorse economiche. Per tutta la prima giovinezza, dopo gli studi della scuola tecnica e dell’istituto per ragionieri, compì i suoi studi in campo filosofico e letterario da autodidatta, studiando anche dodici ore al giorno.bCon il suo lavoro ininterrotto di approfondimento culturale inizia anche un percorso di approfondimento spirituale che continuerà a seguire per tutta la vita. In questo periodo incontra il pensiero di GANDHI e fa propria l’idea della nonviolenza.

Ritenuto inabile al servizio militare per ragioni di salute, non partecipò alla prima guerra mondiale; negli anni ’20 vinse una borsa di studio e entrò alla Normale di Pisa, dove studiò Lettere e Filosofia e dove nel 1930, terminati gli studi, venne nominato segretario.

Capitini maturò posizioni politiche e spirituali del tutto contrarie al regime fascista e al papato di Pio XI e nel 1929 criticò aspramente il concordato fascista con la Chiesa cattolica, da lui giudicato una “merce di scambio” per ottenere da Pio XI e dalle gerarchie ecclesiastiche un atteggiamento “morbido” nei confronti del regime. In uno dei suoi libri arriva ad affermare che:

«…se c’è una cosa che noi dobbiamo al periodo fascista è di aver chiarito per sempre che la religione è una cosa diversa dall’istituzione».

Grazie a una borsa di studio si reca all’estero e rifiuta di tornare in Italia perché contrario al servizio militare. All’epoca l’obiezione di coscienza era un crimine, così come il fatto di non essere iscritto al partito fascista. Giovanni Gentile, gerarca a capo del sistema educativo e culturale fascista, lo licenzia dal suo incarico alla Normale, costringendolo a vivere a Perugia di lezioni private.

Nell’autunno del 1936 conobbe BENEDETTO CROCE, a cui consegnò un pacco di dattiloscritti che Croce apprezzò e fece pubblicare nel 1937 con il titolo Elementi di un’esperienza religiosa. In poco tempo gli Elementi diventano uno tra i principali riferimenti letterari della gioventù antifascista.

Capitini intanto ha già elaborato una sua idea politica, che chiama del “liberalsocialismo” e che vuole coniugare la libertà individuale con l’ideale di uguaglianza socialista. Infatti in seguito alla larga diffusione del suo libro, Capitini promuove assieme al filosofo GUIDO CALOGERO ( 1904- 1986) ed altri amici un movimento culturale che negli anni successivi cercherà di trasformare in un progetto politico atto a realizzare le idee di libertà individuale e di uguaglianza sociale contenute negli “Elementi“.

Nacque così nel 1937 il Movimento Liberalsocialista, in un anno segnato dall’assassinio dei FRATELLI ROSSELLI, dalla morte di ANTONIO GRAMSCI e da una forte ondata di violenza repressiva contro l’opposizione antifascista. Alle attività del movimento collaborarono, tra gli altri, UGO LA MALFA (1903- 1979), GIORGIO AMENDOLA (1907- 1980), NORBERTO BOBBIO (1909- 2009) e PIETRO INGRAO (1915- 2015).

Nel febbraio 1942 la polizia fascista effettua una retata nel corso di una riunione del gruppo dirigente liberalsocialista, in seguito alla quale Capitini e gli altri partecipanti alla riunione vengono rinchiusi nel carcere fiorentino delle Murate. Dopo quattro mesi Capitini viene rilasciato, grazie alla sua fama di “religioso”.

“Quale tremenda accusa contro la religione, se il potere ha più paura dei rivoluzionari che dei religiosi”, commenterà più tardi.

Dal germe del movimento Liberalsocialista ( insieme a quello di Giustizia e Libertà di CARLO ROSSELLI) nasce nel giugno 1942 il Partito d’Azione, che avrà un ruolo fondamentale nella lotta antifascista e partigiana. Capitini, però, non vi aderisce e non aderirà mai a nessun partito politico, convinto della necessità di un rinnovamento più completo, che riguardasse ogni aspetto della vita. Dirà:

“… il rinnovamento è più che politico, e la crisi odierna è anche crisi dell’assolutizzazione della politica e dell’economia”.

Capitini era vegetariano, profondamente religioso e credeva in un cambiamento più interiore che portasse le persone a vivere davvero in pace e in armonia con gli altri e la Natura.

Nel maggio 1943 Capitini venne nuovamente incarcerato, questa volta a Perugia, e fu definitivamente liberato dopo il 25 luglio. Per il suo rifiuto di collocarsi all’interno delle logiche dei partiti, Capitini rimase escluso sia dal CLN che dalla Costituente, pur avendo dato la sua impronta indelebile alla nascita della Repubblica con il suo lavoro culturale, politico, filosofico e religioso di opposizione morale al fascismo.

Per questo nel 1944 a Perugia fonda il Centro di Orientamento Sociale, una sorta di organismo di democrazia diretta e di decentralizzazione del potere nel quale tutti i cittadini erano invitati a discutere le questioni riguardanti la gestione della cosa pubblica e in cui gli amministratori dovevano rendere conto del loro operato. I Centri di Orientamento Sociale si diffusero sul territorio nazionale, scontrandosi tuttavia con l’indifferenza della sinistra e con l’aperta ostilità della DC, che impedirono l’affermazione su scala nazionale dell’autogoverno e della decentralizzazione del potere sperimentati con successo nelle riunioni dei COS.

