Noi del GLR non avremmo voluto dedicare una riga per la morte di berlusconi.

Ma la sua disgustosa “beatificazione” da parte del centro destra e di altre parti pseudo-politiche, dei media del mainstream, del mondo dello spettacolo e della chiesa ufficiale al funerale a Milano ( 14/6/2023: il Duomo di Milano, afferma padre Alex Zanotelli, “non avrebbe dovuto ospitare le esequie di un personaggio così controverso”) ci spingono ad offrire, come sempre facciamo, alcune voci alternative che certamente non hanno spazio nelle televisioni e nei “giornaloni”, così come avviene per ciò che riguarda la dittatura sanitaria, ecologico-green e digitale in corso.

Lasciamo a voi ulteriori riflessioni sul degrado politico ed etico della nostra povera italia e v’invitiamo a leggere QUI per non perdere l’anima. (GLR)

 

 

 

È MORTO SILVIO BERLUSCONI: PER UN’ANALISI CRITICA

È morto Silvio Berlusconi e il dibattito è diviso tra i sostenitori ferventi e i detrattori furenti. Ma qual è realmente il giudizio che possiamo dare della figura politica di Silvio Berlusconi?


Diego Fusaro

Ascolta e vedi QUI

 

 

 

 

 

LA STORIA SEGRETA DI SILVIO BERLUSCONI

Prima nella veste di imprenditore televisivo poi in quella di leader politico, Silvio Berlusconi ha scandito gli ultimi 40 anni della vita pubblica italiana. La sua figura ha diviso e continua a dividere il Paese tra detrattori e sostenitori.

Il giornalista Franco Fracassi inquadra la sua storia tra le origini della sua ascesa, durante i quali ricevette il sostegno di Cosa Nostra, la affiliazione alla massoneria, i tentativi di allentare le tensioni tra Russia e Stati Uniti e, infine, il golpe finanziario del 2011, che, a seguito della lettera di Draghi e Trichet e della spregiudicata manovra speculativa condotta da Deutsche Bank, portò alle sue dimissioni e alla nascita del governo presieduto Monti.

In quell’anno prese avvio la stagione dei governi tecnici che consegnò l’Italia alle più scellerate politiche neoliberiste, fatte di nuove svendite di beni pubblici e ulteriore demolizione dei diritti del lavoro.


Franco Fracassi

Ascolta e vedi QUI

 

 

 

 

CON BERLUSCONI HO CONDIVISO L’ESPERIENZA DELLA NASCITA DELLA TV COMMERCIALE

Il massmediologo Carlo Freccero ricorda a Byoblu la figura di Silvio Berlusconi, scomparso il 12 giugno all’età di 86 anni.

“Con Berlusconi ho condiviso l’esperienza della nascita della tv commerciale. Su questa innovazione, lui ha costruito il suo impegno e io la mia vita professionale. Berlusconi era l’artefice del consumismo. La tv era, per lui, una spinta verso quest’ultimo. Il consumo era visto, fino ad allora, come alienante.

A posteriori, dopo aver vissuto prima l’austerità economica, poi la stretta creditizia di Monti, poi le grandi emergenze come la pandemia, la guerra e le restrizioni delle libertà personali tramite il Green pass, gli anni del berlusconismo non possono che provocare nostalgia perché il periodo successivo è stato un incubo e una distopia. Siamo passati dall’economia reale alle regole della finanza che ha privato il lavoro del suo valore.

Non siamo oggi dei consumatori, ma dei consumati da questo ordine mondiale che ci obbliga a soffrire. Penso alla profezia del World Economic Forum che dice che nel 2030 non avremo più nulla, ma saremo felici.

La finanza ci sta espropriando di tutto e rendendo poveri. Berlusconi è stato l’artefice della tv commerciale, in Italia e in Europa, insieme a tutto il corollario che tale mezzo di comunicazione è stato in grado di promuovere. Pensiamo al boom edilizio, ai consumi con la Standa, alla pubblicità con Publitalia e al calcio con il Milan”.

