Il 3 ottobre del 1931 muore sul mar Tirreno in un incidente aereo LAURO DE BOSIS (30 anni) scrittore, poeta e antifascista.

De Bosis era uno dei giovani intellettuali più in vista nel suo tempo: nacque a Roma ultimo di sette figli in una famiglia molto vivace dal punto di vista culturale che contribuì in maniera efficace alla impostazione della sua vasta cultura e allo sviluppo della sua  disposizione alla poesia ed alla critica letteraria. Si  laurò in chimica a Roma nel 1922 ma la sua passione rimase il mondo letterario.

De Bosis, di cultura monarchica, fu antifascista fin dalla marcia su Roma (1922) e nel 1924 si recò negli Stati Uniti per tenere conferenze di carattere storico, letterario e filosofico per conto della società Italia-America di New York. Qui continuò a mostrare la sua indignazione per i metodi della dittatura fascista in Italia e per la propaganda mussoliniana.

Nel 1926 insegnò ad Harvard, la più antica e fra le più prestigiose università americane, lingua e letteratura italiana e in quegli anni pubblicò varie traduzioni di opere anglosassoni e di classici greci e latini. Nel 1927 De Bosis compone Icaro, la sola opera poetica che rimanga di lui: Icaro fu premiato ad Amsterdam nel 1928 e fu tradotto in inglese.

Nell’estate del 1928, tornato in Italia per le vacanze, iniziò il lavoro di propaganda clandestina con un’associazione denominata Alleanza Nazionale. Preparò fra il giugno e l’ottobre otto foglietti, li ciclostilò in seicento copie, li impostò lui stesso e li distribuì viaggiando da una città all’altra con gravissimo rischio personale. Questi foglietti si rivolgevano al re ricordandogli il suo dovere di tenere fede al giuramento di re costituzionale.

Gli Italiani dovevano guardarsi – era questo il piano tattico di  Alleanza Nazionale – dall’aderire a movimenti antimonarchici e anticlericali. Mussolini, infatti, sarebbe stato ben felice di poter dimostrare al Quirinale e al Vaticano che la sola alternativa al fascismo era la rivoluzione contro la monarchia e contro la chiesa. In sostanza, l’ideale politico di De Bosis era lo stato liberale risorgimentale, cavouriano e giolittiano, ma adattato ai tempi. Così diceva : “Un re ci vuole, ma bisogna che sappia fare il suo mestiere, se no lo mandiamo via”.

De Bosis, prima di ritornare negli Stati Uniti, aveva deciso di dimettersi da segretario della Italia-America, per poter rimanere in Italia a combattere. Mentre era sul piroscafo che lo riportava dagli Stati Uniti De Bosis ricevette da un amico la notizia che sua madre, alcuni famigliari e alcuni collaboratori erano stati arrestati. Inizialmente decise di ritornare a Roma e farsi arrestare, poi non cedendo allo sconforto del processo ai famigliari e agli amici, andò a Parigi per continuare la lotta contro la campagna di stampa tesa a diffamare la sua azione politica. A Parigi era in contatto con GAETANO SALVEMINI e LUIGI STURZO, che si trovava a Londra.

Trovò lavoro come portiere in un albergo mentre tradusse in Inglese ” The Alleanza Nazionale “: documents of the Second Italian Risorgimento e preparò il Golden Book of Italian Poetry (che venne pubblicato postumo nel 1932, un anno dopo la sua morte).

Nel 1931 De Bosis decise d’imparare a volare e cominciò una ricerca di fondi per ricevere lezioni di volo e per acquistare un aeroplano: il suo disegno era di volare sul cielo di Roma e gettare manifestini per esortare il re ed il popolo ad ascoltare la voce dell’onore e del dovere. Ma il suo modestissimo stipendio, dal quale detraeva ottocento franchi per la famiglia di un collaboratore arrestato, non era sufficiente per l’impresa. Nel mese di aprile trovò il denaro grazie a D’Arsac, redattore capo del quotidiano liberale di Bruxelles, Le Soire. Anche il dottor Sicca, medico italiano di Londra, contribuì con grande generosità alle spese.

