Il Coronavirus e l’ultima operazione di influenza della Russia sull’Italia

Cento specialisti in guerra batteriologica russi mandati da Mosca, e accettati senza riserve, sul territorio italiano. I principali sono inquadrati con grado militare. E sul Facebook italiano Sputnik celebra l’operazione «Dalla Russia con amore»

Militari russi a Pratica di Mare e Di Maio

A Mosca, nelle ore in cui Putin spediva aiuti al suo amico Giuseppe Conte, è successa una cosa che vale la pena raccontare. A una domanda dei giornalisti se la Russia si aspetta che l’Italia si adoperi nell’Unione europea per fermare la proroga delle sanzioni, dopo aver ricevuto gli aiuti russi, il portavoce di Putin, Dmitry Peskov, ha risposto: «No, le due cose non sono assolutamente collegate. Non ci possono essere dubbi su condizioni o calcoli o speranze. L’Italia ha davvero bisogno di più aiuto, e su più vasta scala», ha aggiunto Peskov. Già che abbia dovuto spiegarlo, però, fa accendere un alert. Cosa è successo nei giorni scorsi?

Anche la Russia, oltre la Cina, sta cercando di infilarsi nell’emergenza Coronavirus per una operazione di influenza in Italia.

Sabato c’è stata una telefonata piuttosto lunga tra il presidente del consiglio Giuseppe Conte e Vladimir Putin. La Russia ha mandato in Italia dieci aerei e 100 specialisti che le agenzie russe definiscono esperti nel settore che hanno lavorato nell’eliminazione dei focolai di peste suina africana, antrace, nei vaccini contro Ebola e contro la peste.

Tra di loro ci sono il generale Sergei Kikot, esperto di antrace. E c’è il colonnello Gennady Eremin, esperto di guerra batteriologica. La prima cosa da notare è che si tratta di specialisti quasi tutti con un inquadramento militare. Che da oggi hanno via libera per operare sul teatro italiano.

Se questo non bastasse a sollevare qualche interrogativo, potrà comunque essere utile capire chi siano i russi che opereranno da noi. La Stampa è in grado di ricostruirlo. Osserva Kirill Shamiev, uno degli analisti più attenti, che il capo del gruppo, Sergei Kikot, generale, è esperto di antrace. Eremin, colonnello, è esperto in guerra batteriologica e ha lavorato contro la febbre suina. Il colonnello Viacheslav Kulish è un esperto nello sviluppo di attrezzature protettive contro agenti biologici virali, ha lavorato anche lui nei programmi contro Ebola e la peste. Alexander Yumanov, colonnello, è professore all’Accademia medica militare di Kirov, ha lavorato in Guinea su Ebola. Il colonnello Alexej Smirnov, è epidemiologo esperto in prevenzione delle malattie infettive, e fu coinvolto nello sviluppo di vaccini contro Ebola.

Shamiev ha osservato su twitter: «E’ sorprendente come la propaganda russa si lanci sulle cose positive». E in effetti fa impressione come anche nel web italiano abbiano cominciato a circolare versione encomiastiche e apologetiche di questa storia.

C’è per esempio un video che, dalla pagina Facebook di Sputnik, si irradia in luoghi meno ufficiali, impaginato in maniera soffusa, in cui sono filmati i preparativi dell’operazione, con aerei e soldati. Da Mosca arrivano nove aerei Ilyushin, che possono caricare fino a 40 tonnellate ciascuno. Il nome stesso con cui viene presentata l’operazione dai russi, “Dalla Russia con amore”, fa da pendant all’analoga operazione cinese che abbiamo descritto nei giorni scorsi.

Ad accogliere gli aiuti russi a Pratica di Mare, domenica sera in aeroporto, c’era il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, rispetto al quale il premier Conte pare del tutto allineato nei dossier geopolitici. E’ Di Maio che detta i tempi delle operazioni principali, e ieri il ministro è stato esplicito come forse mai, in passato, anche sui rapporti coi russi: «L’Italia non è sola e coltivare certe amicizie sta pagando», ha detto dall’aeroporto militare il capo della Farnesina.

Poi è salito su un aereo per portare di persona un primo carico di aiuti russi in Lombardia insieme al commissario straordinario Domenico Arcuri, scelto da Conte su indicazione del M5S, e al ministro del Pd Francesco Boccia.

Il Pd pare ormai completamente ingaggiato nella relazione italo-russa, e privo di resistenze apprezzabili. La telefonata Conte-Putin è stata preceduta da quella tra i due ministri della Difesa, Serghei Shoigu e Lorenzo Guerini.

Roma, provincia di Mosca.

Jacopo Iacoboni     La Stampa  23 /3/2020

 

 

Sul Coronavirus la nuova offensiva della Cina per l’egemonia in Italia

Conte si schiera sulla linea-Di Maio: lunedi il premier a colloquio a lungo con Xi Jinping, aiuti collegati all’economia in una “Via della Seta sanitaria”. All’offensiva diplomatica corrisponde quella nella propaganda di Pechino sul web italiano. E Grillo celebra sul blog la collaborazione di Huawei a iniziative del governo.

Medici cinesi all'aereoporto di Fiumicino

Nel primo pomeriggio di lunedì, in uno dei giorni più difficili sul fronte della guerra al Coronavirus in Italia, il premier italiano Giuseppe Conte ha avuto il più lungo colloquio telefonico recente con un leader politico internazionale: non era un leader europeo o americano, ma il presidente cinese Xi Jinping.