 

Carlo Freccero

Ascolta e vedi QUI

 

 

 

 

CAIMANI DI FATA: LA SCOMPARSA DI BERLUSCONI

L’uomo che ha inventato la tv commerciale in Italia non è riuscito a mandare la sua morte in pubblicità. Forse perché non c’era già più Costanzo a lanciare i consigli per gli acquisti.

Il clown felliniano delle declinanti stagioni ha fatto l’ultimo capitombolo della sua vita.

Nei commenti del poi, tutto si trasfigura e qualcuno lo innalza addirittura al ruolo di statista. Ma i rialzi che pare portasse nelle scarpe non possono fare tanto.

Ci lascia da uomo di spettacolo, con un giallo che non avrà soluzione come ogni giallo italiano che si rispetti. Chiunque abbia visto quel suo ultimo video di 21 catatonici minuti, palesemente manipolato, ha avuto più di un sospetto: quando è morto Silvio Berlusconi? Dopo l’uscita dal San Raffaele sono apparsi comunicati, ma non si è più vista una fotografia… Simbolico contrappasso per un uomo che ha fatto della propria immagine un culto da vendere a un popolo in cerca di un Messia finalmente mondano e vincente sui campi di calcio.

La fine di Berlusconi, che ha portato l’America in televisione e da lì nella testa degli italiani, è degna di una commedia hollywoodianaWeek end con il morto. Dietro le quinte, forse c’erano troppe faccende da sistemare: equilibri familiari e internazionali. E il coro doveva fare le prove per il de profundis al governicchio Meloni: sotto il belletto appaiono già i foruncoli del governo tecnico.

Sicuramente Berlusconi era già morto dal 2011, quando a Dauville si dice che Obama gli avesse sussurrato: «O non cadi, o cadi in piedi». E così ci fu il golpe Monti e la magica interruzione della persecuzione giudiziaria. Probabilmente, Berlusconi pagò una politica estera (Gheddafi e Putin) poco gradita ai padroni atlantici, contraria ai programmi che abbiamo visto svilupparsi fino ai giorni nostri.

Qualcuno avrebbe voluto che riuscisse a resistere, che, insomma, avesse la tempra dell’”eroe”. Ma quanti eroi abbiamo in Italia, oltre a quelli falsi che ci fanno studiare sui libri di storia?

La scomparsa di Berlusconi è tuttavia un evento, perché Berlusconi ha rappresentato un’era, un inganno, un sogno, una proiezione, che hanno inciso in profondità nella cultura italiana. È stato l’italiano più famoso degli ultimi trent’anni, forse insidiato da Francesco Totti e con questo abbiamo detto tutto sul degrado del Paese.

Dall’operazione Tangentopoli in poi – grande messa in scena con la quale si travestì da pulizia morale un colpo di Stato che prevedeva l’eliminazione di un ceto politico legato alla prima repubblica e ostile alla marginalizzazione dell’Italia prevista dal progetto europeo – la politica è cambiata: le parole d’ordine del marketing imperano e sono tutte telegeniche e tutte provenienti dall’America: spettacolarizzazione, personalizzazione, carisma.

Berlusconi e le sue convention le interpretano subito alla perfezione, maldestramente imitate dalle altre forze politiche. Arrivano gli appassionanti e reclamizzati duelli televisivi, rodati già da decenni sugli schermi del nuovo continente:  Occhetto contro Berlusconi, come Kennedy contro Nixon.

Berlusconi è il profeta della americanizzazione della tv e della politica: l’uomo che si è fatto da sé, che porta in Italia il sogno a stelle e strisce dell’uomo qualunque che ha costruito una fortuna e, in aggiunta, con sanguigno e indomito spirito latino, organizza, ultrasettantenne, festini orgiastici in grado di rivaleggiare con antichi baccanali o suggestioni da Mille e una notte.

L’italiano medio va in visibilio di fronte a questa luccicante proiezione dei propri desideri elevata al cubo: donne, potere, miliardi. E il frustrato Nando Mericoni di Un americano a Roma è finalmente compensato e sublimato dal suo contraltare: l’imprenditore milanese che ha trovato una via italiana all’America e fonda città e imperi televisivi come un novello pioniere della frontiera del benessere.

