Il 5 agosto 1944 muore fucilato da un reparto di SS italiane a Villar Pelice (TO) GUGLIELMO JERVIS (43 anni nome di battaglia “Willy”) ingegnere partigiano antifascista e azionista.

Jervis nacque a Napoli: la madre apparteneva ad una famiglia valdese e il padre era un ingegnere di origini inglesi. Dopo avere studiato a Torino e Firenze nel 1925 si era laureato in ingegneria al Politecnico di Milano. Subito dopo prestò un anno di servizio militare e lavorò per sei anni in una fabbrica di Milano. Entrò poi a lavorare all’Olivetti d’Ivrea nel 1934 dove fu incaricato  di dirigere la Scuola apprendisti meccanici dell’azienda. Era anche molto attivo nella Comunità religiosa Valdese e nel 1932 si sposò con LUCILLA ROCHAT ( 1907- 1988 insegnante e partigiana) con cui ebbe tre figli.

Dopo l’8 settembre 1943 Jervis non esitò ad entrare nelle file della Resistenza nella zona di Ivrea ed essendo  un provetto alpinista e conoscendo bene l’inglese svolse inizialmente l’attività  di far passare clandestinamente in Svizzera decine e decine di ex prigionieri di guerra alleati.

Ricercato dalla polizia nazista e da quella fascista Jervis decise di trasferirsi in Val Pellice (TO) dove proseguì l’attività partigiana tra le file delle formazioni di Giustizia e Libertà con il nome di battaglia di Willy e qui grazie anche ai contatti che aveva avuto in Svizzera con i servizi segreti alleati organizzò sopra Angrogna (TO) il campo che ricevette il primo lancio d’armi per i partigiani effettuato dagli Alleati nelle Alpi occidentali. Era intanto entrato a far parte del primo Comitato militare del Partito d’Azione che lo nominò commissario politico regionale delle formazioni “Giustizia e Libertà” operanti in Piemonte.

L’11 marzo 1944 durante una missione in Val Germanasca (TO)  Jervis fu arrestato dalle SS italiane al ponte di Bibiana in Val Pellice. Trovato in possesso di documenti importanti fu tradotto in carcere e torturato a lungo senza che gli aguzzini riuscissero peraltro a ricavarne alcuna informazione. Seguì un lungo periodo di detenzione  e torture presso il braccio tedesco delle Carceri Nuove di Torino e diversi tentativi di liberazione organizzati dal gruppo azionista torinese e da GIORGIO AGOSTI (1910- 1922) in particolare che aveva provato a pagare un riscatto per Jervis ai tedeschi che presero i soldi senza liberarlo.

Luogo dell'esecuzione di Jervis

Nella notte tra il 4 ed il 5 agosto 1944 Jervis fu portato con altri quattro partigiani sulla piazza di Villar Pelice e qui i cinque furono fucilati. La salma di Jervis poi fu lasciata appesa per ludibrio ad un albero per due giorni. Il 4 agosto aveva scritto questa breve lettera alla moglie:

“Mio amore caro, dato come si sono svolte le cose temo non ci sia oggi più speranza. Sia fatta la volontà di Dio. Avrò fede fino all’ultimo e spero. Sono Sereno. Dio mi conforta. Sono certo tu pure troverai in Dio le consolazioni. Penserò sempre a voi.”

Qualche tempo dopo proprio al di là del muro contro il quale i partigiani erano stati messi a morte fu trovata una piccola Bibbia che Jervis portava sempre con sé; sulla copertina del volumetto si trovarono incise con uno spillo queste parole:

“Non piangetemi non chiamatemi povero. Muoio per aver servito un’idea. Dio vi benedica e vi guardi. Ci rivedremo certo lassù, Bacia i bambini per me, Poverini, Sii forte per loro.

Il tuo Willy”

 

Dopo la sua morte l’industriale ADRIANO OLIVETTI (1901- 1960) si offrì di mantenere la famiglia di Jervis: egli considerava infatti il suo dipendente “caduto sul lavoro” e chiese alla vedova Lucilla Rochat “ l’onore di provvedere” a lei ed ai figli. Jervis è stato insignito della medaglia d’oro al valor militare e i suoi resti riposano nel cimitero d’Ivrea.


Dal discorso pronunciato ai Partigiani piemontesi da PIERO CALAMANDREI ( 1889- 1956) il 4 aprile del 1954 ad Ivrea:

“Uomini della Resistenza, facciamo di tutto, ciascuno per quanto può, perche questo cielo nostro e i cieli di tutto il mondo, restino immuni da questi micidiali messaggi di distruzione (In quei giorni c’erano stati esperimenti atomici, n.d.r.).

Tornate, coi vostri spiriti desti, a far la guardia sulle vostre rupi. Non diciamo che siamo pochi: non lasciamoci vincere dal fatalismo. Anche Jervis quando partì per la montagna era solo: e bastò la sua fede a creare un esercito. Uniamoci ancora, noi uomini liberi e pacifici, per scongiurare dal nostro cielo e da tutti i cieli, la condanna a morte che minaccia la civiltà: uniamoci contro chi vorrebbe trasformare i nostri figli e i nostri nipoti in cavie umane di questi ciechi esperimentatori, che preparano freddamente il suicidio del mondo!

Ricordiamo ancora le dolci parole di fede che scrisse Braccini ( PAOLO BRACCINI 1907- fucilato il 5 aprile 1944) prima di essere fucilato: «Il mondo migliorerà, siatene certi. E se per questo sarà necessaria la nostra vita, siamo per questo benedetti”.

 


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