Le organizzazioni dei partiti sono macchine per fabbricare voti. Dall’efficienza di queste macchine dipende il successo nelle elezioni e, in conseguenza, la composizione delle maggioranze e la formazione del governo centrale e delle giunte regionali, provinciali e comunali. In regime di suffragio universale (specialmente in un paese come il nostro, in cui la grande maggioranza della popolazione non sa neppure leggere l’orario ferroviario) le precisazioni programmatiche e l’idoneità delle persone ad assolvere il compito di legislatori, di amministratori e di controllori significano ben poco.

Le grandi masse non si conquistano con i ragionamenti, ma facendo appello agli istinti e ai sentimenti più elementari, con i metodi di imbonimento con i quali vengono indotte a entrare nel baraccone delle meraviglie, ad affollare la piazza in cui è impiccato un «traditore del popolo», a masticare chewing gum e a bere Coca-Cola: slogan di poche martellanti parole, cartelloni a colori piatti, promesse irrealizzabili, suoni di trombe, sventolio di bandiere.

Ernesto Rossi, antifascista, politico, Azionista. In “Il Mondo”  24 giugno 1950

 

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