Oggi la Milano da bere è finita in una flebo, nel triste sorriso chirurgico di un clown morente. L’ultimo rappresentate della Madison Avenue de noantri è stato Salvini, l’ex ragazzo prodigio de Il pranzo è servito; pallido imitatore del carisma cristallino, inimitabile dono di Dio, uomo sandwich che ha sostituito i cartelli pubblicitari con le felpe e del Milan può solo essere tifoso.

Eppure, nonostante il suo impero televisivo sembri l’attuazione del piano della loggia Propaganda Due di costituire un polo televisivo privato, alternativo alla Rai, Berlusconi è stato anche un perseguitato. Considerato un parvenu dalla nobiltà – si fa per dire – economico finanziaria italiana, isolato nei ricevimenti al Quirinale.

Bersaglio per decenni della stampa, utilizzato come capro espiatorio, con l’antiberlusconismo unico contenuto e cifra espressiva della pseudo sinistra italiana della seconda repubblica. Attraverso la militanza contro di lui – vera o falsa – si sono costruite le carriere di acclamati registi e giornalistucoli da strapazzo, che si sono arrogati il diritto spocchioso di un giudizio morale.

Berlusconi ha fatto molto comodo: è stato il paravento,  la cortina fumogena che ha coperto (oltre alle proprie) le malefatte altrui e la distruzione dell’Italia.

E veniamo al lascito culturale, secondo me l’aspetto più importante e deleterio del passaggio del nostro a queste latitudini. L’americanismo più deteriore (ce n’è forse un altro?), fatto di superficialità, vuotezza, volgarità, ha inondato attraverso i teleschermi le case, trovando facile asilo nei cervelli disabitati degli italiani. La televisione di Stato, che, fino a quel punto, aveva offerto – tra enormi limiti e condizionamenti – alcuni contenuti di indubbia qualità, anche sul piano della confezione e del gusto (pur tra palesi ammiccamenti alla BBC), ha rincorso sullo stesso terreno il nuovo modello.

Oggi l’esito di questa competizione al ribasso è sotto gli occhi di tutti: il deserto culturale, l’annichilimento del pensiero, la trasformazione antropologica dell’Italia in una colonia. Uno svuotamento culturale che ha accompagnato lo svuotamento istituzionale.

Questa transizione ha preparato anche la volgarità e il vuoto pneumatico di internet, che sarebbero altrimenti impossibili. Consegnandoci un Paese culturalmente invivibile, l’opera e l’eredità di Berlusconi sono indelebili e imperdonabili.

Poi c’è il lato umano. Come quando regalò, durante il loro primo incontro, a Cossutta e Bertinotti una spilletta a forma di falce e martello. Di fronte a questi suoi gesti, si rimaneva sempre nel dubbio di essere di fronte all’ipocrita affabilità del venditore porta a porta, o ad una sincera sensibilità umana.

Ma sull’uomo, sulla sua interiorità, non è lecito alcun giudizio.

Qualcosa di tutti noi – chi lo ha amato e odiato – muore con lui. Muore un po’ il sogno, la falsa speranza cui ognuno di noi dentro di sè si aggrappa; e, dietro le promesse bugiarde, resta solo il tragico presente italiano.

Berlusconi andrà, forse, a fare spettacolo da qualche altra parte. Chissà se lassù dove si odono musiche celestiali, si potrà iniziare di nuovo dal piano bar; intanto, qui, la camera ardente sarà sostituita da una camera al dente, sponsorizzata da qualche nota ditta di pastasciutta.

https://comedonchisciotte.org/  13/6/2023

 

 

 

 

REGIME BERLUSCONIANO!

Lutto nazionale e funerali di Stato per il piduista tessera gelliana 1816, santificato in diretta televisiva, senza neanche la beatificazione.

