In un momento particolarmente difficile per la vita politica italiana il cattolicesimo è assente, quasi silenzioso. Una preoccupazione della quale si è fatto interprete, fra gli altri, il cardinale Bagnasco, presidente dei Vescovi, che ha auspicato il ritorno a quelle «scuole di politica» che «ebbero una grande fioritura agli inizi degli anni novanta». I vescovi, dunque, rimpiangono gli anni nei quali i cattolici partecipavano alla vita politica italiana inquadrati con chiarezza e decisione in un partito ben preciso, quella Democrazia Cristiana che li univa e li qualificava. E soprattutto li distingueva da tutti gli altri e li rendeva ben visibili. «Appare necessaria una seria educazione alla socialità e alla cittadinanza, mediante un ampia diffusione dei principi della dottrina sociale della Chiesa». «Del resto – aggiungeva l’arcivescovo Fisichella in Vaticano – l’Europa non può essere indipendente o neutrale rispetto al cristianesimo: senza cristianesimo un’Europa contro sarebbe finita».

Si conferma così quella impostazione che era stata dominante nel cattolicesimo del dopoguerra e che, invece, sembrava oscurata negli ultimi anni. Oscurata perché impossibilitata ad esprimersi o per una scelta politica dei cattolici? Probabilmente per ambedue i motivi.

Comunque il silenzio relativo – del cattolicesimo italiano in politica si è notato anche recentemente nei confronti di alcuni comportamenti del premier che in altri tempi e in altre circostanze avrebbero suscitato una maggiore indignazione e protesta da parte del mondo cattolico.

Qualche protesta e qualche condanna non è mancata, ma non con la decisione e lo sdegno che ci si poteva aspettare. Forse il mondo cattolico italiano ha reagito così perché preoccupato di un eventuale sconvolgimento della vita politica che facesse spazio alle opposizioni. Meglio, allora, salvare Berlusconi.

La conclusione dell’intervento dei vescovi è con le parole di Benedetto XVI: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia». Parole certamente offensive per tutti gli atei e per i tanti laici che cercano, anche senza scuole di politica, di contribuire seriamente al bene comune.

Filippo Gentiloni      il manifesto  31 ottobre 2010

 


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