Nel secondo dopoguerra Capitini divenne rettore dell’Università per stranieri di Perugia, un incarico che sarà costretto ad abbandonare a causa delle fortissime pressioni contrarie della Chiesa cattolica locale. Si trasferì allora a Pisa, dove ricoprì il ruolo di docente di filosofia morale presso l’università degli Studi. Nel 1947 fonda il Movimento di religione, che propose l’obiezione di coscienza e l’opposizione alle gerarchie ecclesiastiche. Queste ultime non faranno altro che ostacolarlo e mettere anche all’indice i suoi libri.

Nel 1952, in occasione del quarto anniversario dell’uccisione di GANDHI (30 gennaio 1948), Capitini promosse un convegno internazionale e fondò il primo Centro per la nonviolenza. Sempre nel 1952 Capitini affiancò ai Centri di Orientamento Sociale il Centro di Orientamento Religioso (COR), fondato a Perugia. Il COR è uno spazio aperto in cui trovavano espressione la religiosità e la fede di tutte le persone, i movimenti e i gruppi che non avevano posto nel Cattolicesimo preconciliare. Lo scopo dei COR era quello di favorire la conoscenza delle religioni diverse dalla cattolica, e di stimolare i cattolici stessi ad un approccio più critico e impegnato alle questioni religiose.

La Chiesa reagì vietando ai fedeli di frequentare le sue riunioni e la polemica tra Capitini e la Chiesa Cattolica continuò anche dopo il Concilio Vaticano II con la pubblicazione del libro Severità religiosa per il Concilio. La reazione ecclesiastica inasprì ancora di più la condanna verso i suoi libri.

A partire dal 1956 Capitini insegnò pedagogia all’Università di Cagliari e nel 1965 ottenne un definitivo trasferimento a Perugia. Nel marzo 1959 fu tra i fondatori dell’ADESSPI, l’Associazione di Difesa e Sviluppo della Scuola Pubblica in Italia. Capitini arrivò, poi,  a chiedere al vescovo di Perugia di non essere più annoverato tra i membri della Chiesa, lui così profondamente religioso, della quale non condivideva più i metodi e le idee.

Capitini durante la Prima Marcia per la Pace

Nel 1961 organizzò la prima Marcia per la Pace e la fratellanza tra Perugia e Assisi e divenne uno dei principali esponenti del movimento pacifista e nonviolento italiano. In questa occasione venne per la prima volta utilizzata la Bandiera della Pace, simbolo dell’opposizione nonviolenta a tutte le guerre. In questi anni Capitini promosse anche il Movimento nonviolento per la Pace e il mensile Azione non violenta, l’organo di stampa del movimento, che attualmente viene pubblicato a Verona.

Dedito completamente al suo impegno sulla nonviolenza, Capitini non si sposò mai, per scelta, in modo da poter dedicare tutte le proprie energie alla sua attività di educazione e divulgazione, continuando anche ad opporsi con forza al centralismo dei partiti.

Contrario ai totalitarismi di qualunque colore politico e fedele alla nonviolenza, Capitini fu una figura eccezionale in un’epoca contrassegnata dal fascismo prima e dalla Guerra Fredda poi. Credeva nella libertà individuale che però andava coniugata con gli ideali di fraternità, solidarietà, lavoro e giustizia del socialismo.  Egli si definiva un “religioso laico”: la religione per lui combaciava con la morale e doveva diventare una guida per agire attivamente nella società, combattendo contro l’oppressione e l’ingiustizia.

Il 19 ottobre 1968 Capitini dopo un intervento chirurgico morì circondato da amici e allievi e i suoi resti riposano nel Cimitero Nuovo di Perugia.

Il 21 ottobre successivo il leader socialista PIETRO NENNI (1891- 1980) scriverà sul suo diario:

“È morto il prof. Aldo Capitini. Era una eccezionale figura di studioso. Fautore della nonviolenza, era disponibile per ogni causa di libertà e di giustizia. (…) Mi dice Pietro Longo che a Perugia era isolato e considerato stravagante. C’è sempre una punta di stravaganza ad andare contro corrente, e Aldo Capitini era andato contro corrente all’epoca del fascismo e nuovamente nell’epoca post-fascista. Forse troppo per una sola vita umana, ma bello”.

Lo scrittore e giornalista Goffredo Fofi (1937), che visse per un periodo accanto a Capitini, in una intervista disse:

“Quegli anni vedevano l’Italia divisa tra forze che in modo diverso non potevano accettare davvero Capitini: il mondo cattolico di Pio XII e della D.C. dominato dalla logica della guerra fredda e particolarmente repressivo, intollerante, fazioso; una sinistra condizionata dall’U.R.S.S. staliniana e dai fideismi marxisti; i laici poco forti(contrariamente ad oggi) e spesso arroccati al loro perbenismo piuttosto classista.

Con il primo il dialogo fu pressoché impossibile, se non nelle frange e nei margini (don Mazzolari, don Milani, Nomadelfia, La Pira); i secondi seppero tatticamente servirsi di Capitini ma nella chiave di un pacifismo che in realtà Capitini non poteva amare  (il pacifismo dell’equilibrio tra potenze, del mantenimento dello statu quo, cui egli giustamente contrapponeva le istanze della liberazione); i terzi erano poi ancor più distanti nonostante molte lotte comuni, proprio per il loro rifiuto alla considerazione di un pensiero che era e si voleva religioso”.

La bandiera della Pace


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