Bentornati nell’Italietta covidiota da regime berlusconiano, telecomandata da Washington, smemorata, priva di dignità, indipendenza e sovranità, dove la mafia bivacca nelle istituzioni tricolore.

 

Gianni Lannes,    http://sulatestagiannilannes.blogspot.com/ 14/6/2023

 

 

 

 

 

SILVIO BERLUSCONI: SE NE VA UN UOMO DI POTERE O DEL POTERE?

E’ morto Silvio Berlusconi, per tutti il Cavaliere e con lui certamente si chiude un’epoca!

Quando muoiono personaggi del calibro del Silvio nazionale i bilanci sono d’obbligo come o forse più delle condoglianze, e stante la prolungata influenza che il suo operato di uomo pubblico ha avuto sulle nostre vite, ognuno di noi ha tutto il diritto di non attendere la Storia, per giudicare un uomo piacevole e simpatico ma che ne ha fatte di cotte e di crude.

Silvio Berlusconi un uomo di potere o del “Potere”? Questa è la domanda che tutti noi ci siamo sempre posti pensando a cosa ha fatto e dov’è riuscito ad arrivare nella sua vita, ma soprattutto per quello che non ha fatto, per le nostre di vite, quando ha avuto tutto il potere per farlo.

Il percorso terreno di Berlusconi in relazione al suo operato, va diviso in modo netto in due parti: quello che ha fatto da imprenditore prima e quello da politico poi.

Fermo restando che anche i successi nel mondo imprenditoriale, quando raggiungono i livelli che ha raggiunto Berlusconi, sono sempre frutto di una liaison di interessi quanto mai stretti con il mondo politico e le lobby che lo comandano. La storia del Cavaliere, è l’ennesima conferma della totale metamorfosi che ogni uomo subisce quando da normale cittadino si trova catapultato nello spregevole mondo della politica.

L’imprenditore di grande successo nel campo immobiliare, il precursore dei tempi in quello televisivo ed il presidente di calcio più titolato al mondo, hanno lasciato il posto al politico che ha contribuito (naturalmente insieme agli altri che si sono alternati), a catapultare il nostro paese nei suoi anni peggiori, dal punto di vista del benessere comune e del degrado morale raggiunto negli ultimi trenta anni.

L’imprenditore che creava migliaia di posti di lavoro ed inanellava successi e miliardi uno dietro l’altro ed il presidente della squadra del Milan, che vinceva in tutti campi del mondo, ha lasciato il posto al politico che ha condotto l’Italia nell’euro, condividendo in pieno tutto il progetto europeo funzionale al saccheggio del paese messo in atto dalle nostre élite, che ha portato disoccupazione, precarietà ed un impoverimento generalizzato mai visto fin dai tempi delle guerre mondiali.

Tra la figura imprenditoriale e quella politica di Silvio Berlusconi c’è poi un comune denominatore, che unisce queste due parti inversamente proporzionali tra loro in fatto di risultati. Un comune denominatore, che si compone dalla classica invidia per chi ha successo. Elemento questo che ha però reso poi difficile decifrare dove sia la verità sulla reale provenienza dei capitali che hanno dato l’avvio alla sua ascesa e che, come sappiamo, sono a tutt’oggi ancora oggetto di indagini in alcune procure.

La classica e fisiologica invidia che alberga tra la gente non sarebbe stata un ostacolo alla verità, se le nostre istituzioni che gestiscono la “Giustizia” non fossero anch’esse state prese d’assalto dagli stessi poteri profondi a cui Berlusconi stesso apparteneva. Finendo per creare quella voluta confusione, dove indagini e processi servono più alle campagne elettorali che a determinare quella verità che uno stato di diritto ed il suo popolo meriterebbero.

Persino le accuse di contiguità con la Mafia che da anni vengono attribuite a Berlusconi, finiscono per lasciare il tempo che trovano, in un paese dove oggi il cancro mafioso è totalmente asservito alla metastasi massonica.

