Il 5 aprile del 1944 muore fucilato nel poligono di tiro del Martinetto di Torino dalla Guardia Nazionale della RSI  PAOLO BRACCINI (36 anni, nome di battaglia Verdi) docente universitario, medico veterinario, antifascista, Azionista e Partigiano.

Braccini nacque a Canepina  (VT) in una famiglia di profonde convinzioni socialiste ( il padre era amico di GIACOMO MATTEOTTI) e sviluppò presto un forte sentimento antifascista. Laureatosi in agraria nel 1930 all’Università degli studi di Milano, nel 1931 è chiamato alle armi.

A causa delle sue idee antifasciste venne espulso nel 1931 dal corso per allievi ufficiali e nel 1938 divenne docente universitario di zootecnica presso l’università di Torino: oltre venti pubblicazioni scientifiche dal 1932 al 1942 testimoniano una intensa ricerca sul campo nella tecnica agraria e in zootecnia. Iscrittosi a Veterinaria, nel 1940 consegue la sua seconda laurea e, alla fine dell’anno, si trasferisce a Torino come docente incaricato delle cattedre di zoognostica e di zootecnia generale e speciale all’Università.

A Torino ebbe occasione di incontrare e frequentare il fratello FABIO BRACCINI, ingegnere chimico, che sarà anche lui partigiano combattente ( prima a Roma e nei Castelli romani fino alla liberazione di Roma nel giugno 1944 e poi come capitano del Battaglione san Marco nella Divisione Cremona fino al 25 aprile 1945).

Entrato in contatto con il Partito d’Azione, Braccini il 26 luglio 1943 è con DUCCIO GALIMBERTI in Piazza Castello a Torino, durante il discorso che quest’ultimo tiene alla folla invitandola a combattere i tedeschi. Dopo l’ 8 settembre 1943 maturò definitivamente la decisione di avvicinarsi alla Resistenza entrando nel Partito d’Azione tanto da diventare uno degli organizzatori delle Brigate Giustizia e Libertà e il primo comandante (alla sua morte subentrò DUCCIO GALIMBERTI che sarà a sua volta ucciso dai fascisti il 3 dicembre del 1944).

Originale dell'ultima lettera di Braccini al fratello

Braccini venne nominato comandante delle Brigate Giustizia e Libertà il 4 dicembre del 1943 da VITTORIO FOA (1910- 2008) in casa di ADA GOBETTI (1902- 1968) come lei stessa scrisse nel suo Diario partigiano.

Il 31 marzo 1944 Braccini venne arrestato in seguito a un’irruzione di fascisti nel Duomo di S. Giovanni a Torino durante una riunione del Comitato Militare regionale piemontese  (CMRP) di cui era rappresentante per il Partito d’Azione. Processato nei giorni successivi all’arresto ne venne ordinata la condanna morte. La condanna fu eseguita il 5 aprile 1944 nel poligono di tiro del Martinetto di Torino dalla Guardia Nazionale della RSI .

Insieme a Paolo Braccini verranno fucilati: FRANCO BALBIS (militare) QUINTO BEVILACQUA (socialista) GIULIO BIGLIERI (azionista e socialista) ENRICO GIACHINO (Brigate Matteotti) EUSEBIO GIAMBONE (Brigate Garibaldi) MASSIMO MONTANO (azionista e socialista) e il generale GIUSEPPE PEROTTI (coordinatore del CMRP).

Lo stesso anno il suo sacrificio venne riconosciuto con l’assegnazione della Medaglia d’oro al valor militare alla memoria. È sepolto nel Cimitero Monumentale di Torino. Braccini ci ha lasciato lettere di straordinario valore morale e civile scritte alla moglie Marcella, alla figlia Gianna, al fratello Fabio e alle sorelle.

 

Lettera alla figlia Gianna del 3 aprile 1944:

Gianna mia figlia adorata è la prima ed ultima lettera che ti scrivo e scrivo a te per prima in queste ultime ore perché so che seguito a vivere in te. Sarò fucilato all’alba per un ideale per una fede che tu figlia mia un giorno capirai appieno.

Non piangere mai per la mia mancanza come non ho mai pianto io: il tuo babbo non morrà mai. Egli ti guarderà ti proteggerà egualmente: ti vorrà sempre tutto l’infinito bene che ti vuole ora e che ti ha sempre voluto fin da quando ti sentì vivere nelle viscere di tua madre. So di non morire anche perché la tua mamma sarà per te anche il tuo babbo quel tuo babbo al quale vuoi tanto bene quel tuo babbo che vuoi tutto tuo solo per te e del quale sei tanto gelosa.

Riversa su tua madre tutto il bene che vuoi a lui; ella ti vorrà anche tutto il mio bene ti curerà anche per me ti coprirà dei miei baci e delle mie tenerezze. Sapessi quante cose vorrei dirti ma mentre scrivo il mio pensiero corre galoppa nel tempo futuro che per te sarà deve essere felice. Ma non importa che io ti dica tutto ora te lo dirò sempre di volta in volta colla bocca di tua madre nel cui cuore entrerà la mia anima intera quando lascerà il mio cuore. Tua madre resti per te sempre al di sopra di tutto. Vai sempre a fronte alta per la morte di tuo padre. Ti benedico        Tuo babbo.


Poche ore prima di essere fucilato Braccini scrisse su un foglietto del carcere questa breve lettera al fratello Fabio:

notte 3-4 aprile 44

Fratello mio, sono morto sereno, anzi quasi con gioia.
All’altare della Patria e della Fede occorre immolare vittime. La mia vita è stata necessaria e l’ho data.
Negli ultimi momenti ho avuto tutti in mente, tutti a me davanti, ma tra tanti giganti, giganteggiava il Babbo.
Sarai orgoglioso anche di tuo fratello.
Tu conservati: pensa a Mammetta nostra: pensa a Gianna e a Marcella.
Addio, un bacio

tuo fratello


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