Befana e Babbo, bue e asinello. Quante fake news sulla festa

“Non voglio guastare le feste a nessuno. Anzi, il contrario: voglio dimostrare che lo spirito del Natale ha in sé qualcosa di eterno, di intramontabile. Di tradizioni ce n’è un bisogno assoluto: ne abbiamo così fame che spesso le inventiamo, le facciamo nostre, dimenticando le loro origini reali“. Sorride, quasi si giustifica, Errico Buonanno, scrittore e saggista, autore di “Falso Natale”, una puntuale inchiesta sulle tante fake news che troviamo sotto l’albero.

Certezze assodate dalla consuetudine e che invece si portano con sé continue e variabili contaminazioni tra storia, religione e cultura popolare. Come per esempio la data per eccellenza, il compleanno di Gesù, il 25 dicembre: giornata presa in prestito da precedenti riti pagani e appositamente riadattata per l’occasione. O la coppia bue e asinello nella stalla: immagine sedimentata in ognuno di noi, ma non supportata da alcuna scrittura.

La colpa, o il merito, è di un semplice refuso, un errore di traduzione dal greco di un copista. E la stella cometa? Un’invenzione pure quella, partorita dell’estro creativo di Giotto: il primo a disegnare sulla mangiatoia un astro abbellito dalla coda.

«Le tradizioni nascono così: a volte per distrazione, a volte per creatività, altre volte ancora per volontà politica. Sovente sono un’evoluzione di una tradizione precedente: ci si appoggia a qualcosa che già c’è, ma gli si dà un nuovo significato. Come San Nicola, che nulla aveva a che fare con il Natale, ma quando il suo culto si è esteso al Nord la sua figura si è fusa con quella del mito di Odino – che nella tradizione nordica portava i regali – e con quella di Father Christmas, figura che rappresentava lo spirito natalizio. Da questo ibrido nasce una sorta di Santa Claus cattolico, contestato dai protestanti che sostenevano che i regali li dovesse portare Gesù bambino. Insomma, rivendicare la propria identità basandosi sulle tradizioni può essere rischioso”.

E lo stesso Natale, così come lo conosciamo, con i regali, le luci e i buoni sentimenti è un qualcosa sorto come risposta a chi il Natale non lo voleva più celebrare. «Pochi sanno che furono proprio i religiosi ad abolire il Natale – spiega Buonanno – Nel 1644, infatti, i Puritani inglesi proibirono espressamente il Natale, cosa che si estese subito in America, perché era una festa non prevista dalle scritture. Le festività furono nuovamente ufficializzate nel 1856, di fatto modellate da Charles Dickens con Il canto di Natale. I doni, la famiglia, i sentimenti, il calore: quelli che oggi sono considerati valori tradizionali sono stati tutti forgiati dalla sua fantasia».

Tra i grandi miti sfatati anche quello dei Magi: nessuno ha mai dimostrato che fossero tre e, soprattutto, che fossero dei Re. Oppure quello dell’albero addobbato, simbolo indiscusso del periodo: l’usanza è di origine tedesca e fu importata in Italia dalla Regina Margherita di Savoia, meno di due secoli fa. A differenza dello prassi dello scambio degli auguri, che altro non è che una rivisitazione moderna degli auspici degli antichi Àuguri, sacerdoti dell’antica Roma capaci di interpretare il volere degli dei.

Così come la dea Diana, con il suo passaggio di casa in casa offrendo prosperità in cambio di qualche piccola offerta, assomiglia tanto alla befana, anche questo un personaggio perfetto per essere inglobato dalla religione e abbinato alla festività dell’Epifania. «Il paganesimo è ancora dentro di noi, è intriso nei nostri simboli e gesti – conclude Buonanno – Non è però falso che il Natale sia per tutti, credenti e non credenti, una festa di speranza e di rinascita. E questo non può essere rimosso da alcuna fake news».

Il presepe di sabbia esposto in piazza San Pietro: il bue e l’asinello accanto alla mangiatoia sono frutto di una traduzione sbagliata dal greco, che confondeva «epoche» con «bestie».
2. Il Babbo Natale come noi lo conosciamo nasce da un’iconografia americana Anni Trenta della pubblicità della Coca Cola.
3. Un’immagine del film 2009 di Robert Zemekis (Disney) tratto dal famoso racconto «A Christmas Carol» di Dickens.
4. Un antico biglietto di auguri: la tradizione di scambiarseli risale all’era vittoriana.
5. L’albero di Natale come noi lo conosciamo venne inventato nella seconda metà dell’800 dalla Regina Vittoria, qui in un’immagine insieme al marito il Principe Alberto.
6. La «Diana di Versailles», un’immagine della dea cacciatrice di epoca romana: la tradizione della Befana viene fatta risalire a lei.

Viene dal culto pagano del Sole Invitto

Nessun Vangelo indica il compleanno di Gesù. Solo a partire dal IV secolo dopo Cristo, e unicamente nella città di Roma, si iniziò a festeggiare il 25 dicembre, poiché in quella data già si celebrava il Natale del Sole Invitto. Un culto pagano di un dio Sole, che per i cristiani ben si sposava con la nascita del Salvatore. E pure l’anno 1 non è quello che crediamo: fu un monaco sciita di nome Dionigi il Piccolo che, nel 525, decise che bisognava iniziare a contare gli anni dalla nascita di Gesù. Ma sbagliò i suoi calcoli e attualmente siamo almeno nel 2022.

La inventò Giotto osservando Halley

Nel Vangelo di Matteo si parla di una stella, luminosa come veniva rappresentata in ogni natività nei primi secoli e in tutto il Medioevo, ma non c’è nessun riferimento al fatto che fosse una cometa. E visto che, almeno fino al XVII questi corpi celesti erano visti come segnali di prodigi certi, pare strano che possa aver omesso il dettaglio. Il primo ad aver inserito la stella cometa è stato Giotto, affrescando la Cappella degli Scrovegni a Padova tra il 1303 e il 1305. Probabilmente ispirato dal passaggio nel 1301 di un bolide, ribattezzato poi secoli dopo con il nome di Cometa di Halley.

Federico Taddia      La Stampa 19.12.18


Il libro:  Errico Buonanno, Falso Natale. Bufale, storie e leggende della festa più importante dell’anno,  ed. UTET  2018,  € 14,00

 

Vedi:  "Il Natale atroce" di Pasolini

Natale banale

L’insostenibile ipocrisia di chi vuole il presepe con i profughi, ma non i migranti


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