Non voglio e non mi interessa entrare su questi aspetti della vita di Berlusconi, lo faranno i magistrati di Firenze (dove ancora sono in corso le indagini sulle stragi di mafia); naturalmente, se riusciranno a staccarsi dal Sistema di potere che sappiamo ancora essere ben presente nei nostri luoghi di giustizia.

C’è una cosa però che mi interessa in modo particolare dell’operato del Berlusconi-politico; una cosa che, a dire il vero, interessa a tutti noi italiani e che ci dà la risposta alla domanda oggetto del titolo del presente articolo.

In questi giorni, dopo la sua morte, stiamo ascoltando di tutto sulla vita di Silvio Berlusconi. La stampa main- stream, come sempre si divide a metà tra i suoi detrattori e gli innamorati cronici, ma nessuno (e sottolineo nessuno) ricorda quel fatidico anno 2011, quando la nostra democrazia subì un vero e proprio “golpe bianco”.

Gli stessi poteri che nel 1992, con ancora caldo nelle strade il sangue di Falcone e Borsellino, abbatterono la prima Repubblica – e scelsero Silvio Berlusconi come l’uomo che a breve avrebbe fondato un nuovo partito dal nulla (Forza Italia) per condurre il paese – solo pochi anni dopo, con Draghi e l’allora presidente Napolitano al comando, decisero che per la democrazia nel nostro paese l’ora della fine era scoccata.

La storia la conosciamo tutti, Berlusconi se ne va ed arriva a Palazzo Chigi Mario Monti, per mettere in atto le famose politiche fiscali lacrime e sangue, per un massacro sociale funzionale al saccheggio del paese e tenersi l’euro; una valuta di stampo coloniale sostanzialmente a cambio fisso, con la quale è stato ricreato un “gold standard” di fatto, per mantenere intonsi i risparmi delle élite nostrane.

Berlusconi, che negli anni a venire ha poi dimostrato di conoscere il funzionamento della moneta moderna, e quindi cosa sarebbe successo al paese con l’arrivo del governo tecnico, di fronte al golpe ed in totale spregio al bene degli italiani, col quale sempre si sciacquava la bocca nei suoi innumerevoli discorsi pubblici, si fece da parte come un agnellino e addirittura andò anche in sostegno del governo-Monti.

Arrivarono immediatamente la distruzione della domanda interna e quella di un tessuto produttivo che ci aveva reso i migliori al mondo. A fermare lo spread ci pensò immediatamente Draghi, con le ormai note politiche monetarie che avrebbe potuto mettere in atto anche con Berlusconi. Ma quello che ai poteri interessava fermare, per continuare il saccheggio, erano le politiche fiscali e la certezza che gli stessi potessero ricevere 80 miliardi all’anno di interessi dal sangue degli italiani.

Tutto questo Silvio Berlusconi lo sapeva ma, come un vigliacco più totale, rinnegando se stesso e gli italiani, decise di tacere per ordine di scuderia e, naturalmente, per interesse personale.

Non solo, la discesa morale di uomo che invecchiando non si poteva più guardare – noi in TV e lui allo specchio – è continuata quando in seguito, per esclusiva finalità di campagna elettorale, ci ha fatto capire che sapeva benissimo come stavano le cose e cosa stava succedendo al suo popolo.

Basterebbe ascoltare il suo discorso del 2013 al Consiglio Nazionale del Popolo delle Libertà ( vedi qua sotto), per comprendere come Silvio Berlusconi sia stato un appartenente fedele, di quelli che tengo famiglia, alla stregua di un Bagnai qualsiasi (tanto per fare un nome, all’interno dei numerosi esemplari che il Parco della nostra politica contiene):


Vedi e ascolta QUI

 

Era il 2012, aveva da poco ceduto la poltrona a Mario Monti quando, in vista della nuova campagna elettorale, Silvio fingeva di minacciare la UE con quello che non aveva fatto appena un anno prima sulla poltrona di governo:

«vi dico l’idea pazza: la Banca d’Italia stampi euro», se la Bce non vuole farlo. «Se l’Europa non dovesse ascoltare le nostre richieste – ha poi aggiunto – dovremmo dire “ciao ciao” e uscire dall’euro».