Durante la conversazione, Xi si è impegnato a inviare medici, attrezzature sanitarie e «ogni altra assistenza necessaria», ma non si tratterà di regali o aiuti umanitari.

Quello che è stato notato dalle nostre fonti governative bene a conoscenza del dossier, è che la fornitura di aiuti e assistenza è stata esplicitamente collegata da Pechino a tutti i discorsi precedenti fatti con Roma sull’asse geopolitico Italia-Cina intorno alla Via della Seta.

Per farla breve, Xi Jinping non ha avuto imbarazzi né timidezze nel congiungere economia e aiuti sanitari, evocando una «Via della Seta sanitaria». Creatasi una dipendenza, i cinesi si offrono come coloro che possono soddisfarla.

Naturalmente anche a Palazzo Chigi e alla Farnesina hanno capito bene che non si tratterà di beneficenza cinese; ma mai come su questo dossier Conte è allineatissimo alla linea dettata dalla Farnesina (e dal Movimento di Casaleggio): dialogo forte e speciale con la Cina: un dialogo (per alcuni meglio sarebbe dire sottomissione) che trova larghi consensi anche dentro l’altro alleato di governo, il Pd.

Nel governo italiano sono convinti che in questo momento la Cina, per varie ragioni, compresa l’esperienza diretta appena vissuta a Wuhan e nello Hubei, è l’unico Paese al mondo che possa (e voglia) aiutare l’Italia nella battaglia contro il Covid-19.

La cosa tuttavia pone anche serie preoccupazioni, che circolano dentro la diplomazia e la politica italiana: mentre ci tende la mano, Pechino sta anche sferrando una fortissima offensiva diplomatica e propagandistica – internazionale, contro gli Stati Uniti, e italiana, per conquistare una specie di egemonia culturale da noi.

Proprio questa mattina il Guardian racconta che sono stati invitati a lasciare Pechino i reporter americani di New York Times, Washington Post e Wall Street Journal. Durissimo con Washington, il regime cinese è invece incredibilmente dolce e soffuso nel racconto che offre di sé in Italia, e che l’Italia in mano al governo Conte accetta di ottimo grado.

Il ministro degli esteri Di Maio – cui Conte, è bene notarlo, si allinea – è impegnato a far passare il messaggio che solo la Cina ci aiuta.

Domenica sera Di Maio ha tenuto, sì, anche una videochiamata con la Corea del sud (autori loro sì di una strategia di lotta al Coronavirus studiata dalle principali riviste scientifiche mondiali), ma la cosa non è stata affatto pubblicizzata (la sappiamo dai media coreani). Grande eco, invece, a ogni interazione sull’asse italo-cinese.

Sempre domenica, una portavoce del ministero degli esteri di Pechino ha postato sui social un video in cui cittadini italiani dalle finestre applaudono e ringraziano medici e infermieri italiani per l’impegno con i malati di Coronavirus: solo che ha descritto il video come un omaggio degli italiani alla Cina, per ringraziarla dei ventilatori e delle mascherine che ci hanno mandato. Propaganda che sconfina nella disinformation di stato.

Prosegue intanto, persino in sedi ufficiali ormai, la diffusione della teoria che il Covid-19 sia arrivato in Cina dagli Usa: Zaho Lijan, vicedirettore generale del ministero degli esteri, ha sostenuto che c’è «ulteriore evidenza che il virus sia originato negli Usa», e sia arrivato in Cina da un paziente zero, un militare americano. Ovviamente nulla che possa al momento ritenersi minimamente fondato, o anche solo sottoponibile a verifica.

Colpisce che nel frattempo anche il web italiano sia sempre più popolato di troll filocinesi, attivi (talora in italiano traballante) a spingere ogni narrativa utile a Pechino, a partire dai pacchi con gli aiuti sanitari, con la doppia scritta, in italiano e in cinese, «Insieme ce la faremo! Uniti vinceremo!».

Quasi che l’Italia del 2020 stesse alla Cina come l’Italia del ‘45 agli Stati Uniti.

Colpisce infine una coincidenza temporale: nel blog di Beppe Grillo – già autore di repentine visite all’ambasciatore cinese a Roma, con seguito di polemiche - proprio lunedì 16 marzo, è apparso un post dell’Agi che riprende un comunicato di Huawei. Grillo titola così, entusiasticamente: “Huawei dona 200mila mascherine e tecnologia per gli ospedali”. E nel testo ci informa che Huawei «partecipa» anche a un’iniziativa governativa italiana del ministero per l’innovazione.

Jacopo Iacoboni        La Stampa    18/3/ 2020


 

 

“ L’Italia è il centro politico del mondo, il laboratorio, come Trump in America e Modi in India… Conte è un premier simbolico, un notaio. Grazie a lui avete un governo di unità… due partiti guidati da due giovani con grandi idee, Salvini e Di Maio”.

Steve Bannon, miliardario americano,

consulente di Trump nella campagna elettorale del 2016, capo di “The Movement” organizzazione per promuovere il sovranismo e il populismo di destra in Europa.

 

 

“Muoio, ma vorrei che la mia vita non fosse sprecata inutilmente, vorrei che la grande lotta per la quale muoio avesse un giorno il suo evento.”

Bruno Frittaion, 19 anni, Antifascista e Partigiano

fucilato dai tedeschi a Tarcento (Udine) il 1 febbraio 1945


 


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