Siamo di fronte a piccoli personaggi frutto della selezione a rovescio della classe politica, prodotta dalla caduta delle alternative vere, non ci sono più destra e sinistra; da sistemi elettorali maggioritari che trasformano le minoranze in grandi maggioranze vuote; e poi della selezione mediatica, di cui il social è oramai una variante.

Il risultato sono leader che si gonfiano e si sgonfiano velocemente ed il cui principio guida è quello sarcasticamente sintetizzato da una battuta di Groucho Marx: questi sono i miei principi, non vanno bene? Ne ho degli altri.

Il governo Bisconte nasce con un presidente del consiglio che aveva definito il governo gialloverde la rappresentanza politica della voglia di cambiamento degli italiani e che ora guida una maggioranza politica opposta.

Salvini, che piangerà nella sua stanzetta da bulletto pauroso quale è, prima ha messo in crisi il governo, poi non si è dimesso e ha addirittura proposto di continuare affidando ai Cinquestelle la presidenza. Delle giravolte di Di Maio per ragioni di spazio ricordiamo solo l’ultima: mai col partito di Bibbiano. Zingaretti a sua volta ha dovuto rovesciare la posizione che aveva concordato con Salvini: elezioni subito. Non solo ha dovuto smentire questa sua irrinunciabile scelta, ma anche quella successiva: no al Conte bis. E lo ha dovuto fare perché Renzi, che nel passato aveva minacciato la scissione se Il PD si fosse alleato con il M5S, ora la minacciava se non avessero governato assieme. Lasciamo perdere i cespugli parlamentari da LeU a L’altra Europa, mostratisi appunto come puri cespugli.

E i programmi? La sola cosa chiara è che i Cinquestelle hanno votato il Decreto Sicurezza bis con la Lega, che a sua volta con il PD ha votato il TAV e condivide l’autonomia differenziata. Alla fine i tre partiti che litigano sul governo hanno il 99% dei programmi in comune.

Questo governo nasce con la benedizione di Trump e Ursula von der Leyen, della Confindustria che vuole soldi, di Grillo che vuole i tecnici e di Landini che chiede il ritorno al consociativismo sindacale. E i mercati festeggiano e comandano.

Tutto ciò garantisce un governo di pura continuità con tutti i governi passati, compreso l’ultimo. E la soddisfazione, che in molti abbiamo provato, per la pessima figura di Salvini politicamente non vuol dire nulla. Anzi va tenuta nello stesso conto di quella di un tifoso che gioisca per la sconfitta di una squadra antipatica, mentre la propria va in serie B.

Non c’è nulla di consolatorio nel governo BisConte, che anzi annuncia un nuovo degrado della politica italiana: il biscontismo ultima versione del trasformismo. Di un trasformismo che annuncia la fine del conflitto tra destra e sinistra, perché in realtà tutto il confronto politico ufficiale avviene tra diverse versioni della destra.

Ciò che è difficile ma indispensabile oggi, è costruire una alternativa e una rottura con tutto questo, sul piano sociale, economico, politico e anche culturale. Questo il compito di chi non si rassegna che, agli anni della disastrosa alternanza tra Prodi e Berlusconi, seguano quelli in peggio tra Conte e Salvini. Dobbiamo fermare il degrado risalendo alle, e affrontando le, sue cause.

Giorgio Cremaschi   in Micromega-online  29 agosto 2019

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