L’ultima considerazione su Berlusconi la voglio fare a livello morale. Non vi è dubbio che in quel fatidico anno 2011 Berlusconi si è dimostrato tutt’altro che Uomo Vero, poiché invece che essere fedele agli italiani ed alla Repubblica, in virtù del giuramento fatto quando è divenuto Presidente del Consiglio, la sua fedeltà l’ha riservata alle oligarchie che hanno in mano il paese ed alle quali lui stesso apparteneva.

Questo lo rende a pieno titolo uomo del Potere!

Nel paese della normale devianza, come è il nostro attualmente; per molti certamente Berlusconi avrà scritto la storia in senso positivo. In un paese dove i deviati sono considerati normali ed i normali sovversivi, è giusto che Berlusconi si sia meritato i funerali di Stato…..

non per il sottoscritto!

Fabio Bonciani,   https://comedonchisciotte.org/  14/6/2023

 

 

 

 

Berlusconi ha fatto il suo tempo

Circolano, subito dopo la morte dell’ex presidente del Consiglio, reazioni che tendono a esagerarne le responsabilità sia in senso negativo che positivo. Come sempre la lettura più immediata e superficiale, ma anche la più semplice, tende a dare un valore ipertrofico all’individuo leader ma non è in grado di comprendere la realtà complessiva di cui una leadership non è che un elemento, la quale perciò non può essere caricata da sola di aver segnato l’andamento storico di un trentennio né nel bene né nel male.

Un capo è certamente dotato di quel carisma e di quella capacità di capire le fasi e di cogliere i momenti propizi che gli consentono di essere capo, ma il fatto stesso che lo diventi dipende da condizioni oggettive indipendenti dall’individuo, la cui analisi è sempre complessa ma allo stesso tempo necessaria per comprendere l’intera fase storica.

Senza nulla togliere quindi con ciò alla responsabilità della persona e alla sua capacità singolare di incidere nella realtà politica, sociale e culturale, Berlusconi è oggi innalzato come un simbolo di tante cose, buone per alcuni e nefaste per altri, avvenute negli ultimi trent’anni, più che come un punto di partenza per analizzare ciò che è stata questa seconda (e forse terza?) repubblica italiana.

Da una parte si dice che abbia avuto il merito di modernizzare l’Italia e introdurvi una vera cultura liberale, dall’altra che abbia sdoganato fascismo e leghismo, introdotto la tv spazzatura e la cultura pubblicitaria, omologato l’informazione, consentito agli ex-fascisti di arrivare al governo designando Meloni e Salvini come sua eredità, rinfocolato la mafia e alimentato l’evasione fiscale, diffuso una cultura del corpo femminile come oggetto di consumo ecc.

Certamente molte di queste cose sono vere, almeno in parte, ma è un dato di fatto che Berlusconi abbandonò il governo quasi dodici anni fa per non farvi più ritorno, mentre non si può dire che lo stato dell’informazione e della politica, senz’altro ancora meno quello della cultura di massa, siano migliorati in questi dodici anni di sua assenza.

Una seria analisi storica del berlusconismo (ma è mai esistito il berlusconismo?) – oltre a dover essere limitata ai circa venti anni tra la discesa in campo nel 1994 e la caduta del suo quarto governo nel 2011 – andrebbe focalizzata sulle condizioni strutturali della realtà italiana e internazionale che gli hanno consentito di assumere quella funzione di capo e di simbolo che ha avuto, al di là del ruolo del suo noto impero mediatico e delle sue doti personali, nonché delle condizioni che hanno provocato infine la sua messa da parte.

A mio avviso, infatti, non è ancora stata data una risposta completa e convincente alla caduta del sistema politico-partitico della prima repubblica, al vuoto che ha creato e al modo in cui quel vuoto è stato sostituito.

