Il momento del nostro paese è difficile e preoccupante: «Bisogna andare al fondo del problema che non è politico, ma morale». Lo scrive il cardinale Agostino Vallini, già ausiliare di Napoli ed ora vicario di Roma; insomma, il successore di Ugo Poletti e di Camillo Ruini. E spiega (nell’editoriale di Avvenire, 9 gennaio) che «la passione per il bene comune si affievolisce… dilaga la corruzione dalle forme più vistose… si evade tranquillamente il fisco…cresce la delinquenza organizzata…chi ha tutto non si contenta mai…la scaltrezza e la furbizia sembrano essere virtù…». Di più, cita il Vangelo: «Dal cuore degli uomini escono impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganni, dissolutezze, invidia, calunnie, superbia, stoltezza…” (Marco, 7). Sembra la radiocronaca di queste settimane. E molti si domandano se l’immoralità consista nell’educazione sessuale a scuola oppure nel fatto che il capo del governo esibisca le sue escort e che un manager, mentre impone pesanti sacrifici agli operai, guadagni non il quadruplo o il centuplo…ma come migliaia di lavoratori: «Lui guadagna milioni di euro, un lavoratore poche migliaia: la differenza è questa» (Raffaele Bonanni, Asca già il 17 settembre 2010). È da un tale disagio drammatico per le condizioni politiche e morali dell’Italia che nascono varie proposte anche dall’area cattolica. Raniero la Valle sottolinea che bisogna prendere atto di una nuovo pluralismo politico e chiede «una nuova legislatura di ricostruzione e dialogo». Sergio D’Antoni esorta all’«unità d’Italia contro la crisi» (Europa, 12 gennaio). Anche Casini auspica un «patto di pacificazione». Sono posizioni diverse, che convergono tuttavia nella esigenza di immaginare un «nuovo inizio». È sempre più necessario riscrivere regole e progetti comuni per il futuro del paese. Distinguendo la “tesi” (ognuno può immaginare e perseguire il suo ideale, la sua utopia religiosa o laica) e l’«ipotesi» (quello che appare concreto e possibile frutto di una intesa tra persone forze reali). Perciò sarebbe necessario convenire su quel che scriveva Aldo Moro: «Non è importante che pensiamo le stesse cose, che immaginiamo e speriamo lo stesso identico destino; ma è invece straordinariamente importante che, ferma la fede di ciascuno nel proprio originale contributo per la salvezza dell’uomo e del mondo, tutti abbiano il proprio libero respiro, tutti il proprio spazio intangibile, nel quale vivere la propria esperienza di rinnovamento e di verità, tutti collegati l’uno all’altro nella comune accettazione di essenziali ragioni di libertà, di rispetto e di dialogo…». Al centro c’è un tema: la legge elettorale.


Angelo Bertani     in “Europa” del  14 gennaio 2011


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