Ci troviamo d’accordo nel dire che il nostro è un Paese fermo, al quale vengono troppo spesso promesse e rinnegate quasi sull’istante “grandi riforme”. Proprio in questi giorni, grandi cervelloni della politica stanno discutendo la prossima legge elettorale che per l’ennesima volta risuona di inciuci e incostituzionalità. Ci ritroveremo alleanze e coalizioni in Parlamento e soprattutto partitini che, come sempre, continueranno a importare “personaggi” che alla fine vedremo andare a ricoprire ruoli tra le più alte cariche di governo. Ci sarebbe da esclamare: che schifezza! Ecco, è proprio sul piano di questa schifezza che le domando come dei “politici” possano ancora continuare, in periodi così delicati, ad abusare della nostra morale.

Dov’è finita la questione morale che tanto avrebbe dovuto farci capire la realtà e sbatterci in pieno volto l’orrida parte rappresentata dalle e nelle istituzioni? Berlinguer ne parlava quasi quarant’anni fa. Da lì, nulla o poco è cambiato; se non apparentemente. La gente continua a rubare, a corrompere, a fare affari e favorire la mafia, a importare populismo, a continuare a tracciare il solco della divisione sociale, a fare della politica l’antipolitica e dell’antipolitica la politica, a insultare la meritocrazia, a far diventare i partiti (come tempi addietro) delle vere e proprie macchine da guerra del clientelismo.

Stefano

 

Caro Stefano, non solo non è cambiato nulla dai tempi di Berlinguer e della sua denuncia sui partiti macchine di clientelismo, ma siamo ormai al punto che chi grida “onestà, onestà” viene persino sbeffeggiato dai professionisti della politica e dal coro dei loro giornalisti embedded. Lei cita l’orrendo Rosatellum: non è altro che il frutto di chi ambisce a conservare una poltrona e a ricavarne vantaggi e convenienze personali.

Siamo oltre la corruzione: il sistema dei nominati ha trasfigurato le assemblee elettive in una sorta di welfare d’oro della Casta. Però scagliarsi solo contro le élite è riduttivo: le classi dirigenti sono sempre, nel bene e soprattutto nel male, lo specchio del Paese. L’Italia ha prodotto, nell’ordine, il fascismo, il partito-regime della Dc, infine il berlusconismo. Siamo l’unico Stato occidentale dove il tasso di corruzione non è fisiologico ma patologia cronica. Da noi ben due fasi politiche, la Prima e la Seconda Repubblica, sono finite a causa di inchieste e condanne giudiziarie.

A noi italiani manca una religione civile, fatta di un’etica condivisa sul bene comune. E il contrario della religione civile è il familismo amorale. Siamo un Paese fermo e postumo.

Fabrizio d’Esposito     Il Fatto  12 ottobre 2017

 

vedi:  Il senso di Calamandrei per la religione civile

Se la corruzione non spaventa più

Popolo di faccendieri

Pensiero Urgente  n.258)

La democrazia senza morale

Tacere non sia più una virtù

Corruzione rileggere Sciascia oggi



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