La tesi del colpo di Stato giudiziario non regge, potendo comunque essere considerato quello al limite come un elemento scatenante tra gli altri: come è possibile che l’iniziativa di qualche giudice abbia fatto da sola crollare l’intero sistema di potere radicato nelle masse e consolidatosi in quarant’anni della quinta potenza industriale mondiale? Certamente l’emergere di volontà internazionali in questo senso potrebbe completare almeno in parte il quadro, ma non mi pare che questo sia stato ancora sufficientemente provato.

Silvio Berlusconi ha poi avuto certamente la capacità di saper riempire questo vuoto inventando lo spauracchio del pericolo comunista e utilizzando il suo impero industriale; ha saputo convogliare sotto la sua guida il post-fascismo e il nascente leghismo, oltreché ampi spezzoni di ex-democristiani ed ex-socialisti, dando nuovo contenuto ideologico al nuovo sistema politico-partitico sanzionato dall’istituzione della giornata delle foibe; ha portato il paese in guerra aperta vicino a Bush e lo ha addentrato ancora di più nell’UE attraverso il trattato di Lisbona; ha accelerato la deregolamentazione del mercato del lavoro e non ha certo incoraggiato le rivendicazioni salariali; ha proseguito le privatizzazioni e l’aziendalizzazione dell’università; il suo governo si è inoltre reso responsabile di una gigantesca violazione di diritti fondamentali su scala di massa nell’ambito della repressione della protesta anti-globalizzazione a Genova.

Ma al netto di quest’ultimo fatto, si può dire con sicurezza che tutte le altre tendenze erano già in essere prima della sua ascesa al potere e sono rimaste, rinvigorendosi, dopo la sua caduta: la globalizzazione, l’integrazione europea, la moderazione salariale, la deregolamentazione del mercato del lavoro, le privatizzazioni, i tagli alla spesa e l’aziendalizzazione dell’università erano già iniziate nella prima metà degli anni Novanta, proseguirono con i governi di centro-sinistra e fecero un salto di qualità dopo il 2011 in quanto si trattava e si tratta di tendenze mondiali finora incontrastate; lo scadimento della cultura e dell’informazione e la concentrazione monopolistica degli organi di stampa non sono stati certo una prerogativa di Berlusconi; il post-fascismo e il leghismo sono stati certamente sdoganati dall’ex-presidente, ma c’era un’alternativa? Si trattava di movimenti che prendevano sempre più forza mentre ormai i vecchi partiti, nominalmente gli stessi ma concretamente già post-ideologici da tempo, si indebolivano sempre di più.

Persino la guerra non fu un’invenzione di Berlusconi perché già il governo D’Alema vi aveva portato l’Italia con il bombardamento di Belgrado, fatto al di fuori e contro le Nazioni Unite. Berlusconi ha avuto semmai il merito, quando ormai era un astro morente, di opporsi timidamente alla guerra libica anglo-francese e più recentemente all’alimentazione della guerra ucraina. Ma ormai era un grillo parlante che neanche più i suoi alleati, che forse in fondo aveva sempre disprezzato e trattato da inferiori, ascoltavano più.

Perché allora il potere di Berlusconi finisce nel 2011? Sappiamo bene che Napolitano lo sostituì d’imperio e forse è più facile leggere l’epilogo che la genesi di questa storia.

La situazione internazionale si faceva più severa: in Europa la crisi dei debiti aveva mostrato i difetti di costituzione cui la Germania si ostinava tuttavia a non voler mettere mano, pretendendo però di obbligare gli Stati membri al pareggio di bilancio e al riequilibrio degli scambi attraverso la deflazione salari-prezzi, cosa che avrebbe certamente rovinato il carisma di un presidente che amava dipingersi così empatico con il popolo; nel mondo eurasiatico poi l’espansione della NATO a Est e in Medio Oriente imponeva un governo più fedele di come poteva esserlo uno presieduto da un amico intimo di Putin, Gheddafi e Erdogan.

Rimane un bel lavoro da fare per gli storici; dannazioni e santificazioni sono altra cosa.

https://www.lafionda.org/  13/6/2023

 

 

 

Anche se il tempo per firmare la petizione è terminato vi offriamo questa informazione lo stesso come esempio di coraggio e coerenza civile. Come esempio del dovere di “ricordare” e non “beatificare”.

