Il 2 giugno 1882 muore nella sua casa nell’isola di Caprera (Sassari) dopo una breve malattia GIUSEPPE GARIBALDI (74 anni) generale, patriota Risorgimentale, politico, Padre della Patria, Padre e difensore della Repubblica Romana del 1849.

Garibaldi nacque a Nizza ( quando ancora era italiana) in una famiglia di un capitano mercantile di origini genovesi, terzogenito di sei figli. Noto anche con l’appellativo di “Eroe dei due mondi” per le sue imprese militari, compiute sia in Europa sia in America Meridionale, è la figura più rilevante ( insieme a MAZZINI e a Cavour) del Risorgimento e protagonista amato ma anche controverso dell’unificazione italiana.

Lo scrittore francese Victor Hugo ( 1802- 1882), che lo conobbe, scrisse di lui:

Garibaldi, cos’è Garibaldi? E’ un uomo, niente altro che un uomo. Ma un uomo in tutta l’accezione sublime del termine. Uomo della libertà, uomo dell’umanità. ”Vir“ direbbe il suo compatriota Virgilio.”

La popolarità di Garibaldi, la sua capacità di sollevare le folle e le sue vittorie militari, come la spedizione dei Mille del 1860, diedero un contributo determinante all’unificazione dello Stato italiano premiandolo con una popolarità enorme tra i contemporanei: solo a titolo di esempio si possono citare le trionfali elezioni (nel 1860, poi nel 1861 al Parlamento subalpino e poi italiano e nel 1874 eletto deputato del Regno d’Italia) e il trionfo che gli venne tributato a Londra nel 1864.

Numerose furono anche le sconfitte fra le quali particolarmente brucianti furono quelle della difesa della REPUBBLICA ROMANA (1849), dell’Aspromonte (1862) e di Mentana (1867): queste ultime due lo opposero a una parte rilevante dell’opinione pubblica italiana che in tutti gli altri episodi della sua vita lo aveva grandemente amato.

Nonostante la sua profonda stima di Mazzini ( Garibaldi aveva iniziato la sua avventura di patriota subito dopo aver aderito alla Giovine Italia nel 1833 a Marsiglia) ebbe forti dissidi con lui circa l’atteggiamento da tenere nei confronti di Casa Savoia: infatti Garibaldi accondiscese a divenire sostenitore della monarchia sabauda ( pur essendo convinto repubblicano) finché questa dimostrasse di credere fermamente nella causa italiana e assumendo la guida dell’esercito piemontese contro l’Austria (1858-59).

Garibaldi pur ritenendo lecita l’uccisione di nemici in battaglia e traditori in tempo di guerra a partire dal 1861 si batté per l’abolizione della pena di morte proponendo varie volte una legge che la abolisse del Codice penale vigente.

Un altro grande impegno di Garibaldi fu quello per la pace tra i popoli: nonostante le numerose guerre egli riteneva lecito usare la forza militare solo per liberare le nazioni e difendersi dai nemici manifestando altrimenti una forte convinzione pacifista e umanitaria.  Per questo avversò sempre con forza le mire espansionistiche coloniali che da subito animarono il giovane Regno d’Italia affermando che se l’italia avesse tolto la libertà e la sovranità ad un altro popolo egli avrebbe combattuto con lui contro gli italiani.

Garibaldi accolto da Mazzini nella Giovine Italia (1833)

Garibaldi criticò le misure prese  contro il brigantaggio meridionale postunitario dal nuovo governo italiano, come l’uso della legge marziale e la feroce repressione, nonché la rigida estensione della leva militare obbligatoria piemontese al sud Italia che giudicava controproducente preferendo l’entusiasmo volontaristico che aveva animato i suoi eserciti. Nel 1868 scrisse all’attrice Adelaide Cairoli:

“Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia meridionale temendo di essere preso a sassate essendosi colà cagionato solo squallore e suscitato solo odio.”

Garibaldi  fu un grande amante della natura e degli animali: questo grande amore si palesò nel 1871 quando Garibaldi, su esplicito invito della nobildonna inglese lady Anna Winter contessa di Southerland, incaricò il suo medico personale di costituire una Società per la Protezione degli Animali annoverando la signora Winter e Garibaldi come soci fondatori e presidenti onorari; oggi la società è nota come Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA). Attualmente l’ENPA è il più antico e importante ente di protezione e salvaguardia animale in Italia.

In seguito a queste riflessioni e azioni animaliste Garibaldi divenne quasi vegetariano in tarda età e rinunciò alla caccia (che era stata una sua grande passione fin da giovane) in nome del rispetto della vita degli animali.

Garibaldi fu notoriamente uomo di costumi semplici e quasi vicino alla povertà non avendo mai in alcun modo approfittato in senso personale di vittorie militari e politiche e della fama straordinaria ed internazionale di cui godeva. Cercò di guadagnare qualcosa per vivere scrivendo libri di memorie e con il lavoro agricolo nella sua Caprera usando lo stipendio di parlamentare per aiutare le famiglie dei reduci dei Mille, che non avevano ricevuto nessun riconoscimento economico dallo Stato.

E soprattutto conservò un forte tratto di umiltà e di rifiuto di apparire come “prima donna“: il 26 gennaio 1875 Garibaldi all’ età di 67 anni è a Roma per prendere possesso del suo seggio in Parlamento come deputato del Regno d’ Italia. Il giorno stesso del suo arrivo  giunge a Montecitorio accolto dai deputati della Sinistra con grandi applausi che s’ interrompono solo quando il generale pronunzia il giuramento. Poi chiamato al balcone della casa dove abitava a Roma dagli applausi scroscianti della folla e infastidito dall’eccessivo entusiasmo pronunciò la famosa frase: «Italiani siate seri!».

Il 27 settembre 1880 Garibaldi si dimise dal Parlamento prevedendo la non attuazione dei suoi ideali politici e in segno di protesta si ritirò  definitivamente a Caprera dove visse umilmente. Nella lettera di dimissioni dichiarò che non intendeva più far parte dei

«legislatori in un Paese dove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà ai gesuiti e ai nemici dell’ unità d’ Italia… Tutt’altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa miserabile all’interno e umiliata all’estero ed in preda alla parte peggiore della nazione.”

Ebbe tre mogli ( tra le quali spicca la prima ANITA GARIBALDI (1821- 1849)) e sette figli. i resti di Garibaldi riposano in una tomba vicino alla sua casa di Caprera.

 

Vedi:  Si può essere patrioti senza essere nazionalisti, c'insegnò Garibaldi


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