Il 6 febbraio 1992 muore  dopo una lunga malattia a Milano padre DAVIDE MARIA TUROLDO (78 anni) presbitero, teologo, poeta, Antifascista.

Turoldo nasce a Coderno (UD)in una famiglia contadina con dieci figli: questa origine fu ritenuta da Turoldo sempre la fonte della sua forza e del suo pensiero. Entrò a 13 anni nella congregazione dei Servi di Maria e pronunciò i voti solenni a Vicenza nel 1938 venendo poi ordinato presbitero nel 1940. Intanto portava avanti i suoi studi filosofici e teologici fino a laurearsi in filosofia all’Università Cattolica di Milano nel 1946.

Tra gli anni 40 e 50 tenne una straordinaria predicazione nel duomo di Milano unendo la sua riflessione teologica con un coraggioso antifascismo che gli causò molti problemi con il regime. Durante l’occupazione nazista di Milano padre Turoldo collaborò attivamente con la Resistenza creando e diffondendo dal suo convento il periodico clandestino l’Uomo con cui testimoniava la sua scelta decisa dell’umano contro il disumano.

La sua militanza durò tutta la vita e la espresse anche attraverso le sue mirabili opere poetiche. Rifiutò sempre di schierarsi con un partito portando avanti un dialogo senza preconcetti tra vasti ambiti culturali, anche con un  confronto di idee talvolta duro. Per questo  fondò già dagli anni 40 a Milano un centro d’Incontro e dialogo chiamata “La corsia dei Servi” dove potevano confrontarsi liberamente credenti e non credenti. Tutto questo gli attirò spesso critiche da parte di molti politici e interventi disciplinari da parte della gerarchia ecclesiastica che condivise anche con il suo grande amico padre ERNESTO BALDUCCI.

Cercò sempre esperienze comunitarie religiose aperte anche ai laici e s’interessò con grande impegno a creare luoghi di accoglienza per i tanti immigrati senza distinzione di censo o di religione. Dotato di un’avvincente capacità di parola molti furono gli interventi di Turoldo sui media, dalla carta stampata alle trasmissioni radio e televisive sempre con con eguale impeto provocatorio per le coscienze. Organizzò anche numerosi “viaggi della memoria” nei luoghi della Shoah, componendo per l’occasione preghiere e poesie di grande ispirazione.

Colpito alla fine degli anni ottanta da un tumore visse con lucida consapevolezza e coraggio l’ultimo periodo della vita dando una forte testimonianza sul cammino verso “sorella morte” e facendone anche tema delle sue ultime poesie. Morì nella clinica “San Pio X” a Milano il 6 febbraio 1992 e migliaia di persone parteciparono ai funerali presieduti dal cardinale Carlo Maria Martini che aveva affermato: “La Chiesa riconosce la profezia troppo tardi!”

Il corpo di padre Turoldo riposa nel piccolo cimitero di Fontanella sotto il Monte, contrada di Sotto il Monte (BG, paese natale di Giovanni XXIII) dove nella locale abbazia di Sant’Egidio, dal 1964 al 1992, abitò e operò padre Davide, portando avanti una nuova esperienza religiosa comunitaria, allargata alla partecipazione anche di laici.

Accanto all’Abbazia Turoldo aveva costruito, infatti,  una casa  per l’ospitalità che aveva chiamata “Casa di Emmaus”, un simbolico richiamo alla semplice accoglienza, senza distinzioni di nessun tipo. Casa Emmaus divenne dagli anni 60 un punto di riferimento per molti protagonisti della storia culturale e civile italiana ed estera, in particolare dell’America latina negli anni delle feroci dittature militari. Inoltre fu un laboratorio di creazione liturgica e con altri suoi confratelli serviti Turoldo diede inizio alla rivista Servitium che ancora è pubblicata.

Turoldo è stato una grande figura profetica in ambito ecclesiale e civile e sostenitore di un profondo rinnovamento culturale e religioso di ispirazione conciliare. È stato uno dei più rappresentativi esponenti di un cambiamento del cattolicesimo nel ’900 e questo fatto gli è valso il titolo di “coscienza inquieta della Chiesa”.

 

Fratello ateo

Fratello ateo, nobilmente pensoso,
alla ricerca di un Dio che non so darti,
attraversiamo insieme il deserto.
Di deserto in deserto andiamo oltre
la foresta delle fedi,
liberi e nudi verso
il Nudo Essere
e là
dove la parola muore
abbia fine il nostro cammino.

D. M. Turoldo

 

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