 

Lutto nazionale per Berlusconi? Il Rettore Montanari: “Anche no”. Via alla petizione

Il rettore dell’Università di SienaTomaso Montanari: “No bandiere a mezz’asta nella mia università” riferendosi al lutto nazionale proclamato a seguito della morte di Silvio Berlusconi.

Nessun odio, ma nessuna santificazione ipocrita. Ricordare chi è stato Berlusconi, è oggi un dovere civile, ha scritto Montanari su Facebook.

Dopo quel post è partita, nel giro di pochissime ore, una petizione su Change.org a sostegno di quello che appare un dissenso civico condiviso da molti osservatori, intellettuali, ma anche semplici cittadini. E sono già tantissimi ad aver firmato.

Di seguito ne riportiamo il testo integrale.

Per una larghissima parte dei cittadini italiani – e non solo per questi – l’indizione da parte della Presidenza del Consiglio del lutto nazionale per la morte di Silvio Berlusconi risulta in stridente contrasto con le vicende che hanno segnato e caratterizzato la vita del personaggio, ben delineate dal prof. Montanari, Rettore dell’Università per stranieri di Siena, nella sua dichiarazione alla comunità (e in parte sul giornale La Repubblica) che qui riportiamo:


“Scrivo a tutta la comunità per assumermi la responsabilità di una scelta, evidentemente controcorrente, in occasione della scomparsa di Silvio Berlusconi.

Di fronte a questa notizia naturalmente non si può provare alcuna gioia, anzi la tristezza che si prova di fronte ad ogni morte. Ma il giudizio, quello sì, è necessario: perché è vero che Berlusconi ha segnato la storia, ma lo ha fatto lasciando il mondo e l’Italia assai peggiori di come li aveva trovati.

Dalla P2 ai rapporti con la mafia via Dell’Utri, dal disprezzo della giustizia alla mercificazione di tutto (a partire dal corpo delle donne, nelle sue tv), dal fiero sdoganamento dei fascisti al governo alla menzogna come metodo sistematico, dall’interesse personale come unico metro alla speculazione edilizia come distruzione della natura. In questo, e in moltissimo altro, Berlusconi è stato il contrario esatto di uno statista, anzi il rovesciamento grottesco del progetto della Costituzione.

Nessun odio, ma nessuna santificazione ipocrita. Ricordare chi è stato, è oggi un dovere civile.

Per queste ragioni, nonostante che la Presidenza del Consiglio abbia disposto (https://www.governo.it/it/articolo/bandiere-mezzasta-sugli-edifici-pubblici-e-lutto-nazionale-la-scomparsa-del-presidente le bandiere a mezz’asta su tutti gli edifici pubblici da oggi a mercoledì (giorno dei funerali di Stato e lutto nazionale), mi assumo personalmente la responsabilità di disporre che le bandiere di Unistrasi non scendano.

Ognuno obbedisce infine alla propria coscienza, e una università che si inchini a una storia come quella non è una università.
Col più cordiale saluto,

il Rettore
Tomaso Montanari
Professore ordinario di Storia dell’arte moderna
Rettore dell’Università per Stranieri di Siena”


Le conseguenze negative di tali vicende (oltretutto dotate di valenza ‘esemplare’ in quanto aventi a protagonista un’altissima carica dello Stato), sia in ambito genericamente civile sia più specificamente nell’ambito della cultura diffusa, sono da sempre sotto gli occhi dei cittadini sensibili e capaci di giudizio critico.

A questi ci rivolgiamo per offrire una coerente ed ampia solidarietà al prof. Montanari esprimendo con la nostra firma il consenso sia verso la sua analisi sia verso la sua scelta autonoma e responsabile di non far scendere a mezz’asta le bandiere dell’istituzione universitaria che dirige.

https://www.articolo21.org/   3/6/2023

 

Per firmare: QUI

 

 

 

 

 

 

ANNO IV DELLA DITTATURA SANITARIO-ECOLOGICO-DIGITALE


 

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