Ci dovrebbe essere un vero apostolato della conoscenza, iniziando dalle poche verità fondamentali necessarie per l’avvenire dell’umanità e messe in risalto da pochi uomini di genio, ma non ancora rese popolari. Sarebbe così steso un programma educativo; il bilancio delle nostre cognizioni, una volta compilato sinteticamente, presto diventerebbe il programma politico che noi tutti stiamo cercando.

Attualmente siamo molto lontani da questi concilii delle intelligenze d’Europa. Ma mi sembra che sia venuto il momento di ricordare agli uomini che desiderano il bene generale i pochi e semplici princìpi fondamentali, che essi rischiano di dimenticare, distratti da questioni secondarie e da spirito di parte. Il suffragio elettorale, le garanzie politiche, il progresso dell’industria, il miglioramento dell’organizzazione sociale, tutte queste cose, ripeto, non sono la Democrazia; non sono la causa per la quale ci siamo impegnati; sono i suoi mezzi, le sue parziali applicazioni o conseguenze.

II problema che vogliamo risolvere è un problema educativo; è l’eterno problema della natura umana; all’avvento di ogni era, a ogni scalino che noi saliamo, cambia il nostro punto di partenza, e un nuovo obiettivo, dietro quello appena raggiunto, si apre al nostro sguardo. Noi democratici vogliamo che l’uomo sia migliore di quanto egli è; che egli abbia più amore, un maggior senso del bello, del grande, del vero; che l’ideale che egli persegue sia più puro, più alto; che egli senta la propria dignità, e abbia più rispetto per la sua anima immortale. Che egli abbia, in una fede liberamente adottata, un faro che lo guidi, e le sue azioni corrispondano a questo credo.

La tendenza democratica dei nostri tempi, il moto di ascesa delle classi popolari desiderose di prender parte alla vita politica – finora riservata a una cerchia di privilegiati – non è più un sogno utopico, né un’incerta previsione: è un fatto, un grande fatto europeo che occupa ogni mente, incide sugli indirizzi dei governi, sfida ogni opposizione… Le idee che hanno agitato per lungo tempo il campo della Democrazia, quando vengono ponderatamente esaminate, possono essere raggruppate in due grandi dottrine; le quali, a loro volta, potrebbero essere riassunte in due parole: Diritti e Doveri. Dietro queste due grandi dottrine ci sono certo numerose varietà, e le varietà apparenti sono ancora di più… la Democrazia è soprattutto un problema educativo, e poiché il valore dell’educazione dipende dalla verità del principio su cui si basa, l’intero futuro della Democrazia è condizionato da tale questione. Nessuno può desiderare che essa  sia trattata alla leggera.

Abbiamo bisogno della libertà, tanto per assolvere un dovere quanto per esercitare un diritto: questo è chiaro. Se voi date all’educazione politica un alto valore spirituale, la libertà diventerà, come realmente dovrebbe essere, la capacità di scegliere tra i mezzi per fare il bene. Se, invece, innalzate solo la libertà, e come mezzo e come fine, accadrà ciò che alcuni giuristi, copiando il paganesimo, hanno definito il diritto di usare e di abusare. Ciò porterà la società prima all’anarchia, poi al dispotismo che temete.

Giuseppe Mazzini,  in  “People’s  Journal”,  n.  35,  28/8/1846  e  n.  40,  3/10/1846,

 

vedi:  Socialismo e cultura

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