A febbrili mesi di preparativi e speranze segui un primo tentativo di volo che fallì alla partenza, prevista dalla Corsica. Purtroppo questo fatto non rese più segreto il suo progetto. De Bosis ancora una volta non disperò e ricominciò da capo i preparativi con enorme forza di volontà. Acquistò un aeroplano in Germania sotto il nome di Mr. Morris e fece stampare ad Annemasse i manifestini che contenevano  tre i testi: uno era rivolto al re Vittorio Emanuele III al quale si chiedeva di essere degno dei suoi antenati, fautori della libertà italiana. Un altro testo esaltava l’importanza di questo volo.

Il terzo testo tratto dal decalogo dell’Alleanza Nazionale, era invece diretto ai cittadini, sia ai monarchici che ai repubblicani, ai quali ricordava i valori risorgimentali e il primato della libertà:

“Roma, anno VII dal delitto Matteotti
Chiunque tu sia, tu certo imprechi contro il fascismo e ne senti tutta la servile vergogna. Ma anche tu sei responsabile colla tua inerzia. Non cercarti una illusoria giustificazione col dirti che non c’è nulla da fare. Non è vero. Tutti gli uomini di coraggio e di onore lavorano in silenzio per preparare l’Italia libera. (…) Abbi fede nell’Italia e nella libertà. Il disfattismo degli italiani è la vera base del regime fascista. Comunica agli altri la tua fede e il tuo fervore. Siamo in pieno Risorgimento. I nuovi oppressori sono più corruttori e più selvaggi di quelli antichi, ma cadranno egualmente. Essi non sono uniti che da una complicità e noi dalla volontà d’esser liberi. Gli spagnuoli han liberato la patria loro. Non disperar della tua.”

 

Giunse il giorno stabilito per il volo: il 3 ottobre 1931. De Bosis decollò alle ore 15,15 dall’aeroporto di Marignan presso Marsiglia e arrivò a Roma poco dopo il tramonto. Da una quota di 2000 metri discese a trecento e disseminò circa 400.000 manifestini sul centro della città: tra piazza Venezia, il Corso, piazza Colonna e piazza del Popolo e poi all’aeroporto di Ciampino.

Fu una prova di grande coraggio e di grande abilità. Il centro di Roma era in subbuglio e la gente leggeva i manifestini passandoli di mano in mano. Dopo circa mezz’ora De Bosis scomparve e si diresse nella notte verso l’isola d’Elba, dove il suo aereo precipitò molto probabilmente per mancanza di carburante come De Bosis aveva previsto, mettendo quindi in gioco anche la sua morte pur di compiere questo gesto eroico per risvegliare le coscienze degli italiani. De Bosis comprese – a differenza di tanti, di troppi – che non bisognava aspettare per agire secondo un comodo attendismo.

L’aviazione militare italiana si fece viva in ritardo e andò ad aspettarlo verso la Corsica, in direzione cioè sbagliata, dimostrando la propria inefficienza (già ampiamente provata nel luglio 1930 quando GIOVANNI BASSANESI e GIOACCHINO DOLCI avevano volato su Milano disseminando volantini di Giustizia e Libertà). Naturalmente, la stampa del regime cercò di minimizzare il fatto e agenti fascisti sparsero la voce che De Bosis si era diretto in Jugoslavia, che si godeva la vita sulla Costa Azzurra o che era andato in America a fare soldi, proprio per coprire il fatto che gli aerei militari non erano riusciti ad abbattere quel piccolo aeroplano.

Nella sua Storia della mia morte, scritta la notte prima del volo su Roma (quando già sapeva di dover morire non certo per la prontezza degli aerei di Mussolini ma perché i serbatoi, per non insospettire i testimoni, erano stati riempiti per un tragitto più breve, da Marsiglia a Barcellona) De Bosis così si esprime:

“Il fascismo non cadrà se prima non si troveranno una ventina di giovani che sacrifichino la loro vita per spronare l’animo degli Italiani. Mentre, durante il Risorgimento, i giovani pronti a dar la vita si contavano a migliaia, oggi ce ne sono assai pochi. Bisogna morire. Spero che, dopo me, molti altri seguiranno, e riusciranno infine a scuotere l’opinione “.

 

Vedi:  Se il fascismo rischia di tornare


Calendario eventi
ottobre 2015
L M M G V S D
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031 
Cerca nel Sito
Newsletter
In carica...In carica...


Feed Articoli